Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1170)

Per un guasto, è fermo da questa mattina il convertitore 1 dell’acciaieria 2. Si tratta dell’acciaieria che da domani, secondo i piani di ArcelorMittal, avrebbe dovuto concentrare la produzione con lo stop dell’acciaieria 1. Ad uno dei tre convertitori della 2,  si è verificato un problema tecnico all’impianto di trattamento del gas. Il blocco del convertitore 1 dell’acciaieria 2 ha spinto ArcelorMittal ad organizzare già da questa mattina la ripartenza dell’acciaieria 1 che era stata fermata già oggi a conclusione del terzo turno, quello che comincia alle 23 e termina alle 7 del mattino.

 

Avviato anche il richiamo del personale dell’acciaieria 1 che era stato collocato in cassa integrazione o diversamente ripartito in fabbrica. Secondo notizie di fonte sindacale, a questo punto lo stop dell’acciaieria 1 è temporaneamente sospeso. L’acciaieria 1 doveva fermarsi da domani sino a fine marzo e i 477 dipendenti sarebbero stati distribuiti tra cassa integrazione ordinaria (250) e acciaieria 2 e presidio tecnico della 1 (222). ArcelorMittal ha motivato la scelta di marciare solo con l’acciaieria 2,usando i tre convertitori di cui dispone, perché attualmente c’è un basso livello di produzione di ghisa: dalle 11mila alle 11.500 tonnellate al giorno. Questo rende sufficiente l’attività di un solo impianto. Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm hanno contestato la scelta di ArcelorMittal chiedendone lo stop visto che è tuttora in corso la trattativa sul riassetto dell’Ilva e non c’è ancora un accordo condiviso tra le parti, nè i sindacati sono stati ancora convocati al tavolo di trattativa. Ieri le rls dei sindacati avevano anche denunciato che in acciaieria 2 ci sono perdite d’acqua in determinati punti e questo può determinare dei rischi per i lavoratori addetti.

 Lo stabilimento siderurgico ArcelorMittal, ex Ilva, di Taranto, di nuovo sotto pressione. Il guasto verificatosi stamattina all’acciaieria 2, ha messo fuori uso il convertitore numero 1, è stato preceduto da diverse deflagrazioni all’impianto IDF a servizio dello stesso convertitore. Lo dicono Fiom Cgil e Uilm. Si sono aperti diversi squarci alle tubazioni - affermano le due sigle sindacali - nei pressi del pulpito stiring, “laddove - si sostiene - c’è transito di personale per le normali attività di affinazione"

 

 

L'IDF è un impianto che serve a trattare  il gas. I delegati sindacali parlano di panico tra i lavoratori in quel momento in servizio all’impianto. Proprio domani l’acciaieria 2 doveva assorbire temporaneamente sino a fine marzo l’attività dell’acciaieria 1 che sarebbe stata fermata. Invece quanto accaduto ha spinto l’azienda a rivedere tutti i piani: stoppato per ora la fermata dell’acciaieria 1 è richiamato il personale che nel frattempo era stato avviato alla cassa integrazione, 250 su 477 addetti. Nei programmi aziendali, l’acciaieria 2 avrebbe dovuto marciare con tre convertitori ma il guasto ad uno di essi, lo ha messo fuori uso, e ArcelorMittal, sebbene abbia un basso livello di produzione della ghisa (11.500 tonnellate al giorno) non può marciare solo con due convertitori. È in corso una riunione tra sindacati e azienda per valutare l’accaduto. I sindacati chiedono ad ArcelorMittal di sopprassedere alla fermata dell’acciaieria 1 perché la fabbrica, nello stato in cui sono gli impianti, e con l’assenza di manutenzione, non può reggere che si carichi tutto sull’acciaieria 2. 

Avvio della prima giornata sabato 25 gennaio 2020 -  alle ore 9.30 nella sala Monfredi della Camera di Commercio. 

CORSO DI DIRITTO E CONTENZIOSO TRIBUTARIO

NOVITA’ FISCALI 2020 - PROSPETTIVE DI RIFORMA

 

Introduce i lavori

 

Dott. Cosimo Damiano Latorre -  Pres. ODCEC Taranto (nella foto)

Dott. Francesco Menna – V. Pres. Sez. VI – Pescara 

 

Saluti 

 

Dott. Lanfranco VetronePres. Corte d’Appello Lecce

Dott.ssa Anna de Simone          Pres. Tribunale di Taranto

Dott. Michele AnconaPres. CTR Puglia

Dott.ssa Fulvia MisseriniPres. ANM Sez. Taranto

Avv. Stefano FumarolaPres. Camera Tributaria Taranto

Avv. Fedele MorettiPres. Ordine Avvocati Taranto

Dott. Giovanni PrudenzanoPres. Ordine Consulenti Lavoro Taranto

 

Relatori 

 

Prof. Antonio Uricchio - Dott. Vincenzo Busa  Dott. Lucio Luciotti

 

 

                                                  DOCENTI E COORDINATORI 

 

 

                            Dott. Raffaele Graziano                       Dott.ssa Lucia Isceri

                           Dott. Remo Epifani                               Avv. Stefano Fumarola

                           Dott. Lucio Luciotti                              Dott.ssa Fulvia Misserini

                           Avv. Stefania Montanaro                      Avv. Fabrizio Lamanna

                          Prof. Nicola Fortunato                          Dott. Cosimo D.no Latorre

                          Dott. ssa Antonella Montanaro             Dott. Francesco Menna

                           Avv. Giuseppe Rinaldi                          Avv. Roberto Rochira

                           Dott. Vito Montanaro                            Avv. Maurizio Villani

 

 

Le lezioni si terranno presso la sede della Camera di Commercio di Taranto – Sala Monfredi.

 

PROGRAMMA DEL CORSO 

 

I MODULO   

DIRITTO E PRATICA TRIBUTARIA 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì

31 Gennaio 2020

 

ore

16:00/19:00

IL DIRITTO SOSTANZIALE  

– Principi di interpretazione della Corte di Giustizia e della CEDU in materia fiscale.
– Accertamento e contraddittorioendoprocedimentale
– Elusione e abuso del diritto
– Estinzione della società, effetti sul piano sostanziale e processuale
– Iva: campo di applicazione e operazioni escluse. Operazioni imponibili ed esenti; l’obbligo di fatturazione e le frodi; novità legislative e giurisprudenziali.
– Accise e dazi doganali: le imposte doganali; codice doganale dell’Unione.
– L’imposta di registro: presupposto e soggetti passivi; base imponibile. Liquidazione e riscossione; interpretazione degli atti. Presunzioni e misure antiabuso.
– Tributi locali: l’Irap; i tributi locali e provinciali; le imposte di fabbricazione e di consumo.

 

 

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Sabato

1 Febbraio 2020

 

ore

09:30/12:30

IL PROCESSO – 1^ PARTE

– L’applicazione delle norme UE nel dialogo tra le Corti; 
– i progetti di riforma della giustizia tributaria.
– le norme del c.p.c. applicabili al processo tributario;
– la definizione delle liti pendenti ex art. 6 D.L. n. 119/2018;
– giurisdizione tributaria e atti impugnabili; 
– l’esecuzione in pendenza di giudizio; 
– la tutela cautelare nei due gradi di giudizio
– reclamomediazioneconciliazione
– le partiil litisconsorzio
– mezzi di prova
– sospensione, interruzione ed estinzione del processo; 
– sentenzagiudicato e ottemperanza

 

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Venerdì

7 Febbraio 2020

 

ore

16:00/19:00

 

IL PROCESSO – 2^ PARTE

– I rapporti in materia di circolazione delle prove tra i processi tributario e penale; 
– il giudizio di appello
– il giudizio di cassazione
– il giudizio incidentale di legittimità costituzionale; 
– il processo avanti alla Corte di Giustizia.

 

 

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Sabato

Febbraio 2020

 

ore

09:30/12:30

 

                 LE SANZIONI – 1^ PARTE

– la riforma delle sanzioni amministrative tributarie; 
– il sistema sanzionatorio amministrativo e penale;
– Le sanzioni amministrative:
– concorso, responsabilità del professionista e autore mediato;
– i procedimenti di irrogazione; autore materiale e responsabili in solido;  
– la fattispecie di illecito; le cause di non punibilità; estinzione dell’illecito e della sanzione; 
– il giudizio di impugnazione dei provvedimenti sanzionatori; sanzione pecuniaria e sanzioni accessorie. 
– Concorso, progressione, continuazione e recidiva.

 

 

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Venerdì

14 Febbraio 2020

ore

16:00/19:00

 

            LE SANZIONI – 2^ PARTE

 

– reati:
– la disciplina del reato; i reati in materia di dichiarazione; occultamento e distruzione dei documenti contabili. 
– Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Omessi versamenti; sanzioni principali e accessorie. 
– La confisca per equivalente; rapporti tra processo penale e processo tributario.

 

 

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Sabato

15 Febbraio 2020

ore 

09:30/12:30

 

  DIRITTO TRIBUTARIO NELLA PRATICA

il processo tributario:
il processo telematico e i suoi sviluppi nella giustizia tributaria; 
esercitazioni
lo svolgimento pratico del processo tributario: redazione del ricorso e della sentenza; 
il processo simulato.

 

 

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II MODULO

DIRITTO PENALE TRIBUTARIO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì

21 Febbraio 2020

ore

16:00/19:00

FONTI ED EVOLUZIONE DEL DIRITTO PENALE TRIBUTARIO

Generalità sui reati tributari, origini, fonti, evoluzioni dalla legge n. 516 del 1982 al sistema delineato dal D.Lvo.74/2000 (dai reati prodromici in poi)
Recenti interventi normativi e prospettive di riforma
Le nozioni previste dal D.Lvo n. 74/2000
I rapporti tra reati tributari e altri illeciti ( reatisocietari, fallimentari, riciclaggio)

 

ANALISI DELLE SINGOLE FATTISPECIE PREVISTE DAL D.VO 74/2000

Le singole fattispecie: i delitti dichiarativi soggetti attivi, rilevanza delle deleghe, condotta, calcolo dell’imposta evasa, conseguenze dell’estinzione del debito tributario;
Dichiarazione infedele;
Omessa dichiarazione;
Omesso versamento delle ritenute
Omesso versamento di IVA
la crisi d’impresa e lo stato di necessità 
Indebita compensazione;
Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte;
Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;
INESISTENZA SOGGETTIVA E OGGETTIVA, TOTALE O PARZIALE;
Dichiarazione fraudolenta mediante artifici
Occultamento e distruzione di documenti contabili;

 

 

 

 

 

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Sabato 

22 Febbraio 2020

ore

09:30/12:30

 

RAPPORTI TRA PROCESSO TRIBUTARIO E PROCESSO PENALE

 

Dalla notizia di reato tributario all’esercizio dell’azione penale;
Doppio binario tra processo tributario e processo penale;
Principio di specialità e del NE BIS IN IDEM, rapporto tra sanzioni tributarie e sanzioni penali;
Rilevanza delle presunzioni previste da norme tributarie in ambito penale
Notizie di reato e raddoppio dei termini per l’accertamento tributario
Deducibilità dei costi da reato
Definizione in via amministrativa delle contestazioni tributarie ed effetti sul processo penale.

 

CASISTICA

Sponsorizzazioni sportive (giurisprudenza innovativa: presunzione di regolarità)
Fatture soggettivamente inesistenti la prova della buona fede
Rettifiche da indagini finanziarie
Frodi carosello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Venerdì

28 Febbraio 2020

ore

16:00/19:00

ASPETTI DEL PROCESSO PENALE TRIBUTARIO

Concorso di persone del caso di utilizzo ed emissione di fatture false;
Il ruolo del professionista;
La nuova aggravante dell’intermediario correo;
Pene accessorie 
Effetti adempimenti del debito tributario e procedure conciliative;
Prescrizione
Prescrizione per territorio e per materia
La costituzione di parte civile dell’A.F.
patteggiamento del reato tributario
indagini e dibattimenti
giudicato e suoi effetti
misure cautelari e reati tributari SEQUESTRO E CONFISCA PER EQUIVALENTE
La custodia giudiziaria dei beni sequestrati

 

 

 

 

RAPPORTO TRA REATI TRIBUTARI E ALTRI REATI

L’associazione per delinquere e la trasnazionalità
L’ autoriciclaggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giornata di chiusura del corso sabato 14 marzo 2020

“Con la fermata dell’acciaieria 1 che scatterà da giovedì prossimo, nello stabilimento ArcelorMittal,ex Ilva, di Taranto, rimarrà in funzione sino a fine marzo la sola acciaieria 2 che produrrà dalle 45 alle 47 colate al giorno”. Lo spiega all’AGI Francesco Brigati della segreteria Fiom Cgil di Taranto. “Attualmente - dice Brigati - il siderurgico viaggia più o meno sullo stesso numero di colate giornaliere solo che vengono ripartite tra le due acciaierie: la 1 e la 2. Mediamente - aggiunge -, l’acciaieria 1 ne effettua circa 25 al giorno. Adesso, invece, con lo stop dell’acciaieria 1, tutto sarà spostato sulla 2 che funzionerà con tre convertitori".

 

"In realtà, già ora l’acciaieria 2 ha tre convertitori in attività, solo che, concentrandosi solo qui la produzione di acciaio, si avrà un loro utilizzo decisamente più intenso. Questo può determinare vari problemi: dalla sicurezza sul lavoro all’impatto sull’ambiente. Temiamo - rileva Brigati - anche un possibile incremento del fenomeno dello slopping, ovvero quelle nuvole rossastre, cariche di polvere di ferro, che si determinano proprio quando ci sono anomalie e problemi nelle acciaierie e che sono ben visibili anche dalla città”. Crisi di mercato dell’acciaio, problemi di approvvigionamento e motivi commerciali, sono, per Brigati, alla base della scelta comunicata oggi da ArcelorMittal alle sigle sindacali. “Il numero giornaliero delle colate - spiega ancora Brigati - non è rigido, nè predeterminato. Può oscillare se ci sono problemi a monte, ovvero nella produzione della ghisa da parte degli altiforni oppure a valle per quanto riguarda la produzione delle bramme di acciaio. Si sta su 45-47 colate giornaliere - osserva Brigati - con una produzione di 13.500 tonnellate di ghisa al giorno, ma si è andati anche sotto le 40 colate al giorno in momenti in cui c’erano delle criticità. Attualmente nel siderurgico si stanno producendo dalle 12.500 alle 13.000 tonnellate di ghisa al giorno”.

 ArcelorMittal fermerà l’acciaieria 1 a giorni. Pare già da giovedì. Lo ha annunciato l’azienda oggi ai sindacati metalmeccanici nel corso d un incontro. Dei 457 addetti dell’acciaieria 1, 250 andranno in cassa integrazione mentre il resto, spiegano fonti sindacali, sarà impiegato in attività di presidio. Probabilmente potrebbero essere ricollocati anche altrove nel siderurgico. La fermata, che durerà sino a fine marzo, sarebbe stata motivata con esigenze di manutenzione ma, secondo fonti sindacali, ArcelorMittal (ex Ilva) ha dichiarato che con l’attuale assetto di produzione l’acciaieria 2 è sufficiente a coprire le esigenze. Per la cris di mercato, ArcelorMittal lo scorso anno ha prodotto circa 4,5 milioni di tonnellate di acciaio e non i 6 milioni per cui ha l’autorizzazione a produrre. A causa della crisi, infine, dallo scorso luglio poco più di 1200 lavoratori, su 8200 in forza allo stabilimento di Taranto, sono in cassa integrazione ordinaria, cassa integrazione che a fine dicembre è stata rinnovata per altre 13 settimane anche in assenza di accordo sindacale. Nei giorni scorsi, infine, ArcelorMittal aveva annunciato la ripartenza del reparto Produzione lamiere dal 10 febbraio per quattro settimane, riportando al lavoro 360dipendenti in cassa integrazione, per eseguire un ordine di 30mila tonnellate. 

 

“Riteniamo inaccettabile tale scelta da parte di ArcelorMittal in quanto ad oggi non vi è un piano industriale condiviso con il Governo e le organizzazioni sindacali e pertanto chiediamo l’immediata sospensione della iniziativa unilaterale della multinazionale”. Lo dicono Fim, Fiom e Uilm dopo la decisione, comunicata oggi, di ArcelorMittal di fermare da giovedì e sino a fine marzo l’acciaieria 1, mettendo 250 in cassa integrazione ordinaria r altri 220 ricollocandoli tra acciaieria 2 e attività di presidio nella stessa acciaieria 1.

 

“In data odierna - dicono i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil - la direzione aziendale ha convocato le organizzazioni sindacali per comunicare i nuovi assetti di marcia dell’Acciaieria. Secondo quanto comunicato da ArcelorMittal  - annunciano i sindacati -,i nuovi assetti produttivi dell’area acciaieria sono determinati da una scarso approviggionamento di materie prime e dall’attuale capacità produttiva legata alle commesse. Pertanto - si afferma - l’azienda ha conseguentemente determinato la fermata di Acc/1, spostando parte della stessa produzione in Acc/2 che passerebbe dall’attuale regime di due convertitori a 3 in marcia. Tale situazione genera di fatto - dicono le sigle metalmeccaniche - una riduzione di personale da 477 a 227 unità determinando la collocazione di 250 lavoratori in cassa integrazione ordinaria”.

 

“L’azienda - spiegano i sindacati - ha ribadito la necessità di mantenere i presidi per la quasi totalità della manutenzione e del personale necessario di esercizio per garantire, in entrambi i casi, la salvaguardia impiantistica propedeutica alla ripartenza dell’impianto.  Inoltre, una parte del personale di esercizio di Acc/1, formato e informato, verrà impiegato in Acc/2 a saturazione organico”. I sindacati specificano che “ i lavoratori coinvolti al momentaneo trasferimento in Acc/2 saranno i seguenti: Gruisti, Addetti Muraria, Addetto Siviere, Piattaformisti, Addetto Affinazione. I nuovi assetti produttivi, comunicati da ArcelorMittal, partiranno dal prossimo giovedì 23 gennaio con l’Acc/2 a pieno regime e con una previsione di fermata di circa 2 mesi fino al 31 marzo 2020”.  Fim, Fiom e Uilm - si conclude - hanno ribadito “la propria contrarietà a tale decisione aziendale” in quanto ritengono che il momentaneo trasferimento della produzione su Acc/2, rispetto all’attuale assetto di marcia, “possa creare possibili ripercussioni dal punto di vista della sicurezza e dell’ambiente”.

ArcelorMittal ha comunicato ieri sera ai sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil che manterrà in vigore gli attuali istituti contrattuali (contratto aziendale di secondo livello). Ricevuta la comunicazione, i sindacati metalmeccanici hanno annullato l’incontro in programma per venerdì prossimo a Roma nella sede dei sindacati in corso Trieste. Fonti vicine ad ArcelorMittal rendono noto che l’azienda ha confermato l’applicazione dei trattamenti economici e normativi derivanti dalla contrattazione collettiva aziendale in vigore presso la società Ilva sin quando non saranno ridefiniti in un nuovo accordo.

 

 Da fonti sindacali si apprende che la questione stava rischiando di innescare una protesta dura e che c’è voluto l’intervento dei commissari straordinari Ilva, del negoziatore incaricato dal Governo, Francesco Caio, presidente Saipem, e del ministro Stefano Patuanelli (Mise) affinchè ArcelorMittal recedesse dalla sua posizione e confermasse gli istituti. Secondo fonti sindacali, l’azienda non voleva pagare tra l’altro la maggiorazione dei turnisti. Tale mancato pagamento sarebbe avvenuto a partire  da febbraio riferito alla busta paga di gennaio e ArcelorMittal lo avrebbe comunicato formalmente venerdì prossimo alle organizzazioni metalmeccaniche. A fronte di questa eventualità, i sindacati avevano quindi  paventato il blocco immediato della fabbrica con lo sciopero già a partire da lunedì prossimo. Di qui il pressing scattato da più parti su ArcelorMittal per farla recedere. Pare, secondo fonti sindacali, che i commissari Ilva e Caio abbiano paventato anche l’interruzione del confronto in atto se l’azienda avesse mantenuto la sua posizione. Giorni fa, chiedendo l’incontro, i vertici di Fim, Fiom e Uilm avevano detto ad ArcelorMittal che per loro gli istituti contrattuali andavano confermati in modo continuativo. A Genova, infine, a fronte della ventilata disdetta degli istituti contrattuali, erano già scattate le prime prese di posizione molto critiche delle sigle sindacali. 

Nello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, ex Ilva, la produzione del Treno lamiere ripartirà dal 10 febbraio. Lo ha annunciato ieri l’azienda ai sindacati metalmeccanici. E sono Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil a rendere nota la ripresa. La ripartenza durerà quattro settimane per la produzione di circa 30 mila tonnellate destinare al mercato nazionale ed estero di lamiere e piastroni. Dal 16 gennaio sarà richiamato il personale di manutenzione, formato da 60 addetti, successivamente rientrerà tutta la forza lavoro del reparto, pari a 360 addetti, attualmente in cassa integrazione ordinaria, più i lavoratori dello stesso Treno lamiere che erano stati trasferiti in altri settori del siderurgico come Laminazione a freddo, Finitura nastri ed altri ancora. I rientri avverranno ad eccezione del personale trasferito alle batterie. ArcelorMittal ha fornito anche il quadro di dettaglio del riavvio del reparto. I sindacati hanno chiesto all’azienda di essere informati circa eventuali trattative finalizzate all’acquisizione di nuovi ordini di lavoro per il Treno lamiere. Giorni fa le sigle metalmeccaniche avevano protestato con ArcelorMittal perché l’incontro convocato, era stato annullato pochi minuti dopo che era trascorso l’orario fissato per la riunione mentre la Fim Cisl aveva protestato per il fatto che ArcelorMittal, dopo aver inizialmente preallertato i manutentori per il riavvio del Treno lamiere, li aveva poi fermati.

  Ilva in amministrazione straordinaria reinserisce al lavoro nelle bonifiche i primi cassintegrati. Si è infatti  svolto ieri mattina, a Taranto, il previsto incontro tra la struttura Commissariale di Ilva in Aa e le organizzazioni sindacali Fin, Fiom, Uilm, Usb e Ugl sul tema delle bonifiche. Nel confronto, si annuncia, è stato comunicato alle parti sociali il completamento, da parte di Ilva, delle attività preliminari necessarie per l’avvio dei primi cantieri dedicati alle aree cosiddette “escluse” dal perimetro di ArcelorMittal e in particolare all’area delle collinette ecologiche, alle ex discariche Cementir e Cava due mari, e all’area dei fanghi. Tali iniziative, si specifica, consentiranno, entro il prossimo bimestre, un primo inserimento in Ilva in as di 40 risorse individuate all’interno del bacino dei cassintegrati. Parallelamente Ilva ha informato i rappresentanti sindacali della disponibilità delle aziende di appalto ad assorbire sino a un massimo di ulteriori 25 lavoratori in cassa integrazione.Tali attività rappresentano l’avvio dei progetti di bonifica ambientale che si svilupperanno nell’apertura di nuovi cantieri e di conseguenza in ulteriori possibilità di utilizzo delle risorse di Ilva in al momento in cassa integrazione straordinaria. Ilva, su richiesta sindacale, "ha dato disponibilità a sviluppare continui e specifici momenti di confronto". 

 

 La Uilm lancia l’allarme sullo stabilimento Leonardo di Grottaglie (Ta) temendo un ridimensionamento nella produzione delle due sezioni di fusoliera in fibra di carbonio del Boeing 787 (la centrale e la posteriore centrale) ma fonti vicine all’azienda smentiscono qualsiasi taglio. Per la Uilm, anche il “rate 12” - si intende per questo il numero di coppie di sezione di fusoliera prodotte ogni mese dal sito industriale tarantino - “potrebbe essere ritenuto non sostenibile tanto da procedere eventualmente ad un suo ulteriore abbassamento. Riteniamo a maggior ragione prioritario, così come esplicitato già nella nota stampa Uil Puglia-rsu Uilm del 18 novembre scorso, affrontare in maniera strutturale e programmatica la discussione con la Regione Puglia per definire i percorsi di investimenti annunciati in passato”.

 

- La Uilm dice che con l'azienda si devono “ottenere risposte in merito alle strategie di sviluppo che sta mettendo in campo, volte a garantire l’espansione della mission delle aerostrutture e del sito di Grottaglie, vincolato dalla monocommittenza industriale”, ovvero con Boeing unico committente. “Abbiamo preso posizione - spiega Antonio Talò, segretario Uilm Taranto - perché c’è una incertezza di fondo che vorremmo fosse chiarita. Lo stabilimento di Grottaglie era attestato sino a qualche tempo fa su un passo produttivo di 14 coppie di sezione di fusoliera del 787 al mese, adesso è sceso a 12 e non vorremmo che per i problemi più generali che stanno interessando la compagnia americana, con la crisi del 737 Max, da 12 si scendesse ancora determinando così problemi occupazionali”. Ma fonti vicine a Leonardo smentiscono che ci siano problemi per Grottaglie. Sul tema della riduzione del rate nessuna comunicazione ufficiale da parte di Boeing, si afferma. Inoltre si mette in evidenza che il sito produttivo di Grottaglie, in poco più di 10 anni di attività, ha quadruplicato l’occupazione portando gli occupati a circa 1300, tutti giovani, con un’età media di 33 anni e con un alto livello di scolarizzazione (diplomati e laureati). Il sito produttivo di Grottaglie viene definito da fonti vicine a Leonardo un esempio di modello produttivo all’avanguardia dell’intero comparto metalmeccanico nazionale, dove si lavora ad un programma che rappresenta il futuro dell’aviazione civile, il Boeing 787 Dreamliner. Proprio di recente - concludono le fonti aziendali - è arrivata a Charleston negli Usa  la sezione numero 1000 prodotta a Grottaglie. E in quanto all’abbassamento del “rate” di produzione, questo c’è sì stato, si osserva, ma fa parte della flessibilità del programma costruttivo che può appunto prevedere fasi più alte, in base alle richieste ed esigenze del committente, e fasi di minore intensità. 

"Il rinnovo dell’integrazione salariare del 10% per i lavoratori in forza ad Ilva in amministrazione straordinaria é già stato presentato dal Ministero del Lavoro come emendamento governativo al decreto Milleprororoghe". Così il ministero del Lavoro rispetto alle preoccupazioni manifestate oggi dai sindacati. 

Viene definito “inaccettabile” da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm  Uil l’atteggiamento assunto da ArcelorMittal Italia “che continua a non affrontare le problematiche dei reparti attualmente fermi dimostrando ancora una volta lo stato di confusione in cui versa l’azienda”. I sindacati contestano ArcelorMittal per il fatto che oggi ArcelorMittal ha rinviato l’incontro programmato per oggi per discutere dei problemi del reparto Produzione lamiere 2 “pochi minuti dopo” l’orario di convocazione della riunione. Le sigle metalmeccaniche chiedono ad ArcelorMittal “di riprogrammare nell’immediato un incontro per affrontare le tante problematiche esistenti nel reparto”.

 

 E non c’è ancora una data di convocazione in merito alla richiesta che gli stessi sindacati hanno inoltrato qualche giorno fa ad ArcelorMittal per discutere dell’assetto di marcia del siderurgico di Taranto. Infatti, ora che l’ostacolo dello spegnimento dell’altoforno 2 è stato superato col Tribunale del Riesame di Taranto che ha accolto il ricorso di Ilva  contro un precedente provvedimento negativo del 10 dicembre del giudice Francesco Maccagnano, Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil chiedono di incontrare ArcelorMittal - gestore della fabbrica mentre Ilva resta proprietaria -. In particolare, i sindacati metalmeccanici chiedono “un incontro urgente per conoscere nel dettaglio il piano di assetto di marcia dello stabilimento siderurgico”. “Riteniamo fondamentale - hanno scritto le sigle sindacali ad ArcelorMittal - avviare un confronto per conoscere nello specifico le scelte aziendali sia dal punto di vista della capacità produttiva che della conseguente ripartenza attualmente fermi”. Da rilevare che dopo la mancata proroga all’Ilva  per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza da parte del giudice Maccagnano, l’altoforno 2 - uno dei tre attualmente operativi nello stabilimento - è stato messo in regime minimo di marcia, mantenuto con un livello adeguato termico e preparato alla fermata e spegnimento così come previsto dal cronoprogramma predisposto dal custode giudiziario dell’area a caldo, Barbara Valenzano.

 

 Se non fosse arrivato il provvedimento del Riesame il 7 gennaio, dal giorno successivo il piano di fermata e spegnimento dell’impianto sarebbe entrato nella sua fase cruciale. È presumibile che dopo il pronunciamento del Riesame l’altoforno 2 in questi giorni sia stato gradualmente riportato verso un assetto di marcia normale. In pratica quello che aveva prima del 10 dicembre quando è arrivato il no alla proroga da parte del giudice Maccagnano. Da vedere, infine, se ArcelorMittal, ora che l’altoforno 2 è tornato nella disponibilità del gestore, riterrà di programmare la fermata dell’altoforno 4 per manutenzione. Fermata, questa, che era già stata programmata qualche tempo fa ma che è stata di volta in volta rinviata e messa in stand by perché non si sapeva se ArcelorMittal avrebbe potuto contare anche sull’altoforno 2. Quest’ultimo aveva già subito un precedente sequestro già a fine luglio e in estate un piano di fermata e spegnimento era già stato avviato. Poi il 20 settembre intervenne il Tribunale del Riesame, su ricorso di Ilva che impugnò il no alla facoltà d’uso espressa dallo stesso giudice Maccagnano, e l’altoforno torno così nella disponibilità d’uso sia della proprietà che del gestore. Oltre all’incontro chiesto dai sindacati a Taranto, va aggiunto che ArcelorMittal vedrà i sindacati nazionali il 17 gennaio a Roma, alle 10. Quest’inconto allo stato è confermato. All’ordine del giorno, gli istituti contrattuali per i quali, in base all’accordo al Mise di settembre 2018, Fim, Fiom e Uilm nazionali ne rivendicano la piena continuità.

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