“Era interdetta l’area dell’agglomerato dove é accaduto l’incidente mortale stamattina? Non é così. Per andare su quell’impianto, é necessario avere dall’ex Ilva l’accesso impianti. E l’accesso impianti c’era”. Fonti sindacali interpellate da AGI smentiscono quanto detto da fonti vicine all’ex Ilva secondo le quali l’area in questione era interdetta. Per quest’ultime, infatti, la linea E dell’agglomerato, dove viene preparata la carica degli altiforni, essendo ferma da molto tempo, era oggetto di interdizione. In particolare, nel verbale di coordinamento era stato incaricato il preposto dell’impresa Gea Power (impresa di pulizie industriali a cui era stato assegnato in appalto un lavoro sull’impianto) di verificare lo stato dei luoghi prima di dare inizio alle attività affidate da Acciaierie d’Italia. Secondo le fonti sindacali, “Gea Power ha due appalti: uno all’agglomerato e l’altro all’Omo, che è attiguo” (Omo è un parco minerali). “Gea Power - dicono le fonti del sindacato - fa attività routinarie di pulizia industriale con gli impianti in marcia. Quella che doveva fare stamattina all’agglomerato, non era programmata. É uscita all’ultimo momento, tra ieri sera e stamattina a quanto pare. Acciaierie d’Italia l’ha chiesta a Gea Power. I delegati e i rappresentanti della sicurezza dei lavoratori ci confermano che c’erano gli accessi impianti per andare lì. E comunque, è il committente, quindi l’ex Ilva, che deve sincerarsi dello stato dei luoghi e appurare se sono in sicurezza o meno e se ci sono le condizioni per svolgere l’intervento chiesto. Questo lo dice anche la legge - aggiungono le fonti sindacali -. Non si può chiedere a un’azienda di pulizie industriali di verificare la condizione di un impianto, a meno che questa azienda non si occupi di verifiche strutturali, quelle che stiamo noi chiedendo da tempo all’ex Ilva. Queste verifiche sono in capo all’ex Ilva e sono sempre state in capo a essa”.
Gea Power opera da anni nell’appalto del siderurgico ed ha una sessantina di dipendenti. Loris Costantino, 36 anni, aveva due figli e viveva a Tramontone, borgata di Taranto.

