Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1386)

ArcelorMittal ha chiesto tredici settimane di cassa integrazione ordinaria a partire dal 16 novembre per un numero massimo di 8.140 dipendenti di Taranto tra operai, impiegati e quadri. Per domani alle 11 l'azienda ha convocato i sindacati per discutere della nuova cig. A causa dell'emergenza Covid 19, scrive il direttore del personale di ArcelorMittal, Arturo Ferrucci, l'azienda "continua ad avere riflessi in termini di calo commesse e ritiro degli ordini prodotti". Inoltre, "il parziale blocco di parte delle attività produttive, manifatturiere e distributive e commerciali" hanno reso "difficilissimo anche la chiusura degli ordini e delle fatturazioni visto il drastico calo registrato in questi mesi dei volumi e di conseguenza delle attività produttive". ArcelorMittal dichiara che "nonostante gli sforzi profusi per reperire nuove ed alternative occasioni di lavoro, tutt'ora in corso, si trova nella condizione di dover procedete ad una riduzione della propria attività produttiva". 

 

Nella comunicazione ai sindacati, ArcelorMittal parla di durata “presumibile” a proposito delle nuove 13 settimane di cig, ma Antonio Talò, segretario Uilm, dice ad AGI che "probabilmente la cassa integrazione ordinaria sarà sostituita dalla cassa integrazione Covid come è già accaduto altre volte". ArcelorMittal, nelle ultime settimane, aveva fatto rientrare al lavoro dalla cassa integrazione circa 3-400 persone a seguito della rimessa in marcia di alcuni reparti, tra cui quello della produzione lamiere, è la stessa produzione, dicono i sindacati citando quanto dichiarato dall’ad Lucia Morselli, è risalita di circa un 20 per cento. Rimangono però le criticità come dimostra ora questa nuova richiesta di cassa. A Taranto, per crisi di mercato, la cassa integrazione è già in atto da luglio 2019 ed è andata avanti, con proroghe per 13 settimane alla volta, sino a metà marzo 2020 quando è poi subentrata la cassa integrazione Covid, tuttora in corso. Aumentato anche il numero massimo chiesto. Si è passati infatti da una richiesta di 1200 dipendenti per la cassa ordinaria (anche se usata per molti meno addetti) ad una di 8100 dipendenti per la cassa Covid, di fatto però usata nei momenti di punta per circa 4mila unità. 

“Gli operatori dell’ospitalità alberghiera ed extra alberghiera temono un secondo lockdown”. Lo evidenzia la categoria associata a Confcommercio Taranto. Per gli operatori, “la pandemia Covid torna a rallentare il settore del turismo. Il balzo dei contagi in Italia ed in Europa e la stretta dei Dpcm di ottobre, riportano al clima di tensione simile della prima ondata del virus”. “Abbiamo davanti a noi un periodo complicato - afferma Cosimo Miola, presidente della categoria operatori alberghieri ed extraalberghieri per Confcommercio Taranto - ma non dobbiamo perdere la fiducia. Possiamo lavorare per promuovere un turismo lento, di prossimità e sicuro. Il nostro territorio - ha detto Miola - offre spazi e contesti sicuri ed è l’ideale per chi vuole vivere il territorio in una dimensione di riscoperta della natura, dell’arte, dell’enogastronomia”. Facendo infine un punto sull’estate 2020 appena trascorsa, la categoria di Confcommercio ha detto che c’è stata “una graduale ripresa delle prenotazioni a partire da luglio, proseguita poi nel mese di agosto con il sold out in alcune zone” mentre “modesto l’andamento di settembre”. “Le aree di provenienza Lombardia, Lazio, Puglia e Italia meridionale soprattutto, in generale scarsa la presenza di turisti stranieri (Germania, Belgio, Svizzera)” osservano infine gli operatori. 

 

Il susseguirsi di notizie circolate in queste ore su una possibile imminente chiusura dei saloni di estetica e acconciatura ci impone di lanciare un appello chiaro alle istituzioni di ogni livello. Un nuovo lockdown del settore significherebbe mettere definitivamente in ginocchio un comparto strategico non solo da un punto di vista economico ma anche determinante per la salute delle persone. Tutti gli acconciatori e le estetiste hanno investito tantissimo per garantire la massima sicurezza delle pmmjroprie aziende; proprio per questo motivo è necessario che le autorità di controllo vigilino altrove ovvero su assembramenti esterni alle attività produttive e commerciali che, purtroppo, sono da tempo fuori controllo. Questo l’appello degli Acconciatori e delle Estetiste di Confartigianato Taranto sulla paventata sospensione temporanea delle loro attivita'.

“La società richiede la sospensione cautelare dei provvedimenti impugnati - anche al fine dell’attivazione da parte del Mattm di un procedimento di riesame - in quanto la loro efficacia determina danno grave e irreparabile all’esercizio di una attività industriale qualificata dal legislatore di interesse strategico nazionale”. Lo scrivono gli avvocati di ArcelorMittal nel ricorso con cui hanno impugnato al Tar del Lazio il decreto del 30 settembre del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che ha prorogato, ma con delle limitazioni, la conclusione dei lavori di copertura dei nastri trasportatori del siderurgico di Taranto. ArcelorMittal contesta le nuove prescrizioni di Costa perché “risultano impossibili ad adempiere.

 

Tali prescrizioni sono state imposte dal ministero in via immediata e sono già ad oggi efficaci”. “Si tratta di misure del tutto illegittime ed inattuabili - dice la società nel ricorso ai giudici amministrativi del Lazio - che pongono la società in una persistente condizione di inadempimento, malgrado tale inadempimento sia del tutto incolpevole, stante l’impossibilità tecnica di attuazione delle prescrizioni comprovate dalle relazioni tecniche versate in atti”. “Tale condizione - dice ancora ArcelorMittal - espone la società in primo luogo ad un rischio sanzionatorio e soprattutto ArcelorMittal si trova esposta a provvedimenti di diffida che in considerazione dell’impossibilità tecnica di adempimento, potrebbero arrivare sino alla revoca dell’autorizzazione all’esercizio degli impianti e quindi alla paralisi produttiva dell’intero stabilimento ArcelorMittal Italia di Taranto”.  Considerando le nuove tempistiche stabilite dal ministro Costa, copertura dei nastri entro fine aprile prossimo e totale chiusura delle copertura di nastri e torri in quota entro fine gennaio prossimo, ArcelorMittal dichiara nell’esposto al Tar che si tratta di “termini non traguardabili. Nonostante gli sforzi fatti, la società si viene quindi a trovare nella oggettiva impossibilità di esercire i nastri che, al decorrere delle suddette scadenze, non risulteranno coperti. Ciò - afferma l’azienda nel ricorso - determina conseguenze drammatiche sui programmi di produzione dello stabilimento di Taranto concretando di fatto un nuovo vincolo di produzione che si aggiunge a quello di 6 milioni di tonnellate fissato dal Dpcm di settembre 2017”. ArcelorMittal dichiara che si ha un impatto negativo di 800mila tonnellate in meno di produzione di acciaio solido, “una riduzione che rende impossibile per ArcelorMittal rispettare il proprio piano industriale”. ArcelorMittal dichiara infine che il decreto di Costa “è illegittimo in quanto fondato su un parere della commissione Via-Vas che si esprime si valutazioni non previste da alcuna norma ed esulanti dalle sue competenze” perché “la commissione Via-Vas non avrebbe dovuto essere coinvolta nel procedimento e da ciò discende l’illegittimità dei pareri”.

Gli avvocati di Ilva in amministrazione straordinaria e quelli di ArcelorMittal hanno raggiunto l’accordo per la chiusura del contenzioso sorto tra la società proprietaria degli impianti siderurgici (Ilva in as) e l’affittuaria degli stessi (ArcelorMittal). Lo apprende AGI. L’intesa era in dirittura d’arrivo nei giorni scorsi ed ora è stata chiusa dai legali delle parti. Tra mercoledì e giovedì della prossima settimana è prevista la firma dei commissari di Ilva in as, Francesco Ardito, Antonio Lupo ed Alessandro Danovi, con ArcelorMittal che gestisce in fitto gli impianti Ilva dall’1 novembre 2018. In questa settimana, sull’accordo si pronunceranno rispettivamente il comitato di sorveglianza dell’amministrazione straordinaria Ilva, formato da cinque membri, tre espressione del Mise e due dei creditori di Ilva in as, e il Mise stesso. Dopodiché via libera alla firma dei commissari.

 

L’accordo viene definito “buono” da fonti vicine al dossier. “ArcelorMittal paga complessivamente il 50 per cento di quanto deve a Ilva in as” si apprende. Il canone di novembre (le rate trimestrali) sarà pagato per intero. Quelli invece scaduti a maggio ed agosto scorsi, saranno pagati al 50 per cento. Al 50 per cento sarà pagata anche un’altra parte su cui vi era conflitto tra le parti. ArcelorMittal e Ilva in as hanno anche concordato un piano relativo alla successiva scadenze di pagamento. Dopo l’accordo di marzo al Tribunale di Milano, accordo che ha fermato un altro contenzioso che ArcelorMittal aveva aperto a novembre 2019 nei confronti di Ilva in as dichiarando il recesso dal contratto di fitto, le parti si erano accordate nel dimezzare il canone. Rispetto agli iniziali 45 milioni a trimestre, ArcelorMittal avrebbe dovuto pagare 22,5 milioni (si arriva a circa 25 con l’Iva). La parte non pagata, l’affittuaria l’avrebbe dovuta poi saldare all’atto dell’acquisto definitivo del gruppo, che per questo era anche stato anticipato di un anno rispetto alla scadenza. In realtà è accaduto che ArcelorMittal, dopo l’accordo a Milano, non abbia pagato alcun canone. Di qui un nuovo contenzioso che si è temporalmente affiancato alla non facile trattativa che ArcelorMittal e Invitalia (società Mef) hanno in piedi per quanto riguarda il coinvestimento dello Stato nella compagine siderurgica (trattativa che dovrebbe chiudersi entro novembre). Per evitare di tornare in sede giudiziaria, le parti hanno così deciso di ricorrere alla Camera arbitrale di Milano per trovare una mediazione sui canoni non pagati da ArcelorMittal. Ma la mediazione in prima istanza è fallita, tant’è che Ilva in as aveva avviato la procedura per l’escussione della fideiussione di una novantina di milioni che ArcelorMittal ha depositato presso Banca Intesa proprio a garanzia dei canoni. È evidente che l’escussione della fideiussione avrebbe costituito uno strappo non di poco conto tra le parti e avrebbe probabilmente influito sulla trattativa più complessiva circa l’ingresso dello Stato in ArcelorMittal. È stato quindi ripreso il filo della discussione e si è arrivati ad una intesa che ha determinato una schiarita, dopo che alla Camera arbitrale ArcelorMittal aveva presentato un rialzo dell’offerta che era stato giudicato del tutto inadeguato. E ora l’intesa viaggia verso la definitiva approvazione. Mentre resta ancora incerta la trattativa complessiva tra Invitalia e ArcelorMittal benché manchi un mese e mezzo alla data di fine novembre. Come ha dichiarato ieri il premier Giuseppe Conte in Prefettura a Taranto (Conte ha incontrato anche una delegazione dei sindacati), “Invitalia, che sta lavorando con ArcelorMittal per perseguire quegli obiettivi che ci siamo riproposti.  Le conclusioni le dobbiamo trarre all’esito di questo negoziato”. “La posizione è ferma - ha detto Conte -, se poi questo negoziato non darà i frutti e non consentirà di raggiungere ciò che il Governo si è prefissato di raggiungere, ne trarremo tutte le conseguenze”. Il Governo punta infatti al rilancio del polo siderurgico di Taranto garantendo sostenibilità ambientale, tutela della salute, produzione e tutela dei posti di lavoro. 

 L'utile della Banca di Credito Cooperativo San Marzano (Taranto) sfiora 1,6 milioni di euro nel primo semestre 2020, in linea con lo scorso esercizio. Lo dichiara oggi la stessa Bcc. Per il presidente Emanuele di Palma, "sostegno a famiglie e imprese e gestione del risparmio sono le nostre priorità”. Il cda della Bcc San Marzano ha approvato il bilancio semestrale 2020, che, nonostante le difficoltà legate all’emergenza sanitaria in corso, "registra un notevole aumento dei volumi e della solidità patrimoniale". La raccolta complessiva segna una crescita del 7% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente, attestandosi a 604 milioni di euro". In particolare "gli impieghi, grazie ai finanziamenti concessi a sostegno di famiglie e imprese, superano i 300 milioni di euro con un incremento di ben il 12% rispetto al primo semestre del 2019. Si rafforza - si dichiara ancora- il patrimonio netto, attestandosi a 54 milioni di euro (+ 5%). Il CET 1 Ratio raggiunge quota 24,5% molto al di sopra dei requisiti regolamentari, testimoniando la sana e prudente gestione di una banca solida al servizio del territorio. Crescono anche margine di interesse e margine di intermediazione, rispettivamente del 5% e del 15%, rispetto allo stesso periodo del 2019". Inoltre "continua l’attenzione della Banca alla qualità del credito, con un miglioramento dell’indice netto di copertura delle sofferenze, che si attesta al 78,7% rispetto al 70,2% del 2019". "I risultati positivi conseguiti - sostiene di Palma - confermano la validità delle strategie messe in campo per contenere gli effetti della pandemia. Possiamo pertanto affermare che prosegue il nostro trend di crescita. La proattività e la solidità di una banca che “agisce locale ma pensa globale” rappresentano la nostra formula vincente".

Se tutti questi rumors verranno trasformati in ennesimi Dpcm del governo imposti senza alcuna concertazione e possibilità di relazione, assisteremo ad un’ulteriore moria di imprese soprattutto nel settore della somministrazione e dei servizi alla persona. A dirlo è Fabio Paolillo, segretario provinciale di Confartigianato Taranto. Crediamo che l’emergenza sanitaria non si risolva a fasce orarie e tantomeno limitando la capacità degli imprenditori di fare impresa, ma con la responsabilità di tutti,  concertando insieme a loro la possibilità di trovare soluzioni alternative, anche più incisive, per continuare a lavorare in sicurezza.

Contingentare, ad esempio, gli orari di apertura dei locali di artigiani e commercianti costringerebbe molte aziende che lavorano nei centri città ad abbassare la serranda per sempre – afferma Confartigianato . Un rischio che non possiamo permetterci di correre visto tutto quello che già è stato chiesto di fare a questi importanti settori produttivi in termini economici per adattarsi alle misure su distanziamento e igienizzazione.

Aziende che in molti posti sono già sottoposte a vincoli di sopraintendenza e sono già costrette a lavorare in condizioni di estrema precarietà, si troverebbero con nuovi vincoli orari a contingentare ulteriormente le presenze negli spazi già ridotti in cui si trovano a dover lavorare. Confartigianato si esprime con favore su tutte quelle misure che possano prevedere maggiori controlli e mascherine anche in luoghi aperti ma il vincolo delle chiusure d’impresa non può nuovamente trovare spazio in un contesto sociale ed economico dove il nostro paese, i nostri territori e le nostre economie non riuscirebbero più a sopportarlo. Sono già tante le imprese che hanno chiuso o che sono in procinto di cessare l’attività e, per dirla tutta chiaramente, non tutti settori sono poi riusciti a ripartire con serenità e profitto e di questo purtroppo non ne ha parlato più nessuno.

Quindi, ci rivolgiamo, al Governo, ma anche al Presidente della Regione Puglia ed ai Sindaci dei comuni della nostra provincia: massima attenzione a contrarre il contagio ma altrettanta attenzione a scongiurare azioni  che porterebbero ulteriori seri danni all’aconomia delle piccole e medie imprese del commercio e dell’artigianato.

Serve quindi una pianificazione il più possibile condivisa delle azioni, prevedendo da subito possibili scenari e quindi  comportamenti conseguenti, con l’obiettivo di evitare al massimo restrizioni generalizzate dei mercati che portano alla perdita di altre centinaia di posti di lavoro, anche se ciò, abbiamo già capito,  non viene poi percepito e considerato da nessuno.

 Il 12 ottobre, con la visita a Taranto del premier Giuseppe Conte, saranno sottoscritti due accordi per il rilancio economico dell'area. È emerso nel vertice di oggi pomeriggio a Palazzo Chigi del Tavolo istituzionale permanente per il Contratto di sviluppo di Taranto presieduto dal premier Giuseppe Conte. Col premier, i rappresentanti delle varie amministrazioni pubbliche e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla programmazione economica, Mario Turco. Il primo accordo riguarda le amministrazioni coinvolte nei lavori per la ristrutturazione della banchina ex torpediniere in Mar Piccolo a seguito della cessione da parte della Marina Militare all’Autorità portuale di Taranto. L'accordo tra Marina e Authority è già stato definito. La banchina sarà trasformata in un approdo per navi da crociera  e maxi yacht. 

 

Il secondo accordo, invece, definito accordo di programma in base al Codice per l'Ambiente, riguarda la reindustrializzazione dell’ex yard Belleli. Il 12 ottobre partirà l'iter di sottoscrizione. Si tratta di un’area sul Mar Grande che il gruppo Belleli di Mantova, sin quando ha operato a Taranto (sino al 2000), ha usato per costruire ed assemblare piattaforme petrolifere off shore. Adesso quest'area, dopo la bonifica, andrà al gruppo Ferretti che insedierà un’attività per la costruzione di yacht. Nell'ambito delle procedure del Codice per l’Ambiente saranno stimati gli ulteriori fabbisogni finanziari per bonifica e infrastrutturazione di competenza pubblica, cioè Autorità portuale di Taranto, nonché per interventi di reindustrializzazione e Contratto di sviluppo (Mise-presidenza del Consiglio) per un importo stimato di circa 35 milioni di euro. Infine, per quanto riguarda il progetto di ampliamento della base navale della Marina Militare in Mar Grande, progetto da 219 milioni approvato dal Cipe a fine luglio con una prima tranche di 79 milioni, si sta pensando anche a misure di accelerazione del progetto compresa la nomina eventuale di un commissario. 

Il fatto che la Regione Puglia possa investire nel capitale di ArcelorMittal “è una bufala". Così a Sky TG24 il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. "Non ho mai parlato di ArcelorMittal - ha aggiunto -, che secondo me è il peggiore dei contraenti possibili. Nell’ipotesi in cui ArcelorMittal getti la spugna e vada via, risarcendo il danno che ci ha provocato, e si dia vita ad una società totalmente pubblica, solo in quel caso la Regione Puglia è disponibile, con gli imprenditori dell’indotto che sono ancora creditori del Governo, se si dovesse convertire questo credito in azioni, ad aggiungere una propria partecipazione per attuare un controllo del territorio sulla gestione futura dell’Ilva, che deve essere decarbonizzata, ammesso che si decida di far andare avanti la fabbrica”. 

 

“Non ce l’ha prescritto il medico che l’Ilva deve per forza andare avanti – ha aggiunto Emiliano -, se lo farà deve essere decarbonizzata e secondo me Mittal non ha interesse a decarbonizzare la fabbrica, ha solo interesse a tenerla dormiente e agonizzante. La partita è in mano al governo nazionale, abbiamo fatto un passo avanti gigantesco nel momento in cui il Governo ha accettato la nostra proposta di decarbonizzazione della fabbrica, ma passare dal dire al fare è molto complesso. Ho chiesto al Presidente del Consiglio che la regione Puglia, che è sempre stata esclusa dai tavoli Ilva, possa partecipare e dire la sua. Non per essere sempre accontentata, ma con l’aspettativa che le nostre proposte possano essere prese in considerazione”.

Due navi da crociera della compagnia MSC, la Opera e la Fantasia, arrivano domani nel porto di Taranto. Effettueranno una sosta tecnica che durerà circa tre-quattro mesi. Attraccheranno al terminal del molo San Cataldo, nella parte non operativa. Durante la sosta, più che manutenzioni, effettueranno una serie di attività. Le due unità giungeranno con un minimo di equipaggio. Non ci sono a bordo casi di positività al Coronavirus. “Purtroppo il Covid - spiega all'AGI il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto, Sergio Prete - ha notevolmente ridimensionato, se non proprio azzerato in alcuni casi, il traffico croceristico. C’è chi le navi non le ha fatte proprio ripartire e c’è chi sta continuando, ma con tante difficoltà e con pochi passeggeri a bordo. MSC - spiega Prete - ha deciso di fermarsi e sta ripartendo le navi tra vari scali. A Taranto ha trovato la disponibilità per l’approdo di due unità”. 

 

“Bisogna dire - dice Prete - che queste navi di MSC come di altre flotte, non hanno uno scalo dove restano ferme per un lungo periodo. Possono fare una sosta di un paio di giorni ma poi si muovono. Sono sempre in navigazione. Invece adesso si tratta di fronteggiare uno stop non breve ed ecco perché ad MSC servono porti che fungano da parcheggio sin quando la situazione non migliorerà”.

    “Anche noi come porto di Taranto - rileva Prete - siamo stati penalizzati fortemente dal Covid. Prima della pandemia avevamo una stagione promettente come numero di approdi e di passeggeri, che ci avrebbe permesso di rafforzare la nuova prospettiva nel traffico croceristico che il porto di Taranto sta cercando di costruire, e invece non è arrivata neppure una nave. Contiamo di rifarci nel 2021 che per ora nasce, salvo Covid, sotto un segno promettente”. 

    Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, vede invece anche in questa sosta tecnica delle due navi MSC una possibile opportunità di sviluppo. “Una città che si dà una programmazione - afferma il sindaco -, riesce a ripartire. Nonostante la pandemia, stiamo raccogliendo i frutti che sosterranno la ripartenza del nostro sistema di impresa e della nostra economia. Domani, dopo un lavoro faticoso con l’Autorità portuale, accoglieremo MSC Opera e MSC Fantasia che fanno una lunga sosta tecnica nel nostro porto. Questo significa ricadute interessanti anche per i servizi tecnico-nautici”. “Speriamo - rileva il sindaco di Taranto - che sia l’inizio di una relazione importante con questo colosso guidato dall’armatore Gianluigi Aponte”.

Tuttavia, sottolinea Melucci, “non sono le uniche novità per il nostro porto. La città si è rimessa in moto partendo proprio dal porto. Abbiamo notizia di un’altra importante nave che arriva a marzo, con passeggeri “autospendenti”, come si suol dire. L’anno prossimo abbiamo raggiunto quasi 20 approdi e quasi 30mila passeggeri in città”. “Taranto sta cambiando pelle e dobbiamo farci trovare pronti. Stavolta - conclude Melucci - veramente e concretamente parte uno sviluppo alternativo e sostenibile per Taranto”. 

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