Solo critiche, e dure anche, dei sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm all’intesa sull’ex Ilva di Taranto raggiunta oggi al Mimit tra governo, Regione Puglia e amministrazioni locali. Si stacca dalla linea delle tre sigle solo il sindacato Usb. Per Rocco Palombella, numero 1 della Uilm, “il testo condiviso tra Mimit ed enti locali pugliesi, è un documento privo di tutele e certezze sotto ogni punto di vista per i lavoratori e le comunità interessate. Non c’è alcuna garanzia sulla presenza dello Stato nella futura società, è prevista la possibilità di vendere singoli stabilimenti o impianti, non c’è certezza né sull’esistenza né sulla destinazione del polo del Dri. Inoltre - rileva la Uilm - mancano elementi concreti sulle modalità di approvvigionamento di energia e gas per alimentare la futura produzione. Manca un piano industriale delineato con tempi definiti sulla decarbonizzazione”. “Per noi - prosegue Palombella - questo documento non serve a dare garanzie occupazionali, continuità lavorativa e risarcimenti né ai diretti, né a quelli dell’indotto né a quelli in Ilva AS. La montagna ha partorito il topolino, un testo senza alcun valore e vincolo. È inaccettabile, i lavoratori e le comunità hanno bisogno di rispetto e verità. Ora bisogna aprire al più presto una discussione seria e concreta con tutte le parti interessate a Palazzo Chigi”. Per Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl, e Giorgio Graziano, segretario confederale Cisl, “questa pre-intesa non è positiva in quanto non chiarisce i tempi di realizzazione, le risorse necessarie e le modalità di attuazione del piano industriale. Il progetto che abbiamo sostenuto prevedeva tutte le condizioni per arrivare alla decarbonizzazione di Taranto entro otto anni, minimizzando l’impatto sociale e industriale. Nell’attuale documento non vengono indicate le tempistiche, né precisata la collocazione degli impianti di preridotto (Dri), che per noi devono essere realizzati a Taranto per garantire occupazione e sostenibilità industriale in un sito strategico. Non vi sono riferimenti alla verticalizzazione della produzione sia a Taranto che negli altri stabilimenti del gruppo, a partire da Genova e Novi Ligure. Permangono inoltre incertezze - rilevano Fim e Cisl - sul ruolo dello Stato come garante del progetto e desta forte preoccupazione l’ipotesi di una suddivisione tra aree nord e sud dello stabilimento”. Secondo la Fiom Cgil, con Michele De Palma, segretario generale, e Loris Scarpa, “l’intesa tra Governo ed enti locali non tiene in considerazione la questione del lavoro. Abbiamo ribadito che la decarbonizzazione deve stare insieme alla garanzia occupazionale e ambientale. Per avviare davvero la decarbonizzazione c’è bisogno di un piano e di tutti i lavoratori per realizzarlo. Il piano che avevamo condiviso - prosegue la Fiom Cgil - doveva prevedere 3 forni elettrici a Taranto e uno a Genova e un polo del Dri per chiudere progressivamente i forni a ciclo integrale verticalizzando gli 8 milioni di tonnellate agli impianti oggi fermi. E al momento questo non c’è. Si è parlato di un massimo di 3 forni elettrici a Taranto e non di come alimentarli”. Al contrario delle tre sigle, l’Usb, con Franco Rizzo e Sasha Colautti, parla invece di “passo importante, che segna anche una ricomposizione di una frattura che rischiava di compromettere il rapporto tra cittadinanza e fabbrica. Un segnale positivo che va riconosciuto a tutti i soggetti coinvolti e che fino all'ultimo hanno discusso. Naturalmente, il nostro giudizio definitivo dovrà basarsi sui fatti che seguiranno alla firma. Riteniamo comunque questo accordo un passaggio importante, forse storico, per Taranto” afferma l’Usb, per il quale “la scelta di puntare alla totale decarbonizzazione, con la chiusura degli impianti a caldo e la sostituzione con impianti elettrici, è un elemento centrale. Per noi - rilevano Rizzo e Colautti - si tratta dell’ultima vera occasione per rilanciare il polo siderurgico in una prospettiva sostenibile nel rispetto di ambiente e salute. Lo Stato deve essere però direttamente coinvolto nella proprietà e nella gestione”.
Mercoledì, 13 Agosto 2025 09:21
EX ILVA-TARANTO/ Sindacati critici sull'intesa: nessuna certezza. Usb: è un primo passo In evidenza
Scritto da Redazione1
Pubblicato in
Economia, Lavoro & Industria
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