Venerdì, 16 Gennaio 2026 08:07

L'INTERVISTA/ Enrico Criacci: con le mie storie sulla disabilità parlo al bambino che è in ognuno di noi, alla sua purezza In evidenza

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di Lucia Pulpo

 

Enrico Criacci è l’autore del libro “Le ali di Enrico”. Sei racconti i cui protagonisti sono bambini di scuola primaria. Ogni racconto ha colori ed emozioni proprie legate a esperienze con forme diverse di disabilità. L’autore stesso è disabile ed è stato Garante delle persone con disabilità, nel Comune di Massafra dove vive. Il libro particolarmente scorrevole è pubblicato da Graus Edizioni.

“In una scuola…" tutti i racconti iniziano così. Perché hai scelto d’ambientarli tutti fra le mura scolastiche?

Ho scritto questo libro basandomi sulle esperienze personali di alunno prima e, poi, di Garante delle persone con disabilità. Mi rendo conto d’essere stato fortunato, perché non ho mai avuto problemi legati alla mia disabilità, sono stato ben accolto e perfettamente integrato sia alla scuola materna sia a quella Elementare. Accolto dalle maestre e in sintonia con i compagni di classe; purtroppo però il mio è stato un caso eccezionale, spesso le barriere mentali ostacolano e deviano bruscamente il corso della vita, molti lamentano brutti rapporti fra i banchi di scuola. L’altra esperienza positiva è stata tornare a scuola come “Garante delle persone con disabilità”. Ho portato, ai bambini, la mia esperienza per sensibilizzarli perché ho imparato che la disabilità più grave è negli occhi di chi guarda e non nel corpo di chi la vive, ed ho anche imparato che l’inclusione non si studia e non s’insegna  con la circolare ministeriale ma, arriva tramite esperienza diretta, così sono entrato nelle classi.

Perché ti rivolgi proprio ai bambini?

I bambini sono protagonisti, li ho voluti mettere al centro delle storie perché apprendono facilmente, sono privi di rancore e privi di qualsiasi pregiudizio. Mi sono ispirato a loro che non hanno sentimenti negativi, il linguaggio del libro è semplice e trasversale per arrivare a tutti: piccoli lettori e adulti. Ricordando due grandi autori come Antoine de Saint-Exupéry (“L’essenziale è invisibile agli occhi” da Il piccolo principe) e Giovanni Pascoli col suo fanciullino; vorrei rivolgermi al bambino che è dentro tutti noi, ingenuo e ben disposto verso tutti. Inoltre, queste pagine sono lo strumento per veicolare il mio messaggio: la disabilità non è la negazione di normalità, indica  una diversa abilità. Siamo tutti diversi e insieme compensiamo le singole mancanze, un equilibrio paragonabile alla sinfonia di una grande orchestra dove gli strumenti suonano ad unisono e l’insieme supera i limiti di ognuno.

Cosa hai fatto come “garante delle persone con disabilità” e cosa avresti voluto ulteriormente realizzare?

Oltre ad essere andato personalmente nelle scuole, ho promosso campagne di sensibilizzazione come “Il mio handicap sei tu”, finalizzato non soltanto a rimuovere l’abitudine di parcheggiare davanti agli scivoli, ma anche rivolto alle istituzioni che devono impegnarsi maggiormente a far rispettare le leggi sui parcheggi per disabili e impegnarsi a pubblicizzare gli sgravi, per esempio quello agli esercenti commerciali (sgravi sulla Tari) se rendono accessibile la propria struttura. Con l’Orchestra Tebaide di Cosimo Maraglino abbiamo portato la musica delle colonne sonore di Ennio Morricone a Massafra e il ricavato è stato finalizzato alla realizzazione della casa vacanza per bambini oncologici. Purtroppo il mio mandato è finito perché è cambiata la giunta comunale; progettavo di agganciare Massafra al piano governativo della Disability card, cosicché le persone con disabilità potessero usufruire gratuitamente dei mezzi pubblici.

Ci sono disegni da colorare e storie piene di colori… Ami il mondo a colori oppure sono dettagli effettivi di Giulia, Marco, Emma?

I colori mi piacciono molto ma dovrebbero essere una caratteristica del mondo dei bambini. I personaggi del libro sono immaginari; soltanto il primo racconto “Le ali di Enrico” è autobiografico e il migliore amico del protagonista ha il nome del mio nipotino nato durante l’elaborazione del testo.

Cosa vorresti rimanesse di questo libro e del tuo impegno come garante?

Vorrei rimanesse il messaggio che la disabilità è normalità, rientra nella normalità, non è una sua negazione, bisogna cambiare prospettiva. Il problema è l’approccio mentale comune nella maggioranza della gente, istituzioni comprese. Come garante ho cercato di abbattere le barriere mentali. Massafra, dal punto di vista urbanistico, è più accessibile di altri comuni perché è stata rivoltata come un calzino da un sindaco precedente, purtroppo permangono ancora troppe barriere mentali. Bisogna abbattere prima quelle affinché la disabilità non sia più considerata contraria o esterna alla vita normale.

Ultima modifica il Venerdì, 16 Gennaio 2026 08:12

    

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