Mercoledì, 11 Giugno 2025 07:27

EX ILVA/ Dal Governo 200 mln per evitare lo stop attraverso decreto o prestito ponte In evidenza

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Sarebbe di 200 milioni di euro, secondo quanto si apprende, la nuova provvista finanziaria sulla quale il ministero dell’Economia sta ragionando per venire incontro all’ex Ilva, le cui casse hanno bisogno di un’ulteriore iniezione di liquidità per consentire che l’attività produttiva non si fermi.

   Si sta studiando la formula attraverso la quale erogare le risorse. Se con un nuovo decreto ad hoc, oppure con un’estensione del prestito ponte che la Commissione Europea ha accordato a luglio dello scorso anno.

   L’intervento del governo affronterà anche il nodo della cassa integrazione per continuare a tutelare i lavoratori. Attualmente la cassa nell’ex Ilva coinvolge un massimo di 4.046 dipendenti, di cui 3.538 a Taranto, con un aumento di circa 1.000 addetti rispetto alla fase precedente. Invece sul piano delle risorse Acciaierie ha sinora ottenuto da Ilva in amministrazione straordinaria 300 milioni in due tranche da 150 ciascuna, soldi che Ilva in as ha prelevato dal patrimonio destinato, costituito anni addietro con il miliardo di euro fatto rientrare in Italia dalla vecchia proprietà Riva per l’intervento della Procura di Milano.

   Una delle due tranche, con l’ultimo decreto legge sull’ex Ilva, è stata poi estesa da 150 a 400 milioni, quindi 250 in più. Il prestito ponte del Mef accordato dalla Ue è invece di 320 milioni e nei mesi scorsi, con una norma inserita nel decreto Milleproroghe, è stato esteso di altri 100 milioni che sono in fase di erogazione.

   Il Mimit e gli altri ministeri lavorano intanto alla bozza dell’accordo di programma da sottoscrivere con Regione Puglia ed enti locali tra cui il Comune di Taranto, che ieri sera ha eletto Piero Bitetti, del centrosinistra, nuovo sindaco. 

Per il sindacato Usb, “è fondamentale mettere al centro dell’eventuale accordo di programma le questioni ambientali e le sacrosante garanzie per i lavoratori, diretti, appalto e Ilva in amministrazione straordinaria".

   "Abbiamo ribadito - dice Usb - che un accordo di programma non può ridursi a un mero atto tecnico, contenente gli imprescindibili impegni vincolanti sul tema della decarbonizzazione, ma dovrà garantire anche la salvaguardia occupazionale”.

Secondo Legambiente, “si starebbe lavorando a un accordo di programma per un futuro basato su tre forni elettrici, impianti per il Dri e cattura della CO2. Il piano prevederebbe una transizione strutturata su dodici anni, con la realizzazione di un forno elettrico ogni quattro anni che utilizzerebbe il preridotto di impianti per il Dri alimentati a gas.

   "Si vogliono quindi mantenere in attività per un tempo lunghissimo, quasi biblico, gli impianti del ciclo integrale, figli di una tecnologia inquinante e climalterante che tanti danni ha provocato in passato e che non ha futuro”, conclude Legambiente.

    

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