Sabato, 28 Febbraio 2026 07:12

STOP AREA A CALDO-EX ILVA/ Flacks valuta la sentenza, senza acquirente niente prestito ponte da 390 milioni In evidenza

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Le prossime settimane saranno cruciali per comprendere il futuro di ex Ilva, la sentenza del Tribunale di Milano, che ha stabilito che una serie di prescrizioni dell'Aia del 2025 sono disapplicate e vanno riscritte e potenziate, riapre completamente la partita in corso sulla cessione del gruppo in amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha concesso tempo fino al 24 agosto per riformulare le prescrizioni, altrimenti scatterà lo stop dell'area a caldo, fatta da cokerie, altiforni e acciaierie, il cuore produttivo della fabbrica.

  Le 54 pagine della sentenza  sono state subito trasmesse al fondo americano Flacks che sta trattando con i commissari di AdI e di Ilva l'acquisto dell'azienda, ora si attende di capire quale sarà la reazione del potenziale investitore: rimarrà ancora in campo e continuerà a trattare l'acquisto della società, oppure, ritenendo il quadro modificato, desisterà dall'acquisto dell'asset. Le prescrizioni in materia di salvaguardia ambientale, infatti, potrebbero far crescere l'importo richiesto per l'investimento. 

  C'è "preoccupazione", riferiscono fonti vicine al dossier, su un'eventuale disimpegno del fondo. Arriverebbe dopo che sono già naufragate negli scorsi anni, per motivi diversi, le trattative con il consorzio azero Baku Steel Company, che si è ritirato lo scorso autunno quando ha avuto contezza che a Taranto non era possibile portare una nave di rigassificazione.

  La valutazione della sentenza di Milano non dovrà essere fatta solo da Flacks. Anche i commissari effettueranno un'analisi del provvedimento dei magistrati per capire come eventualmente riscrivere le prescrizioni, cosa, di ulteriore e di aggiuntivo, consentono di fare le tecnologie rispetto alle prescrizioni Aia disapplicate dalla sentenza, i tempi necessari agli ulteriori interventi, i costi e se tutto questo ha o meno un riflesso sulla produzione. Viene valutato come probabile un ricorso rispetto al provvedimento della magistratura. 

"Siamo preoccupati, la sentenza del Tribunale di Milano cambia tutto, riscrive di fatto le regole del gioco. Sia per quanto riguarda la continuità produttiva e occupazionale degli stabilimenti, sia per il negoziato in corso che si stava finalizzando con il fondo americano Flacks", spiega il ministro delle Imprese Adolfo Urso. 

  Il titolare del Mimit si concentra su uno dei punti cruciali, il prestito da 390 milioni, validato dalla Ue a inizio febbraio, che era stato immaginato per garantire la continuità aziendale nelle more della trattativa per la cessione del complesso. "Non sfugga ad alcuni che il prestito che dobbiamo erogare per garantire la continuità produttiva e livelli occupazionali adeguati dipende dal fatto che un acquirente possa rimborsare il prestito. Se la sentenza del Tribunale dovesse in qualche misura influire sul negoziato in corso non ci sarebbero nemmeno le condizioni per erogare il prestito", avvisa Urso.

  Il prestito "era vincolato alla presenza di un acquirente. Ma se l'acquirente, alla luce di questa sentenza, dovesse tirarsi indietro in merito al fondo americano Flacks Group con il quale è in corso una trattativa - questi soldi non arriveranno più. E questo naturalmente significa che lo stabilimento non arriva ad agosto ma addirittura nel giro di neanche di un mese dovrebbe chiudere. Ecco perché siamo molto preoccupati", sottolinea il presidente di Confindustria Taranto Salvatore Toma. 

  Urso inoltre fa sapere: "Sto aspettando le valutazioni dei commissari sull'impatto di quanto deliberato dal Tribunale, cioè la chiusura degli altiforni a fine agosto. Devono valutare se sono in condizione di proseguire l'attività". 

Giovedì il tavolo tra governo, azienda e sindacati sulla richiesta di proroga della Cigsper un anno dal primo marzo per 4.450 dipendenti di cui 3.800 a Taranto. "Il tavolo sarà aggiornato sulla base di un accordo di individuare una data nei prossimi giorni. Continuiamo il nostro monitoraggio tenendo conto che certamente sono cambiate molte condizioni", avverte la ministra del Lavoro Marina Calderone. 

  I sindacati sono preoccupati per il futuro dei circa 15mila lavoratori tra azienda e indotto, continuano a chiedere un incontro a Palazzo Chigi. "Non ha né capo, né coda ciò che sta accadendo sull'ex Ilva. Dal Governo ci e' stato ripetuto più volte che il tavolo di crisi a Palazzo Chigi era 'sempre aperto'. La realta' e' un'altra: da tre mesi troviamo porte sbarrate, nonostante le nostre ripetute richieste e i continui solleciti", dice Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl.

  L'Aia attuale autorizza l'ex Ilva a produrre sino a un massimo di 6 milioni di tonnellate l'anno, anche se la condizione dell'azienda, priva di uno dei tre altiforni, l'1, perché sequestrato - sequestro confermato giorni fa dal gip di Taranto -, consentirà di avere una capacita' produttiva di 4,5 milioni su base annua solo da maggio, quando cioe', finiti i lavori all'altoforno 4, che è attualmente in fermata, lo stabilimento avra' operativi due altiforni: il 2, ripartito la scorsa settimana, e il 4. 

  L'11 marzo è in programma un'informativa di Urso in Parlamento sul dossier. 

    

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