Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1302)

Garantito il beneficio al più ampio numero di pugliesi”, commenta Sebastiano Leo, assessore alla formazione e al lavoro della Regione Puglia .Accordo tra la Regione Puglia e Parti Sociali. Coperti tutti i lavoratori dipendenti.

 

I beneficiari sono i lavoratori subordinati, a tempo indeterminato e determinato, dipendenti studi professionali, lavoratori intermittenti di tutte le categorie comprese l'agricoltura, la pesca e il terzo settore.

Cassa integrazione in deroga non superiore alle nove settimane per tutti i lavoratori in forza di assunzione, anche a tempo determinato, alla data del 23 febbraio 2020.
Questo sinteticamente il cuore dell'Accordo Quadro Regione Puglia sottoscritto questo pomeriggio per la fruizione della cassa integrazione in deroga (ai sensi dell'art 22 del Decreto legislativo n.18 del 17/03/2020) destinata ai lavoratori del settore privato i cui datori di lavoro abbiano unità produttive nel territorio della regione Puglia.
L'incontro si è svolto in modalità telematica coordinato dall'assessore regionale al Lavoro Sebastiano Leo insieme al consigliere del Presidente per le relazioni sindacali Domenico De Santis, con il responsabile della TASK Force regionale per il lavoro Leo Caroli e con le organizzazioni sindacali e datoriali (Confartigianato, Confcoopertive, Conprofessioni, Confindustria, ABI, Casartigiani, CNA,Confesercenti, CLAAI, CGIL, CISL, UIL, UGL, Confcommercio, Legacoop, Confapi, CIA, Coldiretti, Confagricoltura).
Più specificatamente "con riferimento ai datori di lavoro del settore privato, ivi inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario, in costanza di rapporto di lavoro, possono riconoscere, in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, previo accordo che può essere concluso anche in via telematica con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale per i datori di lavoro, trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo non superiore a nove settimane".
L'accordo messo a punto questo pomeriggio prevede che i beneficiari del trattamento di CIG in deroga siano i lavoratori, anche a tempo determinato, in forza alla data del 23 febbraio 2020, con le qualifiche di operai, impiegati e quadri.
Rientrano tra i beneficiari anche i soci delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato; i lavoratori somministrati, se non già coperti dal Fondo di Solidarietà Bilaterale, solo se prestano l’opera presso un datore di lavoro beneficiario di ammortizzatori anche ordinari per i propri dipendenti; gli apprendisti; i lavoratori con contratto di lavoro intermittente nella media giornate degli ultimi 12 mesi in forza al 23 febbraio 2020; i pescatori, anche delle acque interne, a qualsiasi titolo imbarcati.
Non rientrano nella fattispecie di lavoratori beneficiari della CIG in deroga, i dirigenti e i lavoratori domestici.
Le istanze dei datori di lavoro si presenteranno attraverso il sistema informativo SINTESI e dovranno contenere l'accordo stipulato in sede sindacale e la dichiarazione sostitutiva generata proprio dal sistema SINTESI.
“Stiamo lavorando assiduamente per cercare di sostenere i pugliesi in questo drammatico momento che tutti noi stiamo attraversando. Per queste ragioni era necessario lavorare da un lato per ottenere subito le risorse economiche stanziate dal Decreto Cura Italia per la cassa integrazione in deroga e dall’altro coinvolgere tutto il partenariato economico e sociale in questa grande operazione di sostegno ai lavoratori e alle imprese della nostra regione, garantendo il beneficio della cassa al più ampio numero di pugliesi”, commenta l’assessore all’istruzione, alla formazione e al lavoro della Regione Puglia Sebastiano Leo.
“Abbiamo costruito un grande lavoro collettivo - dichiara Domenico De Santis - al fine di allargare quanto più possibile la platea dei beneficiari e per rendere disponibile nel più breve tempo l’erogazione della cassa in deroga. Ringrazio l’assessore Leo, la struttura amministrativa e le parti sociali per l’ottimo lavoro svolto.”

Peluso e La Penna: “ancora troppi lavoratori senza dispositivi di sicurezza e con trasporto promiscuo”

 

Il Dpcm Conte emanato solo pochi giorni fa lo dice chiaramente: la filiera agroalimentare non chiude e nonostante il rischio di contagio quelle produzioni e quindi quei lavoratori restano strategici.

E’ sulla base di questo assunto che la CGIL chiede vengano infittiti i controlli.

L’emergenza sanitaria è oggi un nemico invisibile che attraversa tutto il paese e tutto il mondo – spiega Lucia La Penna, segretaria della FLAI CGIL di Taranto, che firma un comunicato insieme al segretario generale Paolo Peluso – ma i lavoratori agricoli, e i braccianti ogni mattina continuano ad essere il motore primario della nostra sussistenza spesso senza avere neanche i dovuti ausili per la protezione personale.

E’ quanto si evince anche da una lettera inviata ieri mattina al Prefetto di Taranto, Demetrio Martino, in cui la FLAI chiede di vigilare e verificare che quelle norme di sicurezza e garanzia considerate imprescindibili per tutta la comunità, siano strumenti quotidiani anche per questi lavoratori indispensabili.

Ai telefoni della FLAI arrivano segnalazioni che non possiamo prendere sottogamba – spiega Paolo Peluso, segretario della CGIL di Taranto – ci parlano di lavoratori senza guanti o mascherine o ancora di modalità di trasporto fin troppo promiscue già in tempi normali figuriamoci ora con il contagio possibile nel destino di tutti noi.

Le misure di distanziamento sociale messe in atto in tutta Italia restano ancora da definire nel comparto se ad esempio non si agisce sull’impostazione e la modalità di trasporto sui luoghi di lavoro – spiega ancora la La Penna – ed è evidente che soprattutto in questo settore vanno attuate nuove forme di mobilità, incentivando anche economicamente ad esempio l’uso del mezzo proprio, e privilegiando l’utilizzo di manodopera locale.

Al Prefetto la CGIL chiede inoltre di controllare l’attuazione delle norme anti-contagio che in caso di non applicazione dovrebbero condurre alla sospensione dell’attività e all’utilizzo degli ammortizzatori sociali come previsto dall’accordo siglato con la Regione Puglia.

Un settore dunque che chiede aiuto e che comprende oltre ai braccianti anche gli operai delle industrie agroalimentari, dei caseifici e dei panifici, pescatori e mitilicultori, nonché tutti gli operai addetti agli enti di irrigazione, forestali o gli addetti alla manutenzione dei boschi e del verde urbano.

Oggi questa emergenza ci insegna quanto questi lavoratori siano indispensabili per le nostre esistenze – commenta Peluso – e a loro, su uno dei fronti più estremi della pandemia vanno date risposte immediate.

Un’attenzione che la CGIL e la FLAI hanno trasformato in un canale diretto con i lavoratori.

Appena l’INPS avrà avviato tutte le procedure saremo noi stessi a contattare tutti i nostri iscritti per il bonus di 600 euro previsto nel decreto “Cura Italia” – spiega Lucia Lapenna – ma invitiamo tutti i lavoratori che avessero bisogno di informazioni o assistenza a chiamare alle nostre sedi di Taranto e provincia o a contattarci via mail a  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Segreteria provinciale -  3471114922

Talsano – 3203393695

Pulsano-Lizzano-San Marzano-Sava – 3342260602

Palagiano-Palagianello-Massafra-Mottogla – 3470077902

Taranto-Avetrana-Manduria – 3497140892

Ginosa-Ginosa Marina – 3478995173

Grottaglie-San Giorgio – Monteiasi – 3474112759-3345050290

L'ASSESSORE ALLO SVILUPPO ECONOMICO ILLUSTRA I PROVVEDIMENTI MESSI IN CAMPO DALLA REGIONE PUGLIA. 
 
L’emergenza sanitaria in corso, causata dal diffondersi dell’epidemia da COVID-19, sta determinando conseguenze molto negative sulle imprese pugliesi, con il rischio concreto di ripercussioni immediate sui livelli occupazionali e, quindi, di una spirale recessiva che potrebbe mettere in ginocchio il nostro sistema produttivo.
Per fronteggiare questo pericolo, nell’ambito delle sue competenze, il Governo regionale guidato dal Presidente Michele Emiliano, ha già messo in campo, in pochi giorni, un primo pacchetto organico di misure promosse dall’Assessorato allo Sviluppo Economico:
*1) SOSPENSIONE DELLE RATE DEI MUTUI*
Sospensione fino a sei mesi dei mutui concessi dall’Amministrazione Regionale, per il tramite di Puglia Sviluppo S.p.A., nell’ambito delle iniziative denominate NIDI, Tecnonidi, Microcredito e Fondo a favore delle Reti per l’Internazionalizzazione, prolungando il piano di ammortamento dello stesso periodo
*2) PIÚ TEMPO PER I MONITORAGGI*
Traslazione di dodici mesi delle verifiche sugli adempimenti successivi alla conclusione degli investimenti cofinanziati dalla Regione nell’ambito della misure denominate Contratti di Programma, P.I.A. Piccole imprese, P.I.A. Medie imprese e P.I.A. Turismo
*3) FONDO CENTRALE DI GARANZIA PER LE PMI*
Istituzione di una sezione speciale del fondo centrale di garanzia per le Piccole e Medie Imprese, con l’aumento fino al 90% della copertura ordinaria di controgaranzia, in modo da facilitare l’accesso al credito delle PMI.
*4) DILAZIONE PAGAMENTI AQP*
Concessione per tutte le Piccole e Medie Imprese di una moratoria sia nel pagamento dei debiti maturati nei confronti della società AQP, con una dilazione in 12 rate mensili, sia per le nuove fatture emesse da AQP fino al 30 giugno 2020.
*5) ACCELERAZIONE NELLE LIQUIDAZIONI E NEI PAGAMENTI ALLE IMPRESE*
Grande impulso alle procedure di liquidazione e di pagamento ai soggetti beneficiari di incentivi e finanziamenti regionali, riorganizzando la macchina amministrativa regionale, col supporto di Puglia Sviluppo SpA, ARTI (Agenzia Regionale per le Tecnologie e l’Innovazione) e InnovaPuglia SpA, in modo da assicurare in tempi celeri la maggiore liquidità possibile alle imprese, sempre nel rispetto della trasparenza e del rigore nei controlli e nelle verifiche.
Si tratta di misure delle quali vado orgoglioso, messe in campo in tempi brevissimi dall’Assessorato allo Sviluppo Economico, in piena sintonia con il Presidente Michele Emiliano e tutto il Governo regionale, in modo da fornire un supporto concreto al sistema produttivo pugliese, nel limite delle competenze regionali e in attesa che il Governo centrale sblocchi le risorse da noi con forza invocate e ormai indispensabili per evitare conseguenze nefaste di natura economica e sociale.
La Regione Puglia conferma la sua vicinanza alle imprese. Insieme usciremo presto da questo incubo.
 

In Puglia, sono 8 le banche di credito cooperativo aderenti al Gruppo CCB. 

Il braccio operativo del Gruppo Cassa Centrale nella 
bancassicurazione, che con i primi dati relativi al 2019conferma il suo ruolo di primaria importanza assunto nel tempo a livello nazionale nel mercato assicurativo.

 

 

Nel corso dell’esercizio 2019 la nuova produzione è passata a 974,7 milioni con un incremento del 56,15%, rispetto ai 624 milioni del 2018. Di questi, 851 milioni appartengono al comparto vita finanziario, che registra un+62%, con una crescita nel collocamento delle polizze temporanee caso morte del 45%, delle polizze CPI del 31%, delle polizze danni rami elementari del 26%, della previdenza complementare del 23,7% e delle polizze auto del 15,5%.

Il portafoglio complessivo è aumentato del 27,52% superando i 4,4 miliardi di Euro, con oltre 170 milioni imputabili ai rami danni, per un totale di 567.299 polizze attive al 31/12/2019.

Positivi anche i risultati della controllata Assicura Broker, che nel 2019 ha ampliato il proprio campo d’azione sviluppando l’attività sia verso le BCC-CR-Raika del Gruppo Cassa Centrale, che verso società esterne.

Nel corso dell’esercizio 2019 l’ammontare dei premi intermediati è passato a 16,3 milioni, con un incremento del 5.5%, rispetto ai 15,45 milioni del 2018.  Il 63% del totale si riferisce a polizze di Società del Gruppo.

“Assicura rappresenta una delle eccellenze del Gruppo Cassa Centrale – Credito Cooperativo Italiano – afferma l’Amministratore Delegato, Enrico Salvetta – e i risultati rispecchiano il nostro valore, e la nostra capacità di offrire una consulenza assicurativa di ottima qualità, che viene apprezzata anche dalle 7 banche clienti non facenti parte del Gruppo Cassa Centrale. Un numero questo in crescita, a testimonianza del riconoscimento della qualità dei nostri servizi.”

Un ulteriore passaggio che segna il percorso di Assicura è rappresentato dal processo di rebranding che sta interessando tutte le società del Gruppo Cassa Centrale, in risposta all’esigenza di avere un’identità condivisa, riconoscibile e distintiva, caratterizzata da un brand solido e riconoscibile anche per l’attività di Bancassicurazione. Il nuovo logo – compatto, lineare, geometrico – e il nuovo marchio “Bancassicura”. affiancheranno i tradizionali marchi “Sìcuro” e “”, consentendo di identificare ancora meglio l’offerta rappresentata da Assicura. Uno stile tutto nuovo, dunque, che  si rispecchia nell’adozione del nuovo sito www.assicura.si., e nell’area riservata MyAssicura, da cui già oggi sono disponibili servizi come il controllo delle proprie posizioni assicurative, la ristampa della documentazione fiscale inerente le polizze sottoscritte e il monitoraggio dei propri sinistri.

“La missione di Assicura – conclude Salvetta – si ispira ai principi della Cooperazione di Credito, per offrire alle imprese e alle famiglie soluzioni chiare e semplici per soddisfare i bisogni di tutela della persona, di protezione dei beni e del patrimonio. Supportiamo i clienti in un’adeguata pianificazione della previdenza complementare e dell’assistenza sanitaria integrativa, per garantire una gestione consapevole dei rischi che consenta di affrontare con serenità uno scenario in continua evoluzione ed esigenze sempre nuove.”

 

In Puglia, sono 8 le banche di credito cooperativo aderenti al GruppoCCB, che ad oggi ne conta 80 su scala nazionaleBCC Alta Murgia, BCC Alberobello, BCC Cassano, BCC Conversano, BCC Locorotondo, BCC Monopoli, BCC San Giovanni Rotondo, BCC San Marzano, con un totale di 62 filiali537 collaboratori, un CET1 di 461 milioni.

La raccolta diretta delle BCC pugliesi ,sotto la guida della capogruppo trentina, si attesta in totale a 2,798 miliardi, la raccolta complessiva a 3,295 miliardi e gli impieghi sono pari a 2,045 miliardi.

 Nel giorno dell’accordo tra Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal Italia, si profila un nuovo periodo di cassa integrazione ordinaria nel siderurgico di Taranto. Riguarderà, dal 30 marzo, un numero massimo di 1.273 dipendenti: 900 operai, 104 intermedi e 269 impiegati e quadri. Il numero dei lavotatori che si vogliono mettere nuovamente in cassa è inviato rispetto alla cassa in scadenza. ArcelorMittal ha inviato proprio oggi via mail la richiesta ai sindacati metalmeccanici. Si tratta di una nuova proroga della cassa integrazione sempre per crisi del mercato siderurgico segnato dal calo della domanda. ArcelorMittal ha convocato per il 10 marzo, alle 10, i sindacati per vedere la possibilità di un accordo. Questa è la terza proroga della cassa: le prime due sono avvenute a settembre e a dicembre. L’accordo sindacale è stato trovato solo per la proroga di settembre. Non c’è stato invece all’avvio di luglio, né al rinnovo di dicembre. ArcelorMittal spiega che "il numero medio di sospensioni in cassa integrazione ordinaria effettivamente poste in essere nel periodo intercorrente tra l'inizio del periodo di sospensione e il 16 febbraio 2020 e' stato di 855 unità con punta massima di 1.183". Anche nelle volte precedenti la cassa è stata usata per un minor numero di lavoratori diretti rispetto al tetto massimo previsto.

Ma la Fiom ha già detto che non ci sta.

“Se pensano di convocarci per dirci: o firmate la cassa integrazione o salta tutto, non funziona. Va fatta una trattativa. Il sindacato deve essere ascoltato e deve avere certezze su tutto". Così la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, ribadisce la posizione delle organizzazioni sindacali, dopo l'annuncio della firma dell'accordo tra i commissari Ilva e ArcelorMittal per lo stabilimento di Taranto. "Per noi - spiega Re David all'AGI - è fondamentale salvaguardare la produzione siderurgica, il piano ambientale e l'occupazione. L'accordo è stato fatto per evitare la causa ma noi non ne sappiamo nulla e abbiamo interrogativi che non abbiamo potuto porre a nessuno".

    "I nostri obiettivi di occupazione - precisa Re David - rimangono fermi. Nessuno parla dei 1.800 lavoratori in amministrazione straordinaria che dovevano rientrare: se si dice che a fine piano gli occupati saranno 10.700, vuol dire che i 1800 sono fuori e che per una parte della forza lavoro attuale subentrerà la cassa integrazione. Ma il sindacato non può fare un ragionamento sugli ammortizzatori sociali senza conoscere la sostenibilità di tutto il piano. Non è possibile ridurre sindacato al ruolo di certificatore. Il governo - conclude -ci deve convocare". 

È confermata al momento per domani a Milano la firma dell’intesa tra ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria, firma che chiude tre mesi di conflitto (ma anche di trattativa) tra le parti. Erano infatti i primi di novembre 2019 quando ArcelorMittal, gestore in fitto da novembre 2018 del gruppo siderurgico, ha paventato il recesso dal contratto di fitto. In queste ore stanno arrivando le diverse firme autorizzative all’accordo, compresa quella del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, all’istanza dei commissari Ilva Francesco Ardito, Alessandro Danovi e Antonio Lupo. Istanza con cui Ilva in as chiede appunto il via libera del ministero alla firma.

 

- L’accordo come primo effetto produrrà il ritiro da parte di ArcelorMittal dell’atto di citazione depositato al Tribunale di Milano nei confronti dei commissari Ilva, atto in cui - dopo una lettera informativa alla stessa Ilva - si notificava la volontà di recedere dal contratto. A seguito del ritiro dell’atto giudiziario di ArcelorMittal, anche i commissari ritireranno il ricorso cautelare urgente, ex articolo 700, presentato contro ArcelorMittal al fine di bloccarne il disimpegno. Anche se, si osserva, già il ritiro dell’atto di ArcelorMittal provoca la decadenza di quello di Ilva in as. Il 6 marzo è infatti fissata al Tribunale di Milano la nuova udienza sui due ricorsi dopo le udienze precedenti del 27 novembre, del 20 dicembre e del 7 febbraio, tutte chiusesi con un rinvio sulla base del fatto che le parti non volevano far corso al giudizio perché stavano negoziando l’intesa. E l’accordo raggiunto sarà ora prospettato al giudice il 6 marzo. Contro la firma dell’accordo si è schierato il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, del Pd, che contesta il mancato coinvolgimento della città con le sue istituzioni e soprattutto l’assenza totale di risposte, così dice il sindaco, sulla valutazione dell’impatto sanitario sulla popolazione della produzione. L’accordo che sarà firmato domani modifica il contratto che le società hanno stipulato in precedenza. L’accordo prevede che il nuovo piano industriale si articoli per il periodo 2020-2025. Previsti il completamento delle attività Aia e il “completo rifacimento dell’altoforno 5”.

 

Sarà utilizzato il preridotto di ferro insieme a nuove tecnologie “a minor impatto ambientale” e si costruirà un forno elettrico “nell’ottica della graduale decarbonizzazione”. I livelli di produzione ottimale vengono fissati nell’accordo modificato a 8 milioni di tonnellate di acciaio. Per l’occupazione, si parla di “tenuta” dei livelli con 10.700 risorse a regime. Entro il 31 maggio 2020, “con riferimento al periodo necessario a raggiungere la piena capacità produttiva dello stabilimento di Taranto in base al nuovo piano industriale”, dovrà essere definita “una soluzione che preveda il ricorso a strumenti di sostegno, compresa la cassa integrazione guadagni straordinaria, per un numero di dipendenti da determinare”. “Si è dovuto prevedere l’ipotesi che il nuovo contratto di investimento non si perfezioni e che Am Investco possa recedere dal contratto di affitto modificato”, si specifica in relazione al prossimo ingresso dello Stato nella società. A fronte di tale facoltà, previsto il pagamento di un importo di 500 milioni da parte della multinazionale. ArcelorMittal, infine, potrà recedere, con comunicazione da inviare entro il 31 dicembre prossimo, nel caso in cui il nuovo contratto di investimento non sia stato sottoscritto entro il 30 novembre. Maggio e novembre prossimi sono quindi le tappe cruciali per l’evoluzione dell’accordo in relazione agli aspetti occupazione e ingresso della parte pubblica. L’accordo infine non fa alcun riferimento allo scudo penale relativamente al piano ambientale di cui ArcelorMittal ha beneficiato sino ad alcuni mesi fa e che è stato eliminato da una legge. 

 Il gruppo turco Yilport si affida ad una donna manager per rimettere in attività il terminal container del porto di Taranto dopo quasi cinque anni di stasi totale. È Raffaella Del Prete e arriva dal terminal di Vado Ligure la nuova general manager della società San Cataldo container terminal, spa che fa capo a Yilport, nuovo concessionario del molo polisettoriale dopo l’uscita, che risale ad alcuni anni fa, della compagnia Evergreen. La sfida é importante: riportare traffico e soprattutto container su una infrastruttura che pur ammodernata da qualche anno, con l’ampliamento della banchina, sinora è rimasta inutilizzata con effetti pesanti sul bilancio operativo dello scalo pugliese in termini di merci movimentate. Nel primo semestre 2019, il traffico è stato pari a 10,737 milioni di tonnellate, 20,433 milioni in tutto il 2018. Con Yilport, che a fine luglio scorso aveva già firmato con l’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio la concessione per l’uso dell’infrastruttura, la stessa Authority ha intanto perfezionato la consegna delle aree di competenza. La concessione, che vale 49 anni, prevede che il terminalista promuova “lo sviluppo dei traffici commerciali e della logistica con particolare riferimento alla movimentazione di container, merci varie e ro-ro”. In questo modo il porto di Taranto tende anche ad essere meno dipendente dagli imbarchi e sbarchi di ArcelorMittal, ex Ilva. Yilport, tredicesimo operatore mondiale, controlla anche la compagnia Cma Cga e nei mesi scorsi ha stretto un accordo con i cinesi di Cosco. L’avvio operativo delle attività sul molo polisettoriale è previsto per aprile dopo aver completato il revamping delle gru già usate da Evergreen. Yilport assumerà gradualmente il personale ex Taranto container terminal, il precedente concessionario controllato da Evergreen e Hutchinson. Si tratta di circa 500 addetti che ora sono a carico, con la relativa indennità di mancato avviamento al lavoro, dell’Agenzia per il lavoro portuale. Yilport ha dichiarato che raggiungerà 500mila  teus - l’unità di misura dei container - nei primi due anni per poi salire a 1,5 milioni di teus entro cinque anni e quindi saturare progressivamente la capacità massima di traffico della infrastruttura, che è pari a 2,5 milioni di teus. All’inizio del mese, il porto di Taranto ha inaugurato una nuova infrastruttura che è la banchina pubblica del quarto sporgente, i cui lavori di ammodernamento sono costati 76 milioni. È una infrastruttura che prossimamente si gioverà del riavvio del terminal container. Del Prete, prima di Vado Ligure, è stata sales area manager per l’impresa ferroviaria Ntv con responsabilità sul centro e sud Italia, mentre nel biennio 2009 -2010 ha lavorato in Msc Crociere come global terminal manager. In precedenza ha svolto diversi ruoli in Maersk Line sia in Italia che in Danimarca arrivando a ricoprire il ruolo di terminal productivity manager. Infine per tre anni è stata  presso il terminal container di Tanjung Pelepas in Malesia. Intanto, oltre a rimettere in moto il terminal container e il relativo traffico, il porto di Taranto - con la gestione del presidente dell’Authority, Sergio Prete - cerca di ampliare il suo spazio nelle crociere . Oltre alla manifestazione di interesse per i servizi a terra delle navi crociera avanzata a metà gennaio dalle società Port Operation Holding (Milano) e Global Ports Melita Limited (Malta), entrambe controllate da Global Ports Holding, nessuna altra società si è fatta avanti e quindi l’Autorità portuale ora effettuerà l’istruttoria di merito sulla  domanda “per il rilancio della vocazione crocieristica del porto di Taranto e la valorizzazione dell'asset infrastrutturale rappresentato dall'edificio "Polivalente", avente funzioni multiple, compresa quella di stazione di accoglienza per traffico crocieristico. Il traffico crociere nel porto di Taranto è dato in incremento nel 2020 e 2021 con l’arrivo in quest’ultimo anno della Celebrity, segmento premium della compagnia Royal Caribbean.

 E’ stata eletta dall’assemblea provinciale

Carlo Martello Segretario generale

 


Innovazione nel segno della continuità: nell’assemblea provinciale di Confcooperative Taranto, l’Avvocato Virginia D’Angiulli è stato eletto all’unanimità nuovo presidente di Confcooperative Taranto.

Succede allo “storico” presidente Carlo Martello che, con un’esperienza quarantennale nella Confederazione cooperative italiane, per espressa volontà di tutti i presenti continuerà a dare il suo apporto all’organizzazione quale Segretario generale di Confcooperative Taranto.

L’assemblea è stata presieduta da Piero Rossi, Presidente regionale Confcooperative Puglia, ed ha registrato una nutrita partecipazione di rappresentanti delle cooperative joniche iscritte alla Confcooperative Taranto, impegnate in tutti i comparti economici: dal vitivinicolo al turismo, dall’agricoltura ai servizi.

“Costruttori di bene comune”: questo il titolo dell’assemblea provinciale che, aperta dai saluti istituzionali di Paolo Castronovi, Vicesindaco e assessore comunale alla Formazione professionale e Politiche del lavoro, e poi entrata nel vivo con la relazione del presidente Carlo Martello.

Questi ha prima tracciato un quadro della situazione economica e sociale del territorio jonico, per poi dettagliare l’apporto che le cooperative forniscono ai vari comparti e ai processi di coesione sociale.

«Se in altri territori – ha concluso Carlo Martello – la cooperazione viene salvaguardata e tutelata dalle Amministrazioni locali, che così ne riconoscono il ruolo occupazionale e sociale, noi ci accontenteremmo che sul nostro territorio le cooperative abbiano le stesse opportunità di tutte le altre forme di impresa!».

Si è poi passati all’elezione per acclamazione del nuovo Consiglio provinciale di Confcooperative Taranto composto da Domenico Cazzetta, Giuseppe Masini, Maria Cavallo, Ludovico Silvio Turco, Pasquale Roma, Francesco De Padova, Gaetano Tufariello, Clarisa Filomena Francisco, Angela Gigante, Mariangela Cavallo, Carlo Martello, Franca Todaro e Giuseppe Ruggieri.

Questo a sua volta ha eletto all’unanimità il nuovo Consiglio di Presidenza di Confcooperative Taranto: presidente Virginia D’Angiulli, vicepresidenti Giuseppe Masini e Pasquale Roma, segretario generale Carlo Martello, e membri Angela Gigante, Maria Cavallo e Clarisa Filomena Francisco.

 

                       

Entro fine mese Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal, salvo improvvise rotture degli ultimissimi giorni, sottoscriveranno l’accordo che dovrebbe spianare la strada alla “nuova” Ilva, quella con la partecipazione dello Stato accanto al privato Mittal e l’introduzione dei forni elettrici accanto agli altiforni a ciclo integrale per avere sostenibilità ambientale dal punto di vista produttivo. Ieri i commissari di Ilva in as hanno incontrato i loro avvocati per un’ulteriore verifica sui testi e, da quanto apprende AGI, il lavoro procede spedito. “L’accordo dovremmo farlo, ci sono le basi per arrivarci”, spiega una fonte vicina al dossier.

   Ma proprio nel giorno in cui si fa un altro passo avanti per l’intesa, sia da Taranto, attraverso il sindaco Rinaldo Melucci, che dal sindacato, con Rocco Palombella, segretario generale Uilm, partono accuse pesanti. il sindacalista parla di “trattativa farsa” che “serve solo a far uscire ArcelorMittal dall’Italia. L’accordo che il Governo e la multinazionale stanno discutendo - sostiene - si limita a spostare il problema in avanti, magari al prossimo esecutivo”. Palombella giudica “irrisori” i 500 milioni che ArcelorMittal dovrà versare (400 cash e 100 di magazzino) per uscire a novembre qualora le condizioni dell’accordo di fine febbraio non si realizzassero, visto che l’accordo del 2018 al Mise  prevedeva investimenti per 4 miliardi. 

 

Ancora più netto Melucci che scrive al premier Giuseppe Conte invitandolo a rompere ogni discorso con Mittal. Per il sindaco, gli ultimi anni “non hanno prodotto progressi degni di nota. Presidente - scrive il sindaco al premier - ci difenda lei, interrompa subito ogni dialogo con questi signori, non c'è più niente da fare. Noi agiremo già da oggi di conseguenza”. 

   Sia pure partendo da sponde diverse, sindacato e sindaco manifestano una stessa preoccupazione: che quello di febbraio non sia un accordo vero e strutturato, ma solo una soluzione tampone. Giusto per guadagnare tempo tra primavera ed estate. Da fonti vicine al dossier si apprende infatti che l’intesa che verrebbe sottoscritta non fa riferimento né al nodo occupazione (eppure per mesi si è parlato di esuberi e al Mise, a dicembre, Mittal ha stimato 4.700 unità in eccesso) né a quello dello scudo penale (sottolineato invece come molto importante nella nuova memoria di difesa che i legali di Mittal hanno presentato la sera del 31 gennaio al Tribunale di Milano in vista dell’udienza del 7 febbraio, poi rinviata al 6 marzo).

   “In effetti - spiega una fonte - la partita vera non si gioca adesso ma a novembre, quando si configurerà definitivamente il piano industriale e dovranno esserci la ricapitalizzazione della società e la costituzione della newco per il preridotto. Solo allora - si afferma - si entrerà davvero nel merito dei numeri sia della produzione che della forza lavoro da impiegare”. Se così fosse, si avrebbe un ennesimo periodo di attesa, che però non sta bene a tutto il sindacato che da tempo chiede di uscire dall’incertezza.

 

 Il sindaco di Taranto, invece, ha attaccato duramente ArcelorMittal chiedendo al Governo di abbandonare ogni trattativa, perché la società gli ha nuovamente sbarrato il passo - introducendo nuove argomentazioni - sulla revisione dell’Autorizzazione integrata ambientale. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha accolto già da fine maggio scorso la richiesta del sindaco, ha aperto il relativo procedimento, ma ArcelorMittal, spiega una fonte, “si oppone perché ritiene che rivedere l’Aia equivalga ad una modifica contrattuale”.

   L’attuale Aia, cioè l’insieme delle prescrizioni con i relativi tempi di attuazione, è quella normata da un dpcm di settembre 2017. Il sindaco, invece, da mesi chiede che si introduca la Valutazione del danno sanitario per misurare se l’incremento produttivo è compatibile con la salute della popolazione. L’aspetto non è secondario, perché, si osserva, sinora il confronto con Mittal ha riguardato solo Mef e Mise, oltre alla presidenza del Consiglio, mentre del ministero dell’Ambiente non c’è traccia.

   A ciò infine si aggiunga l’evidente insoddisfazione del sindaco sul fatto che il nuovo decreto legge Cantiere Taranto (annunciato da Conte a novembre e dicembre) ancora non vede la luce. E insieme al decreto con le misure di rilancio che non c’è, si osserva in Comune, resta in stand by anche il Contratto istituzionale di sviluppo con circa 500 milioni di risorse che ancora non si riescono a mettere a frutto. 

Un Consiglio comunale monotematico sull’ex Ilva, ora ArcelorMittal, è stato chiesto dal comitato Niobe al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. Il comitato chiede la chiusura dell’acciaieria con relativa bonifica dell’area e riconversione economica. Del comitato fanno parte cittadini ma anche diversi genitori che hanno perso i propri figli a causa di malattie che si ritiene correlabili all’inquinamento e alla situazione ambientale di Taranto. “Apprese le dichiarazioni del sindaco Rinaldo Melucci in merito alla critica situazione in cui versa la città a causa della fallimentare gestione della fabbrica ex Ilva, oggi gestita da ArcelorMittal - dice il comitato Niobe -, riteniamo utile e doveroso e soprattutto urgente tornare a parlarne in un Consiglio comunale monotematico, a Palazzo di Città, perché il futuro di Taranto - si afferma - non sia più delegato agli altri. I protagonisti di questa storia siano i tarantini e le amministrazioni locali con le loro responsabilità istituzionali. Ci rivogliamo al sindaco, quindi, affinché si adoperi a tutelare i cittadini con atti concreti”. Il comitato ha preso spunto da quanto dichiarato oggi stesso dal sindaco il quale, rivolgendosi al premier Giuseppe Conte, lo ha invitato ad interrompere ogni confronto con ArcelorMittal perché per il sindaco il gruppo siderurgico non può più essere ritenuto affidabile. A Taranto infine si prepara per la serata del 26 febbraio la seconda edizione della fiaccolata silenziosa che attraverserà le strade del centro urbano per ricordare tutte le giovani vittime dell’inquinamento. 

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