Divisa, storicamente, sull’ex Ilva, tra chiusura e bonifica delle aree e continuità e rilancio della fabbrica, adesso Taranto si divide anche sul rigassificatore. Un progetto ancora in itinere, proposto da una società privata (dalla portata di 12 miliardi di metro cubi di gas annui con un investimento di circa 600 milioni di euro) e per il quale si è appena aperta la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) al ministero dell’Ambiente dove l’istanza per l’impianto è stata depositata a ottobre scorso. Insorge contro il rigassificatore Legambiente, invita ad una riflessione, considerando gli scenari economici più complessivi e le eventuali ricadute, Confapi. Per Legambiente, “se per il rigassificatore a Taranto, collocato non a 22 chilometri dalla costa, ma onshore alla testa del molo polisettoriale e situato in un’area prossima ad altri impianti classificati a rischio di incidente rilevante, per prevenire le conseguenze disastrose di possibili incidenti, fossero adottate le medesime distanze di sicurezza per la navigazione previste per l’impianto di rigassificazione di Livorno, verrebbe compromessa qualunque attività portuale connessa all’utilizzo del molo polisettoriale Polisettoriale che non fosse riferita agli arrivi ed alle partenze delle navi metaniere”.
“Lo stesso risultato - aggiunge Legambiente che parla di un traffico annuo di 100 navi metaniere, con una capacità di trasporto medio di 200mila metri cubi di GNL, una operatività portuale di 48 settimane ed una frequenza di 2,8 attracchi a settimana - si otterrebbe anche ipotizzando una zona di interdizione limitata a soli 500 metri dal confine dello stabilimento, e da eventuali navi metaniere ormeggiate alla banchina, pari al buffer visualizzato in uno degli elaborati grafici presenti nella documentazione del progetto”. Secondo Legambiente, il rigassificatore è da considerarsi “un macigno che non solo renderebbe di fatto impraticabile la creazione dell’hub per l’eolico offshore già finanziato con 28 milioni di euro, ma monopolizzerebbe ed affosserebbe una struttura pubblica su cui sono state investite negli anni ingenti risorse e su cui si continua a puntare per attuare una diversificazione produttiva che affranchi Taranto dalla monocultura dell’acciaio. In ogni caso - dice Legambiente - l’interferenza dell’arrivo delle navi gasiere col traffico commerciale esistente e futuro, potrebbe danneggiare gli operatori marittimi con tempi di attesa più lunghi degli attuali, e quindi maggiori costi, riducendo l’entità dei traffici futuri del porto tarantino”. In definitiva, per Legambiente il rigassificatore a Taranto é “un progetto con lo sguardo rivolto al passato, che presenta gravissimi rischi in caso di incidenti o eventi meteo avversi, e che getterebbe un’ombra inquietante sul futuro della città”.

