Gli aiuti di Stato all'Ilva passano attraversola lente d'ingrandimento della Commissione europea al fine di verificarne congruità e legittimità. Parte così l'indagine che porterà a chiarire una vicenda che mira a capire si vi sia stato o meno rispetto delle regole.

Su questo fronte conduce la propria battaglia l'Associazione Peacelink  la cui posizione è la seguente: niente aiuti di Stato all'Ilva ma loro utilizzo per i lavoratori. L'Europa sanziona gli aiuti di Stato ma aiuta la riconversione con consistenti fondi per le aree di crisi industrialeLa Commissione Europea ha aperto un’approfondita procedura d’investigazione per stabilire se il supporto dello Stato italiano in favore dell’azienda siderurgica ILVA sia in linea con le regole europee in materia di aiuti di Stato.

Intanto, ecco di seguito l'articolatocomunicato stampa in cui Peacelink indica i termini delcaso e la propria posizione in merito

Antonia Battaglia, da Bruxelles, riferisce che la Commissione Europea esaminerà in dettaglio le misure che hanno facilitato l’accesso dell’ILVA a strumenti finanziari per modernizzare lo stabilimento di Taranto, fatto che costituirebbe in un vantaggio non a disposizione dei concorrenti.

Data l’urgenza con la quale si deve agire per far fronte al problema inquinamento a Taranto, la decisione della Commissione vuole anche garantire dei punti fermi che possano permettere all’Italia di garantire la messa in opera immediata delle operazioni di bonifica. L’apertura di una procedura di investigazione permetterà a terze parti interessate di poter sottoporre alla Commissione le proprie osservazioni.

Nel caso dell’ILVA, la Commissione valuterà quindi se il supporto dello stato italiano è in linea con le regole europee in merito. La Commissione lavorerà con il governo italiano per trovare una soluzione viabile per lo stabilimento ILVA, conto tenuto dell’interesse di poter realizzare una vendita dello stabilimento ad acquirenti che possano metterlo a norma. La decisione di oggi, scrive la Commissione Europea, chiarisce all’Italia che il governo può sostenere le spese per le bonifiche del sito e delle aree circostanti, ma aggiunge che questi fondi dovranno poi essere richiesti all’inquinatore (“polluter”), addirittura con gli interessi.

Lo stabilimento ILVA di Taranto è il più grande stabilimento d’Europa e la Commissione ha ricevuto delle denunce sul fatto che lo stabilimento ILVA è tenuto in vita in modo artificiale.

Le misure intraprese dal Governo in favore dell’ILVA riguarderebbero somme per un ammontare di circa 2 miliardi di euro di aiuti statali. Esse includono

  • le garanzie statali sui prestiti;
  • una legge che ha eccezionalmente concesso prestiti a ILVA e una garanzia assoluta di pagamento in caso di fallimento, inclusa la copertura dei debiti con risorse pubbliche;
  • una legge che avrebbe dato ad ILVA accesso a fondi posti sotto sequestro in procedimenti giudiziari, e somme riguardanti pagamenti all’ILVA di provenienza da un procedimento giudiziario tra Fintecna e ILVA.

L’ILVA – secondo la Commissione Europea - ha fallito nel rispettare le regole ambientali per diversi anni, causando problemi di grave natura sanitaria ed ambientale nell’area di Taranto.

Dal 2013, la Commissione ha lanciato dei procedimenti di infrazione (su denuncia di PeaceLink) per il mancato rispetto delle direttive ambientali in materia di emissioni industriali.

In seguito ai procedimenti penali nazionali, la direzione dello stabilimento è indagata per disastro ambientale e il Governo italiano ha assunto la guida del Gruppo ILVA mediante l’amministrazione straordinaria statale.

Se la decisione di oggi indica chiaramente che la preoccupazione attuale della Commissione riguarda l’uso di soldi pubblici per modernizzare la produzione dell’ILVA- scrive la Commissione-, questo non preclude che l’Italia debba mettere in opera quelle misure urgenti e necessarie alle bonifiche delle aree e al contenimento dell’inquinamento nelle zone circostanti allo stabilimento, nella città di Taranto, al fine di migliorare la salute pubblica.

Una volta che la giurisdizione nazionale avrà identificato “l’inquinatore responsabile” (“responsible polluter”), le autorità italiane dovranno chiedere a chi ha inquinato di rimborsare, con gli interessi, i fondi pubblici spesi nelle operazioni di bonifica e di contenimento dell’inquinamento in linea con il principio del “chi inquina paga”.

 

Questo procedimento odierno non interferisce con le procedure di infrazione ambientali. Le azioni che l’Italia dovrà mettere in atto per conformarsi al diritto europeo in materia ambientale e con particolare riguardo alle emissioni industriali dovranno essere in linea con il rispetto delle regole in materia di aiuti di Stato, specifica la Commissione Europea.

In buona sostanza la Commissione Europea specifica che il non rispetto della direttiva sulle emissioni industriali non può essere una giustificazione per concedere aiuti di Stato. Viceversa gli aiuti di Stato possono riguardare le bonifiche dei terreni ma solo applicando il principio del chi inquina paga che impone la restituzione allo Stato delle somme utilizzate per disinquinare, più gli interessi.

Antonia Battaglia, Rappresentante di Peacelink presso le Istituzioni Europee, ha denunciato la questione ILVA/aiuti di stato per la prima volta nell’agosto del 2014 e ha seguito la questione, inviando informazioni e ogni tipo di documentazione utile, svolgendo un lavoro incrociato presso la Commissione Concorrenza e la Commissione Ambiente in modo da poter dimostrare l’erogazione di fondi pubblici e la persistenza della situazione di criticità ambientale.

La posizione di PeaceLink è chiara: niente aiuti di Stato all'Ilva (basterebbero a malapena per un anno!) ma loro utilizzo per i lavoratori (potrebbero gestire la riconversione, la formazione e in reimpiego nell'arco di un biennio, garantendo un reddito dignitoso). L'Europa sanziona gli aiuti di Stato ma aiuta la riconversione con consistenti fondi per le aree di crisi industriale.

 

Per PeaceLink

Antonia Battaglia – portavoce PeaceLink presso le Istituzioni Europee

Luciano Manna – curatore dossier Ilva

Alessandro Marescotti – Presidente di PeaceLink

Girava in auto a velocità sostenuta per le vie di Manduria insieme allacompagna pur non avendo mai conseguito la patente ed essendo in regime di sorveglianza speciale con obbligo di dimora in territorio di Avetrana. La sua corsa è però terminata con l'arresto da parte dei  carabinieri dell’Aliquota radiomobile del NORM di Manduria. A finire in manette  per inosservanza degli obblighi derivanti dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza cui era sottoposto, è stato  Daniele Miccoli , 34enne, originario di Sava, ma domiciliato ad Avetrana. I militari, durante i consueti controlli del territorio nel comune di Manduria, insospettiti dalla velocità di marcia di una Fiat Punto con a bordo due persone, decidevano di bloccare l’auto e controllare gli occupanti. Come detto, a  bordo del mezzo, condotto dall'uomo, peraltro sprovvisto di patente di guida poiché mai conseguita, vi era anche la sua compagna. 

L'uomo è stato perciò arrestato e accompagnato in carcere.

Mentre lo scalo di Grotaglie continua ad attendere, quello di Pisticci potrebbe fare il passo in avanti e ancora una volta assisteremmo allo spettacolo di una città- Taranto- le cui richieste vengono disattese e di realtà vicine alla nostra in cui invece la rappresentanza politica riesce ad essere efficace e ad ottenere interventi a beneficio della propria comunità.

Ad aprire una riflessione su questo tema e il cav.Alfredo Luigi Conte anche in qualità di presidente del movimento "Taranto, Diritto di volare!" Ecco, di seguito, la nota che ci ha inviato

 

 

 

 

"Mentre noi ci affanniamo a portare avanti la questione aeroporto di Taranto – Grottaglie, gridando ai quattro venti che deve essere messo al servizio delle comunità dell’arco jonico, come aeroporto per voli passeggeri di linea in sistema con gli altri aeroporti pugliesi, proponendo che possa essere riconosciuto per servizio “aeroporto intercontinentale”, considerando che né Bari né Brindisi potranno ambire a questo ruolo non avendo le piste adatte, contrariamente allo scalo grottagliese, dove almeno 2 volte a settimana, atterra e decolla il boeing 747 dreamliner modificato per caricare le fusoliere costruite nello stabilimento di Alenia. Leggendo il comunicato del Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, che lo riporto com’è stato comunicato: L’impegno della Regione Basilicata è stato costante e le risorse messe a disposizione per potenziare l’aviosuperficie “Mattei” di Pisticci importanti. Lo abbiamo ribadito oggi, durante un tavolo convocato in Regione, ridefinendo la Pista Mattei “infrastruttura essenziale per incentivare il turismo e le attività produttive del Materano, del Metapontino e di zone industriali come la Valbasento, ma anche di tutta l’area del bacino mediterraneo-ionico”. Nel 2015 la Regione Basilicata ha già erogato al Consorzio Asi circa due milioni di euro ed ha proposto una riprogrammazione dei Fondi per lo sviluppo e la coesione (Fsc), al vaglio del Cipe, che potrà sbloccare nelle prossime settimane risorse aggiuntive pari ad un milione e 520 mila euro, da utilizzare per far acquisire all’aviosuperficie di Pisticci le caratteristiche di una pista aeroportuale vera e propria.
Nell’ambito del Patto per la Basilicata ho candidato l’aviosuperficie per ulteriori finanziamenti, pari a circa sei milioni di euro ed abbiamo intenzione di approfondire ulteriormente questi temi con le categorie produttive e gli amministratori locali, nel corso di un incontro da convocare nei prossimi giorni. Il mio intento è quello di dare concreta e corretta comunicazione di un lavoro che da parte nostra continua con costanza e attenzione, sgombrando il campo da equivoci, timori e distorte informazioni. Presso l’aviosuperficie di Pisticci, grazie all’opera del Consorzio Industriale di Matera, c’è un cantiere sempre aperto. E partendo dal presupposto che ognuno, in questa vicenda, è chiamato a fare la propria parte, evitando indebite invasioni di campo, sono convinto che colmando il deficit di comunicazione che in talune circostanze sembra essersi verificato, potremo riprendere il filo di un confronto costruttivo, nell’ambito di una visione di sviluppo che ci ha visto sempre mantenere la barra dritta.

Mi viene spontaneo come cittadino, come presidente del movimento Taranto, Diritto di Volare e come coordinatore del dipartimento “Trasporti” provinciale di FI Taranto, chiedere al Presidente della Regione Puglia dott. Michele Emiliano, ai nostri rappresentanti politici regionali e comunali, se vogliono continuare a dare seguito alle  politiche riguardanti alla mobilità aeroportuale del M. Arlotta, indirizzate a renderlo cargo e logistico aerospaziale, promettendoci e facendoci illudere da almeno 10 anni di avere anche i voli passeggeri. Chiedo ancora ai nostri politici se credono si possa realizzare veramente ciò che i lucani vogliono rendere concreto per l’aeroporto Mattei di Pisticci. In questo caso  perderemmo come regione Puglia moltissimi utenti (minimo 500 mila) dell’arco jonico, attualmente, questi utilizzano l’aeroporto di Bari e Brindisi, compresi noi della provincia di Taranto. Non credete- chiedo ai politici- che se questo accadesse, essendo Pisticci a solo 37 km. distante da Taranto noi tarantini e della provincia di Taranto, versante occidentale andremmo a Pisticci a prendere gli aerei di linea? Questo significa che l’Aeroporti di Puglia (AdP), avrebbe un calo dell’utilizzo degli aeroporti di Bari e Brindisi dell’ordine del 20% a Bari e del 30% a Brindisi. Per non parlare delle stagioni estive (maggio – settembre),  quando i territori dell’arco jonico, sono visitati da circa 2 milioni e 100 mila turisti. Oltre a quello che potrà capitare nel periodo di Matera capitale europea della cultura 2019. A questo punto faccio i complimenti alla nostra classe politica per le strategie politiche adottate per la mobilità aeroportuale in Puglia. Mi auguro che il Governatore Emiliano, faccia ciò che ha sempre promesso in campagna elettorale e post campagna elettorale, cioè rendere l’aeroporto di Taranto – Grottaglie al servizio della comunità jonica per voli passeggeri. Noi abbiamo proposto in più occasioni, di far cambiare la dicitura dell’aeroporto di Taranto – Grottaglie per essere riconosciuto aeroporto intercontinentale di servizio in sistema con gli aeroporti pugliesi di Bari e Brindisi".

 

Sabato Grottaglie scende in piazza per difendere il suo ospedale. A partire dalle 9 si svolegerà infatti un sit-in con l'obiettivo di dire a gran voce "no" a qualsiasi ipotesi di ridimensionaento del San Marco. Alla manifestazione parteciperà anche il consigliere regionale nonche presidente della Commissione Affari generali  Personale Cosimo Borraccino. Ecco, di seguito, la nota diffusa dall'esponente politico in merito alla delicata vicenda.

"Tutelare il futuro dell’ospedale “San Marco” è di fondamentale importanza per l’intera provincia ionica.

Richiedere la salvaguardia del presidio di Grottaglie, infatti, non è un gesto campanilistico, ma un atto indispensabile per preservare il diritto alle cure ospedaliere e alla salute della nostra cittadinanza.

Premesso che ad oggi per il nosocomio grottagliese non è prevista la chiusura, i numeri e le necessità territoriali non ne permettono un ampio ridimensionamento.

Nel 2015 si contano 560 nascite, 800 interventi e 21.000 accessi al Pronto Soccorso. Numeri che, se dovessero essere sommati a quelli del presidio ospedaliero centrale del Santissima Annunziata, rischierebbero di paralizzare  il servizio sanitario ionico.

Si rende perciò essenziale stimolare l’Asl di Taranto e la Regione Puglia affinché il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Grottaglie non venga trasformato in Posto di Primo Intervento e il Punto Nascita sia mantenuto aperto.

È per questo che il prossimo sabato 23 gennaio alle 9:00, sarò accanto a coloro che scenderanno in piazza in difesa del “San Marco”.

La mia presenza alla manifestazione di sabato mattina sarà simbolica, rispetto al costante impegno nei confronti dell’ospedale di Grottaglie, che continua anche e soprattutto a livello istituzionale. Affronterò infatti venerdì prossimo in qualità di componente della  Commissione Sanità della Regione Puglia, alla presenza del Presidente Michele Emiliano, queste problematiche.

 

Insomma, alla fine è saltato tutto. Travolto dalle polemiche relative alla sua condanna per il tragico incendio alla Thyssen, che subito dopo la nomina hanno letteralmente invaso il web alimentando una serie di reazioni a catena, l'ing. Marco Pucci ha deciso di fare marcia indietro e di rinunciare all'incarico di direttore generale dell'Ilva, Ecco la sua dichiarazione: "Ringrazio i commissari per la fiducia che mi hanno mostrato nel nominarmi direttore generale di Ilva per la fase di trasferimento degli asset della società. Tuttavia non ritengo di accettare l'offerta e preferisco attendere l'esito del ricorso in Cassazione sul processo che mi ha visto condannato ingiustamente per il tragico incidente alla Thyssen di Torino. All'epoca ero nel Consiglio di amministrazione della società senza alcuna delega alla sicurezza e con responsabilità nelle aree commerciali e del marketing. Confido che i giudici supremi sapranno dare il giusto peso alle responsabilità penali personali. Sono tornato in Ilva un anno fa e continuerò a collaborare come manager per il risanamento e il rilancio della società".

Alla luce di questa decisione, si attende ora di capire come l'azienda intenderà muoversi,

Intanto, sul fronte locale, si registra una dichiarazione del sindaco Ippazio Stefàno a conclusione del Consiglio di fabbrica di  Fim, Fiom, Uilm dell'Ilva tenutosi nell'aula consiliare di Palazzo di Città e conclusosi con un documento in cui si preannunciano iniziative nei confronti di Giverno e rappresentanti sindacali nazionali al fine di ottenere garanzie su mantenimento dei livelli occupazionali e ambientalizzazione. "Quella di Fim, Fiom e Uilm- commenta il Sindaco- è un’azione sindacale forte che delinea lo stato di tensione tra i lavoratori e ben si inserisce nel quadro più complessivo delle iniziative, avviate da questo Comune, che hanno trovato la condivisione dei sindaci delle città sedi di insediamenti siderurgici. Pertanto, ora con forza e all’unisono rivendichiamo lo svolgimento del richiesto incontro urgente con il Governo per ottenere la costituzione di un Tavolo Nazionale sulla Siderurgia e sul Trasporto, quale sede di confronto e approfondimento sugli intendimenti e sulle scelte del Governo in ordine alla politica industriale dell’acciaio 

 

 

CON LE RISORSE DEL “5xMILLE” UN PROGETTO DI PROMOZIONE

 

L’osservatorio meteorologico “Luigi Ferrajolo”, in Città Vecchia, è un patrimonio della città mai abbastanza preservato.

Le Acli Provinciali di Taranto, invece, perseguendo la loro vocazione alla sussidiarietà e all’utilità sociale hanno deciso di sostenerlo con idee e azioni che puntano proprio nella direzione opposta.

Per questo motivo giovedì 21 gennaio, alle 10 nella sede dell’osservatorio in via Duomo 181, sarà ufficializzato il cammino progettuale intitolato “Alla ricerca del tempo perduto”.

Non si tratta del “tempo” proustiano, certo, ma del tempo atmosferico; anche se la memoria avrà un ruolo importante.

Grazie ai fondi del “5Xmille”, infatti, le Acli Provinciali hanno deciso di preservare la mole considerevole di studi, previsioni e attrezzature oggi conservata nella sede dell’osservatorio: un patrimonio storico, scientifico e umano di valore inestimabile, che per alcuni versi racconta la città ma che ha bisogno di essere adeguatamente catalogato.

Come meglio spiegheranno il direttore dell’osservatorio, il professor Vittorio Semeraro, e il presidente delle Acli Provinciali, il dottor Aldo La Fratta, il progetto “Alla ricerca del tempo perduto” avrà quattro direttrici principali, accomunate dall’obiettivo di promuovere e proteggere le attività della struttura: progettazione e realizzazione di un sito internet, sviluppo di un software per la catalogazione dei beni librari, catalogazione di tutti i beni conservati e acquisto di attrezzature necessarie a questi scopi.

In questo modo le Acli Provinciali di Taranto confermano il loro impegno diretto nella partecipazione attiva alla vita della città, restituendo alla collettività risorse preziose attraverso progetti di sviluppo concreti.

I genitori tarantini non ci stanno a subìre critiche e invettive rispetto all'iniziativa di far affiggere il manifesto "I bambini di Taranto vogliono vivere". Un'iniziativa forte che non ha mancato di suscitare polemiche. Ecco come rispondono al PD e alla sua presa di posizione in merito alla questione

Apprendiamo dalla stampa la scomposta reazione del PD locale alle affissioni dei manifesti "I BAMBINI DI TARANTO VOGLIONO VIVERE" dei genitori tarantini. Il vicesegretario provinciale del PD, Costanzo Carrieri, ha definito il nostro un "atto di populismo sfrenato", senza considerare di avere come interlocutore proprio il popolo e non un avversario politico. Lo stesso PD che ha condotto l'intera campagna elettorale del 2012 diffondendo manifesti in cui veniva lanciato il messaggio "La vita dei tarantini prima di tutto" salvo poi, in barba alla Costituzione italiana - che individua nella difesa della salute un punto fondamentale - proporre ed approvare ben nove decreti ammazza Taranto. Inoltre, sono gli stessi che annunciano l'intervento dello Stato - quindi soldi pubblici - in favore di Taranto, mentre, invece, queste risorse pubbliche vengono, di fatto, utilizzate per salvare un privato, quale è l'Ilva e, soprattutto, per coprire i suoi debiti verso le Banche. Riteniamo, pertanto, che le dichiarazioni dei vertici del PD rientrino nel più becero populismo. Il manifesto commissionato dai genitori tarantini è solo la fotografia di una realtà che gli stessi politici hanno voluto per un territorio che avrebbe meritato altra e più gloriosa sorte. Ci preme informare il PD che i dati, a cui fanno seguito le nostre preoccupazioni genitoriali, sono quelli riportati nello studio S.E.N.T.I.E.R.I. e ci domandiamo se esistano ulteriori evidenze scientifiche, di cui solo il PD sarebbe a conoscenza, che possano tranquillizzare delle mamme e dei papà preoccupati per il gravissimo pericolo sanitario a cui i propri bambini sono esposti. Vogliamo fare nostra la frase che il Gip Patrizia Todisco, nell’ordinanza di sequestro preventivo degli impianti dell’area a caldo, scriveva: “Non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell’Ilva, abbia ancora ad ammalarsi o a morire o ad essere comunque esposto a tali pericoli, a causa delle emissioni tossiche del siderurgico”. Concludiamo con una doverosa considerazione: "se amare i nostri figli e preoccuparci per loro significa essere populisti sfrenati siamo, allora, onorati di esserlo." Genitori tarantini

 

 

 

Cosa sta accedendo a Bruxelles

Gli aiuti pubblici all’ILVA

 

I soldi pubblici non devono servire ad aiutare l'Ilva ma i lavoratori e la città per bonifiche, riconversione, ambientalizzazione. E'questo, in estrema sintesi, il pensiero espresso da Peacelink  nel corso della conferenza stampa convocata presso la libreria Ghilmalesh alla vigilia di una scadenza che potrebbe rivelarsi decisiva.

Come si legge in apertura della corposa documentazione fornita agli organi di stampa che di seguito pubblichiamo integralmenrte  

 

"La proposta di aprire un'inchiesta sugli aiuti pubblici destinati all'Ilva approda domani 19 gennaio 2016 sul tavolo della Commissione europea.

 

La commissaria per la concorrenza Margrethe Vestager illustrerà alla Commissione Europea i motivi alla base dell'iniziativa nel quadro della disciplina Ue che vieta gli aiuti di Stato alla siderurgia e alla luce dell'importanza del settore. Successivamente Bruxelles dovrebbe rendere pubblica la decisione di avviare l'inchiesta.

 

“L'inchiesta formale che dovrebbe essere aperta la prossima settimana da Bruxelles - si legge sull’ANSA - mira soprattutto a valutare la legittimità del prestito ponte da 300 milioni accordato a dicembre ma anche degli ulteriori interventi a sostegno dell'Ilva per complessivi 800 milioni di euro previsti dalla legge di stabilità 2016. Martedì a Strasburgo, dove la Commissione si riunirà in occasione della sessione plenaria dell'Europarlamento, Vestager illustrerà il contesto nel quale si viene a collocare sia l'indagine sul caso Ilva e sia quella su un'altra aziende del settore siderurgico che sarà aperta in contemporanea”.

 

PeaceLink aveva segnalato il problema

 

A segnalare un anno e mezzo fa le azioni di “aiuto” all’ILVA era stata PeaceLink e per mesi l’attività di indagine della Commissione Europea era stata ufficiosa e informale.

 

Il governo italiano potrà portare il suo punto di vista

 

L'avvio dell'inchiesta e la pubblicazione sulla 'Gazzetta Ufficiale Ue' delle contestazioni mosse al governo consentirà a tutte le parti interessate di presentare a Bruxelles le rispettive osservazioni. Al termine della valutazione delle informazioni così raccolte, Bruxelles dovrà decidere se ed eventualmente in quale misura gli aiuti ricevuti dall'Ilva sono compatibili con le norme che regolano il funzionamento del mercato unico europeo e il rispetto di una corretta concorrenza.

 

Cosa sta succedendo in Italia

 

Frana la cordata italiana Salva-Ilva

L’intervento dello Stato tenta di tamponare una situazione sempre più sfilacciata.

I bresciani di Ori Martin (acciaieria) dicono che non sono interessati a quote Ilva. E anche Feralpi (gruppo siderurgico) smentisce di volersi accollare quote di Ilva, ossia debiti. Anche Fiat non vuole far parte della cordata. E la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) non può investire (è vietato dallo statuto) in aziende decotte. I soldi dell'ultimo decreto non possono essere dati altrimenti interviene la Commissione Europea, ma per il Governo è l’ultima parta prima del deragliamento dell’ILVA.

 

L’uso improprio della Cassa Depositi e Prestiti (CDP)

 

Utilizzando CDP (risparmio postale delle famiglie) per salvare l’ILVA si verrebbe meno a vincoli di legge a tutela del risparmiatore; per questo risparmio è prevista una “sana e prudente gestione”. Franco Bassanini ha scritto queste osservazioni che assolutamente sconsigliano l’uso della CDP quale strumento di intervento nel capitale di imprese in crisi.

 

Ostacoli all’uso della CDP per aziende in crisi

 

Essi possono essere così riassunti:

a) La legge impone a Cdp e alle sue controllate per gli investimenti in equity l’obbligo di investire solo in società “in condizioni di stabile equilibrio economico, patrimoniale e finanziario” e con “adeguate prospettive di redditività”;

 

b) lo stesso obbligo è ribadito dallo Statuto di Cdp e del FSI (che gli azionisti di minoranza, il cui voto è necessario, hanno già fatto sapere di non volere modificare);

 

c) un intervento in equity in imprese in crisi rischia di innescare una procedura europea di infrazione per aiuti di Stato.

 

Un intervento di Cdp nella ristrutturazione di imprese in crisi la avrebbe esposta inoltre ai seguenti altri rischi:

 

d) il rischio di riclassificazione di Cdp nel perimetro della PA, da parte di Eurostat, con relativo consolidamento del suo debito nel debito pubblico;

 

e) il rischio di un intervento della vigilanza di Banca d’Italia, alla quale Cdp è soggetta;

 

f) il rischio di un procedimento per danno erariale di fronte alla Corte dei Conti;

 

g) last but not least, il rischio di una fuga dei risparmiatori dal risparmio postale, di fronte alle polemiche e/o equivoci che un intervento della Cassa innescherebbe (“Governo e Cdp mettono a rischio i risparmi dei pensionati!”).

 

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Franco Bassanini è stato presidente della Cassa Depositi e Prestiti dal 6 novembre 2008 al 10 luglio 2015.


 

Le vere ragioni della crisi dell’ILVA

Mentre il governo tende a scaricare le colpe della crisi dell’ILVA sull’Europa, o sugli ambientalisti o sui magistrati o sulle multinazionali tedesche e francesi della siderurgia, sta accadendo qualcosa di molto grave: il prezzo dell’acciaio crolla del 45% a livello mondiale. E la contrazione della domanda di acciaio, a fronte di una sovracapacità produttiva ormai crescente, rende l’acciaio una merce sovrabbondante e destinata a generare una guerra dei prezzi al ribasso sempre più forte. L’ILVA ha perso tre miliardi di euro in tre anni e non sembra migliorare la situazione del settore per il 2016 di fronte ad una stagnazione del mercato siderurgico. Nel 2015 la produzione di acciaio dello stabilimento ILVA di Taranto è rimasta sotto i 5 milioni di tonnellate/anno quando ne servirebbero almeno 7 per raggiungere il punto di pareggio fra costi e ricavi. E l’aumento della produzione non può avvenire in una situazione di ristagno del mercato (la stessa Cina non aumenta più i suoi livelli produttivi).


 

La posizione di PeaceLink

Il divieto posto dal TFUE

 

Gli aiuti di Stato sono vietati dal Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) per evitare che venga falsata la concorrenza e che si manifesti il rischio di falsare la concorrenza.

Questo divieto non è stato scritto contro l’Italia ma è posto anche a tutela di tutte le nazioni e quindi anche dell’Italia. E infatti l’Italia ha firmato il TFUE. E se il governo italiano lo dovesse violare aiutando l’ILVA non può contestarlo proprio ora. Anche perché il cattivo esempio si potrebbe estendere ad altre nazioni ben più potenti dell’Italia, come la Germania o la Francia o la Gran Bretagna, che potrebbero fare lo stesso aiutando le loro acciaierie e mandando in frantumi l’Unione Europea in una concorrenza senza più regole comuni.

 

Il governo italiano può aiutare la città di Taranto, i lavoratori Ilva ma non l’azienda Ilva. Lo specifica l’articolo 107 nei suoi vari commi in cui specifica cosa è vietato, cosa è consentito e cosa può essere consentito.

 

I soldi dello Stato devono servire ad aiutare i lavoratori e la comunità

La posizione di PeaceLink è quella di usare i soldi dello Stato (ossia dei contribuenti) allo scopo di aiutare i lavoratori ILVA e la comunità locale, favorendo una riconversione anche con i fondi dell’Unione Europea per le aree di crisi industriale. Usarli dandoli all’ILVA significherebbe

  • buttarli in un pozzo senza fondo (ILVA ha perso tre miliardi di euro in tre anni)

  • bruciare dei fondi che servirebbero per la riconversione e trovarsi sguarniti di risorse nel momento in cui ILVA chiuderà (riproponendo per Taranto uno scenario di desolazione e di abbandono stile Bagnoli);

  • far incappare l’Italia in una procedura di infrazione con pesanti sanzioni.

Invece di farsi sanzionare dall’Europa, il governo italiano si può far aiutare dall’Europa per il processo di riconversione e di rilancio, per il quale sono previsti appositi fondi.

 

I soldi dei risparmiatori non vanno toccati

 

L’uso della CDP va assolutamente scongiurato altrimenti lanceremo una campagna di obiezione di ritiro dei risparmi dai libretti postali e dai buoni fruttiferi, e sconsiglieremo i risparmiatori dal prenderne di nuovi sia per ragioni di coscienza che di convenienza.

 

L’attività di PeaceLink a Bruxelles

 

Informazioni costanti alla Commissione Europea

 

PeaceLink ha posto da un anno e mezzo a Bruxelles il problema degli aiuti di Stato all’ILVA quando ha notato che Ilva produceva enormi perdite e si stava avviando a diventare un’azienda decotta.

L’attività di PeaceLink è avvenuta informando in modo tempestivo e accurato la Commissione Europea, così come ha fatto per le violazioni della direttiva sulle emissioni industriali.

PeaceLink ha agito in modo trasparente rendendo note le sue comunicazioni alla Commissione.

 

PeaceLink è iscritta al Registro Europeo della Trasparenza.

PeaceLink ha potuto esercitare in Europa quelle azioni di partecipazione democratica che dovrebbero essere favorite anche in Italia. L’Europa consente ai cittadini una partecipazione e un ascolto che il governo italiano non attua.

E' un grande onore per Peacelink essere un'associazione accreditata presso la Commissione Europea e il Parlamento Europeo.

Mentre in Italia vengono fatte leggi per rendere legale ciò che non è legale (incorrendo in infrazioni europee), riteniamo che l'Europa sia un riferimento di legalità imprescindibile per fermare questa riscrittura malata della legislazione nazionale ad uso e consumo del governo e a danno dei cittadini.


 

L’Europa ascolta, il governo italiano no

Le critiche a PeaceLink di aver agito usando amicizie “potenti” nasce dall’ignoranza delle regole comunitarie che garantiscono ai cittadini e alle loro associazioni il diritto di interloquire con la Commissione Europea. In Europa i cittadini vengono ascoltati e considerati, in Italia il governo li ignora e li umilia. Accade così che chi li ignora e li umilia senta addirittura puzza di bruciato quando le istituzioni europee invece li ascoltano con attenzione e serietà, applicando le leggi, invece di eluderle.

 

La portavoce europea di PeaceLink

Chi in questi giorni non si è fatto una ragione della capacità di PeaceLink di portare la voce di Taranto ai massimi livelli europei ha insinuato complotti di ogni tipo. Non ha calcolato che la portavoce di PeaceLink, Antonia Battaglia, è stata funzionaria dell’Onu con un lungo curriculum di relazioni internazionali, lauree e master. Nulla a che vedere con quelli che sono abituati a fare in Italia le solite arrampicate politiche con una robusta raccomandazione e un mediocre curriculum.   

 

La persistenza del pericolo sanitario a Taranto

 

La vicenda sugli aiuti di Stato all’Ilva si svolge in parallelo rispetto all’altro dibattito, quello sulla salute e della minaccia dell’inquinamento, nonché nella preoccupazione che il persistere dell’inquinamento genera soprattutto fra chi ha bambini piccoli. Alcuni genitori tarantini si sono autotassati per far affiggere dei manifesti in città con la scritta “I BAMBINI DI TARANTO VOGLIONO VIVERE”.

Il vicesegretario provinciale del Pd jonico Costanzo Carrieri ha definito come atti di «populismo sfrenato i manifesti 6x3» apparsi in questi giorni in città relativi al futuro dei bambini tarantini.

Lo studio Sentieri ha certificato un eccesso del 54% di tumori nei bambini a Taranto rispetto alla media regionale.

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I genitori così hanno raccontato il contesto in cui è maturata la scelta di far affiggere quei manifesti.

 

“Mamma, ma è vero che a Taranto i bambini si ammalano molto di più che nel resto d’Italia?”

Federica (il nome è di fantasia) aveva otto anni e gli occhi spalancati dal terrore quando per la prima volta pose questa domanda alla madre. Li vedemmo, quegli occhi, perché eravamo lì, a casa dei nostri amici, quella sera. Il silenzio calò così improvviso e freddo da gelare i nostri cuori. E mentre la madre cercava una risposta “adeguata”, se mai ci può essere risposta a tale domanda, Federica la fissò con le lacrime agli occhi, urlando: “Tu mi devi portare via da qui. Ti prego. Io voglio vivere”.

 

I commissari straordinari di Ilva, Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba hanno nominato, oggi, l’ingegnere Marco Pucci direttore generale del Gruppo Ilva. Già responsabile del coordinamento delle partecipate del Gruppo e precedentemente direttore commerciale, Marco Pucci assume l’incarico all’avvio dell’esecuzione del programma di trasferimento dei complessi aziendali dell’ILVA predisposto dai tre commissari e approvato con decreto dal ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi.

Pucci, esperto del settore siderurgico, è stato amministratore delegato di Acciai Speciali Terni, dopo una lunga carriera nel gruppo Tyssen. Laureato in ingegneria ad Ancona, ha svolto nel 1989 un anno di training presso lo stabilimento Nippon Steel diKimitsu all'interno del progetto high potential che ha coinvolto 12 ingegneri selezionati in tutti gli stabilimenti del Gruppo ILVA.

Dal 1990 al 1992 è stato responsabile produzione dell'acciaieria due dello stabilimento ILVA di Taranto.

Nel 1992 ha assunto la responsabilità della gestione delle materie prime di Acciai Speciali Terni (AST), allora ancora Gruppo ILVA (fino al 1994). Nel 1996 diventa responsabile degli approvvigionamenti di AST, nel 2002 direttore vendite, nel 2003 CEO di Terninox (centro servizi del Gruppo) e nel 2005 membro del board con deleghe al marketing e commerciale.

Dal 2012 è CEO di Acciai Speciali Terni (con deleghe al marketing, commerciale, spedizioni e logistica, pianificazione commerciale e industriale, affari legali, personale e internal auditing), e, tra l'altro, presidente di Terninox, consigliere di Aspasiel, presidente del Centro Inox, consigliere di Federacciai, membro di ISSF (International Stainless Steel Forum) e membro Eurofer.

Nel 2014 torna in Ilva prima come direttore commerciale e, fino ad ora, come responsabile del coordinamento delle società partecipate.

In una nota precedente si fa presente che seguito del nuovo scenario, creatosi con i recenti sviluppi che hanno interessato il Gruppo Ilva ed essendo mutate le condizioni per le quali l’ing. Massimo Rosini era stato chiamato un anno fa alla guida della Società, i commissari straordinari, Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi, e il direttore generale Rosini hanno deciso congiuntamente di risolvere il rapporto di lavoro che legava quest’ultimo all’Azienda.

 

I commissari ringraziano l’Ing. Rosini per il proficuo lavoro svolto durante la sua gestione e per aver guidato la fase di rilancio industriale della Società e per aver continuato le attività di risanamento ambientale, in un contesto di mercato particolarmente difficile per Ilva e per l’intero settore siderurgico.

 

 

 

 

 

Pronto a incalzare Governo e rappresentanti sindacali nazionali per ottenere garanzie su livelli occupazionali e ambientalizzazione

 

L'apertura di un confronto col Governo che abbia al centro la questione relativa al mantenimento degli attuali livelli ocupazionali e gli interventi in materia ambirntale, l'avvio di un confronti serrato all'interno con l'azienda al fine di ottenere una riduzione degli esuberi temporanei, l'isituzione di un tavolo nazionale di fim, Fiom, Uilm che veda coinvolti tutti i siti siderurgici per interloquire con il Governo, Sono queste, in sintesi, le decisioni assunte ieri mattina dal  consiglio di fabbrica Ilva di Fim Fiom e Uilm, che ha deciso dopo un sit in, in una fase complicata in cui versa l’Ilva di Taranto, di riunirsi presso la sala consiliare  di Palazzo di Città concessa dalla stessa istituzione, per discutere delle varie questioni e tematiche che interessano lo stabilimento siderurgico ed il futuro dei lavoratori.

 

 

I punti  emersi dai vari interventi delle RR.SS.UU. sono stati i seguenti:

 

 

Da una discussione in merito al D.L.n. 191/2015 varato il 4 Dicembre scorso che ha portato alla pubblicazione del bando in data 5 Gennaio 2016 a firma del ministro Guidi, inerente le manifestazioni di interesse in relazione all’operazione di trasferimento dei complessi aziendali, Fim, Fiom e Uilm ritengono necessario avviare un confronto con il Governo per affrontare nel merito, il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, ribadire la totale contrarietà ad eventuali spacchettamenti e ottenere chiarimenti circa le modifiche del Piano Ambientale, consapevoli del fatto che potrebbero esserci variazioni qualora dovessero presentarsi ulteriori innovazioni tecnologiche, funzionali all’abbattimento dell’impatto ambientale. 

 

La procedura di consultazione dei contratti di solidarietà in scadenza, aperta ufficialmente da Ilva,  ci vedrà impegnati nei vari incontri con l’azienda finalizzati alla riduzione degli esuberi temporanei. Inoltre l’introduzione delle modifiche apportate dal Jobs Act, che peggiorano la tutela del reddito dei lavoratori, rende imprescindibile la richiesta  di integrazione salariale, già manifestata da Fim Fiom e Uilm ad Ilva nell’incontro del 11 Gennaio 2016, a cui l’azienda ha manifestato la propria indisponibilità.

 

Emerge inoltre la necessità di istituire un tavolo nazionale di FIM FIOM UILM, partendo con un coordinamento nazionale delle RR.SS.UU., tra i vari siti interessati alla siderurgia, finalizzato ad ottenere risposte concrete dal Governo.

 

 

Dall’analisi di quanto discusso oggi le RR.SS.UU. di Fim Fiom e Uilm hanno stabilito di iniziare una campagna di assemblee con i lavoratori anche in preparazione delle mobilitazioni che seguiranno qualora gli scenari futuri continueranno e dare incertezze rispetto alla mancanza di garanzie sulle opere di bonifica necessarie e sulla tenuta dei livelli occupazionali.

Analogo dibattito si terrà nei prossimi giorni con i lavoratori dell’indotto, già duramente penalizzati dalle ricadute di tale situazione, per intraprendere un percorso comune.

 

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