Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1301)

“Yilport sta verificando la possibilità di partire già a luglio prossimo con un primo traffico container sul molo polisettoriale di Taranto dove è il terminal”. Lo annuncia ad AGI il presidente dell’Autorità portuale di Taranto, Sergio Prete. Yilport, gruppo turco, è da luglio scorso il nuovo concessionario del molo dopo l’abbandono, nel 2015,del precedente concessionario Taranto container terminal partecipato da Evergreen. Yilport ha ufficialmente preso possesso dell’infrastruttura ad inizio 2020 ma solo dal 4 maggio ha potuto di fatto avviare i lavori di ripristino delle gru perché prima è stata bloccata dal Covid. 

 

A luglio - spiega Prete - dovrebbe trattarsi di un servizio feeder con la compagnia Cma Cgm. Non c’è ancora la conferma ufficiale ma si sta lavorando per partire ed avviare una prima attività”. Si tratterebbe del ritorno dei container sul molo polisettoriale di Taranto - nel frattempo ammodernato e riqualificato - a cinque anni di distanza. In tutto questo periodo, nel bilancio del traffico del porto la voce container ha registrato praticamente zero. Il ritorno dei container segnerebbe ora la fase 2 del porto. “Non è facile - rileva Prete a proposito di luglio - perché ci sono da ripristinare il circuito doganale e i collegamenti ferroviari. Benché Yilport abbia messo già mano alla manutenzione delle gru della banchina, non credo che possa usarle per luglio perché il loro ripristino richiederà più tempo - aggiunge Prete -. Penso che useranno le gru semoventi”. “In questa fase - annuncia Prete ad AGI - stiamo un po’ rivedendo tutti i progetti, i programmi, e valutando più in dettaglio quale è stato l’impatto della fermata del Covid sulle nostre attività e come si riprende”. Circa i cantieri nell’area portuale, il presidente Prete dice che “il gruppo Astaldi ha ricominciato per quanto riguarda la vasca di colmata e il dragaggio, ripreso anche l’intervento di rettifica del molo Sam Cataldo, testata compresa, da lunedì prossimo riapre il cantiere del centro polifunzionale Falanto. Le tempistiche di esecuzione lavori dovranno essere riviste - afferma Prete -. Perché si tratta di applicare le nuove procedure di sicurezza che le singole aziende appaltatrici hanno già esaminato e concordato con i nostri responsabili della sicurezza e con quelli dei cantieri. Ci saranno tempi più lunghi”.

Approvate oggi in Giunta regionale misure economiche per un valore di 750 milioni di euro a sostegno del tessuto produttivo pugliese. È quanto rende noto in una nota l’assessore regionale allo Sviluppo economico Mino Borraccino.

La Regione Puglia è accanto ai lavoratori autonomi pugliesi con somme a fondo perduto e con strumenti finanziari snelli ed efficaci per piccole e medie imprese gravate da una crisi inaspettata quanto drammatica che devono giustamente sostenersi per superare il momento.

La manovra anticrisi di oggi fa leva su risorse pari a 750 milioni di euro, di cui 610 milioni a valere sul Fesr e 140 milioni di euro a valere sul Fse.  

Sono così ripartite: 

• 248milioni di € per il Microprestito straordinario, da 5mila a 30mila €, con 20% di fondo perduto, pre ammortamento 12 mesi, restituzione 60 mesi, tasso 0, rivolto ad aziende con fatturati sino a 400mila € (bilancio 2019) quindi piccole aziende, partite iva, startup, commercianti, artigiani, professionisti.

• 200milioni di € per la liquidità del TitoloII 
da 30mila a 2milioni  di €, fondo perduto sino al 30%, pre ammortamento 12 mesi, ammortamento minimo 24 mesi, per aziende più grandi con fatturato sino a 50milioni di  €.

• 124milioni di € per i 62mila liberi professionisti col contributo di 2mila €.

• 45milioni di € per il Bonus Occupazione alle imprese del settore cultura e turismo.

• 20milioni di  € per garanzie Confidi, per agevolare l’azione delle banche nell’erogazione dei mutui.

• 38milioni di € per garanzie MCC.

• 59milioni di  € per settore Sanità.

• 16milioni di  € per le imprese e le aziende per lo Smart working.

Queste misure giungono a conclusione di un lavoro lunghissimo di ascolto e di ricerca svolto con tutta la struttura regionale, che ringrazio per il lavoro svolto, con  il Partenariato Economico Sociale,  finalizzato a dare le giuste risposte a tutte le imprese e al mondo del lavoro pugliese.  Siamo felici, perché siamo convinti che grazie a queste risorse  le imprese riusciremo a far ripartire l'economia pugliese. Non abbiamo lasciato indietro nessuno rispettando il nostro impegno preso all'inizio della pandemia.
La settimana prossima saranno pubblicati i bandi.

ArcelorMittal ha incrementato di altre cinque settimane la cassa integrazione con causale Covid a partire dall’1 giugno. Lo dichiara l’azienda in una lettera inviata ai sindacati. Che sono stati convocati alle 12 del 28 maggio. L’azienda, riferendosi all’emergenza Covid, parla di “evento oggettivamente non evitabile  ha rende indifferibile la riduzione dell’attività lavorativa”. La proroga della cassa è chiesta per lo stesso numero per la quale é scattata a fine marzo, ovvero 8173 addetti dello stabilimento di Taranto di cui 3262 addetti dell’area a caldo, 1561 dell’area a freddo e 3350 dell’area servizi. In cassa andranno 5626 operai e 1677 impiegati. Il numero di cassintegrati richiesto va inteso come tetto massimo ed equivale alla forza lavoro di Taranto. Attualmente la cassa Covid sta interessando nello stabilimento più di 3200 dipendenti ArcelorMittal essendo fermi molti impianti tra cui l’altoforno 2, l’acciaieria 1 e i treni nastri. Nella call conference di ieri col Governo e i sindacati, l’amministratore delegato di ArcelorMittal, Lucia Morselli, illustrando i problemi dell’azienda, ha detto: “Tutti i giorni i nostri clienti - automotive, meccanica, costruzioni - ci mandano mail chiedendo di rinviare di mesi la spedizione e non sanno cosa farsene”. “Non laminiamo - ha detto ancora l’ad di ArcelorMittal - perché si lamina quando si spedisce. L’unica cosa che possiamo fare sono le bramme, che sono pronte per la fase di finitura quando il cliente ci richiederà di spedire e anche di spedire le cose che vorrà”. 

 

 

 

Oggi ci sono  120.000 persone indignate. Sono i commercialisti d’Italia, che si sentono offesi e lesi nell’onorabilità della loro professione dalle frasi pronunciate domenica scorsa, 24 maggio, dallo scrittore Roberto Saviano, ospite della  trasmissione di RAI 2 “che tempo che fa”. Nel corso dell’intervista, mentre i due parlano dell’usura, il conduttore Fabio Fazio chiede a Saviano: “Come fa la criminalità organizzata a trovare i propri clienti? Come sa chi cercare e come trovarli?”. Saviano risponde: ”Semplicemente segue il percorso dei soldi. Mi spiego meglio, ad un certo punto, quando una azienda inizia ad andare in crisi, loro, per esempio, avvicinano i commercialisti, …quando il commercialista è una persona di cui ti fidi, spesso ti dice  "c’è quella società, c’è quella persona che è interessata". Quando non è questa strada perché, invece, hai la fortuna di avere dei professionisti seri, ci sono moltissime altre strade, le banche, il consulente che ti dice di andare in quel posto piuttosto che in altro,   ……………...”

Immediata l’indignazione di tutta la categoria.  Il Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Taranto Cosimo Damiano Latorre  si esprime in modo forte e chiaro. “I Commercialisti sono professionisti che ogni  giorno lavorano nella legalità e per la legalità. In Italia alcuni di noi hanno finanche perso la vita per difendere la legalità e, un altro, da anni, vive sotto scorta!

Se Roberto Saviano è a conoscenza di Commercialisti che segnalano la presenza di aziende in crisi alla criminalità organizzata, e non lo ha ancora fatto, lo denunci alle autorità competenti e non in una trasmissione televisiva molto seguita sulla rete pubblica; noi all’esito dei procedimenti penali adotteremo le sanzioni disciplinari dovute. Questo pur nella consapevolezza che, nella nostra categoria, come in tutte le altre, ci può essere qualche “mela marcia”. E’ bene che l’opinione pubblica sappia chiaramente il 99% dei sequestri che vengono operati in danno alla criminalità organizzata vengono gestiti da Amministratori Giudiziari e Custodi che sono Commercialisti, e quindi nella loro qualità di ausiliari dell’autorità Giudiziaria procedente. Tra l’altro non deve nemmeno sfuggire che siamo anche direttamente destinatari della normativa sull’antiriciclaggio che ci impone, tra le altre cose, di segnalare alle autorità di vigilanza competenti eventuali operazioni “sospette” compiute dai nostri clienti, e non già alle organizzazioni malavitose. Siamo pertanto indignati e stupiti  che un conduttore bravo ed esperto quale è il dott. Fabio Fazio abbia potuto lasciar  parlare Saviano, senza prendere le distanze dalle sue gravi affermazioni, in assenza del necessario  contraddittorio. Sono letteralmente travolto da messaggi e telefonate di Colleghi “arrabbiati” per le dichiarazioni generiche ed irresponsabili di Saviano.

Ci aspettiamo le scuse di Saviano  e che Fazio o il Direttore della rete pubblica interessata (atteso che quella di domenica scorsa parrebbe l’ultima trasmissione dell’anno), riprenda il discorso permettendo ai commercialisti di raccontare i rischi e le difficoltà che  incontrano nell’esercizio del loro lavoro, sempre al fianco della  legalità. 

Non siamo più disposti a tollerare offese generiche e lesive della nostra reputazione soprattutto in un momento in cui, in piena emergenza covid-19, abbiamo continuato a lavorare, giorno e notte a fianco dei nostri clienti in una Professione Ordinistica che lo stesso Governo ha giudicata “essenziale” per il Paese.

Sulla rampa di lancio il progetto per fare dell’ex stabilimento tessile Miroglio a Castellaneta (Taranto) la piattaforma di Agromed, che lavorerà i prodotti agricoli. La società Agromed, che ha come socio unico la Camera di Commercio di Taranto, ha chiuso oggi, in una call conference con i sindacati, confederali e di categoria, e con il Comune di Castellaneta, l’accordo quadro finalizzato all’avvio del nuovo investimento. Lo annuncia il presidente di Agromed, Vincenzo Cesareo. “Tassello importante di questo progetto - dichiara Cesareo - è il passaggio dello stabilimento ex Miroglio, nell’area di Castellaneta, dal Comune di Castellaneta alla società Agromed in comodato d’uso per un arco di tempo di tre anni per essere in seguito definitivamente trasferito alla società Agromed che ne diverrà proprietaria”. “Abbiamo raggiunto l’intesa con i sindacati relativamente alla forza lavoro. Entro la fine del prossimo anno saranno impiegate, assorbendole dal bacino ex Miroglio, 20 persone che poi a regime, entro la fine del 2023, diverranno 28” ha detto Cesareo. 

 

“Quanto avvenuto oggi con la call conference, ci permette di avviare il progetto Agromed verso l’attesa fase operativa e di avvio delle attività - spiega Cesareo - adesso i prossimi passi che ci attendono, riguardano la redazione del progetto esecutivo di Agromed, che sarà a cura di Invitalia - Investitalia, e la messa a punto del piano formativo del personale che sarà a cura della Regione Puglia”. Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla programmazione economica, Mario Turco, “quando abbiamo iniziato a lavorare sul rilancio del progetto Agromed, la piattaforma agroalimentare sbloccata nel mese di dicembre 2019 con delibera Cipe dopo decenni di abbandono, legandolo alla risoluzione della vertenza ex Miroglio, in pochi ci credevano. Ed invece oggi - dice Turco - possiamo dire che il ruolo di proponente istituzionale del Governo, con la Presidenza del Consiglio, nonché di collante tra sindacati e la società Agromed, è stato decisivo”. “Accolgo con favore - conclude il sottosegretario - la chiusura di un’annosa vertenza, ma posso dirmi anche soddisfatto perché le parti sono riuscite a concludere nei tempi previsti una soluzione condivisa che accontenta le istituzioni governative e le parti sociali”. 

Noto e seguito in Italia soprattutto per i suoi editoriali a quattro mani con Francesco Giavazzi, Alberto Alesina era stato uno dei primi laureati del Des, quel corso di Discipline Economiche e Sociali nato nel 1974 che ha reso famosa l’Università Bocconi nel mondo intero. Nato a Broni (Pavia) il 29 aprile del 1957, era professore di Economia Politica all’Università di Harvard ma continuava a collaborare anche con l’ateneo milanese di via Sarfatti.         Alesina è morto nelle scorse ore per un attacco di cuore mentre passeggiava in montagna negli Stati Uniti, sua patria adottiva.  Il libro scritto a sei mani con Giavazzi e Carlo Favero,  «Austerità, quando funziona e quando no», pubblicato l’anno scorso da Rizzoli, ha da poco ottenuto il premio Hayek, intitolato all’economista liberale premio Nobel nel 1974, l’austriaco-britannico  Friedrich August von Hayek. 

 

Quello dell’”autorità espansiva” era uno dei cavalli di battaglia dell’economista di Harvard, che già nel 2009 l’aveva teorizzata in uno studio, poi criticato dai nemici dell’austerità come il premio Nobel Paul Krugman.     La teoria espressa negli ultimi lavori, sintetizzata da Favero, uno dei coautori di Alesina nell’ultimo libro, è che “l’austerità può essere capita paragonandola a una medicina necessaria che dà effetti collaterali, che vanno minimizzati. Per l’economia, la malattia è l’alto debito pubblico. Si tratta di un male che viene ereditato dalle generazioni future, su cui manifesta i propri effetti più perniciosi (…) L’austerità basata sulla riduzione della spesa pubblica è meno costosa in termini di crescita ed è più efficace nella stabilizzazione del rapporto debito/Pil rispetto all’austerità basata sull’aumento delle entrate del settore pubblico”. Moltissimi i messaggi di cordoglio e rimpianto diffusi sui social network fin dal momento in cui si è diffusa la notizia della scomparsa dell'economista, molto apprezzato anche per i modi gentili e l'empatia. Lo ricordano colleghi e ex allievi in Italia e Stati Uniti ma anche nel resto del mondo, oltre che le numerosissime istituzioni con le quali ha collaborato nel corso dei decenni della sua attività.

 

Esprimiamo anche noi piena soddisfazione in merito agli ultimi sviluppi dei lavori del Tavolo Istituzionale Permanente, che vede incrementare le opere finanziate per Taranto attraverso il CIS. Siamo contenti, – commenta Fabio Paolillo, Segretario provinciale di Confartigianato - quando la “politica” funziona è un bene per tutti, e la sinergia creatasi e l’impegno profuso tra i vari livelli istituzionali e cioè Amministrazioni comunali, Regione Puglia e Governo nazionale sta producendo questi ottimi risultati annunciati.

Un lavoro che purtroppo non ha visto sinora tra i protagonisti le parti sociali, o quanto meno tutte, in particolare le rappresentanze di importanti spaccati di settori  economici del territorio, come le piccole imprese, gli artigiani ed i commercianti. Ora però si dovranno avviare le fasi successive, quelle che immaginiamo essere le più importanti per la comunità, cioè le procedure dell’appalto e della realizzazione delle opere. Assisteremo alla traduzione della programmazione in realizzazione.

Bene, l’opera risarcitoria e di ricostruzione di una economica diversa che il Governo, in collaborazione con Regione e Amministrazioni locali, sta realizzando per il nostro territorio, così tanto offeso e lacerato da una profonda crisi ambientale, sanitaria, economica derivante dai danni prodotti dalla monocultura industriale, deve trovare in fase realizzativa concreto riscontro e beneficio per l’economia locale.

Andando come al solito al sodo, come nostra abitudine – afferma Fabio Paolillo - tutte queste ingenti risorse che vengono riversate su Taranto devono vedere protagoniste, nella fase realizzativa, il mondo delle imprese esistenti sul territorio. Sarebbe inconcepibile ed imperdonabile per la classe politica  e per le espressioni del mondo economico locale se ciò non avvenisse.

Per questo, ci rivolgiamo direttamente al Sottosegretario On. Mario Turco, al quale riconosciamo il massimo impegno che sta profondendo, nell’ambito del proprio ruolo istituzionale, per sostenere il rilancio di Taranto, la sua città. Siccome in una sua intervista, nei mesi scorsi, abbiamo avuto modo di riscontrare un analogo  auspicio, ora serve tutto l’impegno per fare in modo che questo avvenga. Conosciamo le norme, quelle europee e quelle nazionali, ma sappiamo anche che quando si è voluto, governo e parlamento hanno superato gli ostacoli creando condizioni normative specifiche e mirate, come è stato fatto nel recente passato con i decreti Ilva. Allora crediamo sia giunto il momento di incontrarci, troviamo il modo per tradurre queste grandi risorse per il territorio in opportunità di lavoro per le imprese locali. Medesimo invito lo rivolgiamo anche al Sindaco Melucci, che in questi mesi, con coraggio e capacità ha saputo rimettere in moto la macchina progettuale ed organizzativa del Comune. Ora l’Amministrazione comunale diventa una grande stazione appaltante, quale migliore occasione per dare alla nostra Taranto un nuovo modello economico e sociale.

Forse alcuni dati rendono meglio il discorso. Analizzando solo alcuni comparti attinenti gli interventi previsti, oggi la provincia di Taranto esprime, 3446  imprese appartenenti al vasto comparto dell’edilizia, di cui 1573 in forma societaria; 1602 imprese operanti nell’intero settore dell’impiantistica di cui 398 in forma societaria e 1091 imprese nella galassia della meccanica di produzione di cui 720 in forma societaria.

Questi numeri, se paragonati ad altri analoghi territori, addirittura non a vocazione industriale come il nostro, denotano un impoverimento del nostro sistema imprenditoriale, tenuto conto che, nel nostro caso, tolte alcune note realtà, trattasi per la quasi totalità di piccole imprese e microimprese e solo qualche pmi,  se seguiamo l’accezione comunitaria della classificazione dimensionali delle imprese.

Anche questo – continua Paolillo – è un problema del territorio, che così come sono le leggi vigenti non riesce e non riuscirà ad intercettare quelle risorse, ne in prima battuta ma nemmeno attraverso qualche eventuale briciola riveniente dal subappalto. E questo non va bene. Perché, nonostante tutto lo sforzo profuso dallo Stato italiano, le nostre imprese resteranno fuori da questo volano economico e quindi non potranno crescere, svilupparsi, aumentare di numero, diventare protagoniste dei mercati. E’ anche vero che, restando queste le regole, nemmeno mettendosi insieme riuscirebbero a prendere qualcosa, lo dimostrano i risultati degli ultimi anni dove, da notizie di stampa, abbiamo potuto apprendere i risultati delle gare effettuate in tema di ambientalizzazione e bonifiche.    

Ora sembra che Taranto sia alla svolta decisiva, con un potenziale di opportunità senza precedenti. CIS, Cantiere Taranto, Bonifiche, Porto, riconversione industriale e poi Piano per il Sud. Taranto cambierà il suo volto come città, come economia, anche strutturalmente, avrà una sua nuova collocazione in tutti i sensi, in ambito regionale, nazionale ed internazionale. Porto, sanità, università, ricerca, innovazione, cultura, turismo, ambiente, tutte direttive di sviluppo di prim’ordine. Ripetiamo: bene e finalmente. Taranto avrà quindi una sua nuova identità che andrà sicuramente ben oltre la storica monocultura dell’acciaio.

Il messaggio che vogliamo dare alla politica, al Governo ed agli amministratori  è chiaro: avremo di fronte una stagione ricca di cantieri, si faccia in modo di farci lavorare dentro le imprese  locali, quelle della nostra terra, ce ne sono tante e molto capaci. Saranno nomi e facce nuove per molti, ma vi garantiamo che ci sono tante imprese professionali e molto capaci che meritano di crescere e non siano i soliti cavilli normativi ad impedirne l’opportunità.    

Per questo richiediamo un importante impegno da parte del Governo, forse quello più difficile o magari più semplice, non sappiamo. Si faccia in modo, ripetiamo, che questa pioggia di centinaia di milioni possano essere “lavorati” anche e soprattutto dalla “pluralità” delle imprese di Taranto e la sua provincia; da quelle imprese che sino ad oggi, per motivi dimensionali etc.,  hanno avuto in qualche modo precluso l’accesso alle grandi e storiche committenze locali, pubbliche e private, come ad esempio Arsenale, Porto, Grande industria.  

Visita dell’amministratore delegato di ArcelorMittal, Lucia Morselli, oggi al siderurgico di Taranto. Lo apprende AGI da fonti sindacali. La manager è tornata per la prima volta dopo le settimane di lockdown per il Conavirus, periodo nel quale ha tuttavia partecipato ad alcune call conference che hanno riguardato i problemi dell’azienda. Morselli avrebbe fatto un punto di situazione con i rappresentanti della prima linea aziendale alla luce delle diverse criticità che investono ArcelorMittal. L’azienda ha dichiarato ai sindacati una condizione di “sofferenza finanziaria” e  lo stop ordini da parte dei clienti - ordini per i quali era stato inizialmente predisposto il riavvio di alcuni impianti -. Inoltre, ha fatto  ricorso ad ulteriore cassa integrazione. 

 

“I miei delegati sindacali - dice ad AGI il segretario Uilm Taranto, Antonio Talò - l’hanno vista intorno a mezzogiorno quando è arrivata in fabbrica. Morselli non ci ha chiamato, nè noi abbiamo avuto contatti o scambi di vedute con lei. Se domani è ancora a Taranto, proveremo a sentirla”. “Per ArcelorMittal non ci sono purtroppo novità, si va avanti lungo la solita linea di galleggiamento” afferma ancora Taló, che conferma l’incontro del 25 maggio indetto dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e precisa “che il ministro ha convocato tutti: ArcelorMittal, in quanto gestore dell’impianto, commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, che rappresentano la proprietà, e sindacati”. La convocazione del ministro arriva dopo il pressing dei sindacati che si sono rivolti sia a Patuanelli che al ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. Sindacati che dopo le proteste di Genova e Novi Ligure, venerdì coinvolgeranno anche gli operai di Taranto. Due le manifestazioni a Taranto: di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm sotto la Prefettura di Taranto e di Usb davanti alla direzione dello stabilimento. A Taranto, ArcelorMittal viaggia al minimo storico d8 produzione: 7mila circa tonnellate di ghisa al giorno con due soli altiforni accesi, l’1 e il 4. Su una forza organica di 8200 addetti, sono in questo momento fuori dallo stabilimento tra cassa integrazione, ferie, malattie, permessi della legge 104, circa 4900 persone come specificato dall’azienda ai sindacati. Di questi, 3200 sono in cassa integrazione chiesta per un massimo di 8175 unità.

L’USB “in fabbrica cominciano a scarseggiare anche acqua e carburante”

Non solo pezzi di ricambio, carenza denunciata da tempo dai sindacati, ma “in tutto lo stabilimento cominciano seriamente a scarseggiare le scorte di acqua e carburanti”. Lo evidenzia, a proposito del siderurgico ArcelorMittal, l’Usb in una lettera inviata al direttore delle  relazioni industriali Arturo Ferrucci.

 

 

Per Usb, “tale situazione se dovesse perdurare e confermarsi nei prossimi giorni, potrebbe creare disagi sociali e di sicurezza molto seri, aggravati dalla già compromessa situazione generale che vive lo stabilimento”. Usb chiede quindi ad ArcelorMittal “di ripristinare tale precaria situazione”,riservandosi, “in caso contrario”, di “interessare gli enti preposti in materia”. L’Usb, per evidenziare la grave crisi di ArcelorMittal e protestare contro quello che il sindacato ritiene essere massiccio ricorso alla cassa integrazione da parte dell’azienda, effettuerà un presidio davanti alla direzione della fabbrica nella mattinata del 22 maggio. 

 

Prosegue la protesta dei lavoratori ArcelorMittal a Genova: giovedì riprende lo sciopero, andato in scena anche questa mattina. Lo ha deciso l'Rsu dopo l'assemblea che si è svolta stamane davanti al cancello dello stabilimento di Cornigliano. Lo sciopero di giovedì scatterà alle 8 e riguarderà "a singhiozzo" diversi reparti produttivi, ciascuno interessato dallo stop per un'ora. La protesta comporterà anche il blocco delle merci in uscita dallo stabilimento. I lavoratori sono infatti invitati all'ingresso dello stabilimento lato aeroporto, per "chiudere" l'unico passaggio dedicato ai mezzi pesanti, impedendo così l'uscita della merce. (foto Primocanale.it)

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