I militari della Stazione di Ginosa, al termine di una specifica attività di indagine finalizzata alla prevenzione e repressione di reati in materia di stupefacenti hanno tratto in arresto un minorenne colpito da una ordinanza di misura cautelare personale emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale per i Minorenni di Taranto.
Il ragazzo, un 17enne di Ginosa, nel corso di specifici servizi antidroga intrapresi dai militari della locale Stazione sin dallo scorso mese di febbraio, è stato riconosciuto quale referente di diversi assuntori del posto, ai quali in distinte occasioni, cedeva sostanza stupefacente del tipo eroina. Per tali motivi ne scaturiva un’informativa di reato a seguito della quale, la citata Autorità Giudiziaria, considerato il pericolo di reiterazione del delitto, emetteva la citata misura cautelare.
Il minore ora dovrà rispondere dell’ art.73 D.P.R. 309/1990 (detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio); lo stesso, espletate le formalità di rito è stato accompagnato presso il centro di prima accoglienza di Lecce, così come disposto dal Tribunale dei Minorenni del capoluogo jonico.
di ROBERTO DE GIORGI
Non esiste una gradualità della conoscenza che sia etichettatile. E’
notizia di qualche settimana fa: Google si scaglia contro le notizie
false: un algoritmo sarà in grado di riconoscere le bufale e le fonti poco attendibili saranno penalizzate. Questo per penalizzare quei siti che pubblicano notizie eclatanti e false per avere qualche clic.
Eccoci ritornati a scuola dove la cultura o la scienza o la storia non può avere una contro-cultura, contro.storia, ecc. Ogni fatto può essere arricchito da punti di vista, ma non stravolto e riportato al suo contrario. Questo non vuol dire appiattirsi su omologazione ma rispettare la verità, o meglio quello che si avvicina al vero. Con il confronto fra sapere critico e consapevolezza dell’apprendimento.
Per riprendere la cultura del saper scrivere delle cinque domande (Chi? Cosa? Come? Dove? Quando? Perché? ) alle quali risposte deve attenersi la notizia arricchendo di più possibili dettagli protagonisti e luoghi, ma non cercando se non si conoscono realmente le motivazioni, di dare troppe idee personali perché non siamo organi inquirenti soprattutto se non sappiamo davvero nulla. Specie di fatti esteri, lontanissimi da noi. E’ onesto nei confronti di chi legge.
Soprattutto.
Ora l’avvento del social forum ha ampliato il campo della confusione.
Quanti sono quelli che postano di continuo senza commento, ovvero senza mai metterci farina del proprio sacco, messaggi di altri, creando una sorta di babele sulla propria pagina, mettendo anche in difficoltà chi è amico e vuol comunicare con noi; può capitare di incontrare un vecchio compagno di scuola ma non sai ora che pensa, può capitare di vedere un amico che condivide su facebook un post di un certo Mustafà che pare giustificare Isis e allora lo monitori cercando di capire se ce c’è una svolta se devi cancellarlo o meno.
Questa è la storia della vacuità dei social forum che serve molto in chi ha tempo da perdere e porta con sé una buona dose di narcisismo.
Ovviamente non vogliamo buttare via tutti i social forum, nulla centra il rapporto parentale e amicale o politico e le rispettive condivisioni, ma leghiamo anche questo al tema della comunicazione oggi di fronte al milione di sollecitazione che abbiamo in rete.
Ed è solo un aspetto del nostro ragionamento. Rispetto alla disinformazione lo scrivente preferisce il dubbio, rinuncia alla fede collettiva che risponde alle mode. Come riferisce il sito degli Stati Generali analizzando il blog di Grillo http://www.glistatigenerali.com/politici_questione-islamica_socialmedia/blog-di-grillo-controinformazione-o-disinformazione/ù
Gli Stati Generali sono un apprezzabile progetto per integrare l’essenziale del giornalismo professionale di interesse pubblico e la ricchezza del giornalismo partecipativo, espresso dai saperi diffusi nella società ma spesso poco valorizzati dal sistema dei media esistente o dispersi nella rete
In questo articolo che vi invito a leggere c' è una conclusione che faccio mia.
"Una sorta di fede collettiva in cui il blog di Grillo è il Bene o il Male, è Allah, Dio oppure Satana mentre tutto quello che sta in mezzo si comprime, si schiaccia, si smaterializza nella guerra dei due mondi. Proprio perché in questa società –questa millenaria società- , tra informazione di regime e controinformazione, tra asserviti e dissidenti, tra boccaloni e complottisti, il dubbio alla fine non ha mai trovato il biglietto, rimanendo sempre fuori al freddo, mentre gli altri –comunque- continuano a divertirsi"
Anche qui nulla da insegnare a nessuno. Lo scrivente apprezza molte battaglie del movimento cinque stelle e qui il ragionamento è sulle bufale e come difendersi.
Tornando al dubbio, Il dubbio in realtà spinge a fare inchieste perché è proprio vero che spesso più guardi una cosa e meno la capisci o se guardi da troppo vicino vedi un sacco di rughe.
Le bufale di internet sono servite dunque. Penso, come esempio, ad una certa Anza, un sito che sparava stronzate soprapponendosi foneticamente alla famosa agenzia giornalistica, poi avrà scocciato i lettori di Fb e si è lanciata sul solito porno casalingo. Ma questo è l'aspetto degenerativo del tema. La parte più, a nostro avviso più preponderante, si trova proprio in quei siti che si occupano di contro cultura e disinformazione.
In questo sito c’è quasi una anticipazione delle scelte ed un approfondimento condivisibile rispetto alle cose dette.
http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/09/le-bufale-del-web-e-la-loro-diffusione.html
Il discorso è legato a vari esempi di come si tratta una notizia in alcuni siti, specie se sono legati all’assioma scontato di dire…quello che gli altri non dicono.
Questo discorso è stato trattato da Terzani in un suo libro, quando parlava dell’avvento della rete e delle grandi possibilità che la stessa informazione di internet ha un risvolto sul singolo individuo, quando non è legata ad una adeguata formazione personale, può creare una mezza ignoranza.
Vediamo, per esempio la notizia di qualche settimana fa recante
titolo: “L’Iraq accusa la Gran Bretagna di dare armi a Isis“.
La notizia in Italia è stata data dal sito controinformazione. info subito condiviso da molti su fb (è stato dallo scrivente letto su una bacheca di un amico) e poi ripreso da vari siti che hanno lo stesso cliché di presunta stampa libera, compreso un certo progetto Aurora dove, se navigate a vista, capirete che è un sito specializzato su tutti i segreti e misteri che arrivano fino alla certezza che Gesù è stato sposato alla Maddalena con figli. Ovviamente questo sito “specializzato” per suo conto non può dirsi fonte terza autorevole, perché diciamo che appare “molto orientata“. Ma la cosa che deve mettere in pace, spero senza interesse alcuno, chi ci crede in questa notizia, è legato al fatto che questa bufala è stata messa online dal regista americano Alex Jones, uno che è famoso per aver fatto un documentario in cui mette in dubbio la vera motivazione dell’attacco
dell’11 settembre. Se navigate nel suo sito comprenderete che il regista crede nell’attacco del nuovo ordine mondiale, che Usa e Gran Bretagna sono destabilizzatori mondiali, ecc. Sia chiaro che chiunque crede in questa fonte, o che abbia questa stessa linea culturale è libero di esprimere le sue opinioni, ma convincere lo scrivente della veridicità della fonte, no, diciamo per… igiene mentale.
Personalmente credo che per quanto riguarda le disarmonie mondiali non c’è fantomatico comunicatore americano che può venire a parlarci di ordine.
Siamo consapevoli che i terroristi usano come merce di scambio il petrolio e che la vera battaglia è togliere dal mondo questa dipendenza altro che trivellare ovunque. Sulle armi nessuno può dirci altro, sappiamo che ogni anno il mercato di morte delle armi che gira sotto tutte le bandiere e che prescinde da ogni altra fede se non in quella del dio denaro, rappresenta un mercato di 780 miliardi di dollari.
In questo mondo è l’economia la vera scala di divisione, il reddito dei primi 225 uomini più ricchi corrisponde a quello di 2,5 miliardi ovvero il 47% dell’umanità.
Si comprende cosa significa fare vera informazione? In tal senso poco importa fare il conto su quanti stipendi dei suoi operai corrisponda quello di Marchionne. Per tornare alla storia dell’Iraq non ripresa dai media (questo sarebbe un punto a favore degli affezionati alla
controinformazioine) potrebbe essere una notizia vera, ma solo translata nel tempo, quando l’Occidente finanziava gli oppositori al sanguinario Assad che asfissiava quelli che poi ora sono diventati Isis?
Di questa idea è un sito che presume di raccogliere le bufale, non sappiamo davvero se è vera questa fonte, ma il ragionamento almeno è plausibile. Ma alla fine non ci interessa discutere questa notizia, Chi ci legge ha compreso come l’abbiamo trattata come notizia e ognuno si farà le sue opinioni.
Noi restiamo con i nostri ragionamenti che nascono dalla consapevolezza del degrado etico e sociale e ambientale del nostro tempo. Agli inizi del secolo scorso utilizzavamo solo 20 elementi scientifici conosciuti, ore utilizziamo tutti i 92 elementi presenti in natura e ne abbiamo sintetizzati di nuovi che non sappiamo quali danni provocheranno nel futuro all’umanità. Questa è conoscenza critica, informazione non contro, né disinformata e… non è una bufala.
"L'Islam a Taranto!". Così hanno commentato i tarantini che ieri mattina si sono trovati di fronte l'insolita scena. La rotonda del Lungomare era stata trasformata in luogo di preghiera. Le scarpe appoggiate sul pavimento, la tipica posizione genuflessa per il rituale momento di raccoglimento. Quello che arriva da questa istantanea è un segnale forte del cambiamento in atto, di una convivenza tra etnie e religioni diverse che è ormai nei fatti anche sulle rive dello Ionio. La domanda è: sapremo gestire e governare questo passaggio epocale?
Di razza o meticci, piccolissimi o enormi, domestici o vaganti, sono tantissimi i cani e i gatti che vivono nel nostro Paese. Moltissimi in famiglia, tanti nelle colonie controllate, decisamente troppi per strada, nei canili o nei rifugi d'emergenza. E se cani e gatti sono le specie animali più diffuse nelle nostre case, sono moltissimi anche i conigli nani e i piccoli roditori, pesci, rettili più o meno innocui, uccelli autoctoni o tropicali. Le nostre città, inoltre, risultano essere sempre più popolate da animali selvatici come il gabbiano reale, storni, cornacchie ma anche volpi e cinghiali, attratti dal cibo disponibile e dalla minore presenza di predatori.
Per conoscere la situazione delle politiche per la gestione e il benessere degli animali in Italia, Legambiente, per il quarto anno consecutivo, ha sottoposto uno specifico questionario a tutte le Amministrazioni dei comuni capoluogo di provincia e alle Aziende sanitarie locali italiane. Le informazioni ricevute sono state raggruppate in macro aree di indagine, quattro per le Amministrazioni comunali e tre per le Aziende sanitarie locali, con successiva attribuzione dei punteggi ottenuti.
Per i Comuni capoluogo le quattro macro aree sono state: 1) Quadro delle regole, rappresentato dai regolamenti comunali e dalle ordinanze sindacali che implementano e/o rafforzano la normativa vigente e/o articolano nuove e vecchie esigenze dei cittadini in ambito comunale; 2) Risorse economiche impegnate e risultati rispetto ad alcuni degli aspetti con maggior ricaduta su cittadini e pubblica amministrazione; 3) Organizzazione delle strutture e dei servizi offerti ai cittadini; 4) Controlli, loro organizzazione ed efficacia.
Ognuna ha contribuito al massimo per 25 punti con un totale di massimo 100 punti,
Per le Aziende sanitarie locali le macro aree sono state: 1) Risorse economiche impegnate e risultati rispetto ad alcuni degli aspetti con maggior ricaduta su cittadini e pubblica amministrazione; 2) Organizzazione delle strutture e dei servizi offerti ai cittadini; 3) Controlli, loro organizzazione ed efficacia.
Le tre macro aree hanno contribuito per un massimo di 30 punti le prime due, mentre la terza macro area, quella relativa ai controlli, ha contribuito per un massimo di 40 punti, per un totale di massimo 100 punti.
Al punteggio totale così ottenuto da ciascun Ente è stata abbinata una valutazione complessiva della performance realizzata e, a seconda del punteggio raggiunto, queste le risultanti performance assegnate ai singoli Enti:
- assenza di risposta → performance negativa (per mancanza di informazione)
- punteggio da 0 a 9,9 → performance pessima
- punteggio da 10 a 19,9 → performance scarsa
- punteggio da 20 a 29,9 → performance insufficiente
- punteggio da 30 a 39,9 → performance sufficiente
- punteggio da 40 a 49,9 → performance buona
- punteggio da 50 a 69,9 → performance ottima
- punteggio da 70 a 103/100 → performance eccellente
Teoricamente la gran parte dei Comuni e delle Aziende sanitarie dovrebbe essere in condizioni di dare buone se non ottime risposte alle esigenze dei cittadini e dei nostri amici pelosi, piumosi o squamati, invece tra i Comuni raggiungono una performance sufficiente, ossia almeno 30 punti su 100, 30 città sulle 85 che hanno risposto, pari al 35% del campione, mentre hanno una performance buona, ossia almeno 40 punti su 100, solo 3 città (Modena, Ferrara e Verona) su 85, un modesto 3,5%, e infine solo 2 città (Terni e Prato) superano i 50 punti su 100, ossia il 2,5% e quindi hanno una performance ottima.
Tra le Aziende sanitarie raggiungono una performance sufficiente, ossia almeno 30 punti su 100, 22 aziende sanitarie su 74 che hanno risposto, pari al 30% del campione, mentre hanno una performance buona, ossia almeno 40 punti su 100, 13 aziende sanitarie, pari al 17,5% del campione, ed infine solo 1 azienda sanitaria supera i 50 punti su 100, ossia poco più dell'1% del campione, e quindi ha un performance ottima.
Il Comune di Taranto con soli 6,5 punti su 100 ottiene una performance pessima
Questi i dati per macroarea:
• QUADRO DELLE REGOLE 0 punti
• RISORSE/RISULTATI 0 punti
• ORGANIZZAZIONE/SERVIZI 5 punti
• CONTROLLO 1,5 punti
La ASL di Taranto, con 23 punti su 100 ottiene una performance insufficiente
Questi i dati per macroarea:
• RISORSE/RISULTATI 0,5 punti
• ORGANIZZAZIONE/SERVIZI 9,5 punti
• CONTROLLO 13 punti
Il rapporto in versione integrale è disponibile negli allegati
Dall'analisi dei dati ricevuti emergono grandi differenze tra una città e l'altra e tra le aziende sanitarie delle diverse regioni.
La gran parte degli attuali costi è dovuta alla gestione dei cani presso i canili rifugio, strutture indispensabili per il modello attuale, ma oggettivamente fallimentari rispetto ad obiettivi credibili tanto di benessere animale che di contenimento dei costi a carico delle pubbliche amministrazioni.
Altro tema scottante e sul quale è urgente intervenire con controlli e sanzioni è quello dell'anagrafe canina, unica anagrafe animale ad oggi obbligatoria per gli animali in città, di competenza delle Aziende sanitarie locali
I cani vaganti, siano essi padronali o randagi, coincidono con il principale elemento di conflittualità e sofferenza nell'ambito degli animali d'affezione.
Con il IV rapporto nazionale Animali in Città Legambiente vuole dare un contributo alla crescita della corretta gestione dei milioni di amici a quattro zampe e dell'effettivo rispetto del loro benessere.
Bisogna saper passare da una fase pioneristica, dove solo alcune realtà hanno saputo costruire esperienze positive ad una in cui tali esperienze diventino patrimonio diffuso e pratica viva in tutto il Paese. Sebbene la sensibilità sia aumentata negli ultimi anni, c'è infatti ancora moltissimo da fare.
Le Istituzioni, anche a Taranto, potrebbero fare molto per i nostri amici a quattro zampe anche spendendo cifre contenute: in diverse città e Aziende sanitarie questo già avviene grazie a regole chiare e incentivanti unite a controlli efficaci e frequenti.
In questo 25 aprile va ricordato che il mondo si deve liberare dalla guerra del terrore
DI ROBERTO DE GIORGI
Che l’Isis sfrutti il risentimento dei demotivati del pianeta è dentro la loro sterile propaganda. Come ricordava Terzani alla Fallaci, il terrorismo sfrutta la rabbia dei popoli poveri verso gli Usa, da sempre visti come guerrafondai, imperialisti; dai tempi dello schiavismo vero e proprio a quello dell’economia.
E pensando a quello che è avvenuto in Sicilia vorrei ricordare che, forse vent'anni fa, analizzando le disarmonie del mondo, militando nelle ONG dicevamo che l'80% delle risorse del mondo viene consumato dal 20% dell'umanità, che il mondo finito come lo pensiamo non esiste se non si sana questo dilemma. Che alla nostra tavola imbandita non possiamo più mangiare se il resto dell'umanità sta alla porta affamato. Che le cose si aggiustano se rinunciamo a parte delle nostre comodità e ridistribuiamo le nostre risorse anche con il trasferimento di tecnologie appropriate ai paesi poveri. Che questo è parte della idea della decrescita. A parte la guerra che da sempre crea esuli.
Chiudersi nelle proprie frontiere è del tutto idiota.
Tornando alle guerre attuali che determinano questa ondata di sbarchi, va detto a gran voce che la religione è un pretesto grossolano, usato per giustificare la violenza, anche perché i giovani che scelgono questa via non sono neanche religiosi, o meglio dell’Islam sanno poco o nulla. La molla è la crisi economica che crea delusi. E nel degrado culturale con pessima scolarizzazione l’Isis pesca i suoi adepti nel nome di Maometto.
Chiunque, anche dal punto di vista culturale conosca o si informi sull’Islam comprende il disinganno. Del resto 30 mila adepti terroristi, rispetto a un miliardo di mussulmani cosa rappresentano numericamente? Nulla o quasi.
Maometto, questo personaggio nato a cavallo tra basso e alto Medioevo cinque/sei secoli dopo Gesù, è ben illustrato nelle enciclopedie online e nella bibliografia islamica. Punti fermi e indiscutibili sono che la sua cultura da adolescente si sviluppa fra cristiani ed ebrei girando con lo zio commerciante; la sua rivelazione è dovuta all’Arcangelo Gabriele, nella sua visione mistica di incontro con Dio, passa in rassegna tutti i profeti del passato compreso Giovanni Battista, Giuseppe, Gesù e Abramo. Come si può parlare di una religione anti cristiana, viste le comune origini? Anche se fosse come sia diversa religione, del resto una parte della tradizione parla di una discendenza da Abramo, altri, forse la maggioranza di una religione monoteista senza rivelazione, per cui è l’ultimo profesta dell’unico Dio, si pone in contiguità con la Bibbia che è patrimonio comune.
Questo ragionamento per un commento finale: dobbiamo stare in guardia a non pensare che l’Islam sia il terrorismo, a questi assassini va tolto il primato, il brain, la religione è tutt’altra cosa. E va insegnato ai giovani che dietro le lusinghe c’è solo violenza pura, non per Maometto, ma alla faccia di quanti credono realmente in Dio, mussulmani compresi.
«Questo cesso l’hai costruito tu, con i tuoi sacrifici, dopo tanti anni di lavoro. E grazie al lavoro che tu hai fatto in questi anni, io adesso, mi ritrovo con un futuro in questo cesso». Domenica 26 aprile 2015, alle ore 21 al TaTÀ di Taranto, in via Deledda ai Tamburi, va in scena “Giù” di Spiro Scimone, regia Francesco Sframeli, con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Salvatore Arena, Gianluca Cesale, scena Lino Fiorito, disegno luci Beatrice Ficalbi, produzione Compagnia Scimone Sframeli, in collaborazione con Festival delle Colline Torinesi e Théâtre Garonne Toulouse, nell’ambito della rassegna “… sono Stato io?”, un progetto del Crest, in collaborazione con “Pubblico” e Cgil Taranto.Durata 60’. Biglietto intero 13 euro, ridotto 10 euro. Info: 099.4725780 – 366.3473430.
Un invito indignato a rompere il silenzio per dare voce agli altri. Un urlo contro il marciume della nostra società che umilia la dignità e la libertà dell’individuo. In un’atmosfera surreale, dove il dramma è in continuo equilibrio con la comicità, il Figlio, una mattina, sotto gli occhi del Papà, sbuca fuori dal cesso per manifestargli il proprio malessere contro un mondo sempre più saturo di egoismo e d’indifferenza. Il Papà, vedendo il proprio figlio nel cesso, cerca di tirarlo fuori. Ma, nel cesso, non c’è solo il Figlio da tirare fuori. Nel cesso, da tirare fuori, c’è anche Don Carlo, un prete scomodo, che è finito giù perché su non vuole più stare comodo. Giù è finito il Sagrestano che dopo tanti anni di soprusi e violenze, stanco di subire, trova nel cesso la forza e il coraggio di ribellarsi. Giù c’è, anche, il povero cristo di Ugo che preferisce cantare sotto un ponte per non perdere la dignità, per non vendere la propria dignità. Giù ci sono tante persone che, per difendere i valori umani e lottare contro il male che avanza, aspettano il loro turno per tornare su, per tornare, di nuovo, su. Lo spettacolo è vincitore del Premio Ubu 2012 per la "miglior scenografia".
Nato a Messina nel 1964, Spiro Scimone è attore, drammaturgo, regista e sceneggiatore. Nel 1994 scrive l'opera prima “Nunzio”, da lui stesso interpretata assieme a Francesco Sframeli (con cui fonda nello stesso anno la Compagnia Scimone Sframeli), con la regia di Carlo Cecchi. Come attori, Scimone e Sframeli sono anche protagonisti di una trilogia scespiriana che Cecchi mette in scena a Palermo: “Amleto” nel 1996, “Sogno di una notte di mezza estate” nel 1997 e “Misura per misura” nel 1998. Grazie all'invenzione di un nuovo linguaggio teatrale, in cui lunghe pause cadenzano le sonorità del dialetto messinese, Scimone conquista pubblico e critica: nel 1994 vince il Premio Idi "Autori Nuovi", nel 1995 la Medaglia d'oro Idi per la nuova drammaturgia e nel 1997 il Premio Ubu come nuovo autore. Due anni dopo, nel 1999, scrive “La festa”, con la regia di Gianfelice Imparato, che ottiene l'autorevole riconoscimento della Comédie-Française (in cartellone l'opera, tradotta in lingua francese da Valeria Tasca e con la regia di Galin Stoev). Ispirato al lavoro teatrale “Nunzio”, e sempre in dialetto messinese, nel 2002 realizza con Francesco Sframeli il film “Due amici”, prodotto dalla Medusa Film (premio “Luigi De Laurentiis” per la migliore opera prima alla 59ma Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia).
Centinaia di lumini cimiteriali, stretti tra le mani di uomini e donne vestiti di nero hanno invaso piazza Maria Immacolata. Sono gli insegnanti di Taranto, tanti, uniti, determinati che aderendo al flashmob hanno voluto esprimere il loro no alla "buona scuola" voluta dal Governo di Matteo Renzi. Non intendono arretrare e stanno mettendo in campo tutti i mezzi possibili per far sentire la loro voce. E' una categoria- quella degli insegnanti- che, nella protesta, si riscopre unita e motivata. Adesso bisognerà vedere quanto questo dissenso inciderà e peserà sulle decisioni del premier e del suo Esecutivo.
Con la nomina del nuovo AD François Rafin, nuova organizzazione per Total E&P Italia
Roberto Falabella e Roberto Pasolini, rispettivamente nominati alla testa del Segretariato Generale e della Direzione Esecutiva Affari Istituzionali e Relazioni Esterne, riporteranno direttamente all’AD della filiale italiana del Gruppo.
Allo stesso François Rafin, ad interim, la Direzione Esecutiva del Progetto Tempa Rossa.
Cambio al vertice per infondere nuova energia a un progetto che riguarda molto da vicino il capoluogo ionico e il suo futuro. Ad illustrare la nuova strategia è lo stesso Gruppo Total E&P Italia nell'articolato comunicato con annessa scheda tecnica che di seguito pubblichiamo
Con la nomina di François Rafin a nuovo Amministratore Delegato di Total E&P Italia, la filiale italiana del Gruppo Total si dota di una nuova organizzazione, attraverso la creazione di tre poli aziendali che faranno direttamente riferimento al nuovo AD: il Segretariato Generale, la Direzione Esecutiva Affari Istituzionali e Relazioni Esterne ela Direzione Esecutiva del Progetto Tempa Rossa.
Alla guida del Segretariato Generale sarà il Dott. Roberto Falabella, che arriva in Total E&P Italia proveniente dalla Francia dove, presso la Divisione Total Marketing & Services Africa e Medio Oriente, ha ricoperto il ruolo di Responsabile Finanze. La lunga carriera nel Gruppo Total, iniziata nel 1990, ha visto Falabella ricoprire incarichi di Direzione nel settore Risorse Umane e Finanze di diverse filiali Marketing e Raffinazione del Gruppo, in Italia, Angola ed Etiopia.
Sotto la responsabilità dell’Ing. Roberto Pasolini, dal 2006 Direttore Commerciale & Comunicazione di Total E&P Italia, sarà invece la Direzione Esecutiva Affari Istituzionali e Relazioni Esterne. Nel Gruppo Total dal 1981, Pasolini ha oltre trent’anni di esperienza nei settori dell'engineering e della logistica, che lo ha portato a ricoprire incarichi di responsabilità e di rappresentanza in varie realtà del Gruppo, anche all’estero. Rientrato in Italia nel 2000, fino al 2006 ha ricoperto il ruolo di Direttore Supply & Logistica della Direzione Generale Raffinazione e Marketing di Total Italia.
La Direzione Esecutiva del Progetto Tempa Rossa sarà direttamente seguita dallo stesso AD, François Rafin.
Obiettivo della riorganizzazione è dare nuovo impulso alla realizzazione del Progetto Tempa in Basilicata, di cui Total E&P Italia è operatore, infondendo nuova linfa agli assi principali dell'attività della compagnia: dalle relazioni con tutti gli stakeholder, nazionali e locali, al completamento dello sviluppo di Tempa Rossa, con particolare riguardo all’ambito Salute, Sicurezza e Ambiente (HSE) e all’attività tecnica e operativa, fino alla gestione interna della filiale stessa.
A Roberto Falabella e Roberto Pasolini, in qualità di Direttori Esecutivi, è stato affidato anche un ruolo di rappresentanza della Società.
COMPANY PROFILE TOTAL E&P ITALIA S.p.A.
TOTAL E&P Italia S.p.A. è la filiale italiana operante nel settore dell’esplorazione e produzione del gruppo TOTAL S.A., uno dei primi 5 gruppi petroliferi mondiali.
Negli ultimi 50 anni il gruppo TOTAL, attraverso le sue filiali italiane, è stato partner o operatore in oltre 300 permessi di ricerca o concessioni di coltivazione. Il gruppo TOTAL ha partecipato all’acquisizione di 50.000 km di linee sismiche e alla perforazione di circa 500 pozzi, di cui 200 come operatore.
Nella regione dell’Appennino meridionale dove la Società ha attualmente concentrato la sua attività, e particolarmente in Basilicata, TOTAL E&P Italia S.p.A dispone di 6 permessi di ricerca e/o concessioni di cui cinque come operatore.
In Basilicata TOTAL E&P Italia S.p.A., con il 50% di partecipazione ( 25% Shell Italia E&P S.p.A e 25% Mitsui E&P Italia B S.r.l), è operatore della concessione Gorgoglione (MT), dove nel 1989 è stato individuato il giacimento di Tempa Rossa. A seguito del protocollo d’intesa siglato nel novembre 2004, il 22 settembre 2006 è stato sottoscritto con la regione Basilicata un Accordo Quadro, che ha dato il via al programma di sviluppo del giacimento.
Alcuni dati di approfondimento sul giacimento di Tempa Rossa
Il progetto Tempa Rossa prevede lo sviluppo di un giacimento petrolifero all’interno della Concessione Gorgoglione, situato nell’alta valle del Sauro, nel cuore della Basilicata.
Il progetto prevede la messa in produzione di 8 pozzi – di cui 6 già perforati, e 2 da perforare dopo l’ottenimento delle autorizzazioni – e la costruzione di un centro di trattamento oli dove gli idrocarburi estratti, convogliati tramite una rete di condotte interrate, verranno trattati e separati nei diversi sottoprodotti (grezzo, gas metano, zolfo, GPL). Il petrolio sarà trasportato tramite condotta interrata all’oleodotto “Viggiano-Taranto”, mentre il gas sarà convogliato alla rete nazionale di distribuzione. Prevista anche la costruzione di un centro di stoccaggio GPL dotato di 4 punti di carico stradale.
Il progetto si estende principalmente sul territorio del Comune di Corleto Perticara (PZ), a 4 km dal quale verrà costruito il centro di trattamento. L’area dove sarà realizzato il centro di stoccaggio GPL si trova invece nel Comune di Guardia Perticara (PZ).
A regime l'impianto - tra i più evoluti nel settore petrolifero - avrà una capacità produttiva giornaliera di circa 50.000 barili di petrolio, 230.000 m³ di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo, con un incremento della produzione petrolifera nazionale del 40%.
Numeri questi in grado di fornire un contributo importante alla bilancia nazionale dei pagamenti e alla riduzione della dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento energetico.

Si è parlato anche dello stabilimento di Taranto, con una ipotesi che potrebbe rivelarsi clamorosa ed avere pesanti ripercussioni sul territorio ionico, durante l'Assemblea degli azionisti della Cementir riunitisi a Roma per l'approvazione del bilancio.
Sul tavolo della discussione sembra sia arrivata la proposta di chiusura dello stabilimento tarantino che, come è noto, nei mesi scorsi è stato al centro della cronaca economica e ambientale per gli inrventi di ammodernamento e raddoppio. Ora, addirittura, si parlerebbe di smantellamento, evidentemente nell'ambito di un piano teso a contenere i costi e quindi ridimensionare l'attività considerata non in linea con le esigenze di bilancio del Gruppo che fa capo all'imprenditore romano Caltagirone.
Sarebbe interessante capire perchè l'ipotesi di chiusura riguarderebbe lo stabilimento tarantino e non invece quelli di Caserta e del Piemonte.
All'alba di mercoledì nella provincia di Pesaro e Urbino, in Savona, Tortoreto, Taranto e Fasano, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Urbino insieme a quelli dei comandi territorialmente competenti, hanno eseguito 9 ordinanze di custodia cautelare - 7ordinanze di custodia cautelare in carcere, 2ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari -emesse dal G.I.P. del Tribunale di Urbino Dott. Vito Savino, nei confronti di soggetti resisi responsabili del reato di spaccio di sostanze stupefacenti.
Come si legge nella nota stampa diramata dagli stessi militari, questa operazione rappresenta l’epilogo di una complessa attività di indagine condotta dai militari dell’Aliquota Operativa di questa Compagnia, coordinati dal sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Urbino, dott.ssa Simonetta Catani.
L’attività svolta ha permesso di smantellare un considerevole traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana realizzato principalmente da un gruppo di soggetti di etnia balcanica i quali, pur non associandosi traloro, ossia non costituendo un vero e proprio sodalizio o cartello, di fatto gestivano il remunerativo mercato dello spaccio nelle zone di Urbania, Cagli, Fossombrone e Fermignano, in virtù del fatto che, avendo conservato saldi i rapporti con la loro terra d’origine e con altri connazionali presenti nel territorio nazionale, risultava per loro molto agevole l’approvvigionamento di stupefacente da immettere poi nei mercati locali.
L’indagine, iniziata nel mese di febbraio 2014 dalla segnalazione di un furtivo passaggio di un “involucro” all’interno di un Bar in Urbania tra un giovane albanese e un ragazzo del posto, ha permesso, affiancando alle classiche attività di pedinamenti e appostamenti altre più sofisticate e tecnologiche, di accertare le responsabilità penali di tutti gli arrestati, riuscendo altresì ad assegnare ad ognuno di essi un ruolo ben definito.
Come si legge nella nota l’attività investigativa ha consentito di identificare:
· MEROLLI Martin, un 23enne albanese, giocatore nell’Urbania- Calcio, punto di raccordo tra i vari soggetti protagonisti della vicenda. Suo riferimento il cugino CANO Erandi.
· CANO Erandi, 26 enne albanese, disoccupato, avrebbe gestito una fiorente attività di spaccio in Cagli e si sarebbe avvalso di due distinti canali di approvvigionamento, l’asse Roma-Cagli e quello Cesenatico-Cagli;
· IZIERI Ali, 25enne macedone, sarebbe stato collaboratore di Merolli, nonché custode della sostanza stupefacente. Avrebbe comunque dimostrato di avere una propria autonomia organizzativa andando ad acquistare cocaina con BARATTO Giuseppe presso XHAHYSA Bruno.
· BARATTO Giuseppe, detto il Calvo, 36enne, nato a Taranto, residente a Fermignano, attualmente pescatore, stando agli inquirenti in stretti rapporti di amicizia e frequentazione con Merolli, Olimpio Giovanni e IZIERI Ali. Si sarebbe proposto come autista per i rifornimenti di droga tanto da essere poi già arrestato a Lanciano nel maggio scorso insieme a DOMI Xhevair.
· DOMI Xhevair, detto Xheva, 24enne albanese, proveniente da Savona e stabilitosi a Cagli. Avrebbe trattato esclusivamente cocaina. Nelle prime fasi operava congiuntamente con CANO, successivamente si approvvigionava in Lombardia e Abruzzo.
· SPANESHI Murat, 24enne, cittadino albanese, secongo0 gli inquirenti fornitore di rincalzo di DOMI Xhevair.
· OLIMPIO Giovanni, detto Giovi, 27enne, cittadino italiano, residente a Fermignano, vecchia conoscenza dei militari operanti poiché coinvolto nelle operazioni Piazza Pulita I e II, dapprima apri pista verso XHAHYSA Bruno, ha poi rivelato un altro canale di spaccio sull’asse Fossombrone-Fermignano, infatti, lo stesso si riforniva dal “fossombronese” BAZYUK Mykhaylo.
· BAZYUK Mykhaylo, 21enne, cittadino ucraino, già noto alle forze dell'ordine nell'ambito delle indagini su un accoltellamento avvenuto a Fossombrone;
· XHAHYSA Bruno, 26enne, albanese, residente a Mondavio, avrebbe agito nella bisettrice Monterado-Marotta. Fornitore di IZIERI, BARATTO e OLIMPIO. Il padre fu arrestato dai CC di Saltara per detenzione ai fini di spaccio di 100g di cocaina.
A supporto dell’attività di indagine sono stati effettuati anche numerosi riscontri e recuperi, su acquirenti e fornitori, tra i quali appare opportuno menzionare soprattutto:
· l’arresto in flagranza di reato di BARATTO Giuseppe e DOMI Xhevair per detenzione ai fini di spaccio di grammi 35 di cocaina, avvenuto il 23.05.2014 a Lanciano, eseguito materialmente, per motivi di opportunità investigativa facilmente intuibili, da personale del NOR CC della Compagnia di Lanciano su indicazione e direzione dell’Aliquota Operativa di Urbino;
· l’arresto in flagranza di reato di XHAHYSA Arjan (padre di Bruno, denunciato a p.l. nell’odierna indagine) per detenzione ai fini di spaccio di grammi 107 di cocaina, eseguito dai carabinieri della Stazione CC di Saltara;
· l’arresto in flagranza nel gennaio 2015 di SPANESHI Murat sorpreso con 50 grammi di polvere bianca nascosta nel suo appartamento di Cagli.
Gli spacciatori, che come accertato, avrebbero trattato considerevoli quantitativi di sostanza stupefacente (chilogrammi per quanto riguarda la Marijuana ed etti per la cocaina), potevano contare su una clientela vasta ed eterogenea che andava dall’imprenditore, all’operaio, dallo studente universitario a ragazzi ancora minorenni di età compresa tra i 14 e i 17 anni.
Ingegnosi infine risultavano i cosiddetti “imboschi”, ossia i posti in cui lo stupefacente veniva occultato, come ad esempio l’asciugamani elettrico dei locali, o cavità naturali ricavate all’interno di alberi ecc..
Le investigazioni, hanno consentito di appurare che l’illecita attività, volta a creare un vero e proprio rapporto di fidelizzazione con i tossicodipendenti attraverso la cessione a credito dello stupefacente, con conseguente accumulo di debiti da parte degli stessi acquirenti, sarebbe stata anche da condotte estorsive e furti.

