I sindacati metalmeccanici di Taranto si dividono sull’incontro sull’ex Ilva che il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha convocato per il pomeriggio di domani al ministero (Mimit) invitandovi a partecipare le istituzioni di Liguria, Piemonte e Puglia oltre alle sigle metalmeccaniche. Istituzioni invitate perché l’incontro nasce su richiesta delle due Regioni del Nord e poi si è allargato a Taranto. All’incontro ci saranno Fim Cisl e Usb ma non Fiom Cgil e Uilm. La riunione avrà una prima parte dedicata solo all’area Nord dell’ex Ilva e poi una seconda comune, di gruppo.
Nei giorni scorsi i vertici nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno scritto al ministro dicendo che non sarebbero andate all’incontro. Perché non è stato ritirato il piano presentato l’11 scorso, definito “piano di chiusura” dell’azienda, e poi perché sono settimane che i sindacati chiedono l’intervento della premier Giorgia Meloni nella trattativa. E questi due elementi, per i sindacati, allo stato non ci sono.
In una nota congiunta, Fiom Cgil e Uilm sostengono che “il Governo Meloni procede con il piano di chiusura. Senza il ritiro del piano ‘corto’, Fiom e Uilm non parteciperanno all’incontro presso il Mimit.
Il Governo, ad oggi, nonostante le iniziative di mobilitazioni con sciopero in tutti i siti dell’ex Ilva, sulla richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali di ritirare il piano di chiusura, non ha fatto nessun passo indietro. Infatti, in questi giorni la gestione commissariale sta proseguendo con le attività propedeutiche alla chiusura totale degli impianti, a partire dagli stabilimenti del Nord, e si stanno preparando a fermare le cokerie a partire dal primo di gennaio. In queste ore - annunciano le due sigle - abbiamo appreso che dall’1 gennaio 2026 non è in programmazione l’arrivo delle navi di fossili utili a garantire la marcia delle batterie”.
Per Fiom e Uilm, “il ministro Urso, così come abbiamo ribadito nell’ultimo incontro a Palazzo Chigi, sta decretando la chiusura di un sito dichiarato per 13 anni d’interesse strategico del nostro Paese dando mandato ai commissari di AdI in AS di portare a compimento il piano corto. Inoltre, il decreto non risponde all’esigenza imminente di reperire risorse finanziare, se non attraverso l’utilizzo di 108 milioni, residui del finanziamento ponte che servirà ad arrivare, nella migliore delle ipotesi, fino a febbraio 2026 utilizzando soprattutto la cassa integrazione straordinaria per finanziare le attività sulle spalle dei lavoratori. Cosa accadrà dal primo di marzo 2026 in assenza di un futuro acquirente?”
“A questa domanda - sostengono Fiom e Uilm - non c’è mai stata una risposta da parte del ministro Urso, in quanto è consapevole che senza risorse e senza acquirente si determinerebbe il collasso dell’ex Ilva. Come se non bastasse - proseguono le sigle -, a fronte della richiesta di non dividere i territori e i lavoratori ma di continuare a discutere di tutto il gruppo a Palazzo Chigi, la convocazione al Mimit ad orari diversi tra siti del nord e siti del sud rappresenta un tentativo vergognoso di contrapporre i territori nella logica del ‘Si salvi chi può ‘. Sia chiaro a tutti che, così come ribadito dai segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, non accetteremo nessuno scorporo”. “Il Governo Meloni - concludono Fiom e Uilm - prenda atto della fase di criticità e di straordinarietà in cui versa l’Ilva e intervenga attraverso un intervento pubblico necessario a garantire una transizione ecologica e sociale”.

