Sabato, 16 Agosto 2025 10:37

EX ILVA-TARANTO/ Tutti i nodi di una vertenza infinita In evidenza

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Dopo l’intesa del 12 agosto al Mimit sulla decarbonizzazione dell’ex Ilva, intesa sottoscritta da ministeri, Regione Puglia ed enti locali di Taranto, é tregua momentanea sul dossier dell’acciaieria che solo nella città pugliese occupa 8mila diretti. I primi aggiornamenti posti dall’intesa, sono calendarizzati a settembre, ma intanto il 28 e il 29 agosto sono fissati due incontri, salvo che non vengano riprogrammati. Il primo è il 28 agosto al ministero del Lavoro sul rinnovo-estensione della cassa integrazione straordinaria. L’azienda ha chiesto la cassa per 4.050 unità, di cui circa 3.500 a Taranto, con un incremento di 1.000 unità rispetto alla cassa attualmente in corso. Quest’incontro sulla cassa avrebbe dovuto svolgersi già a luglio, perché la richiesta aziendale risale al mese prima, ma il ministero del Lavoro l’ha più volte fatto slittare in attesa che si chiudesse il confronto al Mimit sulla decarbonizzazione, cosa appunto avvenuta martedì scorso. L’altro incontro, invece, vedrà il 29 agosto - anche qui salvo rinvii - i sindacati nazionali metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm impegnati con i gruppi parlamentari di maggioranza e minoranza al fine di informarli e sensibilizzarli sulla vicenda dell’acciaieria e sulle richieste ed esigenze legate alla decarbonizzazione. Si vuole provare a costruire una linea comune. Ma il punto cruciale per l’ex Ilva é fissato dopo il 15 settembre. 

- Entro il 15 settembre, infatti, stando all’aggiornamento del bando di gara lanciato il 6 agosto, dovranno pervenire ai commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie le offerte vincolanti dei gruppi industriali interessati a prendere l’azienda in tutto o in parte. La lettera di riapertura del bando é stata già inviata ai 10 gruppi che nei mesi scorsi si sono palesati per l’ex Ilva, di cui 7 interessati solo su asset singoli e 3 per tutto il gruppo. Quest’ultimi sono Baku Steel dall’Azerbaijan, la cui offerta é stata ritenuta la migliore, Jindal International dall’India e Bedrock dagli Stati Uniti, gruppi che si ritiene siano ancora in partita. Il bando aggiornato pone il vincolo della decarbonizzazione per l’imprenditore che arriverà, fa riferimento alla nuova Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’azienda dal ministero dell’Ambiente prima della fine di luglio, e prevede inoltre che l’investitore o gli investitori possano comprare l’ex Ilva nel suo insieme - che è l’aspirazione e la priorità del Governo -, o il solo polo del Nord Italia (Genova, Novi Ligure e Racconigi), o il solo stabilimento di Taranto, oppure singoli, specifici asset.

In particolare, nell’accordo firmato il 12 agosto - tra i sottoscrittori il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, e il sindaco di Taranto, Piero Bitetti - si stabilisce che “le parti firmatarie si impegnano ad aggiornare i lavori dopo il 15 settembre - termine ultimo per la presentazione delle offerte vincolanti - per analizzare le prime evidenze della procedura di gara ed esaminare la possibile localizzazione di un polo nazionale del Dri (Direct Reduced Iron) utile all'approvvigionamento dei forni elettrici presso lo stabilimento ex Ilva di Taranto, a partire dall’impianto già previsto con il Fsc (ex Pnrr), ove sia possibile assicurare il necessario approvvigionamento energetico. In tale sede - si prosegue - saranno anche esaminate nuove prospettive per la reindustrializzazione delle aree libere, secondo gli indirizzi del ‘tavolo Taranto’, tenendo presente il principio della valorizzazione dell’indotto, da attuarsi mediante una procedura di avviso per manifestazione di interesse agli investimenti industriali e produttivi, con la nomina di un commissario”.

L’accordo di martedì scorso, infatti, ribadisce la priorità della decarbonizzazione, parla di tre forni elettrici a Taranto, ma nulla specifica su tempi e risorse. Così come nulla è indicato circa l’approvvigionamento del gas che servirà alla transizione, cioè al passaggio dagli altiforni alimentati con minerali e carbon coke ai forni elettrici alimentati con il preridotto di ferro.

Nelle scorse settimane il Governo ha indicato, a partire dal 2026, un tempo di 7 anni, quindi con conclusione nel 2032, per costruire i soli tre forni elettrici a Taranto. Il tempo è invece di 8 anni, ossia nel 2033, per fare tre forni più quattro Dri (preridotto) e altrettanti impianti per la cattura e lo stoccaggio della CO2. In quanto al gas, indicato un fabbisogni annuo di 1,3-1,4 miliardi di metri cubi di gas per i soli tre forni e di 5,1 miliardi di metri cubi per l’insieme più strutturato degli impianti, solo che in questo caso sarebbe necessario l’approdo a Taranto (individuate anche le possibili collocazioni) di una nave di rigassificazione, che il Comune non vuole.

    Secondo quanto dichiarato dal ministro Adolfo Urso in merito agli investitori: “Il 15 settembre, alla data di scadenza per la presentazione delle manifestazioni di interesse vincolante, sapremo di quanto preridotto avranno bisogno per realizzare il loro piano industriale e sulla base di questo, mentre il negoziato proseguirà, svilupperemo in parallelo il programma per la realizzazione degli impianti di Dri funzionali all'ex Ilva, a partire da quello già finanziato con i fondi di coesione nazionale. Ovviamente, come scritto nell'accordo - prosegue Urso - la localizzazione degli impianti dipenderà dalla richiesta dei soggetti proponenti, cioè di quanti Dri avranno bisogno, e dalla capacità di approvvigionamento del gas necessario. Nel frattempo, anche il comitato tecnico insediato per Gioia Tauro avrà concluso i suoi lavori e avremo così tutti gli elementi per decidere in piena trasparenza, consapevolezza e responsabilità, valutando anche l’impatto occupazionale su Taranto, che mi auguro - osserva Urso - venga preso in seria considerazione soprattutto dal Comune di Taranto, che ha primaria competenza per l’eventuale approdo di una nave rigassificatrice ove fosse necessaria”. 

“Noi - commenta Piero Bitetti, sindaco di Taranto - siamo sempre dello stesso avviso: la decarbonizzazione é obbligatoria. La richiama l’Aia, la prevede il nuovo bando di gara e l’abbiamo detto in più occasioni. Noi abbiamo un’esigenza: fare la decarbonizzazione completa in maniera progressiva. Ovvero, accendi un forno elettrico e spegni un altoforno e avanti così. Urso, nelle sue ultime dichiarazioni, fa riferimento all’occupazione e agli investimenti per la città. Ma noi, in verità, li stiamo chiedendo da tempo e devono servire a mantenere i livelli di ricchezza e quindi i posti di lavoro”.

Secondo Biagio Prisciano, segretario Fim Cisl Taranto, “Urso dice che é stata raggiunta un’intesa mai avvenuta in 15 anni, ma questo non soddisfa per niente il sindacato. In primo piano avevamo i tre forni elettrici, gli impianti del Dri, gli otto anni necessari a decarbonizzare, mentre adesso nel documento sono sì state scritte alcune cose, ma se non abbiamo il piano industriale dove andiamo? I tre forni elettrici vanno bene, ma il polo del Dri dove lo si fa? E la trasformazione verso i forni elettrici in quanto tempo la raggiungiamo? Cose fondamentali per noi e che il 12 abbiamo ribadito al ministro. Se quindi è una pre-intesa politica, non coglie nessuna delle nostre richieste. I contenuti sono da scrivere e i nodi sono da sciogliere. Manca lo Stato nel ruolo di garante del progetto, mentre per le garanzie occupazionali c’è solo una mezza dichiarazione. E solo a Taranto, tra Ilva in as, diretti e indotto, sono quasi 15mila persone”.

     A giudizio di Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, “con l’accordo del 12 agosto è prevalso il buon senso e la situazione non è sfuggita di mano. È chiaro che adesso dovremo riempire l’accordo di contenuti, ma lo potremo fare quando sapremo chi è l’investitore. I nostri obiettivi sono occupazione, aziende dell’indotto, il cui valore deve essere considerato da chi verrà nell’ex Ilva, e filiera dell’acciaio per i nuovi investimenti e anche per l’Arsenale”.

Per l’ex Ilva, dunque, subito dopo la pausa del periodo di Ferragosto, si ripartirà con gli incontri. E al di là di quanto già fissato, ci sono altre questioni che, prima o poi, dovrebbero giungere a definizione: l’impugnazione al Tar dell’ultima Aia (ricorso annunciato dai movimenti ambientalisti e sostenuto da M5S); sentenza del Tribunale di Milano sulla richiesta di inibizione all’attività produttiva dell’ex Ilva presentata da un gruppo di cittadini di Taranto per ragioni ambientali, sanitarie e di sicurezza (Milano perché è la sede legale della società) ed eventuale dissequestro, o rifiuto del dissequestro, da parte della Procura di Taranto per l’altoforno 1, impianto a cui sono stati messi i “sigilli” dopo l’incendio, senza feriti, del 7 maggio. 

    

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