Lunedì, 04 Agosto 2025 13:34

EX ILVA/ Polo del preridotto di ferro, Urso: Gioia Tauro ha detto Sì ora sta a Taranto decidere In evidenza

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"Con il governatore Occhiuto e i sindaci di Gioia Tauro e San Ferdinando, siamo qui per capire insieme come possa finalmente partire alla grande questo polo logistico-portuale significativo, consistente, ma anche di sviluppo produttivo, economico e sociale utilizzando al meglio l’area della Zes”. Lo ha detto oggi nell’area portuale di Gioia Tauro il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. “Abbiamo deciso - ha annunciato Urso - che da domani si insedierà al nostro ministero, che coordinerà i lavori insieme ai ministeri delle Infrastrutture, dell’Ambiente e dell’Economia, un tavolo per capire cosa si possa fare a partire dall’ipotesi, è solo una ipotesi, di realizzare qui il polo nazionale del Dri”. Il Dri, ovvero il preridotto di ferro, è il materiale che dovrà essere caricato nei nuovi forni elettrici dell’ex Ilva. A Taranto, però, ha ribadito Urso, “spetta la prima scelta per motivi morali, storici, ma anche economici e sociali. E la scelta dovranno farla nei prossimi giorni nel Consiglio comunale che é stato già convocato”. 

 Se per il polo del preridotto di ferro, Dri in sigla, “non ci fossero le condizioni di realizzarlo a Taranto, questo, verosimilmente, potrebbe essere il sito alternativo perché fornirebbe tutte le condizioni necessarie alla competitività del polo del Dri che serve all’autonomia strategica del nostro Paese”, ha aggiunto il ministro Adolfo Urso, a margine della visita all’area portuale di Gioia Tauro. “Il Dri - ha detto - è lo stabilimento che realizzerà la materia prima, il preridotto che deve alimentare i forni elettrici che realizzeranno l’acciaio green, in questo caso di alta qualità che serve all’industria italiana. Solo con il preridotto del Dri, i forni elettrici possono realizzare un acciaio speciale, flessibile e di qualità, che serve all’industria conserviera, a realizzare le auto, gli elettrodomestici, così come i tubi, le rotaie per i treni ad alta velocità, l’industria dello spazio e della difesa. Questo acciaio di qualità - ha aggiunto Urso - non può essere realizzato con il rottame ferroso che oggi alimenta già i forni elettrici italiani collocati nelle regioni del Nord, che fanno bene il loro lavoro, ma con segmenti di altra e diversa qualità. Per poter produrre l’acciaio per l’industria che citavo, é necessario farlo o con gli altiforni, come si fa oggi, o con i forni elettrici che vengono alimentati dal preridotto realizzato negli impianti del Dri”.

     Il piano di decarbonizzazione dell’ex Ilva presentato dal Governo ha previsto a Taranto tre nuovi forni elettrici più uno a Genova per una produzione a regime di 8 milioni di tonnellate di acciaio all’anno, di cui 6 a Taranto. I quattro impianti di preridotto sono ipotizzati tutti a Taranto insieme agli impianti di cattura e stoccaggio della CO2, ma su base annua, a regime, servono 5,1 miliardi di metri cubi di gas per alimentare l’insieme impiantistico. Per Taranto è stato prospettato l’arrivo di una nave di rigassificazione, ma il Comune è contrario. Di qui l’eventuale localizzazione alternativa di Gioia Tauro per il polo del Dri lasciandi a Taranto solo i forni elettrici, per i quali il consumo annuo di gas è decisamente minore rispetto ai 5,1 miliardi di metri cubi calcolati per tutti gli impianti. 

 “Nel progetto che abbiamo illustrato ai sindacati e agli enti locali, l’ammontare degli investimenti necessari pubblici e poi, successivamente, privati, per realizzare i quattro Dri ipotizzati in otto anni, è pari circa a 6-7 miliardi di euro con un’occupazione nella fase di realizzazione, di almeno 2.500 occupati oltre ovviamente quelli che poi dovranno essere impiegati per l’attività del Dri”.  ha detto Urso a proposito dell’ipotesi di costruire il polo del preridotto di ferro (Dri) dell’ex Ilva in Calabria in alternativa a Taranto, dove gli impianti della stessa ex Ilva hanno sede. I primi 2 Dri, ha specificato Urso, “dovranno essere realizzati nei prossimi 4 anni in contemporanea allo spegnimento del primo altoforno a Taranto e alla realizzazione dei primi due forni elettrici, uno a Taranto e l’altro a Genova. Poi - ha aggiunto Urso - il terzo Dri nei successivi 2 anni, quando si spegnerebbe il secondo altoforno e a Taranto sarebbe realizzato il secondo forno elettrico, e il quarto Dri nei successivi 2 anni. Nell’arco di otto anni - ha rilevato Urso - gli interi impianti siderurgici dell’ex Ilva saranno pienamente decarbonizzati”.

Consenso all’eventuale investimento é venuto anche dai vertici della Regione Calabria, per i quali il polo del Dri a Gioia Tauro “potrebbe trovare concreta attuazione e un contesto istituzionale solo nell’ipotesi che a Taranto si decidesse di non accogliere la nave rigassificatrice”. “La piastra del freddo ci sarà quando ci sarà il rigassificatore terrestre, che é un’opera che questo governo regionale ha molto spinto. Ci darebbe la possibilità di avere qui una piastra del freddo capace di collocare un distretto dell’agroindustria e di surgelare i prodotti dell’agricoltura - ha rilevato il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, nella stessa occasione -. Il Governo, già un anno e mezzo fa, ha dichiarato quest’opera strategica, quindi chi la realizzasse, potrebbe avere l’opera ammortizzata attraverso la regolazione di Arera. Il rigassificatore - ha aggiunto Occhiuto - per noi é importante, strategico, e pur di attrarre investimenti a Gioia Tauro saremmo disponibili anche a partire con una nave rigassificatrice nella prima fase. Il porto di Gioia Tauro é il primo porto in Italia per numeri di container, ha fatto 4 milioni e 200mila container, ma le esternalità positive per la Calabria sono davvero poche. Un porto di transhipment non genera ricchezza per la Calabria. Se questo grande asset logistico può essere utilizzato per popolare l’area retroportuale di investimenti strategici, che il Governo ha già in animo di fare, si parla di miliardi di euro oltre a quello di Fsc nazionale già impegnato per quest’attività, io credo che sia una buona cosa per la Calabria”. 

“Gli impianti del Dri in Italia li realizza una società a controllo pubblico di Invitalia, che ha già in dotazione un miliardo di euro del fondo di coesione nazionale, a cui si aggiungerebbero altre risorse private, perché la società si può allargare ai privati, e anche pubbliche nella successiva programmazione. Questo consentirebbe sostanzialmente di far partire bene anche l’area industriale di Gioia Tauro”.  ha detto ancora  il ministro “Gli impianti di Dri - ha aggiunto - dovrebbero essere realizzati, ove non si potesse fare a Taranto, in parallelo ai forni elettrici che verrebbero realizzati dagli investitori privati nel negoziato in corso, che sarà aggiornato nelle prossime ore, ai fini della piena decarbonizzazione come abbiamo previsto nel piano presentato alla Regione Puglia, agli enti locali di Taranto, alla Regione Liguria e agli enti locali del nord del nostro Paese dove incidono gli stabilimenti dell’Ilva. 

 “Le decisioni dovranno essere assunte necessariamente nelle prossime settimane”, ha aggiunto Urso, a proposito del polo del Dri (preridotto) a servizio dei nuovi forni elettrici dell’ex Ilva. Polo che, insieme ai forni, è previsto a Taranto ma che potrebbe anche essere riposizionato, come localizzazione alternativa, nell’area di Gioia Tauro. A tal fine, Urso ha dichiarato che “per questo realizzeremo da domani questo comitato tecnico con i rappresentanti tecnici di tutti gli enti locali, della Regione, del governatore Occhiuto, e ovviamente dei due sindaci di Gioia Tauro e di San Ferdinando, che sono qui insieme all’Autorità portuale e all’Autorità per la Zes Unica”. La nave rigassificatrice, ha detto Urso a proposito della fornitura del gas che serve al polo del Dri qualora fosse costruito in Calabria, “in via temporanea, in attesa che possa realizzarsi il rigassificatore terrestre, qui già autorizzato, ed è importante e significativo, che alimenterebbe i Dri e potrebbe alimentare altri investimenti produttivi che si possono realizzare in questo territorio”. 

    

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