Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1493)

 Nel siderurgico di Taranto di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, “è in ripartenza l’altoforno 2. L’altoforno 1 dovrebbe invece ripartire nella giornata di oggi”. Lo dicono ad AGI fonti sindacali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm. Gli altiforni 1 e 2 erano stati fermati temporaneamente nella giornata di ieri per alcuni interventi di ripristino sulle tubazioni del gas. Resta invece ancora fermo il terzo altoforno dello stabilimento, il 4, per il quale sono ancora in corso delle verifiche tecniche. Già ieri sera l’azienda aveva comunicato ai sindacati che il riavvio dell’altoforno 4 slittava. Da vedere, aggiungono le fonti sindacali, se l’altoforno 4 ripartirà a breve oppure lo stop sarà più lungo.     Ancora ferma, infine, l’acciaieria 1, fermata alle 7 di questa mattina, come diretta conseguenza della inattività degli altiforni. Se questi ultimi non sono tutti in marcia, si osserva, non lavorano le due acciaierie della fabbrica - che sono a valle degli altiforni per la conversione della ghisa in acciaio - ma solo una: la 2. I sindacati hanno chiesto ieri mattina ad Acciaierie d’Italia un incontro di chiarimento che non è stato ancora fissato, concludono le stesse fonti.

 Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ha comunicato ai sindacati metalmeccanici che nel siderurgico di Taranto “la ripartenza di altoforno  4 ritarderà di qualche giorno per problemi tecnici”. Lo dichiara la Fim Cisl. L’altoforno 4 era stato fermato in mattinata. Gli altoforni 1 e 4, che sono gli altri due in funzione, “per un ripristino di alcune tubazioni di gas - dice ancora la Fim - domani si fermeranno contemporaneamente per circa 5/6 ore”. La Fim Cisl precisa che “ci saranno a cascata rallentamenti anche in acciaieria 2 mentre l’acciaieria 1 si fermerà domani alle ore 7 fino a quando non verranno riavviati gli altoforni”. La Fim Cisl rinvia infine “a oggi  per ulteriori aggiornamenti”.

“Stiamo chiedendo oggi ad Acciaierie d’Italia un incontro subito per capire cosa sta succedendo nel siderurgico. In queste ore c’è un pezzo di fabbrica bloccata. Col fermo di impianti importanti, lo stabilimento rischia un altro contraccolpo produttivo in una fase in cui il mercato dell’acciaio è in forte ascesa”. Lo dice all'AGI Francesco Brigati della Fiom Cgil dopo che l’ex Ilva nelle scorse ore ha comunicato a Taranto che slitta la ripartenza dell’altoforno 4, fermato ieri mattina, e che oggi altri due altiforni, 1 e 2, si fermeranno contemporaneamente per cinque-sei ore per il ripristino di alcune tubazioni di gas. Inoltre, ha detto sempre l’ex Ilva, si ferma l’acciaieria 1 (lo stop è scattato oggi alle 7) e in tale condizione resterà sin quando non riprende l’attività degli altiforni. Infine, ci saranno riflessi anche sull’acciaieria 2.

 

 

 “Su tre altiforni in attività, ne abbiamo 2, l’1 e il 2, che oggi si fermano temporaneamente per breve tempo mentre - aggiunge Brigati - sull’altoforno 4 non riusciamo a capire ancora cosa sia successo. L’azienda non ci comunica nulla ed è per questo che stiamo chiedendo un incontro perchè uno stop del genere causa poi tutta un’altra serie di riflessi sulle persone che sono al lavoro”. “Si parla, per l’altoforno 4, di questioni tecniche - osserva Brigati -, ma se corrispondesse al vero l’ipotesi di un problema al crogiuolo dell’impianto, sarebbero difficoltà molto serie perchè andremmo incontro ad una fermata lunga”. Da rilevare che l’altoforno 4 è stato prima dell’estate sottoposto a lavori manutentivi con una fermata di circa 60 giorni. “Il punto vero - rileva Brigati - è che questa è un’azienda dove è presente lo Stato ma noi non tocchiamo palla, nè veniamo informati. Tutto va avanti come prima, come se ci fosse solo il privato. In più - sostiene  Brigati - assistiamo anche ad assurdità, come le ferie chieste dai lavoratori tramutate in cassa integrazione da Acciaierie d’Italia e lo straordinario non pagato”. “Accade infatti - conclude Brigati - è che capi di un’area produttiva chiedano agli addetti di manutenzione di intervenire in straordinario per un intervento di ripristino e poi questa prestazione non gli viene pagata perchè il livello aziendale superiore non ha firmato o dato il suo benestare. E parliamo di quattro ore di straordinario”. 

Confindustria Taranto ha convocato oggi i segretari delle federazioni metalmeccaniche Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm per le 15 di martedì 19 ottobre per discutere della situazione del Green Pass per il personale delle aziende esterne al siderurgico di Taranto Acciaierie d’Italia, ex Ilva. Lo apprende AGI. La convocazione per Confindustria Taranto è firmata da Pietro Vito Chirulli ed è da mettere in relazione a quanto verificatosi stamattina alla portineria imprese della fabbrica con code e disagi che hanno riguardato il personale terzista dell’acciaieria mentre nessun particolare problema è sorto per i diretti di Acciaierie d’Italia. 

 

“Stamattina, davanti alla portineria delle imprese del siderurgico di Taranto di Acciaierie d’Italia non è stato certo un bel vedere. Tanta gente accalcata in fila, due soli tornelli e tre vigilanti per i controlli. Insomma, un bel caos”, ha detto all'AGI il segretario nazionale Fim Cisl, Valerio D’Alò, che stamattina presto è andato sul posto, a proposito della situazione verificatasi per il personale esterno alla fabbrica relativamente all’obbligo di Green Pass. “C’è stata molta confusione tra chi aveva trasmesso il proprio Green Pass all’azienda e questa però non l’aveva comunicato al committente, cioè ad Acciaierie d’Italia, e chi invece doveva esibire la certificazione del tampone - dichiara D’Alò -. È stato posto un problema di normativa da parte delle aziende, stando a quello che apprendiamo, ma il Green Pass può essere acquisito e trasmesso al datore di lavoro”. “Ci siamo subito attivati con Acciaierie d’Italia - aggiunge ad AGI Vincenzo La Neve di Fim Cisl - e dai contatti telefonici che ci sono stati nella mattinata, é emerso che ad oggi sono 14 le aziende appaltatrici che ancora non hanno comunicato ad Acciaierie d’Italia la posizione dei loro dipendenti circa il Green Pass. Il numero, rispetto alla ventina di aziende esterne di qualche giorno fa, è diminuito ma resta comunque importante. Le 14 aziende, di tipologia varia, esprimono una forza lavoro complessiva di 448 addetti. Per queste aziende, Acciaierie d’Italia ha stilato un elenco specifico  - aggiunge La Neve - denominato ‘Omesse timbrature indotto - Green Pass’ “. “Abbiamo chiesto ad ex Ilva - conclude La Neve - di aumentare il numero di vigilanti per i controlli alla portineria imprese visto che qui abbiamo il problema della coda da smaltire, mentre alle portinerie dove entrano i diretti non si è verificato alcunché di complicato e questa prima giornata lo ha dimostrato. L’azienda ci ha risposto che potenzierà i vigilanti”. 

Sono ad oggi circa 1.600, su un organico di 8.200 diretti, i dipendenti di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, addetti al siderurgico di Taranto, che non risultano ancora muniti di Green Pass. Lo ha comunicato oggi pomeriggio l’azienda che ha incontrato i sindacati metalmeccanici per un punto di situazione. Lo spiega ad AGI Vincenzo La Neve della Fim Cisl. “L’azienda proseguirà ancora in questi giorni, in vista della scadenza di venerdi prossimo relativo all’obbligatorietà del Green Pass nei luoghi di lavoro, la raccolta del certificato - dice La Neve -. Nel fine settimana ultimo sono circa 600 i Green Pass inviati all’azienda. Attualmente non sappiamo se questi lavoratori non hanno comunicato nulla all’azienda per indisponibilitá personale, dimenticanza, disguido, oppure perché realmente non si sono sottoposti a vaccinazione“.

 

 I sindacati tendono ad escludere che da venerdì in poi ci potranno essere problemi di funzionamento degli impianti. Oltretutto, non tutti gli 8200 sono al lavoro suo tre turni perché il siderurgico di Taranto è attualmente interessato da una consistente quota di cassa integrazione ordinaria. In una comunicazione ai lavoratori, Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm dicono che oggi l’azienda “ha convocato le organizzazioni sindacali per fornire aggiornamenti in merito all'ingresso dei lavoratori in applicazione al D.L. 127/2021”. “L'azienda ha precisato che tutti i lavoratori che hanno inviato il Green Pass - affermano le tre sigle metalmeccaniche - avranno accesso regolarmente attraverso un varco riservato mentre per tutti coloro che hanno il Green Pass provvisorio, ovvero a seguito di esecuzione tampone, entreranno da un altro varco”. Introdotto anche il tampone gratuito. I sindacati affermano che “l’azienda si farà carico dei lavoratori non vaccinati che potranno effettuare il tampone dal lunedì al sabato dalle ore 8 alle 20 e domenica dalle 9 alle 14 presso la farmacia Clemente presso il rione Tamburi. L'appuntamento - si specifica - dovrà essere preventivamente comunicato tramite e-mail o centralino”.

Ma la situazione più problematica nell’indotto.

“Il problema dei lavoratori del polo siderurgico di Taranto ancora sprovvisti di Green Pass è più rilevante nell’indotto piuttosto che nello stabilimento stesso. Tra le imprese che lavorano nel siderurgico, abbiamo infatti 2mila lavoratori che hanno consegnato alle proprie aziende la certificazione e ben 1.800 che non lo hanno ancora fatto. Siamo quasi al 50 per cento, al contrario invece della fabbrica ex Ilva dove, su 8.200 di organico diretto, solo 1.600 risultano ancora sprovvisti di Green Pass ma pensiamo che questo numero possa nei prossimi giorni essere ulteriormente ridimensionato”. Lo dichiara ad AGI Gennaro Oliva del sindacato Uilm, dopo l’incontro di oggi pomeriggio con l’azienda Acciaierie d’Italia. “Temiamo che nell’indotto, che è vitale per il funzionamento della fabbrica, ci possano essere problemi maggiori. Esiste anche un tema organizzativo. Infatti - aggiunge Oliva - mentre per chi, dipendente diretto di ex Ilva non ha consegnato il Green Pass all’azienda, ci saranno più varchi dedicati in diverse portinerie per effettuare il controllo, perché ci sono dipendenti che non hanno inteso consegnare preventivamente la certificazione al datore di lavoro ritenendo che questa debba essere controllata di volta in volta, nel caso del personale delle imprese, rischiamo invece un affollamento alla portineria dedicata che è unica”.

Per Oliva, infatti, “un conto è smaltire la coda su più portinerie, altro è averne una sola. La differenza tra chi ha già consegnato il Green Pass all’ex Ilva e chi non lo ha fatto o non ha voluto farlo, è che questi ultimi, ogni volta che sono di turno, dovranno assoggettarsi al controllo. Gli altri, invece, entreranno normalmente perché la loro certificazione è già acquisita al badge di ingresso in stabilimento”. “Oggi dovremo chiarire meglio la situazione dell’indotto e capire che problemi ci sono anche con le imprese”, dice l’esponente Uilm, aggiungendo che per i tamponi a carico di ex Ilva “è stata trovata una sola farmacia nel rione Tamburi di Taranto perché è l’unica che ha dato una disponibilità sette giorni su sette, domenica compresa. Questa farmacia - conclude Oliva - dovrà essere pagata da Acciaierie d’Italia ogni mese a fronte del servizio offerto altrimenti la prestazione dei tamponi di interromperà”. 

“Ottima la proroga dell’incentivo fino al 2023 che la nostra Associazione chiedeva con forza – commenta Raffaele LUCCHESE, rappresentante di Anaepa Confartigianato Edili di Taranto – perché i ritardi accumulati che hanno rallentato l’attività dei cantieri, soprattutto nei condomini, devono essere recuperati con un maggior tempo a disposizione per iniziare e completare i lavori”. Giudizio positivo di Confartigianato era stato espresso anche sulla norma che semplificava l’accesso al Superbonus, prevedendo la più agevole CILA.  “Scopo del prolungamento di questa misura è non solo quello di rendere più snelle le procedure e tutta la parte di burocrazia relativa alla legittimità degli edifici, ma anche quella di allargare il beneficio della detrazione massima a nuove tipologie di immobili. Ancora da stabilire cosa ne sarà però degli altri bonus che prevedono in ambito edilizio delle agevolazioni per i proprietari di un immobile, su cui per Confartigianato è necessario fare chiarezza al più presto: tra cui l’ecobonus del 50 o del 65%, le detrazioni per le ristrutturazioni, l’acquisto di mobili ed elettrodomestici, il bonus facciate che prevede un credito di imposta sul 90% dell’importo lavori. Per questi il governo – conclude Lucchese - dovrà decidere in fretta in che misura prevedere il prolungamento, dopo il 31 dicembre, quando terminerà anche l’opportunità di optare per lo sconto in fattura e la cessione del credito”.

Il superbonus che garantisce un credito di imposta al 110% costituisce anche uno dei numerosi capisaldi del PNRR. “Il DL Semplificazioni ha avviato le condizioni indispensabili per attuare il PNRR sui fronti della governance del Piano, del rafforzamento delle strutture amministrative e della semplificazione delle procedure – commentano Giovanni PALMISANO e Francesco BASILE rappresentanti di Confartigianato Impianti Taranto – e ci auguriamo che vi sia un costante coinvolgimento e confronto con le parti sociali, per sciogliere i nodi che da tempo soffocano l’Italia e per non perdere le risorse del Next Generation Eu. Altrettanto fondamentale – hanno aggiunto i due dirigenti provinciali – l’avvio delle riforme, dal fisco alla burocrazia alla giustizia civile, per liberare tutte le energie del sistema produttivo. Ora è il tempo di mettersi tutti a lavorare per la migliore riuscita del PNRR, perché l’Italia non può più permettersi di figurare agli ultimi posti nelle classifiche mondiali”.

Confartigianato Taranto attraverso il suo sportello Bonus Casa è in grado di accompagnare le imprese in tutti gli aspetti relativi all’Ecobonus 110% sia nel caso di semplice cessione del credito e di sconto in fattura, sia nel caso in cui le stesse attività abbiano necessità di finanziarsi per far fronte a tutti quei lavori che permettono di sfruttare tali incentivi.

Edilizia e superbonus 110% driver della ripresa: l’analisi del Centro Studi Confartigianato

Come emerso proprio da un recente studio Confartigianato, la ripresa degli investimenti è in corso, sostenuta dagli incentivi fiscali, e sta determinando un più che completo recupero dei settori delle costruzioni e della digital economy. Nel primo semestre del 2021 il valore aggiunto del totale economia è inferiore del 4,8% livello pre-crisi del primo semestre del 2019, mentre si registra un rilancio per le costruzioni, il cui valore aggiunto sale del 10,1% rispetto ai livelli pre-Covid e per i servizi di informazione e comunicazione che segnano un progresso del 7,9%. Nel confronto internazionale, la performance dell’edilizia italiana è di gran lunga superiore a quella della Germania (+0,8%) ed è in controtendenza rispetto al ritardo di Francia (-5,8%) e Spagna (-17,8%). Ad agosto 2021 i giudizi delle imprese sull’attività delle costruzioni sono ai massimi dal maggio 2003. Il Superbonus del 110%, anche grazie alle semplificazioni introdotte lo scorso 31 maggio con il Decreto Legge 77/202, sta sostenendo la domanda di manutenzione degli immobili. Nel secondo trimestre del 2021 la quota di consumatori che indicano certa o probabile una ristrutturazione della propria abitazione raggiunge il massimo storico del 22,9%. Secondo, inoltre, il report sul super ecobonus del 110% dell’Enea e del Ministero della transizione ecologica, al 30 settembre 2021 le asseverazioni sono 46.195, il totale del investimenti ammessi a detrazione ammonta a 7.495 milioni di euro, mentre quelli relativi a lavori conclusi ammessi a detrazione sono pari a 5.114 milioni di euro. Sempre secondo questo stesso report, nella Puglia, l’investimento medio per i condomini è stato di circa 653 mila euro, quello per gli edifici unifamiliari di circa 98mila euro e quello per gli U.I. funzionalmente indipendenti di circa 96mila euro. Il totale degli investimenti ammessi a detrazione ammonta in Puglia a oltre 429milioni di euro. L’utilizzo degli incentivi fiscali, inoltre, favorisce il contenimento del fenomeno del sommerso nell’edilizia: nelle regioni meridionali la quota di lavoro irregolare nelle costruzioni è del 24,5%, pressoché doppia rispetto al 13% del Centro-Nord.

Effetti indotti dalla ripresa delle costruzioni – Si assiste anche un ritorno alla crescita delle start-up di impresa: nei primi otto mesi del 2021 le nuove iscrizioni di imprese delle costruzioni sono del 6,5% superiore allo stesso periodo del 2019, in contro tendenza rispetto al -16,1% della manifattura e al -7,0% dei servizi. La domanda delle costruzioni genera un significativo traino sulla produzione di manufatti per l’edilizia che, nei primi sette mesi del 2021, risulta dell’8,4% superiore allo stesso periodo del 2019, a fronte di un ritardo del 2,2% registrato nella media della manifattura. La ripresa in corso si riverbera anche sulla domanda di lavoro delle imprese dell’edilizia. Nei primi sei mesi del 2021 si sono realizzate 719 mila assunzioni nette, il 12,2% in più rispetto allo stesso periodo del 2019, con una marcata accentuazione nelle costruzioni, dove salgono del 57,6%. Le  costruzioni sono il comparto che registra il maggiore aumento di posti di lavoro creati, con 33 mila assunzioni nette in più rispetto al primo semestre del 2019 (+57,6%), a fronte dei 25 mila in più degli Altri servizi e dei 21 mila in più del Commercio.

Con la crescita della domanda, sale la difficoltà di reperimento del personale che ad agosto 2021 arriva al 44,5% delle entrate di operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici, oltre nove punti superiore al 35,3% di un anno prima e risultando ampiamente superiore al 39,7% della media degli operai specializzati. Prevale la domanda di lavoro stabile e qualificata. Il 91,5% delle entrate nelle costruzioni si riferiscono a personale dipendente, superiore all’86,8% dei servizi e al 79% della manifattura, mentre la quota di ingressi di personale generico si limita al 7%, una quota dimezzata rispetto al 14,5% della media di tutti i settori.

“L’escalation dei prezzi e la scarsità delle materie prime – commenta infine Mauro MAZZAGLIA rappresentante di Confartigianato Serramentisti Taranto – complicano il quadro: a giugno 2021 i costi delle commodities non energetiche sono saliti del 39,1% su base annua, mentre le attese sui prezzi delle costruzioni ad agosto 2021 sono balzati ai massimi da settembre del 2004, e l’attività di quasi una impresa su dieci (9%) è ostacolata dalla difficoltà di reperimento delle materie prime. Una situazione molto complicata che rischia davvero di gettare un’ombra sulla ripresa dell’edilizia. Per far fronte ai pesanti rincari delle materie prime registrati negli ultimi mesi, Confartigianato chiede al Governo sia ripristinato l’obbligo di inserire nei bandi di gara una clausola per procedere con la revisione dei prezzi, sia nel caso di incremento dei costi delle materie prime che di aumenti del costo del lavoro dovuti anche all’applicazione delle clausole sociali. Altrettanto indispensabile individuare un sistema straordinario per sostenere le imprese che hanno subito incrementi eccezionali delle materie prime al fine di scongiurare il blocco degli appalti in corso”.

 

 

 

BCC San Marzano entra nel novero dei Partecipanti della Fondazione per l’Educazione finanziaria e al Risparmio (FEduF), creata dall’Associazione Bancaria Italiana per diffondere l’educazione finanziaria in un’ottica di cittadinanza consapevole e di legalità economica.

 

Questo aspetto è ancora più importante alla luce dei dati sulle competenze economiche degli adulti: secondo il rapporto IACOFI (Banca d’Italia) che esistono ampie fasce della popolazione che pur non avendo un livello di competenze adeguato gestiscono quotidianamente l’economia familiare. Considerando sia gli esclusi sia gli incompetenti, si tratta di circa otto milioni di adulti, che non riescono quindi a trasmettere informazioni e comportamenti adeguati.

 

E’ un progetto che sposiamo con grande entusiasmo – ha dichiarato Emanuele di Palma, Presidente della BCC San Marzano - nella profonda convinzione che questo sia uno dei ruoli più importanti di un istituto di credito: diffondere la cultura finanziaria per trasferirla a bambini e ragazzi in un percorso che possa renderli risparmiatori consapevoli e responsabili. Da sempre l’informazione e la consulenza rappresentano una leva strategica del nostro approccio alla comunità di riferimento. Con l’adesione a Feduf – ha concluso di Palma - rafforziamo la nostra mission sul territorio sempre più orientata alla sostenibilità e all’educazione finanziaria, come forma di benessere individuale e sociale.

 

Diffondere l’educazione finanziaria presso la popolazione non è impresa facile perché gli argomenti che le sono propri vengono percepiti come complessi e inarrivabili. Mai come oggi, dati i pesanti effetti economici della pandemia sulle finanze delle famiglie, è però indispensabile affrontare in modo lucido e consapevole le scelte relative alle risorse economiche individuali, sia in termini di gestione del quotidiano che nella prospettiva del risparmio e della protezione finanziaria.

 

“I dati delle ricerche nazionali e internazionali rivelano quanto sia urgente un’azione di sistema per la crescita dell’educazione finanziaria degli italiani - ha commentato Giovanna Boggio Robutti, Direttore Generale della FEduF – non possiamo quindi che accogliere con estremo piacere il contributo alla diffusione della consapevolezza economica di BCC di San Marzano, punto di riferimento sul territorio mercato per l’innovazione e per la capacità di ascoltare e interpretare le esigenze di ogni singola persona”.

 

Acciaierie d’Italia, ex Ilva, ha comunicato stamattina ai sindacati metalmeccanici che gli altoforni 2 e 4 dello stabilimento siderurgico di Taranto “resteranno fermi per 24 ore a causa di un problema di approvvigionamento di materie prime”. Lo dichiara ad AGI Antonio Talò, segretario Uilm. “L’azienda - prosegue Talò - ci ha detto che conta di risolvere il problema anche prima delle 24 ore e che per il personale non ci sarà alcuna conseguenza, in quanto rimarrà ai propri posti”. Con la fermata temporanea di due altiforni su tre, il siderurgico resta in attività solo con l’altoforno 1. 

 Oggi intanto cominciano a Taranto dalle aree ghisa e acciaierie gli incontri per entrare nel merito della nuova tranche di cassa integrazione ordinaria che l’ex Ilva ha fatto partire dallo scorso 27 settembre, per 13 settimane di durata e un numero massimo medio mensile di 3.500 lavoratori. “Attendiamo di capire - conclude Talò - se l’azienda effettuerà davvero in modo significativo una rotazione tra cassa integrazione e lavoro in modo da non penalizzare ancora economicamente i dipendenti che vengono già da lunghi periodi di cig”. 

 

Dichiarata fallita nel 2013 dopo essere stata nelle mani nel tempo di Parmalat e Gealat, riparte, nel 70esimo anno dalla fondazione, la Centrale del Latte di Taranto. Questa mattina la presentazione del progetto da parte del nuovo ad Vincenzo Fanelli, che è anche vice presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Taranto. Il nuovo debutto produttivo avverrà il 4 ottobre, il latte sarà venduto in bottiglie di vetro e avrà due tipologie, “latte fresco “alta qualità” e latte fresco “leggero” col 40 per cento di grassi in meno” ha dichiarato oggi Fanelli, in una conferenza stampa che ha visto presenti anche Regione Puglia, Comune di Taranto e Confindustria Taranto. “La produzione sarà crescente nel tempo - ha detto Fanelli -. Abbiamo già individuato una serie di allevamenti certificati e all’avanguardia per la qualità che saranno nostro fornitori, compresi tra la Murgia pugliese e le Dolomiti lucane. Per questa individuazione ci siamo avvalsi delle competenze dell’Università di Bari. Il processo di lavorazione - ha proseguito l’ad Fanelli - avverrà in un impianto della Murgia che già opera in questo ambito e i clienti potranno prenotare il latte ricorrendo ad un app  attraverso i punti di vendita individuati”. “I prodotti della Centrale del Latte saranno  disponibili sul mercato entro 24 ore dalla mungitura” ha aggiunto. 

Tredici settimane di nuova cassa integrazione ordinaria cominciano da domani all’ex Ilva di Taranto, ora Acciaierie d’Italia. La nuova cassa segue quella post Covid, anch'essa durata 13 settimane, e tutti gli altri precedenti periodi di cassa, sia Covid che ordinaria.

    La nuova cassa integrazione ordinaria riguarderà un numero massimo come media settimanale di 3500 dipendenti di Taranto  tra operai, impiegati e quadri. 

 

 Nelle varie tipologie, gli ammortizzatori sociali sono cominciati nel siderurgico di Taranto a luglio 2019 e da allora non si sono mai interrotti.     “Nonostante nel generale contesto di mercato siano oggi percepibili segnali ottimistici nella crescente e maggiormente stabile domanda di acciaio”, nel siderurgico di Taranto il blocco produttivo dei mesi passati, “ha condizionato e continua ad incidere in modo inevitabile sulla possibilità di poter saturate gli impianti di laminazione e rilavorazione a valle del ciclo produttivo sia per lo stabilimento di Taranto". Così il direttore delle risorse umane, Arturo Ferrucci, ha motivato ai sindacati l’ulteriore ricorso alla cig. 

 

"Ma anche per i centri di lavorazione e laminazione a freddo del Nord Italia (Genova, Novi Ligure e Racconigi) - ha aggiunto - con ovvie ricadute sulla possibilità di impiego in modo continuativo del personale addetto a tali impianti”.

    Nel primo semestre dell’anno, le fermate degli altiforni 2 e 4, avvenute in periodo distinti e ora superate, hanno determinato una perdita produttiva di 5mila tonnellate di ghisa al giorno.

    In vista della nuova cig, i sindacati hanno rinnovato ad Acciaierie d’Italia la richiesta di integrare economicamente l’ammortizzatore sociale per ridurre i disagi dei lavoratori ma l’azienda si è nuovamente detta indisponibile.

    Acciaierie d’Italia incontrerà i sindacati nazionali a Roma il 28 settembre per un punto di situazione. 

L’estensione dell'applicazione della certificazione verde Covid 19 a tutto il lavoro pubblico e privato è un provvedimento da tempo auspicato e sollecitato anche da Confartigianato per fare chiarezza e orientato a coniugare tutela della salute e sicurezza delle persone con l'obiettivo di rilanciare l'economia attraverso l'allentamento delle restrizioni che ancora condizionano l'attività di impresa. Come noto, il provvedimento estende, dal 15 ottobre al 31 dicembre 2021, l'obbligo di possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde a chiunque svolga un'attività lavorativa nel settore privato, al fine di accedere ai luoghi di lavoro. L'obbligo è inoltre esteso a tutti i soggetti esterni che svolgano a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa, di formazione o di volontariato presso i luoghi di lavoro privati.

Per noi imprenditori artigiani l’obbligo di Green pass a tutti i lavoratori è un fatto positivo, senza se e senza ma. Esordisce così il Presidente di Confartigianato Impianti Taranto Giovanni Palmisano. In questo modo si chiariscono in maniera univoca e chiara i comportamenti da seguire nei confronti dei lavoratori che non si vaccinano. Tutto ciò aumenta la salute e sicurezza in azienda e consente di accelerare il percorso di uscita dalla crisi con una ripresa lineare, visto che non ci possiamo permettere nuovi lockdown. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria le imprese hanno applicato tutti i protocolli anti-Covid, facendo investimenti e spesso cambiando  le proprie abitudini e comportamenti, sapremo vigilare sul Green pass.

Si devono però comprendere bene le nuove regole  - prosegue Palmisano. Le imprese sotto i 15 dipendenti, che sono la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese del territorio tarantino, possono dopo il quinto giorno di mancata presentazione del certificato da parte di un lavoratore, sostituirlo per dieci giorni non oltre il 31 dicembre; cosa positiva per noi piccoli ma la procedura va chiarita bene. Non ci convince il riferimento ai dieci giorni per i sostituti, perché è difficile assumere qualcuno per una sostituzione così breve visto che è già normalmente difficilissimo trovare personale qualificato da assumere. E’ importantissimo chiarire questo  aspetto, per noi cruciale. Come noto la piccola impresa è molto spesso una famiglia dove i collaboratori ne fanno parte integrante e difficilmente si vuol licenziare, figuriamoci se vogliamo utilizzare questa normativa del green pass per  risolvere il rapporto di lavoro o fare sanzioni disciplinari. Nella regolamentazione – conclude Giovanni Palmisano - sono rientrati anche i lavoratori autonomi, gli artigiani; si  controllerà il pass dell’idraulico che lavora da solo. Anche questo aspetto non è molto chiaro (chi deve controllare?) ma devo dire che, di fatto, già oggi i nostri clienti, di loro iniziativa, ci chiedevano il green pass prima di farci entrare nelle loro case e nelle aziende. Comunque, confrontandoci con i nostri colleghi, anche di altre categorie economiche, abbiamo potuto verificare sia assolutamente giusto.

L’unica cosa che come piccole imprese temiamo sono un possibile aggravio di adempimenti,  sanzioni e di costi dei tamponi, ma siamo certi di poter gestite al meglio anche questo compito.

 

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