Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1302)

A distanza di due mesi dall’ultimo sciopero nel siderurgico di Taranto, ArcelorMittal Italia, gestore in fitto dell’ex Ilva, non ha rimosso il problema delle comandate allargate nel numero di componenti e quindi Fiom Cgil e Uilm vedendo in questo, una lesione al diritto di sciopero dei lavoratori, hanno presentato oggi una denuncia all’Ispettorato del Lavoro, allo Spesal, il servizio Asl di sicurezza sui luoghi di lavoro, e all’Arpa Puglia. Le comandate sono le squadre di lavoratori predisposte in occasione di scioperi allo scopo di salvaguardare integrità e sicurezza degli impianti. Per Fiom Cgil e Uilm, nello sciopero del 10 dicembre scorso “ indetto da Fim, Fiom e Uilm, l'azienda ha operato unilateralmente predisponendo un turno di comandata allargata e vietando, di fatto, ai lavoratori la possibilità di scioperare e manifestare”.

 

“Tale situazione - dicono le due sigle sindacali metalmeccaniche -ha determinato l’impossibilità da parte dei lavoratori interessati dalle comandate allargate di poter partecipare allo sciopero indetto da Fim, Fiom e Uilm e che potrà ripetersi in futuro in occasione di altre iniziative di sciopero”. Per Fiom Cgil e Uilm, “ArcelorMittal ha introdotto delle nuove comandate per i lavoratori del reparto Acciaieria, in barba agli accordi sottoscritti in sede ministeriale lo scorso 6 settembre 2018, senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali che in più occasioni hanno ritenuto lo stesso provvedimento una forzatura da parte dell’azienda. Infatti - si sottolinea - prima Ilva in As e successivamente ArcelorMittal non sono mai intervenute per modificare gli accordi che risalgono al 1989 rispetto alla salvaguardia impiantistica”. A ciò per le due sigle sindacali si aggiunga che “ l’azienda è inadempiente sul versante della sicurezza, della salvaguardia ambientale e impiantistica dello stabilimento”. In tal senso Fiom Cgil e Uilm indicano: “ Numero di carri siluri inferiore rispetto al numero necessario” (i carri siluro trasportano la ghisa dagli altiforni alle acciaierie per la trasformazione in acciaio) e “mancanza della macchina a colare necessaria alla granulazione della ghisa in presenza di fermo acciaieria, che potrebbe avvenire anche per cause diverse dallo sciopero. A tal proposito, nonostante l'ordinanza sindacale che ne vietava l’utilizzo, non vi è stato - affermano Fiom Cgil e Uilm - nessun intervento di ripristino”. A Ispettorato del lavoro, Spesal Asl e Arpa Puglia, Fiom Cgil e Uilm chiedono “un immediato intervento affinché sia rispettato quanto previsto dalla normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, per la tutela dell'ambiente, per la salvaguardia impiantistica”. 

“Se le posizioni amministrative e contabili in possesso di ArcelorMittal, nella gestione fatture dell’indotto-appalto, sono diverse e disallineate rispetto a quelle che abbiamo come noi come Confindustria Taranto, questo dipende da un problema, da un disguido del committente ArcelorMittal. L’amministratore delegato Lucia Morselli oggi lo ha ammesso e insieme abbiamo convenuto che si individuerà un soggetto terzo per portare a superamento questo disallineamento”. Lo afferma ad AGI dopo il vertice di oggi in Prefettura il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro.  “Il prefetto di Taranto è stato molto attento - afferma Marinaro - ed abbiamo costituito il tavolo di crisi”. Circa i temi trattati oggi, Marinaro afferma che sono stati tre: gestione del corrente, rinegoziazione dei contratti delle imprese e futuro del siderurgico di Taranto.

 

“Quest’ultimo punto - spiega Marinaro - partirà e sarà affrontato subito dopo l’accordo che ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria dovranno negoziare entro questo mese. Prendiamo atto positivamente che l’ad Morselli si è detta disponibile a incontrare il mondo del credito e a dare segnali di chiarimento e di rasserenamento. Noi oggi abbiamo certificato con dati pro-veritate, certi quindi, che lo scaduto delle imprese che noi rappresentiamo è superiore ai 24 milioni di euro. Sottolineo: scaduto, non corrente”.  Circa la rinegoziazione dei contratti, Marinaro afferma che il tema “è stato sollevato dalle parti sociali, preoccupate per gli effetti dumping che questo sta determinando nelle attività date dalla fabbrica a soggetti terzi. Noi comprendiamo le preoccupazioni delle parti sociali  e diciamo che bisogna affrontare il tema dei contratti perché seguire la logica del massimo ribasso non porta nulla di buono. Non determina ricadute sociali, non crea sviluppo e determina riflessi negativi anche sulla sicurezza sul lavoro perché il massimo ribasso certo non la tutela. Diciamo di più: fanno il massimo ribasso solo quelle aziende che non hanno bisogno di fare utili, mentre per le aziende sane fare utili è un presupposto fondamentale”. 

Come già detto, il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, ha parlato di uno scaduto fatture di 24 mln per le aziende rappresentate dalla sua organizzazione mentre l’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, ha affermato che a lei risulta uno scaduto di 15 mln di euro. Le cifre si riferiscono a fine gennaio scorso. Lo si apprende da fonti sindacali. Morselli, spiegano le fonti,  ha dichiarato nell’incontro che “esiste un problema di allineare, dal punto di vista contabile e amministrativo, ciò che dicono le imprese che lavorano con ArcelorMittal a Taranto con quanto risulta documentalmente alla stessa committente”. Morselli ha quindi assicurato il suo impegno per portare ad allineamento le posizioni oggi diverse. Secondo le fonti, Morselli per scaduto ha precisato di riferirsi “a fatture che giungono regolarmente e vengono regolarmente registrate”.

 “Non abbiamo erogato l’integrazione salariale del 10 per cento, sulla cassa integrazione straordinaria, ai lavoratori dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria non per una discriminazione, ma perché l’integrazione, al momento, non ha ancora la copertura della legge. E non si può quindi erogarla”. Lo dichiarano ad AGI fonti vicine all’amministrazione straordinaria di Ilva - proprietaria degli impianti mentre ArcelorMittal è gestore in fitto - dopo la protesta della Fim Cisl nazionale sulla mancata corresponsione nella busta paga di febbraio, riferita a gennaio, della integrazione sull’indennità di cigs. La Fim Cisl segnala perdite economiche per la retribuzione dei lavoratori. “Non appena ci sarà la copertura della legge, e cioè l’approvazione da parte del Parlamento, del decreto Milleproroghe - affermano ancora le fonti vicine a Ilva in as - provvederemo a regolarizzare il tutto, arretrati compresi. L’approvazione è ormai imminente”.

 

Inizialmente prevista nel testo originario del Milleproroghe e poi esclusa nel testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la misura relativa all’integrazione del 10 per cento è stata recuperata con un emendamento presentato dal Governo. L’integrazione è già in atto da qualche anno, solo che ha bisogno d’essere riconfermata volta per volta. Come annunciato di recente dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla programmazione economica, Mario Turco, “l’integrazione  è prorogata per l’anno 2020, per un importo di spesa di 19 milioni di euro a valere sul Fondo sociale per Occupazione e Formazione. Sono state trovate le coperture finanziarie - ha annunciato Turco - per garantire la continuità del sostegno al reddito, anche ai fini della formazione professionale per la gestione delle bonifiche". Le istanze di cassa integrazione presentate per le tre aziende del Gruppo Ilva in amministrazione straordinaria per l’anno 2020 riportano un numero complessivo di lavoratori interessati dal trattamento pari  a 2.331, di cui 1.978 dipendenti di Ilva, 341 per Sanac, 12 per Taranto Energia. Dai dati forniti dalla direzione del personale, ha specificato Turco, una sospensione media rispettivamente di 1.800, 230 e 10 lavoratori, per un totale di 2.040 unità lavorative e “pertanto il costo totale dell’intervento per un anno è stimato in 19 milioni di euro”.

 

I lavoratori di Ilva in as - solo a Taranto circa 1.600 - sono quelli che a novembre 2018,all’atto del subentro, ArcelorMittal non ha assunto da Ilva in as. Questo personale ha frequentato corsi di riqualificazione professionale e, stando all’accordo al Mise di settembre 2018, dopo il 2023,qualora fosse ancora in cassa integrazione, dovrebbe essere destinatario di una proposta di assunzione da parte di ArcelorMittal. Ma con la nuova ristrutturazione che si profila per ArcelorMittal, col relativo rischio di nuovi, possibili esuberi, questa partita della ricollocazione degli addetti di Ilva in as ora sembra essere divenuta incerta. Inizialmente, il personale in carico a Ilva in as era di 2.600 lavoratori circa. La platea si è poi scremata perché molti hanno preferito licenziarsi da Ilva in as accettando i soldi dell’incentivo all’esodo agevolato (100mila euro lordi a scalare nel tempo).Oltre al reinserimento in fabbrica, questi lavoratori dovrebbero anche essere impiegati in attività di bonifica di competenza della gestione commissariale. Quest’ultima ha presentato già ai sindacati metalmeccanici i suoi piani al riguardo. Si tratta di cantieri dedicati alle aree cosiddette “escluse” dal perimetro di ArcelorMittal e in particolare all’area delle collinette ecologiche, alle ex discariche Cementir e Cava due mari e all’area dei fanghi. Questi interventi consentiranno, entro due mesi, un primo inserimento in Ilva  in as di 40 risorse individuate all’interno del bacino dei cassintegrati. Ilva inoltre ha informato i rappresentanti sindacali della disponibilità delle aziende di appalto ad assorbire sino a un massimo di ulteriori 25 lavoratori in cassa integrazione. E domani i commissari di Ilva in as, Ardito, Danovi e Lupo, saranno ascoltati dalle commissioni Attività produttive e Ambiente della Camera in seduta congiunta. I commissari faranno il punto sulle iniziative avviate compresa la finalizzazione a intervento di sostegno sociale e a favore del disagio delle famiglie meno abbienti  dei 30 milioni di euro di recente sbloccati dal Mise. I 30 mln andranno 20 al Comune di Taranto, col quale c’è già stato un incontro, e 10 suddivisi tra i Comuni dell’area di crisi ambientale: Statte, Massafra, Montemesola e Crispiano. 

L’incontro è organizzato da TEP (Snam), ANCE Taranto, ANACI e BCC San Marzano di San Giuseppe 

“Condomini efficienti e sostenibili, un’opportunità per Taranto: una rete a supporto di cittadini e imprese del territorio”. Questo il titolo del convegno che si terrà il prossimo 12 febbraio 2020, a partire dalle ore 15 al Castello Aragonese di Taranto, organizzato da Snam con la sua controllata TEP Energy Solution attiva nel settore dell’efficienza energetica in collaborazione con ANCE Taranto, ANACI (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari) e BCC San Marzano di San Giuseppe. Si discuterà di come realizzare interventi di riqualificazione energetica e consolidamento sismico dei condomini, per risparmiare sui consumi, migliorare il comfort degli edifici e la qualità della vita in città.

 

L’evento è rivolto alle imprese, ai professionisti e agli amministratori di condominio del territorio che vogliono approfondire il sistema di norme e incentivi che regolano oggi l’efficientamento energetico degli edifici e le opportunità di lavoro connesse alla realizzazione degli interventi per gli operatori impegnati in tali ambiti.

 

Dopo i saluti istituzionali del Comune di Taranto e degli organizzatori dell’evento, i lavori proseguiranno con due tavole rotonde a cui parteciperanno alcuni dei protagonisti del settore. I temi affrontati saranno: “L’efficienza energetica, una grande opportunità da cogliere in rete” e “Come procedere per trasformare gli incentivi in interventi concreti”. A seguire, illustrazione di alcuni interventi effettivamente realizzati e un rinfresco finale durante il quale sarà possibile incontrare gli specialisti di TEP.

 

Prevalgono le ragioni di Confartigianato. Ora - dicono dall’Associazione degli artigiani -  è necessario completare rapidamente il quadro.

 

 

Dopo tantissime riunioni ed un confronto serrato con l’Assessore regionale Cosimo Borraccino ed i dirigenti della Regione Puglia, il lavoro svolto, purtroppo in solitaria, da Confartigianato ha iniziato a portare i primi frutti e siamo fieri ed orgogliosi di comunicarlo alle imprese del settore ed ai cittadini tutti.

La Regione Puglia ha finalmente diramato le indicazioni per la corretta applicazione della normativa regionale in materia di esercizio, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti termici.

Si tratta di un passaggio di fondamentale importanza, non solo per gli operatori del settore ma anche per gli stessi cittadini pugliesi, tenuti al corretto esercizio dei propri impianti termici.

Più volte gli impiantisti ed i manutentori associati a Confartigianato hanno denunciato come negli ultimi anni la materia fosse in preda ad un vero e proprio caos.

A dicembre del 2016, infatti, dopo una gestazione prolungata, la Regione (l’ente competente in materia) ha approvato la legge numero 36/2016, di recepimento del Dpr74/2010 e delle direttive comunitarie, demandando tuttavia i relativi aspetti applicativi a successivi atti di Giunta.

Ma l’avvicendamento degli assessori e dei relativi dirigenti competenti ed un dibattito molto articolato, hanno allungato i tempi: ci sono voluti quasi due anni per giungere alla pubblicazione quantomeno del testo dei provvedimenti attuativi.

Nel frattempo in Puglia, le Province e, in alcuni casi, i singoli Comuni, hanno creato sistemi del tutto autonomi e indipendenti con regole molto diverse tra loro per tempistiche e modalità di espletamento delle campagne di controllo degli impianti, versamento dei relativi tributi (i cosiddetti «bollini»), sanzioni nei confronti dei soggetti inadempienti, eccetera. Tutti elementi che la nuova normativa, se correttamente applicata, avrebbe riportato ad omogeneità anche tramite la creazione di un catasto regionale degli impianti. Ciò a tutela del principio di parità di trattamento dei cittadini e degli stessi operatori economici, oggi costretti a cambiare continuamente norme di riferimento in caso di operatività a cavallo tra diverse Province o Comuni.

Questo provvedimento regionale è molto importante perché fa chiarezza sulla materia, consentendo alle autorità territoriali di controllo di procedere in un quadro normativo regolamentare libero da interpretazioni e particolarismi.

Esprimiamo piena soddisfazione sul risultato ottenuto – commentano i presidenti Franco Basile e Giovanni Palmisano di Confartigianato Manutentori ed Installatori Taranto. Il nostro obiettivo resta sempre quello di consentire lo sviluppo dell’intera categoria, con un quadro regolamentare chiaro con compiti e responsabilità precise,in modo da poter operare con la massima serenità e professionalità. Non fa niente se per raggiungere questi obiettivi, come Confartigianato ci ritroviamo sempre poi da soli a spendere il nostro tempo.

Il ringraziamento è d’obbligo, oltre che meritato, all’Assessore regionale Borraccino, che ha compreso il problema ed il disagio, e sebbene non risolvano tutti i problemile indicazioni appena pubblicate rappresentano un punto di riferimento chiaro ed inequivocabile per tutti e tracciano una linea netta rispetto ad un modo di operare delle autorità delegate spesso non conforme.

Così come siamo fiduciosi di poter continuare a lavorare in un ottica di grande collaborazione con il nostro  ente di controllo territoriale, la Provincia di Taranto, dove finalmente i problemi di sopravvivenza del servizio di ispezioni impianti termici si sono risolti e si sta svolgendo un grande proficuo lavoro verso la normalizzazione dell’operatività e Confartigianato, grazie alle sue oltre 150 imprese iscritte del settore, è pronta a proseguire nel rendere sempre migliori ed agevoli le procedure operative a carico delle imprese e dei cittadini utenti.  

Le recenti notizie relative all’inquinamento cittadino nelle grandi città hanno evidenziato come lo stato degli impianti domestici incida in maniera netta sulla qualità dell’aria che respiriamo. Anche per questo Confartigianato continuerà a vigilare per ottenere il rispetto di quanto già previsto dalla legge nazionale e regionale, nell’interesse di tutti.

 ArcelorMittal chiude il 2019 con il bilancio in rosso e una perdita netta di 2,5 miliardi di dollari. Lo riferisce il colosso dell'acciaio in una nota, sottolineando però che per l'anno in corso "i segnali indicano che il rallentamento della domanda inizia a stabilizzarsi" e che ci si aspetta "un contesto favorevole in cui la domanda di acciaio nei mercati core aumenti". Nel 2019 l'Ebitda si attesta a 5,19 miliardi. " Il 2019 è stato un anno molto difficile", ha dichiarato il ceo Lakshmi N. Mittal, "che si riflette chiaramente nel netto calo di redditività. Tuttavia, i nostri flussi di cassa sono rimasti forte, contribuendo a ridurre il debito netto al livello più basso di sempre. Ciò dimostra il contributo del nostro programma Action2020, progettato per garantire che ArcelorMittal possa essere positivo al flusso di cassa in tutti gli aspetti del ciclo dell'acciaio. E per quest'anno contiamo di compiere ulteriori passi in avanti per ridurre l'indebitamento".

 

“Mantenere un bilancio solido e raggiungere il nostro obiettivo di indebitamento netto è una chiara priorità per ArcelorMittal - ha osservato ancora il ceo - dopo aver completato l'acquisizione di Essar Steel India in collaborazione con Nippon Steel, abbiamo anche assicurato una nuova opportunità per il gruppo sul mercato indiano, in rapida crescita. L'asset ha buone prestazioni e offre un notevole potenziale brownfield in linea con l'ambizione del paese di triplicare la produzione di acciaio grezzo nei prossimi dieci anni". Inoltre, ha proseguito il capo della multinazionale, "continuiamo a investire strategicamente in ricerca e sviluppo, anche sul fronte dei processi per la produzione di acciaio a basso tenore di carbonio e prodotti a basso contenuto di carbonio. L'acciaio ha il potenziale per ridurre significativamente le sue emissioni di Co2, ma la nuova politica sarà vitale. A questo proposito, siamo incoraggiati dalla posizione adottata dalla nuova Commissione europea, compreso il sostegno per un'equalizzazione delle frontiere del carbonio". Per Mittal, "sebbene le condizioni del mercato rimangano difficili, ci sono incoraggianti primi segnali di miglioramento, in particolare nei mercati chiave di Stati Uniti, Europa e Brasile. Con i livelli di inventario che hanno raggiunto un livello molto basso dopo un periodo di de-stocking - ha concluso - stiamo assistendo al ritorno dei clienti sul mercato".

    E proprio oggi per la ex Ilva dovrebbe essere una giornata chiave sul fronte del nuovo accordo in vista dell'udienza di domani al Tribunale di Milano. L'incontro scon il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, avvenuto il 4 febbraio a Londra all’ambasciata italiana, "è stato positivo", ha fatto sapere Aditya Mittal, presidente e direttore finanziario di ArcelorMittal durante la conference call con gli analisti. E ha ribadito che quella dell’ex Ilva è una questione "complessa" per cui il gruppo auspica una "soluzione sostenibile”. (AGI)

Nonostante le rassicurazioni ricevute, come Fim, Fiom e Uilm abbiamo ribadito con forza che tale situazione non può essere scaricata, così come sta avvenendo, solo e soltanto sui lavoratori che pagano i continui disagi economici subendo le inadempienze sia di ArcelorMittal che delle imprese appaltatrici”. Lo scrivono le tre sigle sindacali dopo l’incontro di oggi pomeriggio con ArcelorMittal a Taranto per fare il punto della situazione sui pagamenti all’indotto-appalto che presta la sua opera nel siderurgico.

    Le organizzazioni metalmeccaniche confermano le cifre fornite dalla committente: tra gennaio e inizio di febbraio 2020, “sono già stati pagati 20 milioni di scaduto” e “a questa cifra - si evidenzia - vanno aggiunti ulteriori 6 milioni in pagamento tra la settimana corrente ed entro e non oltre la prossima”. I sindacati confermano pure che da domani, dalle 9 alle 13,e a seguire, sarà attivo un numero dedicato, 099.4812983, “che rappresenterà l’interfaccia diretta tra azienda ArcelorMittal e aziende appaltatrici”. 

Riportare l’agricoltura e l’agroalimentare al centro delle politiche economiche e di sviluppo della provincia di Taranto, anche attraverso il potenziamento del porto di Taranto. E’ quanto chiede la Coldiretti ionica, in occasione della visita del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli allo scalo portuale di Taranto.

“Le esportazioni di prodotti agroalimentari della provincia ionica pagano a caro prezzo il gap della logistica – fa notare Aldo Raffaele De Sario, direttore Coldiretti Taranto - e scontano il peso della burocrazia, di prezzi decisamente più alti, di reti che non funzionano. Sono necessari e urgenti investimenti mirati a potenziare i trasporti delle produzioni agroalimentari, partendo proprio dal porto di Taranto”.

Un porto, “che va irrobustito, reso competitivo e logisticamente strumentale alle esigenze delle aziende agricole attraverso strutture di stoccaggio dei prodotti ortofrutticoli”, commenta Alfonso Cavallo, presidente Coldiretti Taranto.

Nel 2018 le merci movimentate nel porto di Taranto, così come segnalato dalla stessa Coldiretti Taranto - sono state pari a 4.951.895 tonnellate con una flessione del 13,3% rispetto all’anno precedente, quando la movimentazione era stata pari a 5.711.268 di tonnellate. “L’infrastruttura logistica ha perso 759.373 tonnellate, una performance negativa che l’agroalimentare ionico e, soprattutto, il segmento ortofrutticolo non può permettersi”, dice il presidente Cavallo con dati alla mano.

Nella classifica italiana delle province che esportano prodotti agroalimentari la provincia di Taranto si posiziona solo al 69esimo posto, pur segnando un aumento del 2,6% delle esportazioni, passate da 104 milioni di euro a 107 milioni di euro di valore di prodotti esportati nel 2018 rispetto all’anno precedente.

“Se l’Italia non investe nelle vie di trasporto, l’ortofrutta spagnola continuerà ad arrivare, arrecando danno alle produzioni ortofrutticole tarantine. Un chilo di agrumi di Palagiano per arrivare a Bruxelles deve percorrere chilometri e da Murcia a sud della Spagna a Bruxelles circa 2mila chilometri. Dalla Puglia il viaggio dura 48 ore, da Murcia solo 36 ore”, insiste Cavallo.

Tra il 2013 e il 2019, per le note vicende che hanno interessato l’Ilva, è stato perso Pil (Prodotto Interno Lordo) per 23 miliardi di euro, l'equivalente cumulato di 1,35 punti percentuali di ricchezza italiana, secondo l'aggiornamento dell'analisi econometrica compiuta dalla Svimez per “Il Sole 24 Ore”.

“Il settore ortofrutticolo, oltre agli scambi storici e consolidati verso la Germania, deve essere aiutato a imporsi in Francia, Polonia, Regno Unito e Svizzera, oltre che in Benelux, Scandinavia, Spagna, Albania, Grecia e nei paesi extra Ue. La specializzazione strutturale dell’orticoltura della provincia di Taranto, legata alla spiccata vocazione pedoclimatica, alla flessibilità e alla tradizione imprenditoriale - conclude Coldiretti Taranto - consente di proporre un’ampissima gamma di prodotti e si manifesta anche in termini di performance produttive che vanno promosse sui mercati italiani e mondiali”

 Incontro risolutivo? “Il giorno 7 c’e’ l’udienza, quindi ci sono ancora dei dettagli da esaminare. Non siamo entrati nei dettagli delle clausole pero’ sicuramente ribadirci quali sono gli obiettivi e le strategie della negoziazione che stiamo portando avanti e ritrovarci a condividere questi obiettivi e’ stato importante e credo che questo offrira’ ai nostri negoziatori nuova linfa e nuova energia per lavorare fino a notte fonda”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, dopo l’incontro con i vertici di ArcelorMittal avvenuto oggi a Londra. Evitare di andare in Tribunale? “In Tribunale bisogna andarci, pero’ sarebbe bene arrivarci con un accordo”, ha spiegato Conte.

 

“Ho ribadito che per noi i numeri loro iniziali non sono accettabili. Preservare il livello occupazionale adeguato, elevato, per noi e’ fondamentale”. Cosi’ il premier Giuseppe Conte, dopo l’incontro a Londra con i vertici di ArcelorMittal, sul negoziato riguardante il numero degli esuberi per l’Ex Ilva.

 

 “Non dovete pensare che l’incontro e’ stato per negoziare i dettagli, pero’ e’ stato un incontro utile per ribadire le linee strategiche di fondo di questo negoziato”. Cosi’ il premier Giuseppe Conte, dopo l’incontro con i vertici di ArcelorMittal nell’ambasciata italiana a Londra.

     “Ci siamo aggiornati – ha spiegato il premier ai cronisti davanti all’ambasciata -. Ovviamente ci sono i rispettivi staff dei negoziatori e gli staff legali che stanno lavorando. Si sta definendo il piano industriale. Si stanno creando le premesse per l’ingresso del pubblico”. 

    “Ci siamo soffermati molto – ha sottolineato il presidente del Consiglio - anche su aspetti tecnici per quanto riguarda la transizione energetica. Lo abbiamo detto subito: vogliamo che questo sia uno degli stabilimenti piu’ innovativi al mondo per quanto riguarda la transizione industriale ed energetica”, ha riferito Conte parlando ancora dell’ex Ilva. 

 “Abbiamo sospeso lo sciopero che sulle mancate retribuzioni avevamo intrapreso per quattro giorni consecutivi, perché questa mattina i lavoratori dell’impresa Giove, dell’indotto-appalto ArcelorMittal a Taranto, hanno riscontrato che l’azienda ha effettivamente erogato il 50 per cento dello stipendio di dicembre 2019. L’azienda ha quindi mantenuto l’impegno assunto venerdì scorso”. Lo dichiara ad AGI Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl. “Ma nell’assemblea di questa mattina - prosegue - i lavoratori hanno anche detto che il 50 per cento è insufficiente, che tra alcuni giorni scadrà anche lo stipendio di gennaio e quindi vogliono sapere quali intenzioni ha l’azienda in proposito. Stiamo quindi chiedendo alla Giove un incontro a stretto giro per fare il punto della situazione e saperne di più”. Intanto alle 11 di questa mattina si terrà in Prefettura a Taranto l’incontro tra sindacati Cgil, Cisl e Uil, Confindustria Taranto e prefetto di Taranto, Demetrio Martino, per un più complessivo esame della situazione partendo dalle questioni che riguardano le imprese che lavorano con ArcelorMittal e che nei giorni scorsi hanno sollevato il problema del mancato pagamento, da parte del committente, delle fatture scadute per prestazioni e forniture già eseguite.

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