Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1301)

I lavoratori di ArcelorMittal che, questa mattina, si sono recati al siderurgico per iniziare il primo turno, quello che comincia alle 7, sono dovuti tornare a casa. Gli è stato disattivato il badge di ingresso in fabbrica in quanto collocati da oggi in cassa integrazione. L’azienda ha inviato via mail le lettere di messa in cassa nella serata di ieri, ma non tutti gli interessati hanno letto in tempo utile la comunicazione e stamattina si sono quindi recati al lavoro. Inoltre, secondo i sindacati, l’azienda ha telefonato - per annunciare la collocazione in cassa - a coloro che sarebbero dovuti entrare in fabbrica alle 23 di ieri sera per il turno di notte. “Ci risulta che oltre un centinaio di lavoratori stamattina si siano presentati a tutte le portinerie trovando il badge di accesso disattivato” dichiara ad AGI Vincenzo Laneve, coordinatore di fabbrica per la Fim Cisl.

 

L’aver trovato i badge fuori uso ha provocato tensioni e proteste tra i lavoratori che temono una cassa integrazione di lunga durata. I sindacati hanno chiesto di incontrare questa mattina il direttore del personale, Arturo Ferrucci. E protesta anche l’Usb, che dichiara che “ArcelorMittal ferma  alcuni impianti e riduce il numero dei lavoratori in azienda con ripercussioni per la sicurezza e per l'ambiente, portando il numero delle unità lavorative al di sotto di quel limite che aveva in precedenza definito invalicabile”. “A questa azienda - afferma Usb - si concede ogni cosa, dice tutto e poi il contrario, senza che nessuno lo faccia notare e pesare”. Per Usb, “altro chiaro esempio di ciò, riguarda la produzione di ghisa. Pascucci, direttore dello stabilimento, e Ferrucci, capo del personale, meno di un mese fa, hanno dichiarato, alla presenza del prefetto, che 8.500 tonnellate rappresentavano il livello minimo per garantire la sicurezza degli impianti. Non si comprende come oggi si possa essere sotto le 7.500 tonnellate al giorno”.  Inoltre, sostiene Usb, “continua a crescere il numero dei licenziati. Diversi lavoratori hanno ricevuto la comunicazione da parte dell’azienda che, tra l’altro, adduce futili motivi”. Per l’Usb, “da qui si deduce” che l’amministratore delegato di ArcelorMittal, Lucia Morselli, e gli altri dirigenti “sono la coerente espressione di un'azienda che, a nostro avviso, non ha alcuna intenzione di onorare gli impegni presi col Governo, che ancora non paga le ditte dell'appalto e che continua, in ogni modo, a dettare legge, non rispettando neanche le istituzioni”. 

Retromarcia di ArcelorMittal. Oggi l’azienda ha comunicato ai sindacati metalmeccanici che non riparte più nulla degli impianti dell’area a freddo. Ripartenze erano previste per l’11 e il 18 maggio per un totale di 630 lavoratori, che sarebbero rientrati della cassa integrazione Covid per un periodo compreso fra le tre e le sette settimane. 

Fiom, impianti al collasso, serve intervento del Governo 

 

 

“Si rende  necessario un immediato intervento del Governo affinché si valuti attentamente questa difficile fase, a partire dalla ripresa delle attività di natura ambientale e impiantistica dello stabilimento di Taranto. Il tempo è scaduto. Bisogna agire subito”. Lo scrive la Fiom Cgil di Taranto al premier Giuseppe Conte e ai ministri Stefano Patuanelli, allo Sviluppo economico, e all’Ambiente, Sergio Costa.

 

Per la Fiom Cgil - scrivono i segretari Giuseppe Romano e Francesco Brigati - esiste nel siderurgico di Taranto “una situazione impiantistica che rischia il collasso qualora si dovesse continuare con un regime di produzione di ghisa negli altiforni al di sotto del minino tecnico. Tale condizione - dice la Fiom - sta determinando grossi problemi agli stessi impianti che continuano ad avere continui stop and go sottoponendo, pertanto, gli altoforni ad un alto rischio di problemi di sicurezza e danneggiamenti impiantistici”. Lo scorso aprile, segnala la Fiom Cgil, “A seguito di un incontro con le organizzazioni sindacali e il custode giudiziario Barbara Valenzano, ArcelorMittal comunicava la momentanea sospensione delle attività in corso nei cantieri impegnati all’attuazione delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. Tale condizione - afferma la Fiom riportando la posizione dell’azienda - si rendeva necessaria al fine di ridurre il numero di personale delle ditte esterne all’interno dello stabilimento AM per il contenimento del Covid 19”. Ma ad oggi, sottolinea la Fiom Cgil, “non risulta ci sia stato un atto formale da parte del Ministero dell’Ambiente, sia sulla sospensione che sulla successiva ripresa delle attività previste dal Dpcm del 27 settembre 2018. Infatti, in data odierna risultano ancora fermi i cantieri. La Fiom Cgil richiede, qualora presente, l’atto formale con il quale è stata disposta la sospensione delle attività previste dall’Aia”. 

  Le imprese delle costruzioni edili dell’area di Taranto sono già al lavoro per la fase 2 e si sono attivate per promuovere l’applicazione di tutte le misure di prevenzione e di sicurezza finalizzate a ridurre al minimo il rischio Covid-19 nei cantieri. I sindacati di categoria, Fillea-Cgil, Filca-Cisl, Feneal-Uil, insieme alla Cassa Edile, l’Ance e il Formedil Cpt Taranto, hanno costituito il Comitato territoriale dando attuazione a quanto previsto dal Dpcm del 26 aprile scorso.

 

Il Comitato affiancherà imprese e lavoratori del comparto edile “al fine di ridurre al minimo i rischi di contagio in questa delicata fase che vedrà, anche in provincia di Taranto, la riapertura di numerosi cantieri dopo lo stop dovuto all’emergenza sanitaria”. In particolare, il Comitato fornirà supporto informativo su protocollo sanitario, procedure aziendali, modulistica e cartellonistica attraverso eventi in videoconferenza, sul sito web del Formedil Cpt Taranto, oppure attraverso la risposta a specifici quesiti. Prevista anche l’assistenza in cantiere, su richiesta delle imprese e dei lavoratori, con il coinvolgimento di tecnici esperti sulle problematiche del rischio contagio e delle procedure di sicurezza. “Si tratta - si afferma - di interventi che potranno determinare da un lato una sensibile riduzione dei tempi di attuazione delle procedure previste dal già richiamato Dpcm e dall’altro una maggiore omogeneità nelle scelte operative negli ambienti di lavoro”. Il Comitato territoriale, si sottolinea infine, “potrà inoltre avvalersi del supporto e della collaborazione dell’autorità sanitaria locale e degli altri soggetti istituzionali coinvolti nelle iniziative per il contrasto della diffusione del Covid 19”.

Tocca all’Inps erogare i pagamenti della Cigd, visto che la Regione Puglia ha terminato la valutazione delle domande pervenute da parte delle aziende.  Lo ha precisato L’assessore Sebastiano Leo, nel corso del collegamento in video conferenza sull’aggiornamento della situazione inerente la cassa integrazione in deroga, argomento principale su cui si è discusso in VI Commissione, presieduta da Domenico Santorsola.

 

In definitiva su 36.768 domande pervenute, la Regione ha istruito, valutato e inoltrato ad Inps 33.102 pratiche che corrispondono a 125 mila lavoratori che dovrebbero beneficiare dell’ammortizzatore sociale in deroga. Sono quasi più di tre mila le domande cha sono rimaste da inoltrare, ma sono quelle da integrare o errate. L’assessore Leo ha rassicurato la Commissione che la Puglia ha a disposizione 210 milioni di euro, risorse sufficienti per far fronte alle richieste attuali e andare oltre, se si pensa che per le oltre 36 mila domande sono stati impegnati 154 milioni di euro. Facendo riferimento all’incontro tenutosi a livello nazionale a cui hanno partecipato una delegazione di governatori e i ministri agli affari regionali Francesco Boccia e al lavoro Nunzia Catalfo, l’assessore ha detto che è necessario e urgente semplificare le procedure della deroga, strumento per abbreviare i pagamenti, tant’è che si sta pensando di bypassare le Regioni e superare le procedure esistenti, per arrivare a un raccordo diretto tra lavoratori e Inps.

 

Alle richieste pervenute durante la seduta da parte dei consiglieri Ventola, Damascelli, Pentassuglia, Di Bari, Bozzetti, in merito alla necessità di avere delle notizie più certe sulla situazione dei pagamenti da parte dell’Inps, Leo ha interpellato il direttore regionale , Giulio Blandamura che in diretta telefonica ha spiegato che in tutto ad oggi sono pervenute più di 200 mila pratiche che comprendono richieste per ammortizzatori sociali tra Cigo, Cigs, Cigd e FIS. Di questi ad oggi, ha detto il direttore, sono stati erogati in tutto 59 mila pagamenti, ma solo di cassa in deroga sono precisamente 13.442 le prestazioni erogate rispetto ai 125 mila lavoratori aventi diritto. Blandamura ha detto anche che l’obiettivo che si sono posti come Inps è di raggiungere quota 40/45 mila pagamenti a settimana e cercare di completare entro un mese l’erogazione, alla luce della situazione attuale. L’assessore Leo ha precisato che la Regione Puglia in sede di IX Commissione nella Conferenza Stato-Regioni, ha suggerito di adottare procedure molto più snelle da far adottare all’Inps e si spera che tali misure possano essere inserite nel decreto “Rilancio”.

La fase 2 e il rilancio di Taranto stanno in tre emendamenti che il ministero delle Infrastrutture e trasporti ha proposto nel dl “Rilancio” che l’esecutivo sta approntando. Sono emendamenti che valgono complessivamente 200 milioni di euro. Presentati dal Mit guidato dal ministro Paola De Micheli, gli emendamenti riguardano altrettanti progetti infrastrutturali per la mobilità. Il primo emendamento riguarda la spesa di 130 milioni di euro per il sistema innovativo del Bus rapid transit (Brt). La scansione delle risorse è così programmata: 5 milioni in quest’anno, 10 nel 2021, 35 nel 2022, 40 nel 2023 e altrettanti nel 2024. È inclusa la progettazione. Gli oneri previsti vengono compensati con la riduzione dell’autorizzazione di spesa della legge n. 145 del 30 dicembre 2018 relativamente alle risorse iscritte nello stato di previsione del Mit per il trasporto rapido di massa.

 

L’altro emendamento del Mit prevede invece 20 milioni, di cui 10 in quest’anno e altrettanti nel prossimo, per il rinnovo del parco mezzi del trasporto pubblico urbano. I fondi sono proposti con attribuzione immediata a valere sulle risorse attribuite al piano nazionale strategico della mobilità sostenibile. Nella relazione illustrativa all’emendamento, il Mit afferma che “il Comune di Taranto è uno dei più esposti agli effetti nocivi dell’inquinamento, quindi si rende estremamente urgente attivare misure atte a ridurre gli impatti delle emissioni inquinanti. Il rinnovo del parco automobilistico con mezzi più sostenibili - dichiara ancora il Mit -, obiettivo del piano nazionale strategico della mobilità sostenibile, va accelerato in modo da poter garantire in tempi rapidi la sostituzione degli autobus circolanti, responsabili di produzione di emissioni inquinanti, con altri a impatto ambientale estremamente limitato”.

 

Il terzo emendamento del Mit riguarda invece una spesa globale di 39,5 milioni per migliorare i collegamenti tra Taranto, porto, rete ferroviaria nazionale, aeroporto di Brindisi, stazioni di Taranto e di Grottaglie. Le risorse sono così divise:  5 milioni per il 2020, 13,5 nel 2021 e 21 nel 2022. Per far fronte a questi oneri, si procede con la riduzione dell’autorizzazione di spesa della legge n. 232 dell’11 dicembre 2016 relativamente alle risorse iscritte nello stato previsionale del Mef e attribuite a Rete Ferroviaria Italiana. A Taranto si seguono adesso con attenzione gli sviluppi dei tre emendamenti. Sia perché l’asset porto-trasporti è uno dei quali su cui la città ha rivolto i suoi investimenti futuri, sia perché si vede nel dl “Rilancio” uno strumento per avviare la fase 2 e cercare di allentare la dipendenza economica, lavorativa e imprenditoriale dall’acciaio. Per la città, il premier Giuseppe Conte, tra fine 2019 e inizio di quest’anno, aveva promesso un nuovo decreto legge, “Cantiere Taranto” il suo nome, con riferimento ad interventi ad ampio raggio in un’ottica di riqualificazione, ma l’arrivo della pandemia ha messo per ora fuori dall’agenda questo provvedimento. Contestualmente, in queste settimane è stato ripreso e rilanciato il capitolo dei fondi assegnati da tempo al Contratto istituzionale di sviluppo. Gli ultimi interventi hanno riguardato il recupero di tre immobili comunali, nell’ambito del recupero della città vecchia, e l’acquisizione della ex  Banca d’Italia a Taranto per farne sede del nuovo corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università di Bari, corso accreditato dall’Anvur, l’Agenzia nazionale per l’universita e la ricerca. Il Contratto istituzionale ha una dote di circa  un miliardo di euro ma poco più di 300 milioni sono stati effettivamente spesi a fine 2019. L’accelerata sul Contratto istituzionale serve a far avanzare altri interventi di riqualificazione della città pugliese, che non solo rimane stretta nella crisi ArcelorMittal, ma che ora teme da quest’ultima, ulteriori contraccolpi negativi, considerato che l’emergenza Covid ha aggravato lo stato del mercato siderurgico che già da un anno sconta calo di domanda ed eccesso di produzione. 

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha emanato ieri sera un’ordinanza in materia di attività dei centri estetici, di bellezza, inclusi i saloni di acconciatura, con efficacia dal 18 maggio sino al 1 giugno.  Lo ha fatto al termine dell’incontro con i rappresentanti pugliesi di parrucchieri, estetisti e saloni di bellezza, al quale ha partecipato anche il prof. Pier Luigi Lopalco che ha illustrato le linee guida del provvedimento.

 

“Questa ordinanza è il frutto di un approfondito lavoro - ha detto Emiliano - Il professor Lopalco ha esaminato le proposte delle organizzazioni datoriali e sindacali, ha effettuato sopralluoghi tecnici nei centri estetici e di acconciatura e questo proficuo lavoro di squadra ha portato alle prescrizioni che consentiranno a questi esercizi di riaprire il 18 maggio nella massima sicurezza per operatori e i clienti”.  In particolare, è consentita l’attività da parte degli esercizi di servizi estetici, servizi di bellezza, saloni di acconciatura  a condizione che il servizio venga svolto per appuntamento, assicurando il rispetto delle misure generali per la prevenzione della trasmissione del virus ed in particolare, il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e della persona, la pulizia e la sanificazione degli ambienti di lavoro e l’uso di dispositivi di protezione individuale laddove il distanziamento fisico non possa avere luogo nonché nel rispetto delle misure specifiche di seguito stabilite. L’attività è consentita a condizione che il titolare dell’esercizio abbia posto in essere le indicazioni previste dal Documento INAIL richiamato in premessa nonché dai Protocolli condivisi allegati al D.P.C.M. 26/04/2020 se ed in quanto applicabili alle tipologie di attività di cui alla presente Ordinanza. 

Indagine su un campione di 1.000 persone, svolta da Mariano Tria, Formatore Addetti Vendite in Italia.L’estrema attenzione alla sicurezza (49%) è fra le interessanti indicazioni fornite (In allegato l'indagine completa).

 

Il Formatore degli Addetti Vendite in Italia, Mariano Tria, esperto e consulente nel settore retail, ha svolto una utilissima indagine per comprendere come tenderanno a comportarsi le persone alla riapertura di tutte le attività commerciali. Sono stati raggiunti ben 25.000 persone sul territorio nazionale, attraverso ogni canale social, da cui è stato estratto un campione di 1.000 persone che ha risposto a 16 domande, dal 22 aprile al 3 maggio 2020. La ricerca, da un lato ha evidenziato l’impatto che l’emergenza Coronavirus avrà alla ripresa sui comportamenti d’acquisto dei clienti, dall’altro ha fornito preziose indicazioni al retail sulle aspettative delle persone rispetto ai cambiamenti e al nuovo rapporto con i punti vendita. Come era prevedibile, al primo posto l’attenzione alla sicurezza nei negozi (49%).

Quanto alla fiducia sul rilancio dell’Italia, entro un anno, in una scala da 1 a 10, il valore medio è risultato solo 6. Ma lo spirito patriottico, d’appartenenza, emerge dalla promessa di acquistare innanzitutto prodotti italiani (69%).

“La partecipazione della gente è stata straordinaria - ci tiene a sottolineare Mariano Tria - perché ha dimostrato di voler essere ascoltata ed esprimere quello che sente in questo periodo così sfidante, oltre a voler fornire il proprio contributo alla ripresa, in maniera attiva. I risultati sono davvero interessanti e meritano di essere considerati.

Su tutti, l’aspettativa che i negozi seguano scrupolosamente le disposizioni di sicurezza previste, con il 49% delle risposte; così come alla domanda specifica su cosa non si sopporterebbe affatto da parte degli addetti vendite durante la relazione in negozio, la risposta più gettonata (41%) è stata “superficialità e mancanza di rispetto delle regole sulla sicurezza”. Il fatto che le persone siano molto spaventate, impaurite, emerge dalla dichiarazione che nell’83% dei casi preferiranno portare da casa il proprio kit personale di sicurezza, pur se si aspettano che venga fornito comunque dall’attività commerciale. E sempre rispetto al forte timore di contagio, gli intervistati indicano, fra i servizi che più apprezzeranno da parte delle attività commerciali, la possibilità di ingresso su appuntamento (38%), seguita dalle informazioni in tempo reale sulla fila esterna (31%), fino alla conoscenza preventiva della effettiva disponibilità dei prodotti (21%).”

Si discute molto su quanto le persone si adatteranno a frequentare le attività commerciali con le limitazioni previste, quindi mascherine, guanti, distanziamento e file, oppure se rinunceranno ad andare in negozi non essenziali. Al riguardo, il 65% ha affermato che si adeguerà, il 35% preferirà evitare.

 

Tra i principali locali in cui i clienti non vedono l’ora di ritornare, troviamo quelli di abbigliamento e calzature (33%), ristoranti, bar e pizzerie (32%), centri benessere e palestre (14%). Allo stesso tempo il primato spetta sempre ai negozi di abbigliamento e calzature, con il 23%, quando si chiede ai consumatori a quali prodotti e relativi negozi rinunceranno sicuramente, almeno per i prossimi 6 mesi. A seguire, viaggi e vacanze (18%), ristoranti, bar e pizzerie (13%), tutto ciò che non è considerato necessario (9%), elettronica (5%), prodotti di bellezza e spa (4%), arredamento (3%) e altri con minime percentuali.

“Fra tutte le risposte, colpiscono molto quelle relative alla capacità di spesa e ai relativi comportamenti – aggiunge Mariano Tria-. Alla domanda se le persone continueranno a spendere come prima o meno, le risposte sono abbastanza in equilibrio, rispettivamente 55% e 45%.

Qualche buona notizia c’è, nonostante la situazione complessa: il 72% dei clienti afferma che andrà in un’attività commerciale innanzitutto per comprare, a patto che non ci sia un rialzo ingiustificato dei prezzi (8%); solo il 28% dichiara che andrà in negozio per fare un giro o dare un’occhiata. Ciò significa che la percentuale di vendita per ingressi aumenterà, se i venditori saranno davvero bravi; infatti, anche se diminuirà il numero di clienti, chi entrerà in negozio lo farà specialmente per comprare. E’ anche vero che il 13% segnala che non sopporterebbe l’insistenza del personale e l’8% la maleducazione. Ciò significa che se prima ci volevano eccellenti addetti vendite, come ho sempre detto nei miei corsi, ora ci sarà bisogno di veri e propri fenomeni, in grado di relazionarsi ad una clientela che è stata profondamente cambiata, innanzitutto a livello emozionale. Emerge, inoltre, la comprensione dei clienti verso il momento difficile attraversato dalle stesse attività commerciali, così fortemente penalizzate, al punto che l’85% sottolinea che non chiederà alcuno sconto in cassa, dimostrando complicità e supporto per il rilancio”

L’emergenza sanitaria ha favorito la riscoperta degli acquisti di prossimità. Infatti, dalla ricerca emerge che ben il 91% delle persone, prima della riapertura dei centri commerciali, preferirà acquistare nei negozi nei pressi della propria abitazione piuttosto che spostarsi molto più lontano. E quando riapriranno le grandi superfici di vendita, il 58% dichiara che tornerà a frequentarli, il 42% eviterà innanzitutto per la paura legata agli assembramenti e al rischio che la sicurezza non sia garantita (50% di chi si asterrà). Da segnalare, fra chi non ne sentirà la mancanza, un buon 30% che dichiara di non apprezzare, a prescindere, i centri commerciali.

Nel periodo di chiusure forzate, infine, sono schizzate le vendite online e, per il futuro, i consumatori si sono espressi in questo modo: il 32% continuerà ad acquistare metà online e metà nei negozi fisici, il 31% per tre quarti in store e per un quarto online, il 27% resterà fedele agli store. Ancora basse le percentuali in cui predomina l’online (6% tre quarti online e un quarto in negozio, 4% solo online).

Chiunque voglia richiedere il report dell’indagine, può scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Il campione (1.000 persone) è così composto:

50% uomo

49% donna

1% non dichiarato

 

30% da 35 a 44 anni

29% da 45 a 54 anni

19% da 25 a 34 anni

15% da 55 a 64 anni

5% da 65 anni in poi

2% da 18 a 24 anni

39% Dipendente azienda privata

17% Libero professionista

13% Imprenditore

7% Artigiano

7% Dipendente azienda pubblica

5% Casalinga

4% Disoccupato

8% Altro

 

Mariano Tria

50 anni, dottore in Economia, dal 1996 è il Formatore di una lunghissima serie di aziende, in

tutt’Italia. E’ specializzato nella vendita e nel comportamento organizzativo per il settore Retail.

Il 1° marzo 2019 ha pubblicato il primo libro in Italia dedicato alla figura di addetto vendite in

negozio, dal titolo “Addetto Vendite Migliore: Si Può!", diventato bestseller su Amazon già il primo

giorno, risultando il più scaricato in assoluto nel Kindle store.

Ha svolto oltre 28.700 ore di formazione, a cui hanno partecipato circa 83.100 persone; ha

seguito 572 aziende. E' consulente esterno di diverse imprese del retail, nelle quali si occupa

dello sviluppo delle risorse umane, lavorando sull'equilibrio fra benessere organizzativo e

miglioramento delle performance commerciali. Seleziona personale di vendita, crea "squadre" e

le forma, portandole a standard di eccellenza.

I suoi video sulla pagina pubblica facebook MarianoTriaPage ricevono migliaia di visualizzazioni,

oltre che su Linkedin e Instagram.

www.addettovenditemigliore.it

Dal 1993 è giornalista pubblicista.

Contatti

Mariano Tria

348/7308762

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C'è il rischio che l'occupazione subisca un forte calo nelle regioni del Sud nei prossimi mesi. Lo rileva Bankitalia nel focus 'La crisi Covid e il mercato del lavoro: alcune conferme, alcune specificità regionali, alcune ipotesi'. Agli esperti della Banca d'Italia "sembra ragionevole ritenere che nelle regioni del Mezzogiorno potrebbero manifestarsi significativi cali dell’occupazione, soprattutto nei prossimi mesi". 

"Tra 14 e 15 maggio arriveranno le linee guida su estetisti e parrucchieri ed entro il 18 maggio pensiamo che potranno cominciare ad aprire. IN base ai nostri dati e al nostro monitoraggio qualcosa può riaprire anche prima la data del primo giugno. Escludo che possano aprire prima del 18 maggio, ma dal 18 è probabile che alcuni esercizi possano riaprire". Lo ha detto il ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie, Francesco Boccia, a L'Aria che tira, su La7. 

“La Puglia, con i suoi 484 milioni di euro complessivamente già stanziati per far fronte alla crisi economica causata dal diffondersi dell’epidemia da Covid-19, è la seconda Regione in Italia (dopo la sola Campania) per quantità di risorse messe in campo al fine di sostenere il sistema produttivo, le PMI, i lavoratori autonomi, le famiglie e i cittadini in maggiore difficoltà". Lo evidenzia l’assessore allo Sviluppo Economico, Mino Borraccino, in riferimento ad uno studio pubblicato sul quotidiano “Il Sole 24 Ore” che ha analizzato i vari interventi regionali stilando una speciale “classifica” che vede la nostra regione spiccare ai vertici nazionali sia come quantità di risorse stanziate in valore assoluto, sia come risorse “pro capite” e cioè in rapporto alla popolazione residente.

 

In quest’ultimo caso la Puglia si colloca al terzo posto tra tutte le regioni italiane, con 120 euro pro capite, ponendosi tra le prime tre regioni in Italia. "Si tratta - prosegue l'assessore Borracino- della conferma, da parte di un autorevole quotidiano che cita i dati forniti dall’Istituto di Studi regionali del CNR, della tempestività e della incisività messe in campo dal Governo regionale per rispondere alle nefaste conseguenze causate, sul territorio, dall’emergenza sanitaria in atto e per evitare negative ricadute sul piano occupazionale.  Sono molteplici, infatti, gli strumenti varati dalla Giunta regionale in questi giorni (sospensione rate dei finanziamenti concessi dalla Regione; rifinanziamento Titolo II per PMI; Microcredito per imprese, professionisti e PMI; garanzie attraverso Confidi; sblocco delle liquidazioni) per affrontare la crisi in atto.  Nei prossimi giorni, dopo il completamento della fase di condivisione con il Partenariato Economico-Sociale, sarà possibile partire immediatamente con la pubblicazione degli avvisi su Microcredito e Titolo II in modo da garantire al tessuto imprenditoriale, produttivo, professionale e dei lavoratori autonomi, la liquidità necessaria per fronteggiare questa fase così complessa e delicata". "Così come riconosciuto dal “Sole 24 Ore” -conclude Borracino- la Puglia è e continuerà a essere in prima fila per supportare il sistema produttivo, e ribadisco l’impegno del Governo regionale a non lasciare nessuno da solo ad affrontare le sfide difficili che abbiamo davanti”.

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