di Luisa Campatelli
Viola è un colore che contiene tutti i colori, sfumature comprese, uno strumento dalle corde delicate ma forti, un fiore che cresce spontaneo, una donna che attraversa la vita e le vite degli altri, nei messaggi da decifrare, nelle verità inconfessabili, nelle gioie improvvise, nelle amnesie selettive, nei legami profondi...nel passato che ha il profumo della pioggia.
Viola è la protagonista del romanzo della giornalista tarantina Roberta Morleo, alla sua seconda opera letteraria, edito da Scorpione Editrice.
"Il passato ha il profumo della pioggia" è un titolo evocativo, che colloca da subito il lettore in un tempo sospeso ma, come emerge durante la lettura, allo stesso tempo preciso, come uno spillo infilato nella data di un calendario, che sventola sbattuto dal vento, ma resta sempre lì, prima negli anfratti della memoria poi allo scoperto, come una linea di confine, uno spartiacque.
Ed è anche per questa dimensione obliqua che il libro ha un effetto magnetico. Tra le sue pagine, nella storia di Viola che si intreccia con altre storie in una trama avvolgente, è come ritrovare un po' di sé stessi, dei propri demoni, dei giorni che valgono una stagione intera, della vita che "è ciò che ti accade quando sei intento a fare altri piani" (John Lennon).
Viola ondeggia come una canna piegata dagli eventi ma non cede, ben salda alle sue incertezze, all'instabilità, all'essere una donna irrisolta, come lei stessa si definisce, avida di emozioni, "innamorata dell'amore", amata anche come non vorrebbe. Lei, che per questo finisce per relegare i sentimenti in quello che chiama "un microcosmo di provvisorietà", salvando solo ciò che veramente conta, tra sensi di colpa e ricerca di un senso che spesso non c'è.
Viola fa costantemente i conti con se stessa, con le mancanze che costellano la vita, con la morte che quasi mai coincide con la fine e con un presente dominato dalla realtà virtuale, dagli spazi sconfinati della rete che però possono diventare intimi come gusci di noci.
Il romanzo di Roberta Morleo racconta di donne e di uomini, di relazioni, di incontri e di addii, in un crescendo che riserva colpi di scena, scoperte inaspettate, bellezze nascoste, verità sconvolgenti, con momenti di esilarante ironia, viaggi mentali per destinazioni sconosciute, dialoghi da leggere d'un fiato, parole e silenzi. Il tempo non è quello scandito dagli orologi ma è un tempo interiore, a volte beffardo, a volte complice. Si resta avvolti in un'atmosfera carica di suggestioni insieme a personaggi ben caratterizzati, ognuno con il suo piccolo grande bagaglio che in alcuni casi diventa una scatola magica, in altri un peso insopportabile.
La scrittura è curata, diretta, poetica, tagliente, caratterizzata da piani diversi che si susseguono dando al racconto un ritmo jazz, definizione azzeccatissima coniata dall'editore prof.Piero Massafra durante la bella presentazione tenuta a Terrazza Gandoli con Sabrina Morea che ha dialogato con l'autrice e Tiziana Risolo che ha letto alcuni passaggi del libro davanti a un pubblico numeroso e attento.
"Raccontare, raccontarsi- come ha sottolineato Roberta Morleo-è un'esigenza, in questo libro c'è anche un po' di me ma non è un romanzo autobiografico. È un libro che dedico alle donne ma anche agli uomini perché nel racconto il maschile e il femminile si rincorrono costantemente."
E forse, un senso c'è, ed è nelle parole che Viola si ripete, davanti a un semaforo, prima di cambiare direzione e andare verso il mare.
"Non importa quante tracce il tempo lascerà su di te, ma quante tracce lascerai tu nel tempo".

