Il gruppo scultoreo “Orfeo e le Sirene” è stato restituito dal Getty Museum di Los Angeles all’Italia e il Museo Archeologico Nazionale di Taranto si dichiara pronto ad ospitare il gruppo del quarto secolo Avanti Cristo che raffigura un poeta seduto e due sirene. Il gruppo proviene dall’area di Taranto, che nell’antichità fu capitale della Magna Grecia, e l’Italia ne rivendicava la restituzione insieme ad alyr8 beni archeologici sin dal 2006. Si tratta di figure di terracotta a grandezza naturale.

   “Quando un patrimonio di così inestimabile valore torna in patria è una grande conquista civica e morale, non soltanto per l’eredità culturale che rappresenta, ma anche per la vittoria del senso della  legalità e del rapporto con i territori come ci insegna la stessa Convenzione di Faro” dice direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MarTa), Eva Degl’Innocenti.

 

Le statue vengono definite dalla direzione del MarTa “veri e propri capolavori del quarto secolo avanti Cristo e proverrebbero proprio dall’area tarantina a cui lo stesso Getty aveva già restituito negli anni scorsi antichi manufatti ceramici di produzione apula esposti poi al MArTA nella mostra “Mitomania” nell’aprile del 2019”.

   “In quell’occasione, grazie al grande lavoro di indagine condotto dal Nucleo di tutela del patrimonio del Comando dei Carabinieri - afferma la direttrice Degl’Innocenti - restituimmo alla pubblica fruizione capolavori della ceramica apula che erano stati trafugati da contesti archeologici tarantini. Oggi come allora - prosegue - quella identità storico-culturale  rappresenta un legame indissolubile con questa terra. Sarebbe pertanto auspicabile che Orfeo e le sue Sirene tornassero a casa e potessero entrare a far parte della esposizione permanente del MarTa. Dopo l’esposizione romana, il MarTa sarebbe pronto ad ospitare il gruppo di figure in terracotta, anche in virtù - rileva  la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto - del progetto in corso di nuovo allestimento espositivo che consentirebbe al gruppo scultoreo di poter recuperare il proprio contesto identitario”.

A Porto Cesareo, nel Salento, si vende aria di mare in…barattolo. La trovata è di uno studente universitario che, ripercorrendo le orme dei partenopei di Spaccanapoli qualche anno fa e lavorando di immagine e packaging, ha pensato bene di creare un souvenir piccolo, differente, economico e originale. “L'idea - racconta all’AGI Antonio D’Elia, l’ideatore - è nata prendendo spunto da un business americano che qualche anno fa confezionava aria delle grandi città americane in barattoli di metallo. Loro ci mettevano davvero l'aria descrivendone la derivazione. Allo stesso modo l'idea l'ho reinterpretata in versione ovviamente ironica, da souvenir e territoriale. Volevo realizzare un piccolo souvenir diverso dal solito e che potesse strappare un sorriso”.

    Una trovata che già a Spaccanapoli aveva riscosso un successo, tra curiosità, motteggi e opinioni spaccate per davvero, con l’aria di Napoli in bottiglia. Stavolta, però, la questione si arricchisce di particolarità ulteriori. Intanto il dialetto e poi la limited edition. Tre sono infatti le tipologie di…aria in vendita a pochi euro. Quelle che corrispondono ad altrettante località simbolo della costa di Porto Cesareo (Le): “Nanzi la turre (ovvero “di fronte alla torre”, punto paesaggistico della torre di San Tommaso di Torre Lapillo), “La sapunara” (nome dell’insenatura storica di Torre Lapillo), "ientu ti tramuntana" (vento di tramontana, quello che rende lo Jonio calmo e cristallino).I barattoli pieni di fantasia ed estro sono in vendita in alcuni bar della località balneare a pochi euro. I turisti li acquistano divertiti considerata la cifra modica, e anziché la vecchia cara cartolina portano a casa dalle vacanze un po’n di fantasia.Ma cosa c’è davvero all’interno? Non si vede nulla oltre il vetro e ci vuole davvero fantasia. Antonio sbotta in una risata: “Ogni barattolino, dopo essere stato confezionato, riceve la sua particolarità di profumo, metodo lasciato top secret come le grandi aziende”. 

 

 “Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ha tramutato nuovamente e arbitrariamente in cassa integrazione le ferie programmate dai lavoratori. Lo hanno fatto a tutti”. Lo dichiara all’AGI Gennaro Oliva, coordinatore di fabbrica Uilm, affermando che “i lavoratori hanno fatto questa scoperta stamattina accedendo al portale dell’azienda e visionando i cedolini delle retribuzioni di luglio che saranno messe in pagamento domani”. “Domani finirò di completare la raccolta dei cedolini paga e andrò in Procura a consegnare il tutto con un esposto. Ci sono già enti vigilanti che hanno avviato un approfondimento su questa intollerabile anomalia dell’ex Ilva a Taranto” afferma  Oliva. “La cosa davvero singolare é che l’azienda ha invitato tutti i dipendenti a farsi le ferie e a programmarle dandone comunicazione e poi, nella realtà, ci troviamo di pfronte a queste sgradite sorprese” conclude il coordinatore di fabbrica per la Uilm. I sindacati metalmeccanici alzano il tiro sull’ex Ilva, Acciaierie d’Italia, dopo che oggi si è scoperto, dai cedolini delle buste paga che saranno accreditate domani, che le ferie programmate dai lavoratori sono state trasformate in cassa integrazione. La Fim Cisl paventa di rivolgersi alla Procura della Repubblica. “Con l’uscita dei cedolini - dice la Fim - sono emerse varie anomalie tra cui quella delle ferie estive programmate tramutate in cassa integrazione. Questo è stato uno dei tanti motivi per cui Fim, Fiom e Uilm hanno fatto denuncia all’Ispettorato del Lavoro e all’Inps. Dopo la stessa denuncia - affermano i metalmeccanici della Cisl - sono intervenuti gli ispettori ma, allo stesso tempo, l’azienda ancora una volta continua a commettere gli stessi errori. Come Fim, se l’esito delle ispezioni dovesse dare ragione all’azienda, ci rivolgeremo direttamente alla Procura della Repubblica”. Nel frattempo, la Fim Cisl invita i lavoratori, attraverso gli rsu, a consegnare le “fotocopie dei cedolini e cartellini specificando le anomalie riscontrate”.

    E prende posizione anche la Fiom Cgil con Francesco Brigati. “L'azienda, nonostante l’intervento dell’ispettorato del Lavoro - afferma Brigati - ha trasformato le ferie programmate dai lavoratori in cassa integrazione. In queste ore stanno arrivando moltissime segnalazioni dai lavoratori che hanno scoperto, direttamente attraverso la busta paga, la trasformazione delle ferie programmate in cigs senza nessuna comunicazione al lavoratore. Stessa sorte è toccata anche ai lavoratori che hanno usufruito di permessi per la donazione sangue”.   

Terzo appuntamento, sabato 13 agosto 2022, a Massafra (TA), della rassegna “Il Tempo della Festa”, iniziativa di cinque spettacoli per bambini e per adulti, a cura del Teatro delle Forche, con il sostegno del Comune, nell’ambito del cartellone estivo “Yes, Massafra”.

In scena, nel Parco Madre Teresa di Calcutta, lo spettacolo di teatro natura itinerante “Sogno d’estate” della compagnia Onirica Teatro di Bari.

Da William Shakespeare. Adattamento e regia Vito Latorre. Con Gabriella Altomare, Rosanna Cassano, Tommaso Citarella, Davide De Marco, Francesco Lamacchia, Silvana Pignataro e Antonio Repole.

Ingresso alle ore 20.30. Inizio spettacolo ore 21.00.

Posti limitati. Info e prenotazione obbligatoria al numero 3246103258. Ticket 2 euro.

In una Notte d’Estate di incantesimi e magie, fate e folletti, passeggiate e teatro, il Parco Madre Teresa di Calcutta si tinge di mistero. I pini abbracciano e profumano strani personaggi che si aggirano nell’ombra: è il popolo fantastico della notte, quello dei sogni di ciascuno di noi, quelli che tutti vorremmo vivere almeno una volta.

In piena armonia con la natura, l’esperienza della passeggiata notturna si arricchisce della rappresentazione teatrale di alcune scene tratte dal “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare.

La passeggiata teatrale itinerante si rivolge benissimo a tutte le fasce d'età, in particolare alle famiglie, affascinando i bambini e gli adulti ed è stata insignita dal “Premio Ellisse” 2013 nella sezione ambiente. Commento alla motivazione è stato: "Quando il teatro si sposa alla natura, nascono meraviglie!".

 

Si consiglia di portare con sé torcia, antizanzare e di indossare abbigliamento e scarpe comode.

 

La rassegna “Il Tempo della Festa” proseguirà con: “Cappuccetto Rosso” del Teatro delle Forche, per grandi e piccini, il 23 agosto, in Piazza Scarano; “Fimmene!” di Astragali Teatro, di teatro musica, per giovani e adulti, il 31 agosto, nella Piazza d’Armi del Castello Medievale.

 

Un sequestro preventivo di 9,6 milioni di euro é stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Taranto. Tre persone sono indagate per  bancarotta fraudolenta aggravata. Il provvedimento cautelare, emesso dal gip  del  Tribunale di Taranto su richiesta della Procura, rappresenta, spiegano gli inquirenti, "l’epilogo di una complessa attività investigativa svolta dalle Fiamme Gialle di Taranto tra il 2017 e il 2018 in merito al fallimento di una s.p.a" con  produzione e commercializzazione di porte e infissi, con sede a Mottola, nel Tarantino.  In particolare, l’indagine trae origine dalla denuncia presentata nel settembre 2017 da ex dipendenti della societá, in qualità di creditori privilegiati, per il mancato rispetto degli obblighi assunti dalla stessa società nell’ambito del concordato preventivo.

    Secondo l’ipotesi accusatoria, il fallimento della societ sarebbe stato pilotato dagli indagati al fine di svuotare di ogni asset la società attraverso mirate condotte distrattive e di proseguire l’attività di produzione e vendita di infissi con un'altra srl dagli stessi controllata. Tali condotte illecite sarebbero state compiute a vantaggio degli indagati ovvero in favore di altra società, comunque a loro riconducibile, ma formalmente intestata a “prestanome”. Nello specifico sarebbe emerso che la s.p.a. fallita,  tramite i legali rappresentanti succedutisi alla sua guida dal 2012 sino alla data del fallimento, avrebbe rinunciato ad esigere crediti vantati nei confronti di una società controllata per un valore complessivo di oltre 8.750.000 euro. Inoltre vi sarebbero compensi pari a circa 600.000 euro concessi dalla societá fallita ai propri amministratori, pur in presenza di forti perdite d’esercizio, ovvero il diretto prelievo da parte degli indagati di somme pari a circa 250.000 euro, direttamente dalle casse della società senza alcuna giustificazione.

di Ingrid Iaci 

 

Chi si aspettava uno spettacolo comico o di cabaret sarà rimasto indiscutibilmente deluso. 

Chi pensava alle telefonate di Ornella, a metà strada tra Franca Valeri e Anna Marchesini, sarà rimasto deluso anche lui.

Chi, invece, è andato a questo spettacolo senza aspettative di alcun genere, vuoi perché Drusilla non è un personaggio molto popolare vuoi perché è difficilmente incasellabile in un genere ben codificato ed etichettabile, sarà rimasto, invece, piacevolmente colpito.

Drusilla, nome d'arte dell'attore-regista teatrale Gianluca Gori, è una artista a 360 gradi capace di interpretare canzoni profonde in un modo personalissimo. Le sue riflessioni mai banali e prive di retorica, i pensieri sulla levita’ che non è superficialità, l’ironia che è soprattutto autoronia che si traduce nel saper ridere di se’ stessi, di tutto questo ha raccontato Drusilla attraverso la musica, la voce, la gestualità. Ma anche di guerra, di pregiudizi e di pazzia, tema delicatissimo, che le  ha dato la stura per reinterpretare la famosa canzone di Mina, Sognando, scritta da Don Backy. 

Ha detto tanto di sè, anche aspetti inediti della propria vita, non svelati al grande pubblico della tv o ai followers di Instagram e poi, ancora, ha sottolineato la bellezza del "silenzio" del pubblico presente che attesta il gradimento dello spettacolo molto di più di quanto possa fare  il "rumore" degli applausi.

Drusilla ha inchiodato l'attenzione degli spettatori in una atmosfera da Cotton Club, anche grazie ai bravi musicisti che la accompagnano nel corso dell'intero recital, come il maestro Di Leo al pianoforte e Nico Gori al clarinetto e al sax per merito, certamente, della direzione artistica di Franco Godi.

Unica nota stonata della serata l'organizzazione delle Cave di Fantiano. Dopo aver fatto una fila chilometrica, e non è un modo di dire! purtroppo, ti ritrovi in un canyon dalla bellezza mozzafiato ma, appunto, come in un deserto vero che se per caso ti viene sete, dell'acqua non trovi manco l'ombra...

Alessandro Labile è il nuovo direttore dello stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia, ex Ilva. Lo comunicano i sindacati metalmeccanici dopo averlo appreso oggi dall’azienda. Labile è stato sinora responsabile dell’area ambiente della fabbrica ed ha seguito l’attuazione delle prescrizioni di risanamento ambientale. Sostituisce Vincenzo Dimastromatteo che era arrivato in Acciaierie d’Italia il 26 aprile del 2021. In precedenza Dimastromatteo era stato col gruppo Arvedi e prima ancora all’Ilva di Taranto ma con la gestione del gruppo Riva. L’arrivo di Labile al vertice dell’acciaieria di Taranto segue una serie di cambiamenti già avvenuti nella fabbrica negli ultimi tempi a seguito dell’uscita, per dimissioni volontarie, di diversi dirigenti di primo piano. 

  • È stato pubblicato per Catartica Edizioni, la piccola casa editrice sarda capitanata da Giovanni Fara, il volume “Cóntra, Storie brevi di guerra”. Antologia nata nell’ambito di un concorso promosso dalla casa editrice in collaborazione con il gruppo di appassionati di lettura, cultura e attualità che fanno capo al blog Indielibri.
  • Tra i racconti selezionati c’è quello della tarantina Luisa Campatelli, “La guerra di Tito”, ambientato tra Taranto e la Toscana, che racconta gli orrori della guerra attraverso lo sguardo di Tito, all’epoca bambino.

“Lo scopo letterario del Premio è di raccontare mediante la scrittura le vicende collettive e individuali che si muovono sullo sfondo dei conflitti che attraversano il mondo, le nostre paure ed emozioni, manifestando contrarietà alla guerra, alla logica politica del riarmo. Non un concorso neutro, dunque, ma schierato per la pace, contro la guerra.

Il conflitto ucraino ha risvegliato le nostre più profonde paure, mostrandoci quanto siano fragili le certezze in cui ci culliamo, convinti che quello che succede lontano da noi spesso non ci riguardi. Eppure nel mondo ci sono 70 Paesi in guerra per un totale di 869 guerre e guerriglie.”

Attorno a questi presupposti sono stati valutati 35 racconti di cui 16 ritenuti idonei alla pubblicazione dalla giuria formata dall’editore Giovanni Fara, la poetessa Luana Farina (Nata a Ozieri ma sassarese di adozione) e la giovane musicista algherese Sabrina Meloni.

Quattro erano i parametri attraverso cui sono stati scelti i testi pubblicati: la corrispondenza al tema, che richiedeva l’elaborazione di un testo esplicitamente avverso e di condanna alla guerra quale strumento di risoluzione delle controversie internazionali, la struttura del testo, la sua originalità e la capacità di attirare l’attenzione del lettore sui conflitti, non solo quelli passati ma anche e soprattutto su quelli attuali.

Un lavoro che ha premiato racconti coraggiosi e per certi versi sconvolgenti, ma soprattutto capaci di parlare di guerre scomode, alcune dimenticate, guerre del presente e del passato, prendendo posizione contro una sempre più evidente deriva culturale guerrafondaia fatta di “spot a bassissimo contenuto etico”. Un opera di narrativa importante e di grande valore.

 

Di seguito tutti i racconti selezionati:

“Storia di un vecchio proiettore con lanterna e carbone” di Luigi Menna

“Un clarinetto in trincea” di Giovanni Pulci

“Opera in fa maggiore” di Enrico Manzo

“Dmitrij” di Antonino Giovanni Safina

“L’anello e il niqab” di Alessandro Cimino

“La notte delle stelle cadenti” di Annarosa Ceriani

“Il lungo cammino” di Maria Luisa Valeri

“Buttate le armi e abbracciate un peluche” di Davide Baratto

“Rovesciare la terra” di Paolo Mauri

“La guerra di Tito” di Luisa Campatelli

“Polyphemus” di Ethan Riot

“Tutto quello che resta” di Andrea Taffi

“Raccontai che i fuochi d’artificio durarono tutta la notte” di Arianna Patelli

“Guernica” di Andrea Brundu

“Arrivano i cani” di Michele Arezzo

“Le lancette ferme alle sedici” di Beatrice Biondo

Il livello di mobilità di un’area si misura anche dalla libertà di circolazione, dalla possibilità di accesso dei cittadini ai collegamenti aereoportuali, soprattutto se il  territorio presenta carenze per quanto concerne le altre  modalità di collegamento. La mobilità è un diritto del cittadino che lo Stato deve garantire attraverso i servizi di trasporto pubblico, in un contesto di equilibrio che non tollera discriminazioni.

Arrivare a Taranto o raggiungere  le località del territorio provinciale, con un mezzo che non sia un’auto privata o un bus, non è certamente semplice. Chiunque debba raggiungere o spostarsi dal  tarantino – per lavoro, studio, salute o altro - deve fare i conti con collegamenti ferroviari carenti ed  i due principali aeroporti regionali di Brindisi e Bari distanti e assolutamente mal collegati al territorio provinciale. Un’offerta nel complesso decisamente inadeguata, soprattutto per quanto concerne il turismo, e che penalizza in particolare le località  del versante occidentale   della provincia dove sono presenti i grandi complessi turistici.

Da decenni il territorio chiede l’apertura ai voli civili dell’aeroporto di Taranto- Grottaglie; si potrebbe raccogliere un dossier di un migliaio di pagine fra articoli, documenti, protocolli, prese d’atto, denunce etc ad opera dei vari comitati, tavoli di lavoro, partiti, gruppi pseudo politici. Nei giorni scorsi l’ennesimo intervento del mai stanco Comitato Pro-aeroporto di Taranto-Grottaglie che nel ricordare che l’aeroporto Arlotta è riconosciuto scalo di continuità territoriale per il quale vi sono risorse economiche disponibili, ha ripercorso le tappe di una vicenda che per molti versi fa pensare all’ex-Ilva.

“Sembra come se ci fosse una volontà superiore – commenta Leonardo Giangrande, presidente provinciale  di Confcommercio Taranto- di non dare a Taranto ed alla sua provincia la possibilità di riscattarsi da quel marchio  di proprietà con il quale lo  Stato, attraverso la Marina Militare prima e l’ex Italsider/ Ilva poi, molti anni fa, ha impresso il territorio, peraltro continuando anche oggi con la strategicità della nuova industria dell’acciaio.

E’ come se il territorio provinciale non appartenesse ai Tarantini, perché – stigmatizza Giangrande- tutto viene deciso altrove. Compreso la destinazione ancora una volta ‘industriale’ di un aeroporto che potrebbe rendere più facile la vita della comunità locale e  dare un grosso contributo allo sviluppo del turismo, se è vero che Taranto deve traguardare altri obiettivi di sviluppo sostenibile, alternativo all’industria. Tra l’altro nel 2026 vi è l’appuntamento con i Giochi per il Mediterraneo, una manifestazione che potrebbe, se ben strutturata, cambiare il volto della nostra provincia.

Mesi fa abbiamo ascoltato espressioni di giubilo a fronte dell’annuncio dello space port al quale sarà destinato lo scalo di Grottaglie, dagli stessi attori pubblici che ieri ne sostenevano l’uso per i voli civili e che assumevano impegni addirittura istituzionali. Sono cambiate le carte in tavola, sono stati sottoscritti nuovi accordi che a mala pena il territorio conosce. Sarebbe una bella  prova  di autodeterminazione se il territorio facesse sentire attraverso la   voce unita delle associazioni, organizzazioni economiche, sindacati, partiti,  politica, istituzioni locali, stampa, cittadini, il diritto, senza ‘se’ e senza ‘ma’, di una comunità di godere delle stesse opportunità degli altri cittadini pugliesi del pieno rispetto della libertà di circolazione, condizione che favorirebbe il processo di ricaduta economica connesso all’ampliamento dell’attività aeroportuale.”

 

Questa mattina, nello specchio d’acqua davanti allo stabilimento balneare Yachting Club di San Vito è stato recuperato e tratto in salvo un grosso esemplare di tartaruga Caretta Caretta. Era stata ferita qualche giorno fa da un natante e il WWF la stava cercando. Alla tartaruga manca una pinna anteriore e presenta una profonda ferita al collo. Sul posto sono intervenuti sia operatori del WWF che personale della Asl che hanno effettuato l’intervento di recupero grazie anche alla preziosa collaborazione dei titolari e del personale dello Yachting Club.

La tartaruga è stata poi trasferita al Centro Recupero Tartarughe Marine presso l’oasi del WWF di Policoro. Le verrà applicata anche una protesi. Malgrado le ferite le condizioni della tartaruga sono buone e non è in pericolo di vita. 

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