Economia, Lavoro & Industria (2141)
EX ILVA/ Torna in campo Jindal, attesa per i chiarimenti di Flacks
Scritto da Redazione1I commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d’Italia attendono entro questa sera l’invio da parte del fondo americano Flacks Group delle puntualizzazioni che gli sono state chieste in merito a piano industriale, ambientale, occupazionale e alle garanzie finanziarie relative all’operazione di acquisizione dell’ex Ilva. Una volta ricevute queste puntualizzazioni da Flacks - la cui offerta è stata giudicata migliore rispetto a quella del concorrente Bedrock, altro fondo americano - i commissari si metteranno al lavoro per esaminarle e vedere se corrispondono a quanto é stato chiesto al potenziale investitore. Nel frattempo - come ha annunciato questa mattina nell’informativa al Senato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso - é tornato in pista il gruppo siderurgico indiano Jindal, che ha presentato una manifestazione di interesse, non una vera e propria offerta. Jindal ha lanciato quindi un segnale di voler rientrare nella partita dell’ex Ilva - il che viene giudicato importante da fonti vicine al dossier - e adesso si attende che presenti un piano. Urso ha già detto che poi bisognerà fare una valutazione comparata tra le due offerte. Quello di Jindal - gruppo omonimo ma non lo stesso che sta investendo a Piombino insieme a Danieli - é un ritorno. Il gruppo si era già fatto avanti per l’ex Ilva con il bando lanciato a luglio 2024, la sua presenza era stata confermata a gennaio 2025, ma poi nell’estate del 2025 Jindal si era defilato, tant’è che non ha più partecipato alla nuova gara fatta partire dai commissari ai primi dello scorso agosto. Jindal si é ritirato così come ha fatto il gruppo azero Baku Steel. A quel punto nel bando attuale il loro posto lo hanno preso i fondi americani Bedrock e Flacks Group.
Ma se Baku è andato via perché ha trovato ostacoli nel portare a Taranto la nave rigassificatrice connessa al suo piano - doveva servire ad alimentare la decarbonizzazione e i forni elettrici al posto degli altiforni a carbon coke -, Jindal, invece, ha mollato l’ex Ilva perché si era orientato, in alternativa, sull’acquisto dell’azienda tedesca dell’acciaio ThyssenKrupp. A quanto pare, quest’ultima operazione si sarebbe arenata perché Jindal avrebbe trovato una situazione complessa in Thyssen e difficoltà anche con il board. Nelle ultime settimane, quindi, Jindal è tornato sui suoi passi e ha rimesso sotto la lente l’ex Ilva. I vertici della società indiana hanno prima chiesto di incontrare il ministro Urso, approfittando del fatto che era in India per una missione istituzionale, chiedendogli della procedura di gara in atto. Particolare, questo, rivelato dallo stesso Urso il 3 marzo: “Confermo - ha dichiarato Urso - che durante il mio recente viaggio a Nuova Delhi, a margine del summit sull'intelligenza artificiale, ho incontrato l’azienda su loro richiesta. Ho dato loro le informazioni che chiedevano sulla procedura di gara europea”. E adesso, nelle scorse ore, Jindal ha formalizzato la propria manifestazione d’interesse per l’ex Ilva. Ovviamente ci si attende un aggiornamento di quanto Jindal ha presentato mesi addietro e che é stato già acquisito dai commissari. Allora Jindal offrì alcune centinaia di milioni per acquisire l’ex Ilva, mentre adesso non solo il gruppo indiano si trova con Flacks che ha offerto un euro per l’acquisto dell’azienda e promesso investimenti per 5 miliardi, per cui pare difficile che possa confermare l’offerta economica di mesi fa, ma la stessa situazione dell’ex Ilva si è ulteriormente complicata, tra mancato dissequestro dell’altoforno 1, sentenza del Tribunale di Milano sull’Aia del 2025 e Tar di Lecce che per il 19 maggio ha fissato l’udienza di merito per discutere del ricorso presentato contro la stessa Autorizzazione ambientale da una serie di movimenti ambientalisti. Allora, infine, Jindal fece anche un’offerta occupazionale minore rispetto a quella di Baku Steel, che alla fine venne ritenuta l’offerta migliore, anche se poi l’operazione gli azeri non la conclusero. Attualmente Flacks Group ha annunciato 8.500 occupati ed una produzione annua di acciaio di 4 milioni di tonnellate.
EX ILVA/ Oggi stop breve stop Afo2, vertice su Sicurezza, informativa di Urso e chiarimenti di Flacks su offerta
Scritto da Redazione1Si fermerà alle 7 di oggi l’altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto, riattivato a fine febbraio dopo uno stop di due anni e sottoposto da agosto a importanti lavori tra cui l’installazione del nuovo crogiolo. L’impianto si fermerà per due turni di lavoro per provvedere alla sostituzione di una valvola. Si tratterà quindi di un'interruzione di breve durata per svolgere un intervento di manutenzione. Lo si apprende da fonti vicine all’azienda.
Oggi, intanto, sono in agenda per l’ex Ilva alcuni passaggi importanti. È attesa da parte del fondo americano Flacks Group, candidatosi all’acquisto di tutti gli stabilimenti e attualmente in trattativa con i commissari delle due amministrazioni straordinarie, Ilva e Acciaierie d’Italia, la precisazione dell’offerta. Sono stati i commissari a chiedergliela fissando anche la data del 12 marzo. Nel vertice del 5 marzo a Palazzo Chigi tra governo, azienda e sindacati, il commissario AdI, Giovanni Fiori, disse: “Stiamo analizzando con estrema attenzione il piano presentato da Flacks, che su alcuni punti non è ancora del tutto soddisfacente. Invieremo una lettera ultimativa a Flacks, chiedendo di chiarire tutti questi aspetti e di definire il partner industriale come richiesto dal governo. Non porteremo mai a Palazzo Chigi un piano industriale che non offra tutte le garanzie necessarie”.
Alla richiesta dei commissari, Michael Flacks ha risposto affermando che il 12 marzo avrebbe portato “un piano industriale revisionato, prove della regolare situazione dell’entità acquirente, una lettera di impegno di capitale e di altri elementi che dimostrano la disponibilità di asset significativi”. Nella stessa occasione Flacks Group ha anche annunciato di avere in corso discussioni per l’ex Ilva “con dei partner industriali di primaria importanza. Qualora la documentazione venga ritenuta accettabile, il gruppo - ha annunciato l’investitore - prevede di firmare un accordo di acquisizione vincolante entro la fine di marzo”. È presumibile che dopo l’invio della nuova documentazione, i commissari si prenderanno alcuni giorni per esaminarlo e dare una risposta
Oggi,inoltre, con inizio alle 10, è prevista al Senato l’informativa del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, sulla vicenda ex Ilva, informativa inizialmente calendarizzata per ieri. Infine, per oggi pomeriggio, alle 15, nello stabilimento di Taranto, nella sala delle conferenze, è in programma un vertice tra funzionari del ministero del Lavoro, azienda, sindacati: segretari provinciali delle sigle metalmeccaniche, coordinatori di fabbrica e rls (rappresentanti della sicurezza). L’ex Ilva, il 5 marzo a Palazzo Chigi, si era già detta disponibile a un confronto sul tema con i sindacati, e poi, nello stesso incontro, il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha preso l’iniziativa. La riunione assume rilievo particolare dopo i due ultimi incidenti mortali sul lavoro a distanza di un mese e mezzo l’uno dall’altro, vittime gli operai Claudio Salamida, dipendente AdI, al convertitore 3 dell’acciaieria 2, e Loris Costantino, dipendente dell’impresa appaltatrice Gea Power, all’agglomerato 2. Entrambi sono deceduti a seguito di una caduta da un’altezza di diversi metri. Al governo, i sindacati hanno posto il problema delle “risorse necessarie per consentire una seria programmazione di manutenzione ordinaria e straordinaria con l’utilizzo del personale delle manutenzioni che, a oggi, ha un 50/60 per cento di addetti in cassa integrazione”.
EX ILVA/ I Commissari chiedono a Flacks dettagli sull'acquisizione entro il 12. Flacks: risponderò
Scritto da Redazione1I commissari di Ilva e di Acciaierie d’Italia hanno scritto a Flacks Group chiedendogli di dettagliare piani, risorse e investimenti per l’acquisizione dell’ex Ilva dell’amministrazione straordinaria. I commissari hanno indicato al fondo americano la data del 12 marzo per ricevere queste risposte e Flacks ha risposto affermando che si atterrà a questa data presentando la sua offerta. Se documenti e garanzie fornite, saranno accettate e ritenute valide dall’amministrazione straordinaria di Ilva e di AdI, a fine marzo, secondo Flacks, si potrebbe anche firmare un accordo vincolante di acquisizione dell’azienda. Che Ilva e AdI stessero per inviare una lettera all’investitore americano, lo aveva annunciato ieri, nel vertice a Palazzo Chigi con Governo e sindacati, Giovanni Fiori, uno dei tre commissari di AdI. Aveva infatti detto Fiori in quell’occasione: “Stiamo analizzando con estrema attenzione il piano presentato da Flacks, che su alcuni punti non è ancora del tutto soddisfacente. Invieremo una lettera ultimativa a Flacks, chiedendo di chiarire tutti questi aspetti e di definire il partner industriale, come richiesto dal Governo”. I punti sui quali si attendono risposte dall’investitore sono il piano industriale, gli investimenti, le risorse necessarie a supportarli e la presenza di soggetti industriale del settore dell’acciaio che possano affiancare Flacks nell’operazione per l’ex Ilva.
EX ILVA/ I sindacati: nessuno stop degli impianti nei prossimi tre mesi
Scritto da Redazione1“Nell’incontro non è emersa la fermata degli impianti per tre mesi”. Lo dicono stasera i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb in merito all’ex Ilva di Taranto e al vertice con il Governo e l’azienda ieri a Palazzo Chigi. Con riferimento alla sicurezza sul lavoro dopo gli ultimi due incidenti mortali in fabbrica, le sigle dicono che “il 12 marzo ci sarà questo primo incontro in cui, insieme agli Rls, porteremo le tante criticità emerse dalle segnalazione e denunce degli ultimi mesi”. Nell’informativa ai lavoratori del siderurgico, si é svolto “un incontro a Palazzo Chigi, su richiesta delle organizzazioni sindacali, anche a seguito della segnalazione delle problematiche di sicurezza e di criticità impiantistiche che riguardano in particolare modo lo stabilimento di Taranto. Durante l'incontro, abbiamo richiesto informazioni certe al Governo anche in merito alle risorse necessarie per consentire una seria programmazione di manutenzione ordinaria e straordinaria con l’utilizzo del personale delle manutenzioni che, ad oggi, ha un 50/60 per cento in cassa integrazione. Non si può morire di lavoro e la priorità per le organizzazioni sindacali é appunto quella di mettere in sicurezza i lavoratori. Pertanto - dicono le sigle metalmeccaniche - abbiamo chiesto al ministero del Lavoro di incontrare le organizzazioni sindacali a Taranto per un focus specifico sulla sicurezza e sulle manutenzioni. L’incontro si terrà presso lo stabilimento di AdI in AS con la presenza anche di funzionari del ministero del Lavoro” e la data é appunto quella del 12 marzo.
DIFESA/ Investimento da 132 mln per nuovi bacini negli arsenali di Taranto ed Augusta
Scritto da Redazione1
Circa 132 milioni di euro saranno investiti negli Arsenali della Marina di Taranto ed Augusta per potenziare i due poli di manutenzione e metterli a servizio delle navi militari di ultima generazione. In particolare, oltre 60 milioni andranno all’Arsenale di Taranto per l’acquisto l'acquisto di un bacino galleggiante da 10.000 tonnellate. Stesso tonnellaggio è previsto anche per Augusta. L’operazione é stata lanciata dalla direzione nazionale degli Armamenti Navali del ministero della Difesa e rientra nel programma pluriennale noto come ‘Piano rinnovamento Arsenali’. Il quadro economico complessivo é di 132,7 milioni di euro e prevede varie opzioni. Per Taranto, c’é l’acquisizione di un bacino galleggiante da 10.000 tonnellate con una fornitura che dovrà comprendere anche il supporto logistico iniziale, gli adeguamenti infrastrutturali e impiantistici ed una garanzia di 12 mesi, per la quale è previsto un budget di 61,43 milioni di euro. Taranto é il primo lotto della gara e potranno aggiungersi anche attività di Temporary Support e management quinquennale dello stesso bacino (lotto 2: 7 milioni di euro), nonché l’acquisto di un secondo impianto dello stesso tipo per l’Arsenale di Augusta (lotto 3: 57,05 milioni) e infine, anche per questo bacino, il management dello stesso per 5 anni (lotto 4: 7 milioni). Tutti questi importi, sommati, portano il valore complessivo a circa 132,7 milioni di euro. La gara prevede l’aggiudicazione ad un solo operatore per “ragioni connesse all’efficienza della prestazione ed alla natura tecnica ed amministrativa” dei lotti.
Le strutture dei bacini dovranno essere in acciaio e realizzate “con un pontone continuo centrale e due torri laterali a profilo trapezoidale”. Il pontone e le murate laterali “costituiranno un corpo unico e strutturato per conferire al bacino la necessaria robustezza per sopportare gli sforzi a cui esso è sottoposto”. Le torri avranno almeno due grandi aperture simmetriche per l’ormeggio di una unità navale (le classi Orizzonte, Fremm e Ppa) di fianco. Relativamente alle dimensioni, queste dovranno consistere in una lunghezza fuori tutto massima da 200 metri (da confermare), una larghezza massima (vincolante) di 40 metri, una immersione e pescaggio massimi (vincolanti) di 14,5 metri. Il dimensionamento dei bacini navali dovrà “perseguire l’ottenimento di rapidi tempi di manovra”, con tempi di affondamento e sollevamento massimi di 2 ore e trenta minuti. La procedura indica per il lotto 1 (Taranto) una durata contrattuale di 46 mesi dall’avvio formale (12 mesi per la fase di progettazione più 34 mesi per costruzione e consegna del bacino). Questa dovrà essere rispettata anche nel caso di attivazione dei lotti successivi.
Per Dario Iaia, responsabile per il Governo del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) e deputato FdI, “quest’intervento non solo rappresenta un passo fondamentale nel piano di rinnovamento delle infrastrutture navali, ma evidenzia anche l'attenzione costante del Governo verso Taranto. La Marina Militare, con questa iniziativa, conferma il suo impegno per il potenziamento delle capacità operative, garantendo a Taranto un ruolo centrale nel contesto navale nazionale ed europeo. La scelta di destinare un bacino galleggiante articolato in due lotti, uno per Taranto e l'altro per Augusta, assicura un supporto logistico e infrastrutturale che è vitale per l’efficienza e l'affidabilità della flotta”.
ANCORA MORTE ALL'EX ILVA DI TARANTO/ 24 ore di sciopero, direzione occupata
Scritto da Redazione1Ventiquattr’ore di sciopero nell’ex Ilva di Taranto, a partire dalle 12,30 di oggi, sono state indette dopo l’incidente mortale dai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb. Occupata anche la direzione dello stabilimento dai delegati sindacali. Per le sigle, è “un altro incidente mortale di un lavoratore in una fabbrica ormai al collasso, abbandonata a se stessa da una politica che negli anni è stata incapace di trovare soluzioni e, soprattutto, di impedire che i lavoratori perdano la vita perché vanno a lavorare. Lo stabilimento non è in sicurezza e con le continue denunce dei Rls e delle organizzazioni sindacali, anche ai tavoli ministeriali, abbiamo più volte segnalato le criticità degli impianti e la necessità di reperire risorse per programmare attività di manutenzione ordinaria e straordinaria”.
“Siamo rimasti inascoltati e, mentre il governo continua a trattare con i 'futuri' acquirenti, lo stabilimento cade a pezzi - dicono i sindacati - Il governo deve assumersi le sue di responsabilità e non può continuare a scaricarle verso altri soprattutto quando non si é consequenziali rispetto alle risorse necessarie per le manutenzioni e con un personale in Cigs con punte di oltre il 50/60% che dovrebbe garantirle. L’incontro convocato il 5 marzo a palazzo Chigi - si afferma -dovrà servire per trovare soluzioni a tutela di tutti lavoratori di Adi In AS, Ilva in AS e di tutto l’appalto”. I sindacati nazionali Fim, Fiom e Uilm hanno indetto “da subito 24 ore di sciopero in tutto il Gruppo”. Lo stop riguarda anche l’appalto. "Le organizzazioni sindacali nazionali - si legge in una nota - esprimono il loro profondo cordoglio per la tragica perdita di Loris Costantino in un grave infortunio mortale sul lavoro all'ex Ilva di Taranto. La perdita di vite umane sul fronte occupazionale rappresenta una ferita aperta nel nostro Paese e richiede un intervento immediato e deciso. Abbiamo denunciato più volte la condizione di pericolosità degli impianti e dei luoghi di lavoro in seguito alle mancate manutenzioni. Riteniamo inaccettabile che si continui a pagare con la vita le conseguenze di una gestione inefficace che non garantisce né la sicurezza né tantomeno previene le situazioni di rischio. Per questo chiediamo il superamento della fase commissariale con la definizione di un assetto proprietario in cui lo Stato detiene la maggioranza e la gestione”.
Fim, Fiom, Uilm, si afferma ancora, “da tempo rivendicano l’urgenza di interventi di manutenzione strutturali e controlli più severi sugli impianti e sui processi produttivi. Gli infortuni mortali di Claudio Salamida e Loris Costantino si dovevano evitare. La sicurezza nei luoghi di lavoro deve essere una priorità assoluta. La convocazione odierna a Palazzo Chigi deve servire a tutelare la vita e la salute dei lavoratori prima di tutto e a risolvere la vertenza. Chiediamo alle Istituzioni - dicono i sindacati - di intervenire con fermezza e responsabilità, la tutela della vita delle lavoratrici e dei lavoratori resta il nostro impegno fondamentale”.
STOP AREA A CALDO-EX ILVA/ Flacks valuta la sentenza, senza acquirente niente prestito ponte da 390 milioni
Scritto da Redazione1Le prossime settimane saranno cruciali per comprendere il futuro di ex Ilva, la sentenza del Tribunale di Milano, che ha stabilito che una serie di prescrizioni dell'Aia del 2025 sono disapplicate e vanno riscritte e potenziate, riapre completamente la partita in corso sulla cessione del gruppo in amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha concesso tempo fino al 24 agosto per riformulare le prescrizioni, altrimenti scatterà lo stop dell'area a caldo, fatta da cokerie, altiforni e acciaierie, il cuore produttivo della fabbrica.
Le 54 pagine della sentenza sono state subito trasmesse al fondo americano Flacks che sta trattando con i commissari di AdI e di Ilva l'acquisto dell'azienda, ora si attende di capire quale sarà la reazione del potenziale investitore: rimarrà ancora in campo e continuerà a trattare l'acquisto della società, oppure, ritenendo il quadro modificato, desisterà dall'acquisto dell'asset. Le prescrizioni in materia di salvaguardia ambientale, infatti, potrebbero far crescere l'importo richiesto per l'investimento.
C'è "preoccupazione", riferiscono fonti vicine al dossier, su un'eventuale disimpegno del fondo. Arriverebbe dopo che sono già naufragate negli scorsi anni, per motivi diversi, le trattative con il consorzio azero Baku Steel Company, che si è ritirato lo scorso autunno quando ha avuto contezza che a Taranto non era possibile portare una nave di rigassificazione.
La valutazione della sentenza di Milano non dovrà essere fatta solo da Flacks. Anche i commissari effettueranno un'analisi del provvedimento dei magistrati per capire come eventualmente riscrivere le prescrizioni, cosa, di ulteriore e di aggiuntivo, consentono di fare le tecnologie rispetto alle prescrizioni Aia disapplicate dalla sentenza, i tempi necessari agli ulteriori interventi, i costi e se tutto questo ha o meno un riflesso sulla produzione. Viene valutato come probabile un ricorso rispetto al provvedimento della magistratura.
"Siamo preoccupati, la sentenza del Tribunale di Milano cambia tutto, riscrive di fatto le regole del gioco. Sia per quanto riguarda la continuità produttiva e occupazionale degli stabilimenti, sia per il negoziato in corso che si stava finalizzando con il fondo americano Flacks", spiega il ministro delle Imprese Adolfo Urso.
Il titolare del Mimit si concentra su uno dei punti cruciali, il prestito da 390 milioni, validato dalla Ue a inizio febbraio, che era stato immaginato per garantire la continuità aziendale nelle more della trattativa per la cessione del complesso. "Non sfugga ad alcuni che il prestito che dobbiamo erogare per garantire la continuità produttiva e livelli occupazionali adeguati dipende dal fatto che un acquirente possa rimborsare il prestito. Se la sentenza del Tribunale dovesse in qualche misura influire sul negoziato in corso non ci sarebbero nemmeno le condizioni per erogare il prestito", avvisa Urso.
Il prestito "era vincolato alla presenza di un acquirente. Ma se l'acquirente, alla luce di questa sentenza, dovesse tirarsi indietro in merito al fondo americano Flacks Group con il quale è in corso una trattativa - questi soldi non arriveranno più. E questo naturalmente significa che lo stabilimento non arriva ad agosto ma addirittura nel giro di neanche di un mese dovrebbe chiudere. Ecco perché siamo molto preoccupati", sottolinea il presidente di Confindustria Taranto Salvatore Toma.
Urso inoltre fa sapere: "Sto aspettando le valutazioni dei commissari sull'impatto di quanto deliberato dal Tribunale, cioè la chiusura degli altiforni a fine agosto. Devono valutare se sono in condizione di proseguire l'attività".
Giovedì il tavolo tra governo, azienda e sindacati sulla richiesta di proroga della Cigsper un anno dal primo marzo per 4.450 dipendenti di cui 3.800 a Taranto. "Il tavolo sarà aggiornato sulla base di un accordo di individuare una data nei prossimi giorni. Continuiamo il nostro monitoraggio tenendo conto che certamente sono cambiate molte condizioni", avverte la ministra del Lavoro Marina Calderone.
I sindacati sono preoccupati per il futuro dei circa 15mila lavoratori tra azienda e indotto, continuano a chiedere un incontro a Palazzo Chigi. "Non ha né capo, né coda ciò che sta accadendo sull'ex Ilva. Dal Governo ci e' stato ripetuto più volte che il tavolo di crisi a Palazzo Chigi era 'sempre aperto'. La realta' e' un'altra: da tre mesi troviamo porte sbarrate, nonostante le nostre ripetute richieste e i continui solleciti", dice Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl.
L'Aia attuale autorizza l'ex Ilva a produrre sino a un massimo di 6 milioni di tonnellate l'anno, anche se la condizione dell'azienda, priva di uno dei tre altiforni, l'1, perché sequestrato - sequestro confermato giorni fa dal gip di Taranto -, consentirà di avere una capacita' produttiva di 4,5 milioni su base annua solo da maggio, quando cioe', finiti i lavori all'altoforno 4, che è attualmente in fermata, lo stabilimento avra' operativi due altiforni: il 2, ripartito la scorsa settimana, e il 4.
L'11 marzo è in programma un'informativa di Urso in Parlamento sul dossier.
STOP AREA A CALDO-EX ILVA/ Urso: se salta il prestito ponte salta tutto. Confindustria Taranto: rischio fermo impianti
Scritto da Redazione1“Sto aspettando le valutazioni dei commissari sull’impatto di quanto deliberato dal Tribunale, cioè la chiusura degli altiforni a fine agosto. Devono valutare se sono in condizione di proseguire l’attività. Non sfugga ad alcuni che il prestito che dobbiamo erogare per garantire la continuità produttiva e livelli occupazionali adeguati dipende dal fatto che un acquirente possa rimborsare il prestito. Se la sentenza del Tribunale dovesse in qualche misura influire sul negoziato in corso non ci sarebbero nemmeno le condizioni per erogare il prestito”. Lo ha detto il ministro delle Imprese Adolfo Urso, a margine di una iniziativa sulla IA e il mercato del lavoro al Tempio di Adriano, interpellato sulla sentenza del Tribunale di Milano che impone lo stop produttivo a fine agosto per ex Ilva visti i rischi ambientali.
“Siamo preoccupati, l’azienda certamente si opporrà alla sentenza del Tribunale di Milano, ma quello che ci preoccupa di più è che in funzione della trattativa il Governo aveva ottenuto, tramite il ministro Urso, l’ok della Commissione europea per un prestito ponte da 390 milioni totali”.
Sul tema, a margine di un evento interviene il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, commentando la sentenza di ieri del Tribunale di Milano sull’ex Ilva dove si impone, entro il 24 agosto prossimo, la revisione e il rafforzamento di una serie di prescrizioni ambientali Aia rilasciate lo scorso agosto dal ministero dell’Ambiente, altrimenti dalla stessa data l’area a caldo della fabbrica dovrà fermarsi.
Per Toma, “il prestito era vincolato alla presenza di un acquirente. Ma se l’acquirente, alla luce di questa sentenza, dovesse tirarsi indietro - ha sostenuto il presidente di Confindustria Taranto in merito al fondo americano Flacks Group con il quale é in corso una trattativa - questi soldi non arriveranno più. E questo naturalmente significa che lo stabilimento non arriva ad agosto ma addirittura nel giro di neanche di un mese dovrebbe chiudere. Ecco perché siamo molto preoccupati. Sicuramente ci saranno degli sviluppi nei prossimi giorni. Ci auguriamo che il Governo trovi una soluzione e soprattutto che l’acquirente porti avanti la trattativa”.
LA VIA DELL'IDROGENO/ Convegno a Taranto: la città deve diventare un modello di transizione energetica sostenibile
Scritto da Redazione1“Sono convinto che l’idrogeno sarà un elemento essenziale della transizione energetica che vivremo negli anni futuri”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, in un messaggio audio-video al convegno svoltosi a Taranto sull’idrogeno.
“ A livello europeo e globale sono in cantiere importanti investimenti pubblici e privati - ha sostenuto il ministro -. Rafforzare la produzione di idrogeno significa anche contribuire alla nostra sicurezza energetica garantendo la certezza delle forniture dalle imprese ai cittadini. L’Italia ha varato la strategia nazionale dell’idrogeno. Il settore é cresciuto ma c’è ancora bisogno di sviluppare un mercato solido da accompagnare con nuovi strumenti".
Allo stesso tempo, conclude Pichetto, "bisogna lavorare per ridurre i costi di produzione e in quest’ottica è importante favorire momenti di confronto, di verifica e di scambio di idee tra tutti gli attori del settore. La costruzione di un sistema energetico decarbonizzato é un percorso impegnativo che deve coinvolgere anche Taranto, che in questo campo é città di frontiera e laboratorio importante. Taranto ha bisogno del contributo di tutti: istituzioni, imprese, Università. Andiamo avanti tutti insieme”.
"La nostra strategia é accompagnare la riconversione evitando la desertificazione produttiva. In questo quadro si colloca la strategia nazionale per l’idrogeno che definisce azioni, politiche, strumenti per integrare l’idrogeno nel processo di decarbonizzazione e quindi rafforzare l’indipendenza energetica”. ha detto Vannia Gava, viceministro all’Ambiente anche lui in collegamento al convegno. “La strategia adottata - ha annunciato Gava - fissa un obiettivo di capacità installata di 3 GW entro il 2030. Non è un obiettivo sfidante, è meno ambizioso di altri Stati europei, ma a me piace la concretezza, piace dire quello che sicuramente riusciremo a fare. È quindi un obiettivo realistico, anche perché abbiamo ancora costi elevati dell’idrogeno green che magari rischiano di ostacolarne lo sviluppo. La scorsa settimana - ha aggiunto - si è chiusa la fase di prenotifica delle tariffe idrogeno che è una misura che è anche finalizzata a rendere più competitivo l’idrogeno green abbattendo il delta di costo con i combustibili fossili. Abbiamo formalizzato la notifica alla Commissione. La strategia individua anche un trend di crescita della domanda nazionale sopratutto per il settore hard to abate: acciaio, vetro, chimica, raffinazione. È una fase importante e di costante attenzione per il ministero anche nella relazione con la Commissione Ue e con le associazioni di categoria per mettere a terra decreti attuali”.
Per il vice ministro, “oltre a fare decreti e semplificazioni, abbiamo inoltre messo 3 miliardi nel Pnrr per l’idrogeno e una misura vincente é stata quella delle Hydrogen Valleys rifinanziata per quasi 600 milioni con i fondi del Repower. Anche la Puglia ne ha beneficiato per 49 milioni”. Inoltre, ci sono 370 milioni per Brindisi e Taranto del Mimit con un’altra misura specifica “per potenziare questi poli industriali”.
Parlando poi di Taranto, il viceministro all’Ambiente ha detto: “Credo che Taranto - ha affermato Gava - sia un luogo che merita delle risposte e dopo tanti anni, é giusto seguire bene, seguire tutto il processo di reindustrializzazione. Taranto è uno dei luoghi in cui la transizione energetica non è un dibattito teorico, ma una questione concreta di industria e di lavoro e anche di qualità ambientale. Qui si misura la capacità dello Stato e non solo dello Stato, ma di tutte le istituzioni, di accompagnare una trasformazione complessa che è quella di bonificare e innovare e di mantenere la produzione, l’occupazione e di crearne di nuova”. Secondo Gava, a Taranto “il ministero sta già lavorando per la bonifica e la reindustrializzazione: abbiamo messo oltre 100 milioni. Stiamo lavorando anche per un nuovo sviluppo del porto che è quello dell’eolico offshore al quale abbiamo destinato 28 milioni. E in generale per il sostegno alla decarbonizzazione del settore hard to abate, c’è il credito di imposta per l’acciaio da rottame metallico finanziato con l’ultima legge di bilancio con oltre 30 milioni”.
Anche per la decarbonizzazione della produzione siderurgica il sindaco Bitetti non vede rischi ritenendola una strada obbligata. “Come ha detto l’assessore regionale all’Ambiente, Ciliento, il percorso é già tracciato e il forum di oggi sull’idrogeno, la prima edizione a Taranto, stanno a significare che Taranto diventa simbolo di un processo di decarbonizzazione e di industria green. É evidente che il tutto é basato su questo. Tutti gli incontro fatti al Mimit e anche l’accordo sottoscritto puntava al processo di decarbonizzazione e quindi necessariamente - rileva il sindaco di Taranto - colui che si é approcciato all’acquisto o alla continuità produttiva dell’azienda, sa bene che il percorso è tracciato, dal quale nessuno si potrà discostare. Ma questo credo che lo sappiano anche pietre”.
EX ILVA-STOP AREA A CALDO/ Ministero sospende discussione su cig, possibili ripercussioni su trattativa con Flacks, azienda potrebbe impugnare sentenza
Scritto da Redazione1L’ex Ilva di Taranto è ancora più in bilico. A pochi giorni dal mancato dissequestro dell’altoforno 1, quello colpito da un incendio a maggio scorso, e con una serie di problemi aperti, oggi il Tribunale di Milano, pronunciandosi su un ricorso presentato anni addietro da 11 cittadini di Taranto contro la fabbrica ritenuta nociva e inquinante, ha stoppato alcune prescrizioni ambientali dell’Aia. Si tratta dell’autorizzazione all’esercizio degli impianti.
Il Tribunale non ha cancellato o azzerato l’Aia, ma ha solo disapplicato alcune prescrizioni, ritenute inadeguate a fronte della situazione, e ha dato tempo all’azienda sino al 24 agosto per cambiarle e migliorarle. Il cambiamento, per i giudici, deve dare certezza sull’esecuzione degli interventi previsti. Se entro il 24 agosto nulla accadrà, l’area a caldo del siderurgico di Taranto dovrà fermarsi. Solo la modifica delle prescrizioni ambientali contestate, scrivono i giudici, può fermare la scadenza del 24 agosto.
La decisione del Tribunale di Milano ha creato anzitutto due effetti. Il primo è che nel pomeriggio al ministero del Lavoro è stata sospesa la discussione sulla cassa integrazione chiesta dall’azienda per un anno dal primo marzo per 4.450 dipendenti di cui 3.800 a Taranto. Discussione sospesa poiché l’azienda vuole prima capire impatti e ripercussioni della sentenza, che probabilmente, annunciano fonti sindacali, sarà impugnata.
Il secondo effetto riguarda la trattativa con Flacks Group, il fondo americano candidatosi ad acquisire tutta l’ex Ilva e con il quale i commissari stanno trattando. Fonti vicini al dossier temono che Flacks, a cui la sentenza andrà comunicata, possa ora sfilarsi dall’operazione, poiché il quadro è cambiato e la parte ambientale è divenuta più onerosa economicamente, e a quel punto salterebbe anche il prestito ponte che la Commissione UE di recente ha autorizzato per l’ex Ilva sino ad un massimo di 390 milioni per consentirne la continuità produttiva in vista del passaggio al nuovo acquirente.
In allarme le sigle sindacali dei metalmeccanici. "Il decreto con cui i giudici di Milano hanno ordinato la sospensione, a partire dal 24 agosto 2026, dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto per alto rischio di malattie gravi, aggiunge un ulteriore elemento di complicazione ad una vertenza che ormai si trascina da oltre un decennio senza trovare soluzione", commenta Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl.
"La prima cosa che come azienda credo dovranno fare, sarà quella di impugnare la sentenza e capire poi come muoversi". In relazione alla sentenza del Tribunale di Milano e alle possibili decisioni conseguenti dell'ex Ilva", aggiunge Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm.
Loris Scarpa della Fiom Cgil sottolinea che "l'attuale procedura che hanno attivato per la cassa integrazione sembra che non sia più sufficiente per affrontare la situazione". Mentre l'Usb spinge per "una convocazione immediata da parte del Governo, che deve assumersi con coraggio le responsabilita' di tirare fuori da questa situazione oltre 18.000 famiglie di dipendenti tra Ilva, Ilva in AS e dell'appalto. La situazione si aggrava ogni giorno di piu' e il rischio di un'esplosione sociale e' alle porte". “Credo, immagino - il commissario di Acciaierie, Giancarlo Quaranta, non lo ha voluto dire esplicitamente - che impugneranno quell’atto. Poi, magari, ci saranno ancora altre conseguenze, penso giuridiche, ma la prima cosa che come azienda credo dovranno fare, sarà quella di impugnare la sentenza e capire poi come muoversi”. In relazione alla sentenza del Tribunale di Milano e alle possibili decisioni conseguenti dell’ex Ilva, lo dice Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm, dopo l’incontro di ieri al ministero del Lavoro che avrebbe dovuto discutere della cassa integrazione per 4.450 in azienda per un anno dal primo marzo.
“L’incontro - dice Gambardella -è stato condizionato dalla sentenza del Tribunale di Milano e non c'è stata discussione per quanto riguarda la cassa integrazione. Il primo intervento é stato quello del commissario Giancarlo Quaranta, che ha dichiarato la necessità di avere il tempo per analizzare il provvedimento del Tribunale, fare le valutazioni, e poi proseguire eventualmente con la discussione sulla cassa“.

