L’azienda Vestas Italia ha comunicato ai sindacati “la chiusura dell’unità locale di service, del magazzino e del training center di Taranto con trasferimento delle attività nell’area industriale di San Nicola di Melfi (Potenza) a partire dall’1 marzo”. Lo rendono noto la Fiom Cgil e la Fim Cisl. Sono 40 i lavoratori interessati. Vestas, peraltro, opera già a Taranto con un’altra società, Vestas Blades che ha diverse centinaia di addetti. Azienda, quest’ultima, che da alcuni mesi sta costruendo la pala eolica più grande del mondo. Per la Fiom, si tratta di “una scelta improvvisa e unilaterale, assunta senza alcun confronto preventivo con le parti sociali, che l’azienda giustifica con presunte esigenze di ottimizzazione logistica”. In realtà per la Fiom “si tratta, invece, di una decisione dettata esclusivamente da logiche di risparmio economico, a discapito delle lavoratrici e dei lavoratori. È impensabile sostenere che un trasferimento a oltre 200 chilometri non abbia ricadute sulla vita personale e professionale delle persone coinvolte - sostiene la Fiom -. Questa scelta è inaccettabile: ancora una volta si scaricano sui lavoratori i costi delle strategie di una multinazionale che guarda solo al profitto.
Vestas: sindacati, chiude a Taranto, lavoratori trasferiti. Vestas Italia - aggiunge la Fiom - è una realtà storica per Taranto, capace negli anni di raggiungere risultati eccellenti grazie alla professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori. Indebolire questo presidio significa indebolire un territorio già provato da troppe crisi industriali. Non esiste alcuna logica industriale che giustifichi una chiusura comunicata solo tramite pec e senza alcun confronto”. Per la Fim Cisl, “questa decisione è stata presa senza dialogare con le rappresentanze dei lavoratori, ignorando l’impatto che questa scelta avrà sull’organizzazione del lavoro e sulla vita delle persone coinvolte. Le motivazioni dell’azienda, che parlano di miglioramenti logistici, risparmi sui trasporti e condizioni dell’immobile attuale, ci sembrano insufficienti e sproporzionate rispetto all’importanza di una struttura storica e radicata nel territorio di Taranto. È inaccettabile che si possa sacrificare un presidio consolidato e il valore dei lavoratori solo per motivi economici, senza considerare le conseguenze sociali e familiari. Sebbene l’azienda dica che non ci saranno perdite di posti di lavoro, il trasferimento di oltre 200 chilometri rappresenta comunque un cambiamento impattante per i lavoratori, che influirà sulla loro vita quotidiana”. Secondo la Fim Cisl, “quello che viene chiamato un semplice cambiamento organizzativo, in realtà, comporta un mutamento profondo nella vita personale e professionale dei dipendenti”. La Fim Cisl “chiede di aprire subito un confronto ufficiale, come previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, affinché Vestas Italia sospenda ogni decisione presa senza dialogo e si impegni a una discussione seria, trasparente e orientata a trovare soluzioni alternative che tutelino i lavoratori e il territorio”.
E sulla chiusura di Vestas Italia a Taranto prende posizione anche la Uilm, che chiede “l'immediata apertura di un confronto formale, come previsto dal CCNL, affinché l'azienda sospenda ogni iniziativa unilaterale e si renda disponibile a un dialogo trasparente, serio e orientato alla ricerca di soluzioni alternative che tutelino realmente i lavoratori e il territorio. La Uilm - si afferma - conferma la propria determinazione nel difendere la dignità dei lavoratori, la presenza industriale a Taranto e il diritto a un confronto autentico e non meramente formale. Qualora l'azienda non riveda le proprie posizioni, la Uilm valuterà ogni iniziativa sindacale utile a tutelare i lavoratori e a contrastare una scelta che riteniamo ingiustificata, dannosa e profondamente irrispettosa. È inaccettabile - dice la Uilm - che si possa sacrificare un'intera struttura e il suo valore professionale in nome di mere valutazioni economiche, ignorando completamente le ricadute sociali e familiari sui lavoratori”.

