Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1172)

Per riconvertire l’economia del capoluogo ionico. OPERAI E CITTADINI UNITI PER IL CAMBIAMENTO. 
 
Da settimane, ormai, la città di Taranto è tornata al centro del dibattito nazionale per via della scelta di Arcelor Mittal di recedere dal contratto di affitto dell'Ilva di Taranto, stipulato con il Governo italiano. Questa situazione improvvisa di instabilità sul piano lavorativo sta procurando allarme e preoccupazione tra operai e lavoratori dell’indotto ILVA. L’eventuale perdita di migliaia di posti di lavoro porterebbe ulteriori difficoltà sociali ed economiche su un territorio che gia’ vanta un tasso di disoccupazione altissimo.
 
Nei salotti televisivi vari opinionisti continuano a sostenere l'interesse strategico della produzione di acciaio per l’Italia e l'importanza di quell’1,4% di PIL che ILVA di Taranto assicura allo Stato. 
Abbiamo ascoltato tante parole, tanti numeri, spesso accompagnati da una scarsa conoscenza delle gravi implicazioni sanitarie ed economiche che quella fabbrica ha procurato al territorio nel corso degli ultimi 60 anni. 
Sono pochi, infatti, gli opinionisti e i politici che conoscono la reale situazione ionica; pochissimi quelli che sanno quanto quello stabilimento costi ai cittadini in termini di vite umane, di malattie,  di impatto ambientale ed economico e quanti posti di lavoro sono stati persi a causa della presenza di quella grande industria inquinante. 
Sono tantissimi, infatti, i comparti economici oramai compromessi a causa dell’acciaieria, come quello della pesca, dell’allevamento, dell’agricoltura, del turismo. 
Per questo vorremmo offrire a chi legge, in particolare ai lavoratori diretti ed indiretti ILVA che  in questi giorni vivono momenti di apprensione e grande preoccupazione, una visione differente, che possa chiarire e infondere coraggio e fiducia affinchè da questo momento di crisi si possa creare una grande opportunità per loro e per l’intero territorio ionico. 
Taranto può rinascere se si lavora tutti insieme nella stessa direzione. 
Taranto ha pagato troppo in termini di salute, ambiente e devastazione sociale ede economica. E' l'ora del risarcimento.
 
Il Governo deve rimediare a decenni di malapolitica che, rimandando negli anni promesse fatte a scadenza elettorale, ha portato il nostro territorio, oggi, a vivere questa grave congiuntura, che grava su lavoratori, famiglie e cittadini.
 
Per questo nella nostra visione il Governo dovrebbe al più presto rimediare, varando una LEGGE SPECIALE PER TARANTO, promuovendo grandi investimenti e stanziando importanti risorse per riconvertire l’economia del capoluogo ionico sulla base delle esperienze fatte in altre realtà, come Bilbao, Rhur, Pittsburgh e Hauts de France. 
 
E’ una grande opportunità per tutti! 
 
Il Governo con la chiusura della fabbrica, dovrebbe subito avviare un programma decennale di bonifica del territorio con il reimpiego dei dipendenti dell'acciarieria senza perdere nessun posto di lavoro e riconvertire il territorio sostituendo aziende vecchie e non più competitive con nuove economie, green economy, blue economy, reinserendo in nuovi settori anche i lavoratori delle tante aziende che lavorano nell’indotto. I lavoratori devono avere le medesime tutele e possibilità, perché NESSUNO deve rimanere senza occupazione.
 
Taranto può essere esempio europeo di resilienza, se riuscirà a raccogliere questa sfida e superare le criticita’ di uno dei siti più inquinati d’Europa, trasformando questo momento di crisi in opportunità . 
Taranto potrebbe essere pioniera nella creazione di un polo di ricerca e innovazione nel campo delle nuove tecnologie di bonifica. 
Taranto ha un importante porto (millenario), che dagli anni 60 ad oggi è sempre stato asservito alla grande industria. Lo sviluppo del  porto da un punto di vista commerciale e turistico assieme all’implementazione della rete inter-portuale e quella dei servizi ad essa collegati, si creerebbero decine di migliaia di nuovi posti di lavoro. 
Si potrebbero ampliare e valorizzare le altre infrastrutture già esistenti, rete ferroviaria e aeroporto Arlotta di Grottaglie, creando altri nuovi posti di lavoro. Si potrebbe riavviare quei comparti produttivi finora compromessi come la pesca e l’agricoltura. Attrarre nuovi investitori sul territorio con agevolazioni fiscali tipo la creazione di una NO TAX AREA per almeno 10 anni per aziende innovative nella produzione delle energie rinnovabili.  
E' una grande sfida quella che ci aspetta e che occorre raccogliere e vincere insieme. 
Noi saremo sempre al fianco di chi lavora per il riscatto di questo territorio, che siano sindacati, lavoratori, associazioni o semplici cittadini, perché siamo convinti che sia ormai giunto il momento di voltare pagina e pretendere un futuro migliore per l’intera provincia ionica.
Associazione LiberiAmoTaranto

È in corso l’incontro al Mise tra governo, azienda e sindacati. Presiede la riunione il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Sul tavolo della discussione la procedura di restituzione del personale dalla multinazionale dell'acciaio alle società dalle quali un anno fa lo aveva assunto. Intanto, la procura di Milano ha aperto un fascicolo per verificare l’eventuale sussistenza di ipotesi di reato nella vicenda relativa all'ex Ilva.

 

“Non riconosco il diritto di recesso dell'azienda". Ha esordito così, secondo quanto riferiscono fonti presenti all’incontro al Mise tra ArcelorMittal, governo e sindacati, il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli.

 

“Riteniamo che non siano stati rispettati i termini del contratto stesso dal punto di vista legale”. È quanto avrebbe detto Lucia Morselli, ad di ArcelorMittal, durante l’incontro al Mise con governo e sindacati sottolineando che ci sarebbero quindi le condizioni legali per rescindere l’accordo perché hanno trovato condizioni diverse da quelle che si aspettavano. (AGI)

Un presidio di lavoratori e delegati sindacali è in partenza da Taranto per essere questo pomeriggio sotto il Mise dove alle 15 ArcelorMittal incontrerà i sindacati per discutere della procedura di riconsegna del personale alle società di appartenenza. In quella sede ArcelorMittal dovrebbe rivelare i numeri degli esuberi conseguenti alla fermata progressiva dei tre altiforni e degli altri impianti a Taranto

ArcelorMittal afferma che di non aver dichiarato ad Emiliano, governatore della Regione Puglia, che resterà sino a maggio del prossimo anno gestendo gli impianti siderurgici ex Ilva. Lo dichiarano fonti vicine all’azienda. La notizia di una permanenza di ArcelorMittal sino a maggio era stata data ieri dal presidente di Confindustria Taranto, Marinaro, dopo aver ricevuto una telefonata dello stesso Emiliano che ieri a Bari ha incontrato Morselli. Da fonti sindacali infine si apprende che Arcelor il 26 novembre fermerà il Treno nastri 2 a Taranto. (AGI) 

Otto consigli di fabbrica da tutta Europa riuniti nel capoluogo ligure

“La crisi della siderurgia attraversa tutta l'Europa e la necessità di collegare a livello europeo le battaglie dei lavoratori è più che mai evidente. E' una vecchia storia, quando gli affari vanno bene i grandi gruppi fanno i miliardi ma se il ciclo rallenta lo vogliono far pagare ai lavoratori. Per questo serve un sindacato europeo, una contrattazione europea e uno sciopero europeo". 

Lo dicono in una nota unitaria i consigli di fabbrica di Dunkerque, Fos sur mer, Brema, Duisburg, Amburgo, Eisenhuttenstadt, Liegi e Genova. Riuniti da mercoledì mattina a Villa Bombrini, ospiti della Fiom genovese, per il coordinamento europeo dei consigli di fabbrica della siderurgia, i rappresentanti dei lavoratori hanno discusso anche della delicata situazione italiana. Il coordinamento ha espresso solidarietà con i lavoratori ex Ilva precisando che "i lavoratori sono gli unici che possono difendere i propri interessi" e che "occorre anche alzare lo sguardo e collegare le lotte dei metalmeccanici in un quadro europeo". 

 

A testimoniare le ripercussioni che la crisi sta già avendo in ambito europeo  sono  le grandi manovre della multinazione ArcelorMittal a Taranto e in Polonia dove l’azienda ha bloccato la produzione nei tre altoforni a Cracovia e Dabrowa Gornicza.

Cassa Centrale Banca prosegue nella riorganizzazione industriale dei servizi informatici e bancari.Importante passo nella riorganizzazione industriale dei servizi informatici e bancari del Gruppo Cassa Centrale – Credito Cooperativo  ItalianoIn Puglia, sono 8 le banche di credito cooperativo aderenti al Gruppo (che ad oggi ne conta 80 su scala nazionale, di cui 17 nel Mezzogiorno): BCC San Marzano (TA), BCC Cassano (BA), BCC Alta Murgia (BA), BCC Conversano (BA), BCC Alberobello, BCC Locorotondo (BA), BCC Monopoli (BA), BCC San Giovanni Rotondo (FG).  Dalle 8 società informatiche del Gruppo nasce Allitude, che conterà 640 dipendenti in tutta Italia, e offrirà prodotti e servizi a 150 Banche con numeri di elevato standing: 65 mila POS, oltre 3 mila ATM e 18 mila postazioni lavoro in gestione, un milione e mezzo di clienti di internet banking e un fatturato di oltre 160 milioni (dati aggregati, relativi ai bilanci 2018 delle 8 Società Cassa Centrale Banca conferma il rispetto dei tempi nella riorganizzazione industriale che prevede un radicale ridisegno della complessiva architettura societaria. In questi mesi, tutte le Società coinvolte hanno lavorato intensamente insieme a Cassa Centrale Banca per mantenere le tempistiche prefissate. L’integrazione sta procedendo in linea con gli obiettivi e le scadenze stabilite, che prevedono l’avvio della nuova realtà dal 1° gennaio, integrando da subito Phoenix, SBA, SIBT, IBFin, IBT e CSD, e, nel corso del primo semestre 2020, anche BSB e Cesve. La rilevanza strategica dell’operazione ha posto l’esigenza di dare vita ad una nuova identità, che fosse in grado di rappresentare la nuova realtà, legata alle radici storiche di ognuna delle società partecipi, ma proiettata verso il futuro. In questa logica, il nuovo nome e il nuovo marchio Allitude manifestano l’inizio di un nuovo percorso, che rappresenta al contempo l’idea di continuità delle attitudini all’efficienza, all’impegno personale e alla professionalità. Agire come una squadra, forza tecnologica e competenze integrate sono i concetti alla base del nuovo nome AllitudeALL richiama l’agire come una squadra al servizio di tutte le banche, IT fa riferimento all’essere italiani e alla forza tecnologica che contraddistinguerà la nuova società, TU al parlarsi in modo chiaro e diretto. In definitiva, ALLITUDE sintetizza l’atteggiamento o la disposizione che rende possibile affrontare con sicurezza l’evoluzione tecnologica bancaria: l’attitudine di una nuova realtà nata dall’unione di più società specializzate in servizi IT e amministrativi bancari.  “Allitude sarà strutturata in due macro aree” – afferma Manuele Margini, Chief Operation Officer del Gruppo Cassa Centrale – “dedicate ai servizi tecnologici e ai servizi bancari. Attraverso la nuova organizzazione, saremo in grado di migliorare l’efficienza, semplificando la governance, ottimizzando gli investimenti a livello di Gruppo e costituendo poli specialistici, anche territoriali. Obiettivo altrettanto importante è rappresentato dal miglioramento ulteriore della qualità dei servizi alle banche e ai clienti finali.” Le 8 Società del Gruppo Bancario Cassa Centrale Banca nell’ambito dei servizi ICT e back office – Phoenix Informatica Bancaria (“Phoenix”), Centro Servizi Direzionali (“CSD”), CESVE (“CESVE”), Bologna servizi bancari (“BSB”), Informatica bancaria finanziaria (“IBIFIN”), Informatica bancaria Trentina (“IBT”), Servizi Informatici Bancari Trentini (“SIBT”) e Servizi Bancari Associati (“SBA”) – negli ultimi vent’anni hanno fornito sistemi informativi efficienti e servizi all’avanguardia, garantendo sempre qualità ed innovazione, ad oltre 150 tra BCC, Casse Rurali, Raika, Popolari, Casse di Risparmio e banche Spa.

 

Pubblichiamo di seguito il testo della lettera che il segretario della Cgil di Taranto ha inviato al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e al Presidente della Provincia Giovanni Gugliotti 


Pur nella consapevolezza dell’impegno del Governo, assunto in prima persona dal Presidente del Consiglio, a trovare una soluzione per assicurare continuità alla produzione in ex ILVA, riteniamo non più rinviabile l’apertura di un tavolo di crisi a livello locale con tutte le forze sociali.

 

Ciò trova le sue motivazioni nel mutato contesto politico, oltre che di mercato e giuridico, rispetto ad un solo anno fa, tanto da rendere complicatissima la gestione della crisi e l’individuazione a breve di una soluzione.

IL GOVERNATORE DELLA PUGLIA, a margine della riunione convocata per fare il punto della situazione dello stabilimento siderurgico tarantino ha detto che: "Per la prima volta tutte le componenti della società tarantina, sindacati, rappresentanti delle imprese e delle comunità, hanno la medesima posizione, hanno messo da parte tutte le situazioni di dissenso del passato e stanno costruendo una piattaforma unica da proporre al Governo".  

"La piattaforma unica - ha detto Emiliano - passa innanzitutto dal processo di decarbonizzazione della fabbrica che il Presidente del Consiglio Conte ha ritenuto fondamentale. Senza garanzie per la salute delle persone è impossibile pensare ad un rilancio produttivo, sia che Arcelor Mittal rimanga sia che debba essere sostituito da altri. La decarbonizzazione non è un processo immediato e non interrompe l'attività della fabbrica: è un processo di prospettiva che abbassa le emissioni e che rende gestibile la condizione di tutti i cittadini tarantini. In secondo luogo: Mittal deve comunque pagare per prestazioni che ha già ricevuto 50 milioni di euro agli imprenditori dell'indotto e lo deve fare perché altrimenti può intervenire la Guardia di Finanza che serve ad impedire che qualcuno, dopo avere ricevuto un prezzo, se ne vada via senza far fronte alle proprie obbligazioni". 

"La Regione Puglia - ha proseguito - predisporrà un piano complessivo da presentare all'Unione europea per richiedere il finanziamento della decarbonizzazione della fabbrica e la sua innovazione tecnologica. Questo dovrà essere il modo attraverso il quale i cosiddetti aiuti di Stato, che non sarebbero possibili senza un processo di abbattimento delle emissioni, saranno consentiti e ci permetteranno anche di superare la crisi che in questo momento sta mettendo a rischio la fabbrica stessa. Comunicherò stasera questi tre elementi di riflessione al Presidente del Consiglio Conte in vista del suo incontro di domani con Arcelor Mittal. 

"Se dobbiamo rinegoziare l'accordo del 6 settembre - ha concluso - lo dobbiamo fare garantendo i posti di lavoro ma anche rimodulando il piano ambientale per una effettiva tutela della salute, come diciamo da quattro anni". 

In attesa del più importante incontro a Roma fra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i vertici di Arcelor Mittal, che da oggi pare sia stata rinviato a domani martedi 12 novembre, e dal quale scaturiranno decisioni determinanti, si muovono concretamente anche i le Istituzioni e i Partiti regionali con l'obiettivo di lanciare proposte, idee, consigli agli organismi decisionali. Aldilà della riunione a Roma fra il Premier Conte e i Parlamentari pugliesi del M5S, oggi lunedì 11 novembre, alle ore 14.30, nella Presidenza Regionale (Lungomare N. Sauro 33 – I piano sala Di Jeso) il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha convocato un incontro con le parti sociali e istituzionali, Organizzazioni sindacali, Confindustria, Comune e Provincia di Taranto, per discutere della situazione della ex Ilva di Taranto.                              Il Partito Democratico di Puglia ha invece convocato la sua Assemblea regionale per sempre per la giornata odierna alle ore 17.00 presso il Salone degli Specchi di Palazzo di Città a Taranto.La decisione straordinaria del PD fa seguito alle vicende complicate che si stanno abbattendo sulla città Ionica. Su un tema come la vertenza difficile e complessa dell'ex Ilva - si legge in una nota stampa - si riunirà la massima assise pugliese del PD alla presenza, tra gli altri, del Segretario regionale on. Marco Lacarra e del componente della Segreteria nazionale e responsabile per il Mezzogiorno Nicola Oddati. Questo importante appuntamento sarà anche occasione per una sessione di ascolto degli iscritti del PD ionico ed anche di confronto con i corpi intermedi.

Gli iscritti e simpatizzanti del PD di Taranto nel frattempo hanno predisposto un documento perchè ritengono fondamentale che il Partito, prima di assumere delle decisioni di carattere nazionale che riguardano questa città e questa popolazione, si sforzi di sentire davvero questa città, venendo qui a parlare con chi convive con la fabbrica inquinante da quasi 60 anni.
Malgrado gli sforzi di tanti di noi per portare all’attenzione dell’Italia il dramma di questa città, il dibattito politico e giornalistico nazionale si è avvitato sterilmente su questioni come lo scudo penale, la strategicità della produzione dell'acciaio primario, la credibilità dell'Italia per gli investitori stranieri, la qualità dell'acciaio prodotto, gli alibi concessi alla multinazionale. Il gesto del Presidente del Consiglio ha portato le luci della ribalta sui quartieri limitrofi alla fabbrica, sulle persone che soffrono, sulla fabbrica e i suoi lavoratori. Ci auguriamo che finalmente il dibattito possa cambiare passo.
La situazione è sostanzialmente cambiata dal sequestro dell’impianto del 2012. E’ sotto gli occhi di tutti che le decisioni prese in passato per realizzare un equilibrio tra i tanti diritti in campo, non hanno funzionato. E’ necessario cambiare visione e politiche sulla vicenda ex Ilva.
Le urla che hanno accolto Conte fuori dai cancelli dello stabilimento venerdì scorso, le parole accorate, ferme, sensate, congruenti, che sono state pronunciate dai rappresentanti dei lavoratori, dai cittadini organizzati, dagli ambientalisti e dalle persone comuni, portano nel dibattito quello che sino a ieri è stato il grande assente: il dolore di questa comunità. Un dolore con cui bisogna fare i conti.
Ora il dibattito politico e giornalistico si arricchisce della posizione e del punto di vista più importante, quello di chi in fabbrica ci lavora e che quella fabbrica subisce.
Oggi tocca al Partito Democratico dare voce alla sofferenza di questa città e provare a delineare un percorso virtuoso che, seppure tra mille difficoltà ed ostacoli, riesca a fornire quelle risposte che sino ad oggi sono mancate, soprattutto con riferimento alla tutela della salute di cittadini e lavoratori.
Ora cerchiamo di remare tutti nella stessa direzione, accantonando la polemica politica e badando al sodo, cioè a come far partire la riconversione di questa area industriale e più in generale di questo territorio dolente, dopo sessanta anni di aggressione alla salute e all'ambiente.
Una sequela di decreti non ha detto l'unica cosa sensata che andava stabilita fin dall'inizio: qual è la quantità di acciaio che si può produrre a Taranto senza creare danni inaccettabili per la salute dei suoi cittadini? Lo si poteva già dire dopo la prima valutazione del danno sanitario effettuata da Arpa Puglia, Ares e ASL di Taranto nel 2013. Lo si doveva dire a maggior ragione al momento dell'approvazione dell'ultimo Piano Ambientale targato Arcelor Mittal.
Occorre prioritariamente – ora come allora - stabilire su basi scientifiche, sulla scorta di una Valutazione preventiva dell'impatto ambientale e sanitario, se e quanto si può produrre nello stato attuale degli impianti e quanto si potrà produrre a Piano ambientale realizzato.
Chiunque sarà il gestore degli impianti. Questa sarebbe la vera e unica immunità accettabile: nessuno che gestisca l'impianto correttamente potrebbe poi essere accusato di creare malattie e morti.
Solo in questo ambito può essere meglio disciplinata la questione delle responsabilità nella conduzione degli impianti. Solo così si può affrontare in maniera seria la questione della produzione di acciaio in una città come Taranto, segnata da un pesante tributo di malattie e morti.
L'Ilva o si risana davvero o si chiude. Il processo in corso innesca la produzione incontrollabile di inquinanti a struttura molecolare complessa come ossidi, benzo(a)pirene, diossine, metalli pesanti (cancerogeni) derivanti da precursori presenti nel carbone. Per non parlare delle immissioni di sostanze cancerogene persistenti nel comparto acqua-suolo. E’ora di cambiare. Le novità tecnologiche sono rappresentate dal processo a riduzione diretta, che consente la trasformazione del minerale di ferro in ferro spugnoso, detto DRI (Direct Reduced Iron), prevedendo l’utilizzo di gas naturale. In tutto il mondo esistono ormai numerosi impianti di questo tipo; la tecnologia consolidata fa capo principalmente a due processi: Energiron (italiano) e Midrex(tedesco). L’ampia disponibilità di gas (TAP e TEMPA ROSSA) offrirebbe una nuova disponibilità di sviluppo per la Puglia, liberandola dalla morsa del carbone.
Quindi, salvaguardare anzitutto il diritto alla vita ed alla salute. E poi cercare nella scienza, nelle nuove tecnologie, la risposta più idonea a consentire una produzione che lasci sicura la popolazione e i lavoratori di non subire ulteriori aggressioni alla propria salute ed a quella dei propri cari.
In questo senso ci siamo fatti promotori di una conferenza straordinaria sulla decarbonizzazione da tenersi proprio qui a Taranto, dove la sfida è più urgente e dove si attendono risposte capaci di portarci in una nuova era industriale.
Nello stesso tempo chiediamo al Governo ed allo Stato Italiano uno sforzo straordinario per il risarcimento di questa città e la sua riconversione verso forme di produzione, anche industriale, non inquinanti, che consentano di salvaguardare l’occupazione e garantiscano una crescita finalmente virtuosa dell’economia del territorio. Occorre approfondire i temi contenuti nel Piano Taranto redatto dalle Associazioni del territorio, anche valutando attentamente quanto proposto da Confindustria per le Bonifiche, tema di primo piano per l’intera comunità ionica. Tale percorso è in linea con le proposte del Green new deal.
Siamo il Partito Democratico. Siamo progressisti. Siamo vicini alle persone. Le ascoltiamo. E cerchiamo soluzioni per aiutare chi rischia di restare indietro. Facciamolo ora per i cittadini di Taranto e per i lavoratori del siderurgico. Non lasciamoci indietro nessuno, perché se resta indietro qualcuno, restiamo indietro tutti.

 

Adamo Annalisa
Azzaro Gianni
Battafarano Claudia
Battafarano Giovanni
Blè Gaetano
Cascarano Maria Grazia
Cerino Fabio
Cinieri Ilaria
Cipulli Vito
Cito Giovanni
Danucci Michela
De Gregorio Luciano
De Marco Antonella
Falcone Francesco
Fiorino Emanuele
Fontana Giuseppe
Fretta Gabriella
Galeone Franco
Gregucci Domenico
Lasigna Domenico
Lucarella Tommy
Massaro Vito
Matarrelli Deborah
Mazzarano Michele
Moretti Massimo
Nisi Angelo
Nisi Rosa
Orlando Aldo
Pascarella Ennio
Pensa Alessandro
Poggi Patrick
Poggi Walter
Pompigna Lucia
Rogante Dino
Rossi Lanfranco
Santoro Luciano
Scarcella Angelo
Serafini Giovanni
Serafini Peppino
Solfrizzi Egidio
Tristani Paolo
Vallone Raffaella
Villani Luigi

 

 

Gli operai “la sensazione in fabbrica è che sia stato tutto deciso”. Scontro Landini-Boccia sugli esuberi 


“Scarsa adesione allo sciopero da parte degli interni, nessun presidio alle portinerie. Mi auguro di sbagliare ma la sensazione che c’è qui è che sia stato già tutto deciso : dimezzamento della rata di affitto, ripristino dello scudo penale, proroga sullo spegnimento di Afo2, 3000 operai in cassa su 5000...Faranno di tutto per trattenere Mittal. Questo è quello che si percepisce in fabbrica. Quando abbiamo saputo dell’arrivo inaspettato di Conte per un attimo abbiamo pensato che veniva per dirci che lo Stato  avrebbe preso tutto il pacchetto ex Ilva, poi abbiamo capito che non era così”

Gli operai la vedono così(questa è una dichiarazione che abbiamo raccolto da un lavoratore del reparto Officine).

Dopo la grande sbornia emozionale data dalla visita del premier Giuseppe Conte il tema della trattativa torna ad essere in primo piano. Non c’è ancora nulla di ufficiale ma sembra che Conte e Mittal torneranno a incontrarsi domani. Stando a quanto si è appreso ripristino dello scudo,   riduzione del canone di affitto e un intervento a tempo dello Stato attraverso Cassa depositi sarebbe la posta che Conte è disposto a mettere sul tavolo della trattativa. C’è più la questione degli esuberi che secondo Mittal non potendo superare i 4 milioni di tonnellate causa crisi ammonterebbero a 5mila unità.

Un aspetto cruciale questo che è stato oggetto di un acceso scontro tra il presidente nazionale di Confindustria Boccia il quale ha detto che si deve smettere di considerare la riduzione di personale un tabù e il segretario nazionale della Fiom Landini secondo  il quale nessun posto di lavoro deve essere sacrificato.

Lu.Ca.

Pagina 5 di 84