Sabato, 27 Settembre 2025 13:10

EX ILVA-LA VENDITA/ 11 offerte, 3 per il gruppo e 8 per gli asset In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

Commissari Straordinari di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria (AS), Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta, Davide Tabarelli, e di Ilva in Amministrazione Straordinaria (AS), Alessandro Danovi, Francesco di Ciommo e Daniela Savi, comunicano che, entro il termine fissato alla mezzanotte di venerdì 26 settembre 2025, sono pervenute dieci offerte per l’acquisizione degli stabilimenti ex Ilva. Tra le offerte ricevute, tre sono per tutti i complessi aziendali: Bedrock Industries e cordata Flacks Group + Steel Business Europe. Sono otto le offerte interessate a singoli asset: Renexia (Gruppo Toto), Industrie Metalli Cardinale (IMC), Marcegaglia, Cordata Marcegaglia + Sideralba, CAR Srl, Cordata Marcegaglia + Profilmec + Eusider, Eusider e Trans Isole. Totale, 11 offerte. A queste si aggiunge un’ulteriore offerta, presentata da un soggetto politico, che non corrisponde ai criteri della gara.

Sebbene il termine stabilito, si legge in una nota, “non sia da considerarsi perentorio, eventuali proposte che dovessero pervenire successivamente saranno valutate esclusivamente qualora presentino condizioni particolarmente favorevoli per la procedura in corso. I Commissari Straordinari - prosegue la nota - si riservano un periodo di tempo congruo per esaminare attentamente tutte le proposte ricevute, con particolare riguardo agli aspetti occupazionali, alla decarbonizzazione e all’entità degli investimenti, al fine di assicurare uno sviluppo sostenibile degli impianti e la massima tutela del lavoratori coinvolti.

Di rilievo, rispetto alla prima gara, stavolta sono le assenze degli azeri di Baku Steel, alleati di Socar, compagnia di Stato dell’Azerbaijan per gli investimenti, e degli indiani di Jindal. Al contrario dei fondi americani Bedrock e Flacks, Baku e Jindal sono operatori siderurgici anche se di dimensioni diverse: più grande il secondo rispetto al primo. Tra l’altro Jindal sta anche effettuando un investimento importante in Oman che comprende anche il preridotto. Baku ha rinunciato ad investire nell’ex Ilva quando é emerso chiaro, per l’opposizione del Comune di Taranto e di una serie di movimenti e associazioni, che non avrebbero mai potuto portare nel porto della città pugliese la nave di rigassificazione, destinata ad alimentare forni elettrici e impianti di preridotto (il preridotto di ferro è il materiale di carica dei forni elettrici). La nave era uno degli elementi chiave del progetto degli azeri. Il no di Taranto alla nave era stato comunicato giorni addietro dal ministro Adolfo Urso ai commissari di AdI e da questi fatto presente ai potenziali investitori. Jindal, invece, ha desistito sull’ex Ilva preferendo concentrarsi sulla tedesca Thyssenkrupp, che é sul mercato. Per il gruppo tedesco, gli indiani (ma non è lo stesso Jindal impegnato nel progetto di Piombino accanto agli ucraini di Metinvest) hanno anche presentato un’offerta.

Quella che si é conclusa alle 24 di ieri é la seconda gara per la vendita degli asset di Acciaierie a seguito del bando lanciato dai commissari lo scorso 7 agosto. La prima gara, invece, partì lo scorso settembre con l’invito a presentare le manifestazioni di interesse e poi é andata avanti sino alle offerte vincolanti. Per la prima gara ci sono state anche alcune proroghe dei termini sino al 10 gennaio scorso quando emerse questo quadro. Offerte per tutti i complessi aziendali arrivate dalla cordata Baku Steel Company CJSC-Azerbaijan Investment Company OJSC, da Bedrock Industries Management Co Inc e da Jindal Steel International. Tre soggetti dunque. Mentre per specifiche attività si candidarono, sempre ad inizio d’anno, la cordata formata da CAR Segnaletica Stradale Srl, Monge & C. SpA e Trans Isole Srl; Eusider SpA; la cordata costituita da Eusider SpA, Marcegaglia Steel SpA e Profilmec SpA; I.M.C. SpA; Marcegaglia Steel SpA; la cordata con Marcegaglia Steel SpA e Sideralba SpA; Vitali SpA. Nella scorsa primavera, al termine di una serie di confronti tra i commissari di AdI e i potenziali acquirenti, l’offerta di Baku venne reputata la migliore. Baku aveva offerto per l’acquisto circa un miliardo, comprensivo del valore del magazzino dell’ex Ilva. Inferiore, invece, economicamente e occupazionalmente, la proposta di Jindal. Gli indiani avanzarono in seguito anche un’offerta di partecipazione a Baku, però non si concretizzò nulla.

Rispetto alla prima gara, è mutato nel frattempo lo scenario complessivo in cui si colloca Acciaierie. Adesso infatti l’azienda ha la nuova Autorizzazione integrata ambientale, rilasciata a luglio dal ministero dell’Ambiente (vale per 13 anni, produzione massima 6 milioni di tonnellate), mentre prima usava in proroga quella scaduta ad agosto 2023. Inoltre, rispetto alla prima gara che pure richiamava la priorità della decarbonizzazione nella produzione dell’acciaio, con la seconda gara la decarbonizzazione è un percorso vincolante da farsi con i forni elettrici. A Taranto ne sono previsti tre. Infine, attualmente Acciaierie sta lavorando con un solo altoforno: il 4. Il 2 è inattivo e dovrebbe probabilmente riprendere a fine anno mentre l’1 è ancora sotto sequestro senza facoltà d’uso da parte della Procura di Taranto per l’incendio divampato il 7 maggio all’esterno dell’impianto. Sull’altoforno 1 sono in corso gli ultimi campionamenti da parte dei periti. L’azienda ne ha chiesto il dissequestro per poter poi fare i lavori di ripristino e quindi riaccendere l’altoforno.

    

Ripristina impostazioni sui cookie.