Venerdì, 08 Agosto 2025 11:19

EX ILVA-TARANTO/ I sindacati: non condivideremo un piano che non prevede il polo Dri In evidenza

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 “Deve essere chiaro che non c’è condivisione di un piano senza il polo Dri a Taranto e i forni elettrici di Taranto e Genova che nel suo insieme dia una prospettiva e le necessarie garanzie occupazionali”. Lo dice la Fiom Cgil con l’intervento di Michele De Palma e Loris Scarpa. “Dopo mesi di balletti e di ‘gioco del cerino’ si rende evidente la deflagrazione dello Stato davanti alla situazione di Acciaierie d’Italia. Alle decisioni degli enti locali, si sono aggiunte oggi quelle della lettera per il bando del ministro. Nei comunicati - afferma la Fiom -, tutti parlano di ambiente e occupazione ma gli atti che si stanno compiendo scaricano gli effetti sui lavoratori che a migliaia rischiano tutto senza un piano industriale e occupazionale. Per queste ragioni riteniamo sia necessario che lo Stato si faccia garante del processo di transizione ecologica attraverso un intervento pubblico che garantisca la continuità produttiva per procedere al graduale spegnimento della produzione a carbone e tuteli l’occupazione e l’ambiente”. Secondo la Fiom, “il bando senza il polo del Dri a Taranto è la dimostrazione che ‘hanno tutti ragione’ ma a pagare sarà l’occupazione. La comunicazione organizzata dal Mimit per il giorno 12 dopo l’incontro con gli enti locali non era prevista dopo l’ultimo incontro a palazzo Chigi. La decarbonizzazione e l’occupazione sono due pilastri, senza l’uno non ci sarà l’altro. Per questo chiediamo che in queste ore ci sia un intervento che fermi la deriva in corso”.  

“L’aggiornamento del bando di gara recepisce alcune nostre richieste come la decarbonizzazione, la tutela occupazionale e il rilancio industriale. Valuteremo nel merito e in maniera completa appena avremo il testo definitivo”. Lo dice Rocco Palombella, segretario generale Uilm, sull’ex Ilva. “Allo stesso tempo - prosegue - ribadiamo i nostri obiettivi imprescindibili: la tutela e il risanamento ambientale, la decarbonizzazione, con la costruzione in tempi rapidi di forni elettrici e impianti di pre ridotto, la piena salvaguardia occupazionale, sia dei diretti sia dell’indotto che dei 1.600 in Ilva AS, il rilancio produttivo e la contrarietà alla vendita di singoli rami d’azienda. Ci aspettiamo che non si ripetano gli errori del passato. Dal Governo e dai commissari straordinari ci aspettiamo inoltre la massima responsabilità nella scelta di un investitore solido e credibile che acquisirà l’ex Ilva. Continuiamo a chiedere come condizione essenziale un ruolo centrale dello Stato nella futura società come garanzia del risanamento ambientale, decarbonizzazione e piena salvaguardia occupazionale”. Per Palombella, “ora è il momento della responsabilità e delle decisioni chiare e definitive da parte delle istituzioni, a livello nazionale e locale. Rinviare non risolve le difficoltà e le condizioni difficili in cui versano da tredici anni migliaia di lavoratori e intere comunità. Chi ricopre incarichi istituzionali deve rispondere ai cittadini e ai lavoratori, dicendo chiaramente cosa si vuole fare e trovando soluzioni credibili e sostenibili dal punto di vista sociale, occupazionale, industriale ed economico. Diciamo basta al rimpallo di responsabilità, alle ambiguità e ai tatticismi - conclude - chi vuole chiudere l’Ilva lo dica chiaramente e se ne assuma le responsabilità”. 

    

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