Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1142)

Afo2 marcerà fino al 2023 poi forno “ibrido”

 


ArcelorMittal perde nel 2019 un miliardo di euro e prevede così 2.900 esuberi nel 2020, che arriveranno a 4.700 nel 2023. Secondo il piano industriale 2020-2024 presentato dall'azienda al tavolo al Mise, la produzione passa da 4,5 milioni di tonnellate nel 2019 a 6 milioni di tonnellate nel 2021.

 

 Il nuovo piano industriale 2020-2024 di ArcelorMittal Italia prevede nel 2023 la fermata del forno Afo2 e la marcia della sola linea D di agglomerato e la massa di produzione del forno elettrico ad Arco Eaf. La realizzazione del nuovo Eaf sarà con una soluzione ‘’ibrida’ con caricamento di rottame e ghisa liquida dovrebbe permettere, nelle previsioni dell’azienda, una produzione di acciaio di alta qualità. A seguito della fermata dell’Afo2, la copertura dei parchi è prevista solo per 500 metri, invece di 700 metri; indicata anche la riduzione degli investimenti sulle aree dismesse (cokerie, Afo2 e acciaieria)  “Non ci sono le condizioni per aprire il confronto per un accordo. Si deve ripartire dall’accordo di un anno fa, con i livelli occupazionali e di investimenti indicati dal piano del 2018”. Lo ha dichiarato la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan a nome delle tre sigle sindacali che giudicano "irricevibili" le previsioni di migliaia di esuberi. Secondo i sindacati calcolando anche i lavoratori in amministrazione straordinaria , rimarrebbero senza lavoro 6.300 persone

L’inaffidabilità di Mittal è sotto gli occhi di tutti e il Governo non può, ancora una volta, lasciare nelle mani di una multinazionale il futuro ambientale, occupazionale e industriale di Taranto e del Paese tutto. È per queste ragioni che si rende necessario l’intervento pubblico. È giunto il momento di fare chiarezza e di non rinviare ancora un problema che, se non affrontato nella giusta maniera, rischia di ripresentarsi nuovamente tra qualche mese”. Lo dichiara Francesco Brigati, della Fiom Cgil Taranto, a poche ore dal vertice di oggi pomeriggio al Mise presieduto dal ministro Stefano Patuanelli.

 

“Ancora una volta a Roma - dichiara Brigati - per una vertenza che sembra non aver mai fine. L’inaffidabilità di Arcelor Mittal - rileva - è sempre stata sotto gli occhi di tutti, come l'inadeguatezza di un Governo che, di fatto, ha affidato uno stabilimento d’interesse strategico per il Paese ad una multinazionale”. Secondo la Fiom Cgil, “la vertenza Ilva, sin dall’inizio, non ha mai brillato per trasparenza e anche in questo momento al sindacato mancano dei passaggi fondamentali che stiamo provando a ricostruire. Infatti il ministro Di Maio, così come il suo predecessore Calenda, ha tenuto nascosto importanti modifiche al contratto di aggiudicazione del giugno 2017. Qualche mese fa, inoltre - prosegue Brigati - Am InvestCo ha cambiato la ragione sociale da srl a spa e lo ha fatto con un chiaro intento: chiedere il conto allo Stati italiano con la retrocessione dei rami d’ azienda”. Inoltre, aggiunge, “sul piano ambientale siamo rimasti inascoltati e abbiamo, pertanto, perso un’altra occasione per introdurre innovazioni tecnologiche attraverso l’utilizzo della preriduzione e dei forni elettrici”. Brigati infine rammenta che nel 2018 “il  6 settembre fu firmato un accordo sindacale che, indubbiamente, migliorava le condizioni di partenza e soprattutto stabiliva un aspetto fondamentale quale la clausola di salvaguardia occupazionale per i lavoratori di Ilva in as”. 

Attesa per domani la relazione del custode giudiziario Barbara Valenzano su Afo2

 

 

 

I sindacati confederali e metalmeccanici vanno oggi pomeriggio al Mise per incontrare il ministro Stefano Patuanelli, ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria. L’obiettivo e sapere, visto che il negoziato è partito (lunedì c’è stato un incontro e oggi se ne tiene un altro), a quale nuovo assetto di azienda si pensa. Perché un punto evidente è che se ArcelorMittal resterà della partita, abbandonando definitivamente il recesso annunciato esattamente un mese fa, il gruppo siderurgico non avrà più la stessa conformazione che Mittal ha ereditato da Ilva in amministrazione straordinaria - in quanto proprietaria - l’1 novembre del 2018. E  cioè 10.700 dipendenti, di cui 8.200 a Taranto, una serie di stabilimenti con tre altiforni installati a Taranto, ciclo integrale basato sulla trasformazione del minerale, canone di fitto di 45 milioni a trimestre, prezzo di acquisto finale di 1,8 miliardi.

   Cambieranno molte cose: dalla governance dell’azienda, visto che si prospetta un intervento del pubblico, alla modalità produttiva con tecnologie non dipendenti dal carbone per ridurre le emissioni inquinanti. E si parla di ricorso a fondi pubblici, non escluso europei, per finanziare la decarbonizzazione. Ci sarà presumibilmente anche uno sconto sul canone di fitto e non è ancora chiaro dove verrà fissata la nuova asticella di produzione, se a 4 o 6 milioni di tonnellate, che sono il livello produttivo attualmente consentito dall’Autorizzazione integrata ambientale. 

Si è tenuto oggi al Mise il primo incontro tra Governo, ArcelorMittal e commissari straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria per preparare il terreno ad un nuovo accordo sulla gestione dell’ex Ilva. L’incontro viene definito “buono” dalle fonti vicine al dossier. Il clima é stato positivo, anche perché - si osserva - un segnale diverso, rispetto all’iniziale volontà di recedere dal contratto di fitto, ArcelorMittal lo ha dato. In questo primo incontro si è soprattutto messo a punto un percorso di temi da discutere ed affrontare. Un nuovo incontro è fissato per mercoledì. L’obiettivo è quello di fare un negoziato serrato in modo da arrivare prima dell’udienza del 20 dicembre al Tribunale di Milano ad un memorandum nei quali fissare i principi chiave a partire dal nuovo piano industriale dell’azienda.

 

ArcelorMittal un mese fa ha notificato ad Ilva in amministrazione straordinaria il suo intendimento di recedere dal contratto di fitto del gruppo siderurgico ed ha presentato altresì un atto di citazione verso gli stessi commissari Ardito, Danovi e Lupo al Tribunale di Milano. Nell’atto, ArcelorMittal chiede al Tribunale di accertare e dichiarare i motivi del recesso adducendo una serie di ragioni tra principale e subordinate. Contro questo disimpegno, però, Ilva in as ha fatto opposizione, depositando al Tribunale di Milano un ricorso cautelare urgente (ex articolo 700 del Codice di procedura civile) e dichiarando il recesso di Mittal del tutto infondato per mancanza assoluta di presupposti di fatto e in diritto anche in via ipotetica. La prima udienza per discutere il ricorso cautelare urgente si è svolta il 20 dicembre. Ma poiché c’era già stato, alcuni giorni prima a Palazzo Chigi, un nuovo confronto tra i Mittal, a capo dell’omonima multinazionale, il premier Conte e i ministri Patuanelli (Mise) e Gualtieri (Mef), confronto nel quale si è deciso di aprire il negoziato per vedere se è possibile giungere ad una nuova intesa, i legali delle due parti hanno chiesto al giudice - che ha acconsentito - un rinvio al 20 dicembre. Per questa data è infatti calendarizzata la seconda udienza a Milano, ma questo lasso di tempo si vuole usare per provare ad avvicinare le parti per mettere in pista una Ilva 2. Prima del 20 dicembre, però, sia il Governo che Ilva in as vorrebbero portare a Taranto, al Tavolo istituzionale convocato per il 18 in Prefettura dal ministro Patuanelli, qualche buona notizia sull’esito del negoziato. 

 

Vero è che il Tavolo del 18 a Taranto riguarderà principalmente lo stato di avanzamento del Contratto istituzionale di sviluppo e la rifocalizzazione dei suoi obiettivi (disponibile, un miliardo tra nuovi fondi stanziati e vecchi riprogrammati) ma anche il Cantiere Taranto lanciato dal premier Conte come ulteriore sostegno alla città pugliese, ma  dalla situazione Ilva e dai rapporti con ArcelorMittal, spiegano le fonti, non si può prescindere. E quindi, aggiungono, qualcosa, delle notizie, il 18 dicembre bisognerà pure darla in Prefettura a Taranto. Nuovo piano industriale, maggiore spinta al risanamento ambientale della fabbrica, più spazio alle tecnologie, tutela della salute e del lavoro, sono le linee guida del nuovo piano ArcelorMittal che il Governo, a partire dal premier, ha raccomandato alla multinazionale ottenendone un primo consenso di massima. È chiaro che sono tutti capitoli che adesso vanno riempiti di contenuti, il che non si presenta affatto facile e semplice. Punto critico è l’occupazione. Da novembre 2018, Mittal ha assunto da Ilva in as 10700 persone di cui 8200 a Taranto. Adesso, sia per la riduzione di produzione prevista a Taranto, sia per la crisi del mercato dell’acciaio, Mittal vuole fare un consistente taglio di manodopera. Cinquemila addetti in meno è il numero circolato giorni fa. Ma il Governo su questo fa muro. Non è disposto ad approvare  esuberi strutturali nel gruppo siderurgico, semmai - si osserva - si può ricorrere a strumenti transitori come gli ammortizzatori sociali per la gestione delle criticità rappresentate dal mercato dell’acciaio. In altre parole, ricorso alla cassa integrazione per circa 2500 addetti. Da rilevare che a Taranto c’è già la cassa integrazione ordinaria per crisi di mercato dallo scorso luglio. Dal 2 luglio al 28 settembre ha interessato per 13 settimane 1395 lavoratori e dal 30 settembre ad oggi sta interessando, per ulteriori 13 settimane, 1276 lavoratori. 

 

A dare l’annuncio è stato il sottosegretario Mario Turco. La soddisfazione del Coordinamento provinciale USB operatori portuali

 


" Nei giorni scorsi, nel corso di un Convegno presso il Salone della Provincia di Taranto, durante il quale si è discusso del Porto di Taranto, il senatore Mario Turco - Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica e agli investimenti - ha annunciato che all'interno del Cantiere Taranto è stato inserito il provvedimento normativo, già condiviso dal Governo, che verrà introdotto nella prossima legge di Bilancio, attinente alla proroga degli ammortizzatori sociali avente voce IMA (Indennità Mancato Avviamento) per gli ex dipendenti TCT iscritti nell'elenco della Taranto Port Workers Agency in cui verranno stanziate risorse di ulteriori 20 milioni per gli anni 2020-2021” È  quanto si legge in una nota a firma di Piero Prete del  

Coordinamento Provinciale USB Operatori Portuali.

“Come Coordinamento Provinciale USB Operatori Portuali - prosegue la nota-  siamo compiaciuti dell' impegno di cui si è fatto carico il Sottosegretario già da inizio anno e col vecchio Governo presentando un OdG approvato nel dl Crescita e portato a termine ora col provvedimento normativo da inserire nella prossima legge di Bilancio sottolineando anche che associata alla scadenza della copertura degli ammortizzatori sociali decadeva la clausola sociale del ritorno al lavoro degli operatori portuali col nuovo investitore.

 

Emendamento e relativa proroga porta ora l'inserimento di ulteriori 24 mesi di IMA quindi un risultato di stabilità sociale anche se limitata, alle quasi 500 famiglie che attendono l'avvio del nuovo concessionario al Molo Polisettoriale di Taranto.

 

Occorre ricordare che dopo la firma del 30 luglio e dallo scorso 9 ottobre il concessionario con la società Terminal San Cataldo Spa controllata da Yilport Holding AS, rende fattivo a tutti gli effetti l’atto di concessione, ex art. 18 L. 84/94, per la durata di anni 49 delle aree e delle banchine del Molo Polisettoriale avendo come scopo quello di rendere operativo un terminal con traffici commerciali e della logistica, in particolare riferimento alla movimentazione dei container, di merci varie e ro-ro partendo dal revamping delle gru con tempistica della prima fase di 3/6 mesi, dalla manutenzione delle infrastrutture del molo, delle attrezzature ex TCT e con previsione attracco delle prime navi nel 2020 senza dimenticare ulteriornente, che tra gli impegni assunti vi è la progressiva riassunzione dei circa 500 lavoratori ex TCT attualmente iscritti in elenco e in forza 

all’ agenzia portuale della Taranto Port Workers Agency.

 

Opera a modo è anche il progetto Distripark, la piattaforma logistica nell' area retroportuale con soggetto attuatore AdSP del Mar Ionio .

Bene anche l' avvio di qualche giorno fa della prima seduta del neo Comitato di Indirizzo della ZES Interregionale Ionica.

 

Saliente è ripartire quanto prima per incrementare la competitività del Porto di Taranto che servirà per lo sviluppo dell' intera comunità ionica".

 

In questo quadro si inserisce la vertenza ex Ilva con i 5mila esuberi messi sul piatto della trattativa da ArcelorMittal 

 

 

Fanno parte dell’esercito silenzioso dei lavoratori sospesi, inchiodati a un presente senza certezze. Sono i cassintegrati, quelli di cui lo Stato si fa carico in tempo di crisi. 

Su di loro si agitano lo spettro del licenziamento e la speranza di poter rientrare nel mercato del lavoro. Intanto provano a trovare altre strade attraverso la formazione. 

A certificare una situazione emergenziale sono gli ultimi dati contenuti nel 10° rapporto sulla cassa integrazione a cura del Servizio politiche attive e passive del Lavoro della Uil nazionale.

Una situazione catastrofica che trova il suo epicentro nel Mezzogiorno, Puglia compresa. 

A ottobre si è registrato un incremento di richieste che se a livello nazionale è stato pari al

+50,3%  in Puglia a raggiunto m quota +214%. A livello regionale, infatti, si registrano picchi di richieste nella provincia di Taranto (+1.133%) e in quella di Brindisi (+2.183%), mentre risultano in calo le ore autorizzate a Bari (-55,7%) e a Foggia (-72,4%). “Questa ennesima impennata della cig non fa che confermare le nostre preoccupazioni, il sistema produttivo è in profonda sofferenza e c’è il rischio, concreto, che si inneschi da un momento all’altro una vera e propria bomba sociale”, commenta il segretario generale della Uil di Lecce, Salvatore Giannetto. “Purtroppo la situazione di crisi che stanno vivendo molte aziende (soprattutto nel settore industriale, dove i dati regionali mostrano un aumento della cassa integrazione del 57% da gennaio a ottobre) – sottolinea - è figlia di una perdurante assenza di politiche di sviluppo e di competitività. Per generare un’occupazione di qualità sono fattori imprescindibili politiche di sviluppo e investimenti, così come è necessario dare impulso ai cantieri ancora bloccati, ma attraverso strumenti che chiudano le porte a infiltrazioni illegali e che garantiscano la sicurezza dei lavoratori. È necessario, inoltre, lavorare con la massima celerità per dare una soluzione in positivo alle molteplici vertenze aperte sul nostro territorio, nonché apportare correttivi che migliorino gli interventi a sostegno del reddito delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno bisogno di sicurezza e di risposte nell’immediato”.

In un quadro già fortemente problematico si inserisce la vertenza   ex Ilva e i cinquemila esuberi che ArcelorMittal ha messo sul piatto

della trattativa col Governo, una cifra insostenibile tenendo conto che ci sono già 1700 lavoratori in cassa nell’Ilva in amministrazione straordinaria e altri 1400 nella gestione ArcelorMittal. 

Lu.Ca.

 

 

L’assemblea generale degli iscritti dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Taranto ha approvato all’unanimità il bilancio di previsione dell’ordine per l’anno 2020.

Da parte gli importantissimi aspetti formali del documento di programmazione dell’attività dell’Ente, il Consiglio dell’ordine, al fine di agevolare la specializzazione professionale e promuovere aggregazioni professionali, ha già in corso incontri itineranti sul territorio per valutare, insieme agli iscritti, i vari possibili percorsi. 

A conclusione del primo incontrotenutosi a Laterzaun gruppo ristretto di commercialisti, disponibili ad impegnarsi per elaborare una progettualità per il raggiungimento di tali obiettivi, fu incaricato di elaborare una bozza di progetto. Nel corso dell’assemblea generale i commercialisti Rossella Carparelli, Antonietta Russo e Vito Minei, hanno presentato LA BANCA DEL TEMPO DEI COMMERCIALISTI DI TARANTO”.

Abbiamo chiesto alla dott.ssa Carparelli di parlarci di questo progetto Il progetto – afferma la dott.ssa Carparelli –  nasce da uno studio approfondito degli articoli 16 e 44 del nostro codice deontologico e si propone tre obiettivi principali. Il Primo è quello di affiancare ed aiutare i Colleghi che a fronte di improvvisi, gravi ed urgenti necessità, incontrano grosse difficoltà temporanee nello svolgimento della propria attività professionale. Il secondo èquello di collaborare con colleghi in pratiche che richiedono il supporto di Commercialisti particolarmente qualificati in particolari tematiche professionali; le collaborazioni saranno regolamentate, sotto l’egida dell’Ordine, da un apposito contratto che prevede espressamente il patto di non concorrenza. Da ultimo, e non certo per importanza, favorire tra gli aderenti il mutuo scambio di informazioni derivanti dalla pratica professionale.  In definitiva si tratta di aderire ad una rete e/o un network professionale denominata “Banca del Tempo” attraverso la quale i Commercialisti mettono mutualmente a disposizione degli aderenti il proprio sapere a disposizione dei colleghi, in occasione di particolari difficoltà, per questioni professionali di particolare complessità, o più semplicemente per creare confronti sulle diverse esperienze professionali”.

Il Presidente dell’ODCEC di Taranto Cosimo Damiano Latorresottolinea l’importanza, in un momento certamente non facile per il territorio, l’importanza dell’idea progettuale. “Intanto devo ringraziare i tre Colleghi che in così breve tempo hanno elaborato la bozza di questo progetto. L’entusiasmo e l’interesse dimostrato dagli Iscritti rispetto a questa progettualità mi induce a ritenere che il percorso intrapreso e per il quale questo Consiglio dell’ordine si sta spendendo, ovvero solidarietà, specializzazioni e aggregazioni professionali, è quello giusto. All’esito dei vari suggerimenti che arriveranno dagli Iscritti, approveremo in consiglio questo progetto. Sono fiducioso ed ottimista perchèquesto strumento creerà nuove opportunità di lavoro per la categoria e la possibilità di conquistare fasce di mercato diversamente non aggredibili. Questa è la risposta dei commercialisti di Taranto alle pesantissime emergenzche preoccupano la città capoluogo e l’intera provincia: specializzazioni e aggregazioni professionali al servizio dei Cittadini, delle imprese e delle Istituzioni.”

 Per l’indotto-appalto di ArcelorMittal, ex Ilva, a Taranto, “la storia è finita con le conferenze stampa e i soldi arretrati sui conti delle imprese. Ci saremmo aspettati, conseguentemente, che quei soldi arrivassero anche nelle tasche dei lavoratori. Ma non è stato così e gli operai della ex Quadrato transitati in altra azienda dell’appalto, continuano ad aspettare le somme riferite alle competenze di fine rapporto, compreso il rateo di 8 mesi di lavoro della tredicesima”. Lo dichiarano Cgil e Filcams Cgil a proposito della situazione dei 150 addetti ex Quadrato, una delle aziende appaltatrici del siderurgico, operativa tra le altre cose nella pulizia industriale degli impianti siderurgici e che è uscita dalla fabbrica per scadenza di contratto. Il posto della Quadrato è stato però preso da un’altra azienda che, attraverso la clausola sociale, si è fatta carico della manodopera era in forza alla Quadrato, assumendola. Per Cgil e Filcams Cgil, “mentre in queste settimane le imprese, anche con azioni di forza, hanno rivendicato i loro diritti, oggi assistiamo nuovamente alla marginalizzazione delle questioni che riguardano l’anello più debole della catena, ovvero i lavoratori”. Per Cgil e Filcams Cgil, “di fronte a tale condizione, chiediamo alle istituzioni territoriali e regionali che tanto si sono spese per le imprese, di contrapporre uguale veemenza e determinazione di fronte ai diritti non riconosciuti di tutti i lavoratori dell’appalto”.

 

Il presidente di Confindustria Taranto ha segnalato in questo fronte comune l’assenza di sindacati e parti sociali 

 


“Confindustria Taranto sarà sede istituzionale di raccordo delle stesse istituzioni per l’evolversi della vicenda complessiva ArcelorMittal in modo da affrontarla in maniera unitaria. Perché abbandonato temporaneamente il discorso  dell’indotto-appalto e dei relativi pagamenti - che va verso la soluzione tranne qualche caso inceppato -, ora si gioca la partita più grossa. Confindustria Taranto si è posta come collante di queste istanze. Anzi, Confindustria Taranto, con l’insediamento della presidenza Marinaro e nel suo documento programmatico, ha dichiarato di voler essere collante tra le istituzioni". "I sindaci e gli amministratatori del Tarantino oggi presenti - si sottolinea - hanno accolto molto bene, per la prima volta, questo nostro invito. Confindustria non si pone come protagonista, ma invita gli altri interlocutori ad essere protagonisti in questo momento così delicato per la città e il territorio”. Lo commentano fonti Confindustria Taranto a conferenza stampa conclusa sulla vicenda ArcelorMittal che ha visto in collegamento il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, mentre - oltre ai sindaci e agli amministratori del territorio - rappresentavano il Comune di Taranto l’assessore Gianni Cataldino (al posto del sindaco Rinaldo Melucci) e la Provincia di Taranto il consigliere Giampaolo Vietri (in rappresentanza del presidente Giovanni Gugliotti assente per i postumi di un intervento). Espressa anche nell’incontro qualche critica ai sindacati, definiti “grandi assenti, che in più di qualche momento ci hanno attaccato e che non hanno colto l’importanza di questa unitarietà che noi abbiamo ricercato, che sì è stata per le imprese dell’indotto-appalto ma che era anche un voler chiamare a raccolta tutti quanti su una stessa partita che è quella che si giocherà adesso”.

 

“Un fronte comune a tutela del sistema Taranto e provincia, questo è il messaggio che deve passare. In un momento di crisi, le istituzioni tutte si uniscono a favore di un territorio”. Lo ha detto oggi, davanti agli imprenditori e ai sindaci e amministratori del territorio di Taranto, il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro. “Si registra però - ha subito puntualizzato Marinaro - ancora qualche piccolo vento contrario che non è adeguatamente sintonizzato su quello che è l’obiettivo di Taranto e della sua provincia”.

 

“Le attività col Governo sono avviate e sono in itinere, l’auspicio per Taranto, per l’ex Ilva, per ArcelorMittal, è che ci sia un futuro, un futuro compatibile e che continui a dare ricaduta economica al territorio un futuro integrato al territorio di Taranto” è quello che Marinaro ha auspicato per l’ex Ilva precisando che oggi “non è una giornata conclusiva. Può sembrare conclusiva in quanto é una giornata di ringraziamento per le istituzioni che hanno con noi condotta questa forma di presidio. Il nostro presidio é stato una tutela di un contratto, per cui niente di esclusivo e di speciale, ma era richiedere una ottemperanza contrattuale . Confindustria è stata - ha detto Marinaro - l’elemento di coesione, le istituzioni hanno risposto responsabilmente unite, bene, noi oggi ringraziamo ma da oggi è la partenza. Oggi si parte per un futuro di Taranto con le istituzioni coese al fine di rappresentare sempre meglio le aspettative del nostro territorio. Questo - ha concluso il presidente Marinaro - è l’intento di Confindustria”.

“Segnalo- ha aggiunto il presidente di Confindustria Taranto - una mancanza, una assenza, che in questa emergenza, avrebbe potuto fare la differenza ed è quella delle parti sociali e dei sindacati. L’auspicio è quello di poter portare, riportare a bordo di questo sistema univoco, compatto, del territorio, tutte le parti sociali, quindi inclusi i sindacati”.  “Ringrazio tutte le istituzioni, tutti i miei colleghi, soprattutto i trasportatori - ha aggiunto Marinaro - che sono stati fortemente incentivati ad un segno di pensiero autonomo”. “Tutte le azioni messe in campo per disgregare il fronte, sono fallite. Il fronte si è unito, è rimasto compatto - ha detto Marinaro su questo punto applaudito dalla sala - ed abbiamo dimostrato di essere un sistema economico-sociale coeso, unito, compatto, mutuale e solidale. Questo è accaduto in questo momento di crisi, ma è un primo passo perché da qui vogliamo mettere in campo una azione di tutela del territorio”. “Se è vero che questo territorio sarà interessati da politiche quali “Cantiere Taranto” o altre forme - ha aggiunto Marinaro -, e io mi auguro che la ricaduta sul territorio non tardi ad arrivare, il sistema costituito sarà quello che garantirà la tutela economica e ambientale, anzitutto ambientale, del territorio. Quella forma di risarcimento tanto ambientale ed economico che Taranto attende da anni”. Per il presidente Marinaro, “da oggi Confindustria diventa il laboratorio delle istituzioni. L’invito è quello che si possa e si debba trattare in Confindustria. Confindustria - ha concluso - la casa dell’economia, la casa delle imprese. Questo deve essere il laboratorio delle attività di Taranto e della sua provincia”.

 

“Pretendiamo che sia questa comunità a definire le priorità e compiere le scelte”


 “Nelle situazioni di emergenza si tende a concentrarsi sui problemi contingenti, a mettere in sicurezza temporanea, salvando il salvabile e perdendo di vista il lungo termine. La questione Ilva, invece, è ancora tutta da risolvere e sul futuro di Taranto non vi è alcuna certezza”. Lo ha dichiarato oggi il presidente della Camera di Commercio di Taranto, Luigi Sportelli, a margine della inaugurazione di “Be Alternatives” nella Cittadella delle imprese, sede della stessa CdC. Per Sportelli, “la rassicurazione sul pagamento dei crediti scaduti dovuti da Arcelor Mittal Italia alle aziende dell’indotto, intervenuta a seguito dell’abnorme pressing esercitato dalla imprese e addirittura da tutte le istituzioni, è un semplice ripristino della legalità e della normalità commerciale rispetto ad impegni per prestazioni ricevute e fatturate”. “Noi dobbiamo aspirare - ha aggiunto - alla normalizzazione del sistema: le imprese che lavorano devono essere pagate senza che debba intervenire tutta la compagine pubblica locale, le industrie non devono inquinare né porre a rischio la salute dei cittadini per generazioni, le persone devono lavorare”. “Abbiamo soluzioni a questi problemi che ci affliggono da 60 anni? La risposta - ha rilevato il presidente della CdC Taranto, Sportelli - è ancora oggi negativa: restano aperti i gravissimi problemi ambientali e sanitari e non abbiamo alcuna prospettiva per gli eventuali esuberi (Ilva e, con alta probabilità, indotto) ai quali oggi, per ben che vada, non si può che garantire assistenza. È un popolo di assistiti - si è quindi chiesto Sportelli - ciò che vogliamo per il nostro futuro o, al contrario, come auspichiamo, un mercato del lavoro sano nel quale ognuno possa vivere senza ammalarsi e realizzarsi anche per le proprie competenze e ambizioni?” Per il presidente della CdC di Taranto, “la “persona al centro” non può essere uno slogan, così come “Green New Deal” non può valere solo per alcune parti del Paese. Abbiamo sostenuto il Pil della Nazione e il manifatturiero italiano per decenni, con uno degli stabilimenti più imponenti del mondo - ha sostenuto riferendosi all’ex Ilva, ora ArcelorMittal -. Ora tutte le istituzioni e gli stakeholder tarantini - ha evidenziato - vogliono sapere con quali modalità si gestisce e si riconverte la fabbrica  e quale sarà il futuro ambientale, economico e sociale dell’area tarantina da qui a 10 anni”. “Di più - ha concluso il presidente CdC Taranto -  pretendiamo che sia questa comunità di istituzioni, imprese, individui, a definire le priorità e compiere le scelte”. 

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