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Provincia di Taranto al voto per l’elezione del nuovo Presidente. L’appuntamento con le urne è per il 31 ottobre prossimo. Il successore di Martino Tamburrano, che lascia la guida dell’Ente dopo un mandato, dal 2014 al 2018, sarà scelto tra i sindaci in carica. Salvo sorprese sembra profilarsi una partita a due. In pole position ci sono il primo cittadino di Taranto Rinaldo Melucci, del Partito Democratico che potrebbe però essere penalizzato sia dalle fratture interne al centrosinistra che stando alle voci da alleanze trasversali non gradite a tutto lo schieramento, e quello di San Marzano Giuseppe Tarantino già parlamentare di Forza Italia nonché figlio di Paolo Tarantino che ricopri’ la carica di Presidente dal 1972 al 1986 in quota alla Democrazia Cristiana. Tamburrano, che non potrà concorrere per il secondo mandato in quanto non più sindaco di Massafra. In questa partita va anche considerata l’incognita delle Amministrazioni targate Cinque Stelle e di quelle che non rientrano in partiti o coalizioni.

Con il Decreto del Presidente n. 77, oggi, sono stati indetti i comizi elettorali.

Le operazioni di voto si svolgeranno nell’unica giornata del 31 ottobre 2018, dalle ore 8 alle ore 20 nel seggio costituito presso il Palazzo della Provincia di Taranto, in Via Anfiteatro 4.
Come dicevamo saranno eleggibili alla carica di Presidente della Provincia unicamente i Sindaci dei comuni compresi nel territorio della provincia di Taranto, in carica alla data corrispondente al termine finale fissato per la presentazione delle candidature ed il cui mandato scada non prima di diciotto mesi dalla data di svolgimento delle elezioni o nel termine più breve previsto dalla Legge di conversione del Decreto Milleproroghe attualmente in discussione.

Dobbiamo prendere atto di una cosa, una volta per tutte, Taranto è una città arrabbiata e che non si ama. O comunque non abbastanza. Non come dovrebbe. I sentimenti di contrasto hanno sempre prevalso su quelli di armonia e di equilibrio inficiando azioni che in un clima diverso avrebbero prodotto risultati importanti. La lacerazione adesso è ancora più evidente. La vicenda Ilva ne è simbolo. Ma non solo. C’è come un istinto distruttivo che punta a distruggere nel vero senso della parola anche ciò che arriva di buono. Prendiamo ad esempio la passeggiata del Lungomare, luogo di straordinaria bellezza che giaceva abbandonato alla mercé di chi lo aveva trasformato in dormitorio a cielo aperto e ricettacolo di rifiuti. È stato rimesso a nuovo e ripulito. Insomma, una cosa oggettivamente bella e positiva per la città ... E cosa succede? Succede che a percorrerlo si scopre che l’animo vandalico ha colpito a tempo di record, lasciando segni tangibili (recinzione di legno spaccata, piante strappate). Si potrebbe dire che dietro questi danneggiamenti si nasconde una minoranza di persone, che questa è una banalità, un episodio estemporaneo, che non è da queste cose che si misurano l’amore e l’attenzione dei cittadini nei confronti di Taranto. A no? E da cosa allora? Da cosa si misurano?
Dalle grandi cose forse? Dalla coesione che ha permesso alla città di perseguire obiettivi comuni azzerando divisioni di bandiera, personalismi e polemiche inutili? Dalla forza rappresentativa di sindaci e amministratori capaci di dialogare e di combattere (sì sì proprio di combattere) per il bene della propria terra? Be’ passato e presente ci dicono che non è andata proprio così...
Tant’è che oggi un ministro della Repubblica eletto in un Movimento che aveva fatto dello slogan “Stop alle fonti inquinanti!” il proprio portabandiera può permettersi di firmare un accordo con il colosso Arcelor Mittal per la vendita dell’Ilva che fa gongolare gli industrialisti, resuscita un Pd dato per morto e tradisce completamente le aspettative degli elettori tarantini.
E può, lo stesso ministro, parliamo ovviamente del pentastellato Luigi Di Maio, permettersi di intervenire alla Fiera del Levante con un discorso stile “campagna elettorale de noantri” e come se nulla fosse accaduto dire con tono enfatico cose tipo “Taranto è un deserto, è stata espropriata di tutto e non deve dipendere più da una sola azienda (l’Ilva che lui, il ministro, sta contribuendo a rendere centrale e più forte di prima visto che ai nuovi proprietari è anche garantita l’impunita’ penale n.d.r.)”. Questo si può dire di Taranto, la città che non si ama ...


Non c’è quiete dopo la tempesta. Al contrario, sui cieli dell’Ilva continua a tuonare. La parola di oggi è “dimissioni”che arriva da voci diverse e lontane tra loro. Sono quelle che dovrebbe dare il ministro Di Maio secondo il suo predecessore Carlo Calenda alla luce  del parere dell’Avvocatura dello Stato sulla gara per l'aggiudicazione dell'Ilva (“ha distorto un parere istituzionale”).
Da Venezia, dove questa sera condurrà la serata conclusiva della Mostra del Cinema, l’attore tarantino Michele Riondino da elettore dei Cinque Stelle in un’intervista pubblicata da La Repubblica attacca “i parlamentari che abbiamo eletto a Taranto devono andarsene, hanno rubato i nostri voti, hanno tradito le promesse fatte in campagna elettorali. Avendo promesso mari e monti, la chiusura delle fonti inquinanti, le bonifiche dell’area, la riconversione economica, noi adesso ci aspettiamo le dimissioni in tronco di tutti i consiglieri e dei parlamentari di Camera e Senato del Movimento”.
Tornando alla gara va detto che oggi Di Maio nel chiudere definitivamente e formalmente il procedimento per l’aggiudicazione disponendo  "il non annullamento" ha pubblicato il parere dell’Avvocatura ("La mancata valutazione della nuova offerta in rilancio formulata da Acciai Italia (l'altra cordata in gara per Ilva) - si legge tra l’altro- può assumere rilievo di quell'eccesso di potere che sarebbe uno dei due presupposti per annullare la gara. Ma la possibilità di annullare deve ancorarsi ad un interesse pubblico concreto ed attuale, particolarmente corroborato". )
Ed è proprio quello  dell’interesse pubblico uno dei punti sucui si è giocata la partita in favore di Arcelor-Mittal anche perché come ha sottolineato la stessa Avvocatura” in caso di eventuale azzeramento delle procedure e ripartenza della gara, Acciai Italia non sarebbe stata in partita perchè nel frattempo la cordata era stata sciolta.”
Ed ecco che Calenda tornato prepotentemente in partita coglie la palla al balzo e commenta “Chiaro ora perchè Di Maio ha tenuto segreto il parere. L'Avvocatura conferma in pieno il parere precedente sui rilanci. Eccesso di potere ci sarebbe stato se non si fosse tenuto in conto l'interesse pubblico. In un Paese serio un ministro che distorce un parere istituzionale si dimette".


Inviato da iPhone

 

Torna a parlare di immigrazione, di lavoro e di ambiente l’arcivescovo di Taranto mons.Filippo Santoro nell’omelia pronunciata oggi a San Giovanni Rotondo in occasione dell’inaugurazione dell’anno pastorale.
Ecco il passaggio in cui vengono trattati questi attualissimi temi
“In questi giorni anche io ho manifestato la volontà di accogliere nell’arcidiocesi di Taranto parte dei migranti ospitati a Rocca Di Papa. Ciò che rimane un semplice gesto di carità per tanti fratelli e sorelle, le cui storie dovrebbero toccarci il cuore, ha scatenato una serie di attacchi violenti verso la mia persona tant’è che da più parti, in primis dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e poi da tanti altri che ringrazio, mi sono arrivate attestazioni di solidarietà. Sono sereno perché rispondo alla mia coscienza e alla comunione col Santo Padre. Non mi affliggono tante cattiverie e cose false dette sul mio conto, ma sono fonte di tanta amarezza per la scoperta di un mondo carico d’odio, di mancanza di responsabilità, di gente nascosta nella rete, con così poca umanità. D’altronde il primo ad essere bersaglio di tanta violenza dei social network è Papa Francesco e con lui, in questi giorni la Conferenza Episcopale Italiana.
Il Vangelo non ci da margini di interpretazione sul piano dell’amore, non ci sono vie alternative o riduzioni. Il Vangelo nella sua semplicità ed inequivocabile affermazione ci comanda di amare Dio e il prossimo come Do ci ha amato senza distinzione di razza e di appartenenza sociale; omettere ciò vuol dire non amare il Signore. 
Però devo dire «coraggio» insieme con il profeta perché Taranto non è quella che è apparsa in quei post dei social, che evidentemente non raccontano la realtà. Non siamo un popolo razzista e cinico, perché nelle nostre numerose difficoltà siamo stati in prima fila, Chiesa, istituzioni e mondo delle associazioni per aiutare i migranti, dando esempio di accoglienza e di generosità. Tanto si fa per i migranti e in questi anni non si sono registrati problemi di ordine pubblico o altri disagi. Sappiamo anche molto bene che non risponde al vero il continuo luogo comune che tra noi ci sia, come Chiesa, interesse per gli stranieri e disinteresse per gli indigenti italiani; per questi infatti la diocesi ha ristrutturato un palazzo nobiliare in pieno centro storico. Palazzo Santacroce, ora “Centro San Cataldo Vescovo”, dove diamo la possibilità di dormire e di mangiare ai senzatetto della città. È un progetto che abbiamo visto crescere insieme di pellegrinaggio in pellegrinaggio, che sosteniamo insieme ed ora è lì a testimonianza dell’amore di Gesù per i più poveri, opera segno del Giubileo della Misericordia, il Giubileo del cuore infinito di Dio.
Fratelli e sorelle, il profeta ci annuncia «coraggio» perché l’arrivo del Signore ci aiuterà a vincere con fiducia la brutta stagione di razzismo e di odio che mai si confà al nostro spirito dei popoli del  Mediterraneo. Impegniamoci perché questa fase nel nostro Paese conosca presto il suo termine per cedere il passo alla generosità e alla pace di cui siamo sempre stati capaci.
La carità deve unirci e mai dividerci, l’amore per i poveri che, come promesso da Gesù negli ultimi giorni della sua vita terrena, saranno sempre con noi, è il segno distintivo della fraternità cristiana che accoglie senza discriminazione i poveri italiani e i poveri migranti.
Specie in questo momento dobbiamo ancora una volta dare prova di unità, mentre la situazione delle problematiche ambientali e del lavoro nella nostra città sembrano essere ad una svolta dopo una stagione di temporeggiamenti e di indecisioni. Continuo a manifestare la mia vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie perché ci sia dignità e sicurezza sul lavoro, difesa della salute e dell’occupazione, senza licenziamenti e mantenendo i diritti acquisiti sia per dipendenti diretti come per quelli dell’indotto. Continua, però, a preoccuparci una crisi lavorativa senza precedenti.  Molti dei nostri giovani sono costretti ad emigrare e così perdiamo un grande capitale umano e sociale prima ancora che economico.”



Faceva parte del lungo elenco di opere incompiute di questa città. Invece eccolo qua, con la nuova facciata bianca e grigia, la balconata, gli archi, la scritta retro’ che ci riporta indietro nel tempo, quando accanto c’era il Gran Cafe’ la Sem e per assistere agli spettacoli bisognava fare la fila.

E’ lui, il Cinema Teatro G.Fusco, che sta per tornare a vivere completamente restaurato. Tolta l’impalcatura che la nascondeva ora la nuova faccia è visibile in tutta la sua bellezza.  

Sono passati tre anni dell’avvio dei lavori di quello che sarà il Teatro comunale.  Ma facciamo un po’ di storia. La struttura di via Giovinazzifu realizzata da Gennaro Fusco che la inaugurò  il 24 marzo 1907 con il nome di “Cinematografo Internazionale”.  Inizialmente era fatta di legno ma nel 1927 fu demolita e ricostruita in muratura e a partire dal 28 divenne il “Cinema teatro Fusco”.  Nel 2000 fu ceduto al Comune che con la Giunta Stefano ha proceduto alla sua ristrutturazione determinando uno spazio con 477 e palco da 150 metri quadrati e area archeologica venuta alla luce durante i lavori.

Il nuovo proprietario dell’Ilva di Taranto ArcelorMittal fornirà l'acciaio per la realizzazione del nuovo ponte sul torrente Polcevera, a Genova, in sostituzione di quello collassato nella campata centrale la mattina del 14 agosto, provocando la morte di 43 persone, e i cui restanti monconi saranno demoliti. Il colosso siderurgico franco-indiano che ha acquisito l’Ilva e quindi gli stabilimenti di Taranto e di Genova Cornigliano. E dovrebbe venire proprio dall'impianto del capoluogo ligure parte dell'acciaio che servirà appunto per il nuovo ponte progettato dall’architetto Renzo Piano e presentato ieri in pompa magna. Un ingresso in “grande stile” anche per il nuovo proprietario degli stabilimenti siderurgici di Taranto e Genova Cornigliano quest’ultimo, lo ricordiamo, dove è stato possibile chiudere l’area a caldo perché c’erano Taranto e i suoi altoforni pronti ad accollarsi la produzione “sporca”.

Sventolano le tessere elettorali e poi le depongono in una scatola di  cartone i manifestanti che dal sit-in di piazza Della Vittoria continuano a chiedere la chiusura dell’Ilva.
“Da oggi non andremo più a votare - dichiara una rappresentante dei promotori della protesta intervistata da un’inviata di Sky Tg24- siamo stati traditi e ora non crediamo più a nessuno! L’impegno era quello di chiudere le fonti inquinanti. Qui il problema non è solo la copertura dei parchi minerali, le falde sono inquinate, l’aria è inquinata e non è solo Taranto pa subire pesnti conseguenze perché le emissioni colpiscono anche a centinaia di chilometri di distanza”.
Ma voi continuate ad ammalarvi? Non considerate positiva l’assunzione di 10.700 persone? Chi pagherebbe i lavoratori in caso di chiusura? La giornalista un po’ improvvidamente cerca di mettere in crisi la convinzione con cui i manifestanti sottolineano la necessità della chiusura delle fonti inquinanti come unico antidoto all’inquinamento e definiscono l’accordo con Arcelor Mittal un tradimento da parte del Movimento Cinque Stelle nei confronti degli elettori.
“Un gruppi di lavoro formato da Associazioni, Movimenti e da un Sindacato di base - spiega la manifestante- ha elaborato il Piano Taranto, 72 pagine in cui si traccia un percorso che prevede chiusura e riconversione economica, sociale, culturale ... Individuiamo i fondi cui attingere anche europei per dare ai lavoratori un futuro occupazionale che prevede formazione e interventi nelle bonifiche. Abbiamo consegnato tutto al ministro Di Maio che non ci ha ancora risposto. Venga Di Maio a vedere un impianto che sta cadendo a pezzi...”

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo in linea con il dibattito in corso

La politica ed i partiti, tutti, in Italia, non contano niente o contano pochissimo!La'' questione Taranto'' o ''ex Ilva'' lo dimostra ulteriormente. Ci sono passati tutti e le cose sono andate e stanno andando di male in peggio.Perfino i sindacati sembrano rinunciare al bene principe della salute, che è valore prioritario perfino rispetto a quello del lavoro.Con molta probabilita' i potentati economici sovranazionali hanno deciso che a Taranto si debba continuare a morire per fini di produzione di lucro.Forse tutta l' Italia è votata a divenire, sempre per fini di lucro, luogo di produzione a bassi costi ed a rispetto ecologico prossimo allo zero.L' immigrazione che non si riesce a gestire diventando grimaldello per alimentare e regressione  odio con buona pace dell'Europa Unita, è consona a tale progetto perchè indebolisce ulteriormente e senza sbocco il Bel Paese.Se fossi giovane, perché non lo sono più, ahimè, mi inventerei una rivoluzione!

GIUSEPPE CHICCO

Tensione a Taranto durante il sit-in di Movimenti e Associazioni che chiedono la chiusura dell’Ilva. La parlamentare dei Cinque Stelle Rosalba De Giorgi è stata pesantemente contestata e costretta ad allontanarsi dal luogo della manifestazione. Città inevitabilmente spaccata, a poche ore dalla firma dell’accordo per la vendita dell’Ilva al colosso mondiale Arcelor Mittal.
Salva la fabbrica, contenti i sindacati, felicissimo il Pd.
L’ex ministro Calenda non ha perso occasione per rivendicare la paternità dell’accordo, fare i complimenti a Di Maio ma solo per aver cambiato idea .... Complimenti, quelli di Calenda che di fatto sminuiscono la figura del titolare del dicastero dello Sviluppo economico dei Cinque Stelle. D’altronde, dopo aver pontificato e assunto posizioni ondivaghe passando da chiusura totale, a chiusura progressiva delle fonti inquinanti, ad ambientalizzazione e/o riconversione il ministro firma un accordo che è la fotocopia di quello su cui trattava il suo predecessore, Calenda appunto. Ma non solo... Cambia idea e immediatamente dopo la firma  dichiara a reti unificate cose del tipo “faremo una legge speciale per Taranto, la città deve tornare a respirare, andrò a Taranto, i tarantini meritano ....” Come se si fosse appena svegliato nelle vesti di Alice nel Paese delle Meraviglie. Solito copione insomma, solito rituale. Come testimoniano le contestazioni alla parlamentare, gli elettori tarantini che dai Cinque Stelle si aspettavano tutt’altro non l’hanno presa bene...

 

Accordo, firma intorno all’ora di pranzo e ingresso ufficiale in Ilva del nuovo proprietario, il colosso mondiale Arcelor Mittal, sabato 15 settembre. Sono state necessarie 18 ore di trattativa ininterrotta per chiudere quello che il ministro Di Maio ha definito “il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili”. Come fanno sapere i sindacati ora la parola passa ai lavoratori che si pronunceranno con un referendum. I punti centrali dell’accordo sono l’assunzione immediata di 10.700 unità, un incentivo all’esodo volontario che parte da 100mila euro lordi, la permanenza degli esuberi nell’organico dell’amministrazione straordinaria con un percorso che prevede cassa integrazione e ricollocazione al lavoro nelle bonifiche.
La trattativa tra sindacati, azienda e governo era andata avanti tutta la notte con diverse interruzioni. Intorno alle 5 la riunione si era aggiornata ma già alle 8 si parlava di firma imminente con uno scaramantico Di Maio che chiosava “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Ora gioiscono il premier
Conte, i rappresentanti di Governo, il Pd con l’ex ministro Calenda in testa ed è tutto un susseguirsi di tweet di complimenti e di incoraggiamento. Critico il Verde Bonelli che il “delitto perfetto” lo attribuisce ai 5 Stelle e a Di Maio.
“Abbiamo ottenuto quello che abbiamo chiesto sin dall'inizio, quindi siamo soddisfatti - ha dichiarato la segretaria della Fiom - 10.700 lavoratori verranno assunti subito e sono sostanzialmente quelli che ora lavorano negli stabilimenti, ossia tutti quelli non in cassa integrazione". Contemporaneamente parte anche un piano di incentivi alle uscite volontarie e l'azienda "si è impegnata ad assumere tutti gli altri che restano in carico all'Ilva senza penalizzazioni e con l'articolo 18". Molto migliorato anche il piano ambientale "che porta all'accelerazione delle coperture dei parchi e a un limite fortissimo delle emissioni. Se Ilva vuole produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio lo deve fare senza aumentare di nulla le emissioni che ci sono”.
E la città come si schiera? E i tarantini che avevano votato Cinque Stelle convinti che il Movimento avrebbe tenuto fede all’impegno della “chiusura delle fonti inquinanti” che posizione assumeranno? Sui social è già esplosa la polemica e certamente altri segnali partiranno dal sit-in di cittadini, movimenti e associazioni previsto per questo pomeriggio

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