Rigassificatore a Taranto. Il
dibattito cittadino già molto acceso sulla sua realizzazione è diventato incandescente dopo che il
Ministero dell'Ambiente ha anticipato al 4 marzo il termine per la presentazione delle osservazioni. Un "cambio data" che ha scatenato immediate reazioni e acceso polemiche. In particolare, associazioni, attivisti e movimenti incalzano l'Amministrazione comunale, l'Assessorato
comunale all'ambiente guidato da Fulvia Gravame e il Presidente della Commissione Ambiente Giandomenico Vitale perché si attivino per evitare che ancora una volta si assumano decisioni di portata storica sulle teste di cittadini e istituzioni locali.
"Come avevo già preannunciato - scrive sui social l'attivista Gladys Spiliopoulos- giorni fa il termine di presentazione delle osservazioni è 4 marzo.
Fino a questo pomeriggio il sito riportava la data errata 3 aprile a cui molti avevano fatto affidamento. Ma non era così. E io l’avevo detto ma non ero stata creduta!
Ora io mi domando se questa cosa sia regolare. Se è normale che a 15 giorni dalla scadenza delle osservazioni il Mase rettifichi la data di scadenza. Ma tanto a noi che ce ne frega! Accettiamo di subire di tutti e di più come se non fosse sulla nostra pelle!
Per fortuna noi associazioni sono 15 giorni che produciamo documenti, ma mi domando “the man in the high castle” cosa farà adesso che la musica è quasi finita e la patata bollente rischia di rimanerci in mano?
É stato richiesto un incontro al presidente della commissione ambiente qualche giorno fa, sottolineando l’urgenza della scadenza… Nessun appuntamento ancora ricevuto.
È stato richiesto incontro e costituzione di un tavolo tecnico al sindaco per il tramite del WWF, siamo in attesa.
Adesso che vogliamo fare?"
Reazioni anche dal versante politico. Si registra l'intervento a firma di Rosa D'Amato, Commisaria regionale Europa Verde/ AVS
e Riccardo Rossi, Commissario regionale Europa V che scrivono: "Sul procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) relativo al terminale di rigassificazione nel porto di Taranto si è consumato un fatto grave: sul portale ufficiale del Ministero dell’Ambiente è stato indicato un termine per le osservazioni del pubblico e, dopo circa 16 giorni, il termine è stato modificato, senza un atto formale pubblico, senza motivazione e senza ripubblicazione dell’avviso.
Non è un problema di “chiarezza”: è un vizio procedurale che incide direttamente sul diritto di partecipazione.
La partecipazione del pubblico nella VIA non è un dettaglio: è una garanzia di legge. Le regole non possono essere cambiate a partita iniziata, soprattutto quando il cambiamento riduce i tempi effettivi per cittadini, enti locali, associazioni e comunità scientifica di esaminare la documentazione e presentare osservazioni complete e motivate.
Se il progetto rientra nella disciplina accelerata PNIEC/PNRR (termini ridotti), il Ministero deve dirlo con un atto formale e trasparente e, soprattutto, deve garantire che il termine decorra correttamente dalla pubblicazione dell’avviso coerente con il rito applicato. Se invece il progetto non rientra in quella disciplina, allora non può essere applicata alcuna riduzione dei tempi.
Per questo chiediamo al Ministero:
di chiarire formalmente quale rito intenda applicare al procedimento;
di ripubblicare l’avviso al pubblico con indicazione certa e motivata dei termini; di far ripartire i termini di consultazione, per garantire pienamente la partecipazione e la parità delle condizioni.
Le osservazioni verranno comunque presentate!
Ma non accetteremo scorciatoie amministrative: su un’opera ad altissimo impatto ambientale e sanitario, la legalità del procedimento è il primo punto. Se non verrà ripristinata la correttezza dell’iter, valuteremo ogni iniziativa a tutela della comunità, anche nelle sedi giudiziarie".
Intanto, i primi a osteggiare il progetto sono gli abitanti di Lido Azzurro, che lo ritengono insostenibile e quindi da rispedire al mittente.
"Il progetto del rigassificatore previsto alla testa del Molo Polisettoriale - scrive l'attivista Fabio Peluso -viene presentato come un’infrastruttura tecnica, necessaria, quasi neutra.
Ma a Taranto nulla è neutro quando si parla di nuovi impianti industriali dentro il porto, a ridosso dei quartieri e dentro un ecosistema già provato da decenni di pressione ambientale.
La prima verità, scritta negli stessi documenti, è che l’impianto è onshore.
Non al largo, non offshore: a terra, in banchina.
Questo significa una sola cosa operativa: per funzionare avrà bisogno di un flusso continuo di navi metaniere che entrano nel porto, attraccano, scaricano GNL a –162 °C e ripartono.
La capacità dichiarata è di 12 miliardi di metri cubi l’anno.
Non è un traffico occasionale.
È una presenza strutturale e permanente di navi che trasportano gas liquefatto dentro il porto di Taranto.
E questo accade in un contesto che non è affatto ordinario.
Nel raggio di pochi chilometri insistono già Acciaierie d’Italia, la Raffineria ENI di Taranto, Depositi costieri di carburanti, traffico navale chimico ed energetico e un ambiente marino delicatissimo come il nostro Mare.
Inserire un ulteriore impianto a rischio incidente rilevante in questa cornice non è una semplice aggiunta: è un aumento del rischio cumulativo e del potenziale effetto domino tra impianti classificati Seveso.
La domanda tecnica corretta, quindi, non è se il rigassificatore sia sicuro preso da solo. La domanda corretta è se Taranto possa permettersi un altro impianto di questo tipo esattamente in quel punto del porto.
C’è poi un passaggio dei documenti che, pur formalmente corretto, racconta una realtà parziale: si indica come centro abitato più vicino il quartiere Tamburi a circa 6,5 km.
Ma chi conosce la città sa che questa misura non descrive ciò che vedono ogni giorno i residenti.
Lido Azzurro è a ridosso dell’area portuale dove sorgerà l’impianto.
Case, famiglie, affacci sul mare che guardano direttamente verso il Molo Polisettoriale.
Eppure Lido Azzurro, nella narrazione tecnica, scompare.
Si misura la distanza dal centro urbano, non dalle persone che vivono a poche centinaia di metri dalle banchine dove attraccheranno le metaniere.
Un terminale onshore non comporta solo un impianto.
Comporta manovre frequenti di navi gasiere, operazioni di scarico in banchina, stoccaggio, rigassificazione, aumento del traffico navale a rischio e una pressione costante su un’area già satura di attività industriali.
Non è il singolo elemento a preoccupare, ma l’interazione continua tra navi, porto, altri impianti e quartieri abitati.
Si sostiene che questa infrastruttura servirebbe alla decarbonizzazione dell’ex acciaieria.
Ma qui non si parla di idrogeno verde.
Si parla di GNL, un combustibile fossile.
Non è una riconversione ecologica del modello produttivo: è un’infrastruttura energetica funzionale a un sistema industriale che a Taranto esiste da decenni e di cui la città conosce bene le conseguenze.
Ci sono poi effetti che non compaiono nelle relazioni tecniche ma che sono evidenti a chi vive il territorio: il deprezzamento immediato degli immobili di Lido Azzurro, la trasformazione definitiva del quartiere nel retroporto energetico, la perdita di valore residenziale, ambientale e identitario, la percezione permanente di vivere accanto a un sito a rischio rilevante.
Questo progetto non sta chiedendo solo spazio nel porto.
Sta chiedendo spazio nella vita delle persone.
E la sensazione che emerge leggendo le carte è netta: Lido Azzurro non viene considerato un quartiere da tutelare, ma un’area che si può sacrificare.
Nel nome di un’industria che i tarantini non hanno scelto e che continuano a pagare ogni giorno.
Una responsabilità politica e civica che non può essere rimandata
Di fronte a questo scenario, la politica locale ha un dovere preciso: respingere con decisione ogni nuova infrastruttura industriale impattante che consolidi ulteriormente il modello che ha messo Taranto in questa condizione.
Non si tratta di essere contro lo sviluppo.
Si tratta di scegliere quale sviluppo e soprattutto per chi.
E allo stesso tempo è necessario che associazioni, comitati, cittadini, professionisti e realtà sociali si coalizzino, alzino il livello dell’attenzione pubblica e costruiscano una pressione mediatica costante e informata.
Perché questi progetti avanzano spesso nel silenzio tecnico delle carte, lontano dagli occhi di chi poi ne subirà le conseguenze.
Evitare la nascita di un nuovo polo energetico funzionale all’ex acciaieria significa intervenire alla radice del problema.
Senza nuove infrastrutture a servizio di quel modello, quel modello è destinato a fermarsi. Ed è esattamente ciò che molti cittadini auspicano per aprire finalmente una strada diversa per Taranto."
"Appare chiaro: il rigassificatore con i volumi dichiarati renderà invivibile la vita nel quartiere di Lido Azzurro. Inquinamento nel mare con le acque di scarico che distruggerebbero la prateria marina ed inquinamento dell'area con i composti organici volatili".
Lo affermano Luciano Manna e il già citato Fabio Peluso, portavoce di un gruppo di cittadini che si oppongono alla realizzazione di un nuovo Terminale di rigassificazione Gnl onshore alla testa del molo polisettoriale della zona portuale della città di Taranto. Da pochi giorni il Ministero dell'Ambiente ha aperto la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via).
I cittadini, compresa la rappresentanza del comitato di Lido Azzurro, hanno fatto una passeggiata informativa lungo gli argini del fiume Tara, sino alla spiaggia di fronte al molo polisettoriale, per discutere del progetto.
"Sul Tara - spiegano Manna e Peluso - abbiamo portato una bandiera bianca, quello che farebbe il Tara dopo tutto quello che ha subito sino ad oggi, ma noi su quella bandiera bianca disegneremo presto il simbolo di questa lotta. Al sindaco di Taranto diciamo che le opposizioni a questo progetto non si possono limitare solo dicendo che il rigassificatore non può essere realizzato perché l'area è già interessata da altre concessioni".
Gli attivisti sostengono che "il progetto non tiene conto delle case civili abitate a Lido Azzurro, che ricordiamo, è un quartiere di Taranto mentre la società che vuole realizzare il rigassificatore ha scritto nei documenti che Taranto è a 6,5 kmq di distanza tenendo conto solo il quartiere Tamburi. Dall'altra parte del fiume c'erano le forze dell'ordine. A loro - avvertono - abbiamo detto che se iniziano i lavori del rigassificatore noi entreremo dentro il molo a fermarli".

