Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1444)

“È sconfortante dover commentare ogni volta questi incidenti. È ormai chiaro che gli impianti cadono a pezzi ed è riprovevole che l'azienda, innanzi alle denunce delle organizzazioni sindacali, non abbia di meglio da fare che provare a mettere il bavaglio ai lavoratori con provvedimenti punitivi”. Lo dichiara il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, in merito all’incendio divampato nella tarda serata di domenica all’interno del siderurgico ArcelorMittal, ex Ilva. Interessato un tratto del nastro trasportatore dell’agglomerato, dove cioè vengono preparati i minerali per la carica degli altiforni, minerali poi veicolati con i nastri trasportatori. Non ci sono stati feriti ma solo danni all’impianto. Il sindaco fa però riferimento “alle immagini raccolte da tanti cittadini”, erano infatti molto visibili sia le fiamme che i fumi sprigionati, e afferma che “l’azienda avrebbe affermato che si è trattato di un impianto in manutenzione straordinaria, dunque vuoto di ogni prodotto, e che a causa dell'attrito sviluppato proprio da queste attività abbia preso fuoco”. Il sindaco parla di “fatti sempre più consueti”. “Dai sopralluoghi di Arpa Puglia e per mezzo della rete delle centraline esterne allo stabilimento, si è potuto verificare - sostiene il sindaco di Taranto - che l'evento non ha inciso sulla qualità dell'aria dell'abitato vicino. Tuttavia, l'agenzia regionale tornerà ad eseguire nuove verifiche sulle centraline interne all'impianto e, in seguito, sarà in grado di relazionare più dettagliatamente”. Per Melucci, “evidentemente quelle manutenzioni a cui assistiamo impotenti, non sono sufficienti e non tendono ad un vero aggiornamento tecnologico come richiesto a gran voce dalla città”. “È uno dei motivi per i quali siamo oggi molto critici con le ulteriori dilazioni degli interventi previsti dall'Aia da parte del ministero dell'Ambiente e con l’ipotesi di accordo sul futuro dell'ex Ilva che non tengano al primo posto la salute e l'ambiente circostante”. “Questa volta - conclude il sindaco di Taranto - è andata bene e nessuno si è fatto male, ma come fanno a dormire la notte i responsabili di questa situazione?”

Partono domattina nel siderurgico ArcelorMittal di Taranto (ex Ilva) ulteriori sei settimane di cassa integrazione Covid. Interesseranno un numero massimo di 8137 dipendenti, di cui 5617 operai e 1520 impiegati. È una nuova tranche di cassa Covid che si somma alle precedenti cominciate da metà marzo scorso, sempre con numeri rilevanti, in sostituzione della cassa integrazione ordinaria per crisi di mercato che ArcelorMittal ha invece usato a partire da luglio 2019, in continuità sino a metà marzo, prorogandola ogni 13 settimane, con un numero massimo di 1200 addetti. Attualmente la forza lavoro diretta in cassa integrazione a Taranto è pari a circa 3300 unità. Numero alto, ma tuttavia calato rispetto agli oltre 4mila delle settimane precedenti perché nel frattempo alcuni impianti della fabbrica sono ripartiti. Restano ancora fermi da marzo acciaieria 1 e altoforno 2.

 

 L’avvio della nuova tranche di cassa Covid coincide anche con la partenza delle assemblee dei lavoratori in stabilimento. Nel consiglio di fabbrica dell’11 novembre, allargato anche ai delegati sindacali dell’indotto, Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb hanno deciso di non effettuare per il momento alcun sciopero e di attendere il confronto col Governo sulle sorti di ArcelorMittal. Confronto che poi effettivamente c’è stato venerdì scorso, in video call, con tre ministri (Stefano Patuanelli del Mise, Roberto Gualtieri del Mef e Nunzia Catalfo del Lavoro) insieme all’ad di Invitalia, Domenico Arcuri, nel quale è stato ufficializzato che lo Stato entrerà nel capitale di ArcelorMittal e avrà una partecipazione maggioritaria. Il confronto col Governo riprenderà la prossima settimana. L’esecutivo ha infatti annunciato una nuova convocazione delle sigle metalmeccaniche anche perché si avvicina la data del 30 novembre, entro la quale si vuole chiudere la trattativa con ArcelorMittal circa il coinvestimento pubblico. Domani le assemblee in fabbrica a Taranto partiranno dall’area Mua-Ril, tra mattinata e pomeriggio, e andranno avanti sino al 25 novembre quando si chiuderà la consultazione con gli addetti alla manutenzione delle acciaierie 1 e 2. Martedì invece l’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, incontrerà i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, come annunciano fonti sindacali. In questa fase, oltre all’attenzione sulla nuova cassa integrazione, si punta a capire come sarà ArcelorMittal nella combinazione pubblico-privato, che assetto industriale avrà e come garantirà produzione e occupazione con lo sviluppo del piano quinquennale sino al 2025. Non mancano le critiche. Dai sindacati, che protestano perché non possono essere chiamati e coinvolti a cose fatte, al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che chiede ad Invitalia di fermare il negoziato con la controparte industriale in assenza di un confronto con la città. Il sindaco contesta una fabbrica a 8 milioni di tonnellate di produzione di acciaio e rivendica da tempo un siderurgico più piccolo, più moderno ma soprattutto ecosostenibile. Oggi, infine, in un focus di due pagine dedicato ad ArcelorMittal, il Sole 24 Ore mostra che dal 2012, anno del sequestro giudiziario degli impianti di Taranto, a oggi, con la produzione in caduta verticale, sono stati bruciati 49,4 miliardi di euro di Prodotto interno lordo. 

 I settori della pesca e della mitilicoltura sono fra i più colpiti dagli effetti del Covid a Taranto. “Dopo una parziale ripresa del mercato del pesce nei mesi estivi del post lockdown, il settore ittico sta subendo un nuovo fermo. Siamo molto preoccupati, siamo al minimo storico, l’attività è ridotta dell’80%”. Lo dichiara Luciano Carriero, presidente di categoria per Confcommercio Taranto. “Il mercato all’ingrosso del pesce da giornaliero si è ridotto a due volte a settimana” prosegue Carriero, mentre “le spedizioni in Italia, che assorbivano tra il 30 ed il 40% del prodotto, sono ferme. Altrettanto il mercato estero, completamente bloccato”. A tutto ciò, per Confcommercio Taranto, si aggiunge “il fermo della ristorazione che ha prodotto un calo delle vendite del 40% ed anche il dettaglio nelle pescherie ha subito rallentamenti: la gente sta comprando meno pesce”. “Non va meglio per il settore mitilicolo - aggiunge Carriero -. Il Covid colpisce duro anche il mercato della cozza di Taranto, che deve fare i conti con un'altra grave problematica: la concorrenza illegale determinata dalla reimmersione in mare (nel secondo seno del Mar Piccolo) del prodotto di provenienza estera”.  “Problematica annosa - commenta  Carriero - che vede i mitilicoltori tarantini impegnati in una sorta di crociata in difesa della cozza allevata in Mar Piccolo, produzione messa a rischio dalla contestuale presenza di notevoli quantità di prodotto proveniente da altri mari che potrebbe essere causa di una contaminazione dell’ecosistema”.

E’ in vigore da ieri, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il cosiddetto Decreto Ristori 2 che, dopo l’analogo decreto del 28 ottobre, prevede ulteriori misure di sostegno alle imprese la cui attività ha subito una sospensione totale o parziale per effetto delle disposizioni del Dpcm del 3 novembre scorso. Il pressing esercitato da Confartigianato nei confronti del Governo commenta il Segretario provinciale Fabio Paolillo ha consentito di correggere in parte quanto previsto dal primo Dl Ristori e di includere nei nuovi interventi settori in cui operano artigiani e piccole imprese e di cui la Confederazione aveva lamentato l’ingiustificata esclusione. E’ il caso della categoria della “ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto” che ricomprende tra l’altro le attività di rosticcerie, friggitorie, pizzerie a taglio. Altrettanto penalizzate altre attività che subivano un danno indiretto a causa della interruzione delle forniture provocato dalle restrizioni orarie previste dal Dpcm del 24 ottobre scorso.

Nonostante le correzioni ottenute, nei provvedimenti del Governo permangono numerose complessità che rendono difficile districarsi nel ginepraio di disposizioni. Per questo la Confederazione ribadisce la necessità di superare la logica dei singoli interventi legati a specifiche attività individuate da codici ATECO per introdurre, con un prossimo provvedimento legislativo nella legge di Bilancio, un nuovo contributo a fondo perduto sulla falsariga di quanto previsto dal Decreto RilancioTre i critersui quali il nuovo contributo dovrebbe basarsi. Destinatari dovrebbero essere tutti i titolari di partita IVA tenendo conto di quanto già corrisposto con i decreti “Ristori 1” e “Ristori 2”. Il calo di fatturato da determinare in relazione ai mesi interessati dai nuovi provvedimenti restrittivi (non più solo aprile 2020). L’ammissione al contributo solo in presenza di un calo significativo di fatturato rispetto al corrispondente periodo del precedente periodo d’imposta.

Tra le novità che recepiscono le sollecitazioni di Confartigianato - prosegue Paolillo - il Dl Ristori 2 introduce 20 nuove categorie che possono beneficiare dei contributi a fondo perduto già previsti dal Decreto Ristori 1. Tra queste, i settori che interessano gli artigiani e le piccole imprese sono: la ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto, altre attività di trasporti terrestri passeggeri, il trasporto di passeggeri per vie d’acqua inclusi i trasporti lagunari, altre attività di trasporti terrestri (ad esempio le centrali radiotaxi), i fotoreporter e altre attività di riprese fotografiche, corsi di danza, le lavanderie industriali, attività di guide alpine, la fabbricazione di articoli esplosivi, il commercio al dettaglio di bomboniere, la gestione di stazioni per autobus.

Per le gelaterie e le pasticcerie, i bar e altri esercizi simili senza cucina e alberghi con domicilio fiscale o sede operativa nelle aree rosse o arancioni indicate nel Dpcm del 3 novembre scorso, la quota percentuale del contributo è aumentata del 50% e arriva al 200%.
Un nuovo contributo a fondo perduto viene riconosciuto, per l’anno 2021, alle imprese con sede operativa nei centri commerciali, e si prevede l’estensione agli operatori delle produzioni industriali del comparto alimentare e delle bevande interessati dalle misure restrittive del DPCM 3 novembre 2020, nel limite di spesa di 280 milioni di euro. Si riconosce così, anche se parzialmente, un ristoro del danno indiretto agli operatori di filiera.

Il Dl Ristori 2 prevede anche un nuovo contributo a fondo perduto per gli operatori con partita Iva attiva al 25 ottobre 2020 e con domicilio fiscale o sede operativa nelle zone “rosse” indicate dal Dpcm del 3 novembre. Tra queste attività, rientrano gli istituti di bellezza, i servizi di manicure e pedicure, quelli di cura degli animali, le attività di tatuaggio e piercing e altri servizi per la persona.

Tra le altre misure di sostegno alle imprese, il credito d’imposta per i canoni di locazione per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020 destinato alle imprese che operano nelle ‘zone rosse’, comprese agenzie di viaggio e tour operator. Inoltre la cancellazione della seconda rata dell’IMU da versare entro il 16 dicembre 2020 viene estesa ad ulteriori attività e applicata alle imprese ubicate nei comuni delle zone rosse del territorio nazionale. In materia previdenziale, il Decreto Ristori 2 estende l’esonero dal versamento dei contributi del mese di novembre 2020 anche ai datori di lavoro privati appartenenti ai settori individuati  nella Tabella recante i Codici Ateco di cui all’Allegato 1. Sospeso anche il versamento dei contributi sia previdenziali sia assistenziali dovuti nel mese di novembre 2020 per i datori di lavoro privati delle aree caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto, come individuate con ordinanze del Ministro della Salute. In tema di integrazione salariale - conclude Paolillo - sono prorogati al 15 novembre 2020 i termini per l’invio delle domande di accesso ai trattamenti collegati all’emergenza Covid-19 e di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o saldo degli stessi. Peraltro, i trattamenti di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga, previsti dall’art. 12 del precedente Decreto Ristori, sono riconosciuti anche in favore dei lavoratori in forza alla data di entrata in vigore del Decreto Ristori bis.

 

 

I segretari generali di Fim-Fiom-Uilm, Roberto Benaglia, Francesca Re David, Rocco Palombella, sono stati convocati in video conferenza per venerdì pomeriggio alle 15.30 dai ministri dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, del Lavoro Nunzia Catalfo e dell'Economia Roberto Gualtieri, per un confronto sulla situazione di ArcelorMittal. Lo si apprende da fonti sindacali. 

Da Genova a Taranto, il fronte dell’acciaio, costituito dagli stabilimenti ex Ilva, ora ArcelorMittal, torna a surriscaldarsi. Mentre a Genova da ieri pomeriggio la produzione del sito di Cornigliano, che lavora la materia prima inviata da Taranto (i coils),è bloccata per decisione aziendale a seguito della protesta Fiom Cgil di bloccare i varchi di transito dello stabilimento, a Taranto oggi la riunione del consiglio di fabbrica, allargato anche ai delegati sindacali delle imprese indotto-appalto, potrebbe decidere il ricorso a forme di protesta. Nel preannunciare la convocazione di oggi, i sindacati hanno infatti escluso iniziative che possano portare al fermo degli impianti. Due sono le vicende che pesano: l’incertezza complessiva dell’azienda, a circa 15 giorni dalla data posta come fine della trattativa tra Governo e ArcelorMittal, e i provvedimenti disciplinari che ArcelorMittal sta adottando verso lavoratori e delegati di fabbrica. Ci sono  già stati alcuni licenziamenti a Genova mentre a Taranto per ora sono sospesi un dipendente ed un rappresentante Fiom. I sindacati metalmeccanici di Taranto - dove dal 16 novembre scattano altre 6 settimane di cassa integrazione Covid per poco più di 8mila addetti come numero massimo - dichiarano che c’è “una situazione divenuta insostenibile”. 

 

Le sigle metalmeccaniche evidenziano nell’ordine “l’assenza di relazione industriali, la mancanza di sicurezza sugli impianti” ma anche “l’utilizzo massiccio della cassa integrazione. In fabbrica - spiegano - si vive oramai in un clima di terrore in cui qualsiasi episodio viene utilizzato dalla multinazionale per licenziare i lavoratori senza verificare le vere ragioni della causa che ha scatenato l’incidente”. Il conflitto azienda-sindacati sulle azioni disciplinari si inserisce in un contesto di incertezza circa il futuro a breve di ArcelorMittal. L’azienda sta trattando con Invitalia (che effettuerà il coinvestimento per conto dello Stato), in questa fase si discute di piano industriale più che di riassetto societario, ma i sindacati protestano perché sono tenuti all’oscuro. Già il 29 ottobre, in una lettera al Governo, i segretari generali di Fim Cisl, Roberto Benaglia, Fiom Cgil, Francesca Re David, e Uilm, Rocco Palombella, hanno chiesto di “rendere noto lo stato e i contenuti del confronto tra Arcelor Mittal e Governo sugli assetti societari e sul possibile ingresso di Invitalia attraverso il conferimento di capitali pubblici”. E ancora ieri pomeriggio i tre segretari generali sono tornati in pressing sull’esecutivo, rilanciando la richiesta di incontro e sottolineando che “la situazione all’interno dei vari siti produttivi è diventata drammatica: aumento esponenziale del numero di lavoratori in cassa integrazione, livelli produttivi ridotti ai minimi termini che fanno segnare un record negativo e che rendono, tra l’altro, impossibile la rotazione tra i lavoratori, con una consistente riduzione salariale”. A ciò si aggiungano, hanno detto ancora, “incertezza dei lavoratori in amministrazione straordinaria sul futuro occupazionale; sospensione delle manutenzioni e degli investimenti ambientali, con conseguenze drammatiche sui lavoratori dell’appalto; interruzione delle attività formative legate a salute e sicurezza; mancanza di approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale”. 

Fondazione Taranto 25 e l'assessore allo Sviluppo Economico, Marketing Territoriale e Turismo Fabrizio Manzulli si sono confrontati pubblicamente in videoconferenza per discutere delle opportunità nazionali e regionali in materia di misure e finanziamenti per le imprese, mirando a condividere strategie di sviluppo economico presenti e future.
 
L'amministrazione comunale ha avviato un tavolo per il rilancio e lo sviluppo delle imprese tarantine, con l'obiettivo di superare l'attuale crisi a partire dalla pianificazione del territorio e dalle risorse professionali e strumentali utili per valorizzare e supportare le specializzazioni e le competenze.
 
«Ci sembra importante proporre un momento pubblico aperto - le parole di Manzulli - per far conoscere i servizi e le opportunità offerte alle imprese del nostro territorio e nello stesso tempo cogliere l’occasione per individuare insieme strategie di sviluppo volte a prefigurare nel nostro territorio nuovi scenari per il futuro. L’obiettivo primario dell'amministrazione comunale è di aprire una canale di comunicazione e di collaborazione con il sistema delle imprese locali, interlocutori fondamentali in qualsiasi disegno di rilancio produttivo e occupazionale, le prime realtà che dovranno beneficiare delle condizioni storiche relative alle opportunità di investimento che la città di Taranto sta producendo. Questo appuntamento è un’opportunità unica sul nostro territorio per essere aggiornati sui temi di interesse per le imprese».

Philip Morris Italia ha ufficialmente presentato oggi, in un dibattito via web, il nuovo investimento da 100 milioni in cinque anni e 400 posti di lavoro che sarà fatto a Taranto. Il progetto è stato presentato nell’incontro sul tema  “Le filiere integrate per il rilancio del Paese” moderato da Ferruccio De Bortoli e organizzato in collaborazione con The European House - Ambrosetti. Philip Morris Italia istituirà a Taranto il nuovo Digital Information Service Center (DISC in sigla). 

    Il Philip Morris DISC, è stato spiegato, è un avanzato centro di assistenza rivolto ai consumatori italiani dei prodotti senza combustione. Sarà gestito da un’azienda leader nel ramo dei servizi digitali al consumatore. Il presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia, Marco Hannapel, ha dichiarato che dopo una iniziale fase di test svolta durante la prima ondata della crisi sanitaria legata alla pandemia di Covid 19, il Philip Morris DISC, che sarà̀immediatamente operativo, “rappresenterà il punto di riferimento dell’azienda per tutte le attività di customer care ai consumatori italiani dei prodotti senza combustione”. Il centro, inoltre, sarà̀ dotato dei più avanzati e innovativi sistemi di customer relationship management (CRM), basati su una completa digitalizzazione dei processi e sull’uso delle migliori tecnologie cloud.

   “L’Italia è stata ed è centrale nel percorso di trasformazione su scala globale intrapreso da Philip Morris International, al fine di sostituire le sigarette con prodotti innovativi senza combustione - ha commentato Marco Hannappel -. Dopo la costruzione a Bologna del primo impianto industriale al mondo per questi prodotti innovativi, dopo gli importanti accordi pluriennali per l’acquisto del tabacco italiano e lo sviluppo sostenibile della filiera tabacchicola, continuiamo a investire per una piena integrazione della nostra filiera in Italia”. 

 

“Una filiera made in Italy - ha aggiunto il presidente e ad di Philip Morris Italia - che già oggi è fatta di circa 8.000 imprese italiane di fornitura di beni e servizi, di cui 1.000 attive nel settore agricolo, con cui lavoriamo ogni giorno. L’apertura del Philip Morris DISC a Taranto - ha detto ancora - rappresenta un ulteriore passo avanti nella trasformazione del nostro settore e conferma il nostro impegno per sostenere l’occupazione nel nostro Paese. L’investimento di Taranto - ha proseguito il presidente e ad di Philip Morris - porterà innovazione ma anche software ed economia sul territorio.  È il più grande centro in Europa di questo tipo e dall’ideazione alla realizzazione abbiamo impiegato un anno”.       

    “Abbiamo in corso una trasformazione aziendale molto importante - ha rilevato Hannappel -, abbiamo annunciato una trasformazione che si chiama una società senza fumo che per un’azienda che produce sigarette, è una trasformazione epocale. Ma questa avviene attraverso innovazione, investimenti, 7 miliardi di dollari investiti negli ultimi 15 anni. Taranto - ha concluso - ha tanta possibilità di portare questa innovazione in Italia che è al centro di questo grande percorso perché qui abbiamo il più grande impianto produttivo ed una delle più grandi trasformazioni da parte del consumatore a livello europeo”. 

 Anche a Taranto Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm manifestano, e nelle vicinanze della sede di Confindustria territoriale, per sollecitare il rinnovo del contratto nazionale di lavoro metalmeccanico. Un presidio nel rispetto delle norme Covid, che vede la partecipazione di delegati sindacali e rappresentanti delle principali aziende in contemporanea allo sciopero. In Puglia e nel Mezzogiorno, Taranto è una delle realtà metalmeccaniche più importanti con migliaia di lavoratori in attesa del nuovo contratto. La sola ArcelorMittal Italia, col siderurgico, conta 8200 dipendenti diretti anche se ora una buona parte è in cassa integrazione. Agli occupati diretti della più grande acciaieria europea, si aggiunge poi il personale dell’indotto-appalto che è in capo a decine di imprese con inquadramento contrattuale metalmeccanico.

 

 “Oltre il 67% dei lavoratori metalmeccanici del territorio di Taranto, oggi hanno incrociato le braccia. A un anno esatto dalla presentazione della piattaforma per il rinnovo del contratto scaduto da undici mesi, i lavoratori del primo turno si sono fermati per quattro ore nell’ambito dello sciopero nazionale indetto da Fim, Fiom e Uilm”. A dirlo i segretari di Fim Cisl, Biagio Prisciano; Fiom Cgil, Giuseppe Romano; e Uilm, Antonio Taló, facendo il punto sull’andamento dello sciopero nelle industrie tarantine. I tre segretari precisano che “per quanto riguarda l’adesione, al primo turno, nelle maggiori aziende del territorio tarantino, il primo riscontro è che in ArcelorMittal (ex Ilva) è al 52%, nelle aziende appalto e indotto ArcelorMittal al 70%, in Leonardo Grottaglie al 80%”. “La mobilitazione - aggiungono - nasce sulla base di diverse rivendicazioni: la difesa dell'occupazione e il rilancio dell'industria metalmeccanica, l'aumento del salario, il miglioramento del welfare, dei diritti e delle tutele, la salute e la sicurezza dei lavoratori, la stabilizzazione dei precari e l'introduzione della clausola sociale nei cambi appalti, il riconoscimento delle competenze professionali, la contrattazione dello smart working e della conciliazione tra tempi di vita e lavoro”. 

ArcelorMittal Italia ha comunicato oggi pomeriggio ai sindacati metalmeccanici la proroga della cassa integrazione per 6 settimane a Taranto dal 16 novembre. Sono interessati come numero massimo 8137 dipendenti del siderurgico di Taranto, divisi in 5617 operai, 1520 impiegati, 870 equivalenti e 130 quadri. La proroga della cassa integrazione dal 16 novembre era già stata annunciata nelle scorse settimane ma il 30 ottobre l’azienda ha spedito una lettera firmata dal direttore delle Risorse umane, Arturo Ferrucci, ha revocato la procedura già avviata affermando che “le sopravvenute disposizioni normative connesse all’epidemia Covid 19, hanno mutato, sul piano soggettivo e oggettivo, l’ambito delle sospensioni necessarie. Di qui - ha scritto Ferrucci - la necessità di operare un mutamento della causale di intervento della cassa integrazione nell’ambito di procedura che sarà avviata con separata nota”.

 

 E oggi ArcelorMittal, riferendosi ad una serie di decreti legge tra cui l’ultimo “Ristori”, sostiene di essere “costretta, suo malgrado, ad incrementare di ulteriori sei settimane il ricorso alla cassa integrazione ordinaria con la causale emergenza Covid a far data dal 16/11/2020”. L’azienda ha convocato per venerdì 6 novembre alle 11 i sindacati. A Taranto la cassa Covid è in corso ininterrottamente da metà marzo, in coincidenza con la fermata dell’acciaieria 1 e dell’altoforno 2,nonché di altri impianti. Ha interessato punte di circa 4mila lavoratori, la metà dell’organico di Taranto, ed ora, pur essendo scesa, è comunque attestata su numeri importanti, circa 3500 unità. Prima della cassa Covid, c’è stato dal 2 luglio 2019 il ricorso alla cassa integrazione ordinaria per crisi di mercato prorogata di 13 settimane in 13 settimane. Chiesta per un massimo di 1200 addetti, è stata in realtà applicata per 7-800 dipendenti. 

 

Prestigioso riconoscimento per la manager tarantina Donatella Donatelli che ha vinto l’Oman Woman Of the Year Awards 2020 nella categoria Marketing. Nel 2020 sono state 30 le donne che sono state premiate nei rispettivi ambiti professionali.

Donatella Donatelli, Direttore Marketing & Comunicazione di Mercedes-Benz in Oman, e’ un’eccellenza in ambito di marketing strategico e di sviluppo di campagne di comunicazione. 

“Donatella - si legge nelle motivazioni- ha reso l’azienda sempre piu forte grazie alla sua pura dedizione, pianificazione e tenacia.

Con un master in Relazioni Internazionali presso l’Istituto degli Studi di Politica Internazionale di Milano, una laurea in Scienze Politiche presso l’Universita’ Statale di Milano, un diploma post-laurea in Diritto Internazionale Pubblico presso l’Accademia di Diritto Internazionale dell’Aia, Donatella ha tutte le competenze e risorse per gestire con naturalita’ un percorso professionale in continua crescita.

 

In Mercedes-Benz Oman Donatella ha ideato con grande successo strategie di marketing above and below the line, campagne pubblicitarie e di digital marketing. I suoi successi sono stati riconosciuti dalla sede regionale di Mercedes-Benz a Dubai che le ha conferito i seguenti riconoscimenti: Best Social Media Activation, Best After-Sales Marketing, Best Mercedes-Benz Customer Experience Activation, Best Mercedes-Benz Accessories & Collection Market. Inoltre, le campagne ideate e implementate da Donatella sono state riconosciute come Best Practice da Daimler non solo a livello regionale in Medio Oriente ma anche internazionale. Donatella ha anche sviluppato e implementato un dipartimento di CRM, che ha reso la customer journey piu efficiente e incrementato il grado di soddisfazione dei clienti.”

 

 

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