Sabato, 21 Febbraio 2026 07:19

RIGASSIFICATORE A TARANTO/ La Commissione ambiente solleva dubbi su ambiente e sicurezza e apre confronto con le associazioni In evidenza

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“Dall’analisi preliminare sono emersi rilevanti elementi di criticità legati ai profili di sicurezza ambientale, alla sicurezza dell’impianto, alla tutela della fauna, nonché alla compatibilità con la destinazione dell’area e con il contesto paesaggistico anche in relazione ai residenti delle zone limitrofe”. Lo dichiara la commissione Ambiente del Comune di Taranto, con il suo presidente Giandomenico Vitale, a proposito del progetto da 600 milioni di euro ed una capacità di lavorazione di 12 miliardi di metri cubi di gas l’anno relativo ad un rigassificatore da installare da parte di una società privata in un’area del molo polisettoriale del porto di Taranto. Molo dove ora opera il terminal container di Yilport e dove verrà anche l’hub per l’eolico offshore galleggiante in base al decreto del ministero dell’Ambiente.

Per il rigassificatore a Taranto, il Mase, dopo aver accettato l’istanza dell’azienda proponente ad ottobre, da pochi giorni ha avviato la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via). Per il Comune di Taranto, “pur nei limiti delle competenze attribuite al Comune”, il progetto del rigassificatore è “attualmente all’esame degli uffici tecnici” e “l’attenzione politica e istituzionale sul progetto resta alta. L’obiettivo è assicurare una valutazione rigorosa, completa e critica degli elaborati trasmessi, con particolare riferimento agli impatti sul territorio e sulla comunità locale”. Secondo il Comune di Taranto, “particolari perplessità derivano inoltre dal confronto con altri siti precedentemente valutati ed esclusi, come nel caso di Porto di Empedocle. Chioggia, Ancona. Ecco perché è necessario un supplemento di valutazione e una riflessione coerente sul piano strategico-territoriale, affinché i criteri adottati risultino omogenei e applicati con pari rigore.

In Commissione Ambiente - si annuncia -, di concerto con tutti i componenti, si è inoltre deciso di avviare un ciclo di audizioni dedicate. Saranno invitati a intervenire le principali associazioni ambientaliste, a partire da Legambiente e WWF, i comitati territoriali, nonché i rappresentanti di Confindustria, Confapi e dell’Autorità Portuale in quanto portatori di interessi. Il risultato di tali incontri, assieme alle analisi documentali che saranno presentate, verrà depositato all’attenzione dell’intero Consiglio e degli uffici comunali competenti”. Secondo Palazzo di Città, “il percorso avviato intende garantire trasparenza, confronto e approfondimento, nella consapevolezza che le scelte relative al futuro del territorio richiedono valutazioni ponderate, coerenti e pienamente motivate sotto il profilo sociale, ambientale e territoriale. Se tali principi non saranno rispettati - si precisa -, l’amministrazione farà quanto nelle sue capacità per evitare che la nostra città resti terra di sacrificio per interessi di altri”.

Intanto, aumenta il dissenso verso il rigassificatore a Taranto. “E’ un errore tagliare la partecipazione dei cittadini”, protesta l’associazione “Schierarsi” verso il Mase. “Il ministero - si afferma - ha dimezzato i tempi per le osservazioni del pubblico da 60 a 30 giorni per il rigassificatore a Taranto e lo ha fatto in errore in quanto la normativa di settore prevede espressamente che ci siano a disposizione 60 giorni per effettuare le osservazioni dei cittadini. Solo nei casi che prevedono progetti del Pnrr e del Piano Energia e Clima si possono ridurre i tempi per la partecipazione del pubblico e nella fattispecie solo per i rigassificatori identificati come ‘unità galleggianti’, ma il progetto proposto per Taranto non è un’unità galleggiante - una nave rigassificatrice - come le Fsru di Piombino e Ravenna, ma, al contrario, è un terminale a terra definito dal codice dell’ambiente come ‘terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto’ per cui per legge ai

cittadini vengono concessi 60 giorni di tempo per le osservazioni”. “Sono 159 i documenti da studiare e alcuni sono di centinaia di pagine - protesta ‘Schierarsi’ -. Con 30 giorni di tempo, la cittadinanza interessata non riuscirebbe mai a prenderne visione e a proporre delle osservazioni tecniche nel merito”.

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