Il gup di Potenza, Francesco Valente, ha rinviato a giudizio 21 imputati coinvolti nel processo 'Ambiente svenduto', in cui si contesta il reato di disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall'ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva. La prima udienza è stata fissata per il 21 aprile prossimo.
Il giudice ha accolto le richieste di rinvio a giudizio presentate dal procuratore facente funzioni di Potenza, Maurizio Cardea, e dal sostituto Vincenzo Montemurro. Tra gli imputati anche l'ex governatore pugliese Nichi Vendola.
Il processo è approdato a Potenza poiché a metà settembre 2024 la Corte d’Assise d’Appello di Taranto ha annullato la sentenza che in primo grado, il 31 maggio 2021, ha portato a 26 condanne per 270 anni di carcere in totale.
Ci sono anche i fratelli Nicola e Fabio Riva, ex proprietari e amministratori dell’ex Ilva, e l’ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso, tra i 21 rinviati a giudizio.
Sono invece usciti dal processo Alfredo Ceriani, ex fiduciario del gruppo Riva perché nel frattempo deceduto (i fiduciari erano figure delegate dalla proprietà Riva a compiti specifici) e Bruno Ferrante, ex prefetto di Milano ed ex presidente della società dell’acciaio. In verità Ferrante era già stato assolto nel processo in Corte d’Assise a Taranto, ma siccome questo processo, con la relativa sentenza, è stato annullato e trasferito a Potenza, i pm di Potenza hanno riformulato nei confronti di Ferrante la richiesta di rinvio a giudizio.
In quest’ultima fase gli imputati erano scesi a 23, di cui 20 persone fisiche e 3 invece società. Del blocco iniziale degli imputati, 24, nel corso del tempo, hanno già visto prescritto il reato indicato a loro carico. Il processo trae origine dal sequestro dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto avvenuto a luglio 2012.

