Sabato, 22 Marzo 2025 07:53

EX ILVA/ Al via a Potenza il processo Ambiente Svenduto: parti civili in caduta libera. Intanto Taranto chiede chiarezza sulla vendita a Baku Steel In evidenza

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Riparte il maxi processo per il disastro ambientale provocato dall'ex Ilva di Taranto mentre la città attende e chiede chiarezza sulla vendita dello stabilimento agli Azeri di Baku Steel. Uno scenario come sempre incerto per la città appesa a decisioni calate dall'alto che però hanno un impatto diretto sulla vita e sul futuro dei suoi abitanti. 

E' stata aggiornata al prossimo 4 aprile davanti al gup di Potenza Francesco Valente l'udienza preliminare del processo 'Ambiente svenduto' sul presunto inquinamento provocato dall'ex Ilva di Taranto, trasferito nel capoluogo lucano, dopo l'annullamento pronunciato dalla Corte d'Assise d'Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) della sentenza di primo grado con le 26 condanne inflitte a maggio 2021. Secondo quanto si è appreso, ieri mattina la prima questione dibattimentale ha riguardato il principio della  "immanenza" della costituzione delle parti civili sollevato da alcuni difensori. Il gup si è riservato di decidere. Il

dato piu significativo è che c'è stata una sostanziale contrazione delle parti civili che da oltre mille sono scese a trecento con tante assenze significative.

La ripartenza del processo è avvenuta a seguito dell’annullamento della sentenza di primo grado che la Corte d’Assise a Taranto ha pronunciato a fine maggio 2021. Annullamento disposto a settembre scorso dalla Corte d’Assise d’Appello in quanto a Taranto tra le parti civili c’erano anche due magistrati onorari, poi dimessisi dagli incarichi, ma all’epoca dei fatti ancora in attività.

   Si è ripartiti, quindi, dall'udienza preliminare e nel capoluogo della Basilicata le udienze si terranno in tre aule - due al secondo piano, una al terzo - tra di loro collegate in video conferenza, dal momento che la struttura, che ha la competenza sulle cause che coinvolgono magistrati del distretto di Lecce, comprendente anche Taranto e Brindisi, non dispone di spazi adeguati per ospitare la mole imponente di parti coinvolte. Sono oltre 1.500 tra imputati, avvocati e parti civili - compresi i residenti nei dintorni dell'acciaieria, enti, associazioni ambientaliste e sindacati - di parti del processo. 

Nelle ultime settimane alcuni imputati di “Ambiente Svenduto” sono definitivamente usciti dal processo per intervenuta prescrizioni. Tra questi l’ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, e l’ex direttore generale di Arpa Puglia (l’agenzia per l’ambiente della Regione), Giorgio Assennato. Con le prescrizioni, gli imputati sono scesi da 47 a 23.    
   A Potenza, inoltre, sono stati ricondotti anche due altri procedimenti connessi: l’inquinamento, attraverso rifiuti industriali, della gravina di Leucaspide in territorio di Statte, vicino al siderurgico, e l’evasione delle accise contestata ad un componente della famiglia Riva, Nicola Riva. Quest’ultimo, con il fratello Fabio, è imputato anche nel processo “madre” “Ambiente Svenduto”. Il Codacons intanto annuncia che a Potenza si ricostituirà parte civile in “Ambiente Svenduto”.    
   “Il Codacons, che fin dall’inizio della vicenda Ilva si batte affinché i cittadini tarantini ottengano giustizia, sarà presente nel procedimento come parte civile assieme a numerose persone danneggiate (molti ormai eredi di persone morte per malattie che sarebbero causalmente connesse alle condotte contestate agli imputati)”, ma “anche nuove rispetto a quelle costituitesi nei precedenti processi” annuncia l’associazione. In proposito sarà rivendicato “il danno che sarebbe stato arrecato dagli imputati ai quali vengono contestati reati come disastro ambientale, associazione a delinquere e omicidio colposo”. L'associazione dei consumatori rammenta “che nel primo grado svoltosi a Taranto, gli imputati, furono complessivamente condannati per i reati ascritti ad oltre 300 anni di carcere”. 

“Sono pessimista, questa azienda dovrà fare i conti con una pesante passività. I lavoratori pagheranno il prezzo di un'operazione che non ha futuro in un mercato in grandissima difficoltà e soprattutto gli impianti attualmente sono sotto sequestro". Lo ha detto Alessandro Marescotti, di Peacelink Taranto, a Potenza a margine dell'udienza commentando la scelta della compagnia azera Baku Steel per la vendita e il futuro di Acciaierie d'Italia. Per il portavoce dell'associazione ecologista, "l'accordo tra il governo e questa nuova società è un accordo che riguarda essenzialmente il gas ma questa acciaieria - ha aggiunto - perde qualcosa come media di 700-800 milioni l'anno. Se questa nuova società riuscirà a mettere in carreggiata il bilancio, allora chi lo farà potrà ambire al premio Nobel per l'economia". A Potenza è ripartito il processo Ambiente svenduto dopo l'annullamento della sentenza di primo grado e delle condanne per l'inquinamento provocato dal siderurgico di Taranto. "Ricominciamo con tutte le buone ragioni per cui cominciammo nel 2008 portando il primo esposto sulla diossina in Procura e allora si aprì una finestra sulla verità. La verità non cade mai in prescrizione. Questo è un processo che riguarda reati gravissimi come disastro ambientale e avvelenamento delle sostanze alimentari. Sono reati gravissimi che difficilmente andranno in prescrizione", ha concluso Marescotti. 

“Ora che si entra nella fase conclusiva della  procedura di vendita della ex Ilva, al Governo chiediamo la massima trasparenza: si rendano noti i termini delle tre offerte globali presentate affinché i cittadini di Taranto possano verificare se è stata data  priorità assoluta alla tutela delle persone, della salute e dell’ambiente, o si sia solo scelto chi ha offerto di più”. Lo chiede Legambiente al Governo sulla vendita dell’ex Ilva dopo che ieri il ministro Adolfo Urso e i commissari di Acciaierie e di Ilva hanno comunicato che, essendo risultata migliore l’’offerta di Baku Steel dell’Azsrbajian rispetto alle altre due per l’intero gruppo AdI, cioè gli indiani di Jindal International e gli americani del fondo di investimento Bedrock, con la stessa Baku adesso si avvierà il negoziato finale. “Nella trattativa esclusiva che si aprirà con gli azeri di Baku Steel per Legambiente - si afferma -, l’aspetto decisivo è costituito dalla piena decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico di Taranto, da avviare e realizzare con urgenza, arrivando in tempi brevi, i più brevi possibili, alla sostituzione completa di altiforni e cokerie con forni elettrici e utilizzo del preridotto e dell’idrogeno. Ci preoccupano le indiscrezioni sulla permanenza per un tempo non definito di un altoforno e delle cokerie, le più vecchie d’Europa, a suo servizio. Ci preoccupa - aggiunge Legambiente - il possibile arrivo di una nave rigassificatrice di cui non si avverte alcun bisogno, considerato che il gas necessario prima del passaggio completo all’idrogeno arriva in Puglia con Tap. Come ci preoccupano le scelte fatte con l’ultimo, ennesimo decreto sulla ex Ilva che non sono in nessun modo condivisibili”. 

    

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