Rispetto agli ultimi anni, stavolta nell’indotto e nelle imprese appaltatrici di Acciaierie d’Italia a Taranto non ci sono stati problemi per il pagamento di stipendi e tredicesime. Fonti sindacali segnalano che le scadenze di dicembre sono passate senza difficoltà. E oltretutto a ridosso delle date di pagamento, le associazioni delle imprese avevano già annunciato che avrebbero saldato il dovuto, anche perché Sace, General Finance e gli altri istituti finanziari stavano provvedendo a liquidare le fatture in conto ex Ilva rimesse dalle aziende e che per la parte iniziale del 2026 non ci dovrebbero essere problemi.
Ma se stipendi e tredicesime sono filati lisci, nessuna schiarita c’è stata invece per le aziende esterne al siderurgico - è il caso di Pitrelli e di Semat Sud - che lo scorso mese hanno annunciato i licenziamenti e l’alt alle proprie attività. Pitrelli ha 56 dipendenti - in passato é arrivata ad averne 200 - mentre la Semat Sud ne ha 220. Sono a rischio, quindi, 276 lavoratori. Con i due professionisti incaricati dalla Pitrelli di gestire questa fase, i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm hanno avuto un incontro che si è chiuso con una fumata nera. Mancato accordo. L’azienda ha detto che vuole chiudere e licenziare il personale poiché, a suo dire, non ci sono più le condizioni per andare avanti. Pitrelli, anche per non pagare penali. Sta intanto continuando a svolgere alcune attività all’estero nelle quali sono impiegate poche unità, ma intende chiudere pure qui.
Fallito il primo incontro, ve ne sarà ora un secondo in sede di Arpal, l’Agenzia del lavoro. Ma i sindacati ritengono che anche questo si chiuderà con un mancato accordo, aprendo di fatto la strada ai licenziamenti. In alternativa, le sigle metalmeccaniche hanno proposto il ricorso alla cassa integrazione per area di crisi complessa, ma Pitrelli ha detto no.
Per la Semat Sud non c’è stato ancora nessun incontro, sindacati e azienda dovrebbero vedersi il 12 gennaio, ma la situazione non appare facile. I lavoratori Semat Sud hanno la cassa integrazione assicurata sino a marzo. Semat Sud ha dichiarato che per l’ex Ilva confidava “nel progressivo incremento del fatturato e nel conseguente duraturo riequilibrio finanziario”, invece “ben presto sono venute meno tutte le aspettative di una pronta aggiudicazione del sito industriale in favore di player industriale supportato da adeguato programma industriale e di investimenti”.

