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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1682)

A lanciare l’allarme i Presidenti di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, e di Confcommercio Taranto, Leonardo Giangrande, i quali si rivolgono sia al Governo uscente sia alle forze che potenzialmente dovrebbero, a breve, andare a comporre il prossimo Esecutivo

 

 

Ha assunto oramai i contorni dell’emergenza conclamata la crisi energetica che sta investendo interi settori produttivi, in maniera trasversale, da nord a sud, sia che si tratti di piccole sia che riguardi le realtà grandi e consolidate: in assenza di interventi, si rischia la paralisi.

Ed è questo l’allarme che a Taranto viene rilanciato, con forza, dai Presidenti di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, e di Confcommercio Taranto, Leonardo Giangrande.

Da un lato l’industria, dall’altro il commercio. “Nient’altro che due facce della stessa medaglia – commentano i vertici delle associazioni territoriali tarantine – che oggi si trovano ad affrontare lo stesso, incombente problema: realtà produttive in ginocchio a causa degli abnormi costi dell’energia, aziende ed esercizi commerciali costretti in molti casi a chiudere definitivamente perché le bollette arrivano quintuplicate. Dove non c’è la chiusura – aggiungono -  esiste un concreto rischio, per queste realtà produttive, di arrivare ad un punto di non ritorno perché i rating bancari inevitabilmente ne risentono, innescando una spirale di criticità”.

I presidenti Toma e Giangrande, in considerazione dell’enorme portata del problema e soprattutto della sua impellenza, si rivolgono sia al Governo uscente sia alle forze che potenzialmente dovrebbero, a breve, andare a comporre il prossimo Esecutivo.  Parlando di “sicurezza nazionale”, le stesse parole più volte rilanciate attraverso i media dal Presidente di Confindustria Bonomi, richiedono in primis interventi mirati per imprese ed esercizi commerciali, affinché riescano a fronteggiare le emergenze in vista di una risoluzione anche parziale del problema.

Dal tetto imposto al prezzo del gas, non solo quello importato dalla Russia, ad una divisione fra il costo dell’elettricità e quello del gas; e ancora, una dilazione dei pagamenti per le bollette più esose, che riguardano le realtà più grandi. Queste le prime richieste che arrivano dai vertici delle due associazioni e che potrebbero essere applicate in tutto il Paese.

“L’alternativa più immediata, in attesa di una risposta europea, è quella adottata dalla Germania – aggiungono – che con la manovra da 200 miliardi annunciata la scorsa settimana ha mobilitato oltre l'8% del Pil per sostenere famiglie e imprese. L’appello è a far presto perché oggi c’è una bomba sociale pronta ad esplodere: se gli interventi dovessero essere tardivi, le risorse da mettere in campo diventeranno ancora più ingenti perché molte realtà avranno superato la soglia di sopravvivenza. Occorre intervenire subito”.

 

 

 

 

Nel 2021 il valore economico direttamente generato dallo stabilimento siderurgico di Taranto di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, è stato pari a 3,387 miliardi contro 1,618 miliardi del 2020. Quello distribuito a dipendenti, fornitori, finanziatori e pubblica amministrazione è stato pari a 3,443 miliardi. Tra stipendi e benefit ai dipendenti, spesi 349,556 milioni. Lo rivela il primo bilancio di sostenibilità di Acciaierie d’Italia approvato dal cda. È dell’anno in corso ma su dati del 2021.

   È uno strumento che torna dopo quelli degli anni passati riferiti alla vecchia proprietà e gestione del gruppo Riva, poi uscito di scena a seguito del commissariamento statale dell’azienda avvenuto a giugno 2013. Nel documento vengono fotografati gli anni dal 2011 al 2019 ma il focus è concentrato su 2019, 2020 e 2021.

   Sul piano economico, il bilancio di sostenibilità dice che “lo stabilimento AdI di Taranto rappresenta il cluster a maggiore impatto” e che nel 2021 su un totale ordinato di 3.915 milioni di euro, l’85 per cento ha riguardato Taranto con 3.319 milioni. Dove la distribuzione degli ordini ha riguardato 2.070 milioni i materiali, 721 milioni prestazioni e servizi, 528 milioni energy & utilities. Rispetto a ordini a Taranto per 2.204 milioni nel 2019 e per 1.900 milioni nel 2020, gli oltre 3mila milioni dello scorso anno evidenziano la ripresa post pandemia quando ancora la guerra non era scoppiata. E ancora, si legge nel report, l’anno scorso, su un totale di 2.100 fornitori di cui l’ex Ilva si è avvalsa, circa 320  avevano sede in Puglia, pari al 15,2 per cento del totale dei fornitori, 221 dei quali nella  provincia di Taranto, pari al 70 per cento dei fornitori pugliesi.

   Circa gli infortuni totali in stabilimento, sono stati 100 nel 2021, 89 l’anno prima, 173 nel 2019. Nessun incidente mortale o grave nel 2021, annota il rapporto, evidenziando che 127.972 ore sono state dedicate alla  formazione del personale di cui 21.824 a formazione e sicurezza e 76.330 a riunioni sicurezza. 

 

Un corposo capitolo del bilancio di sostenibilità è dedicato all’ambiente. Gli investimenti in corso e previsti ammontano a 1,77 miliardi, si legge nel report. A proposito delle emissioni dello stabilimento che, col ciclo integrale e l’area a caldo, ha una produzione impattante, il rapporto sostiene che rispetto al 2011, anno di rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale, la media del triennio di rendicontazione (dal 2019 al 2021) vede “una netta riduzione dei valori emissivi” relativamente agli inquinanti rappresentati da polveri, benzoapirene, diossine, PM 10 e PM 2,5.

   Inoltre sull’ambiente il rapporto di sostenibilità evidenzia che nel 2021 l’ex Ilva ha recuperato a Taranto 279.209 tonnellate di materiali ferrosi, cui si sommano 424.685 tonnellate di rottami riciclati. Con questo materiale é stato prodotto il 17,6 per cento dell’acciaio, valore calcolato sulle tonnellate di bramme nette e in aumento rispetto al 2020 quando la percentuale è stata del 16,6. Sui rifiuti, invece, il rapporto evidenzia che la produzione del 2021 è stata pari a 1,767 milioni di tonnellate, di cui 1,751 milioni non pericolosi e 15.869 pericolosi. La fabbrica è provvista di due discariche. Poco più di un milione di tonnellate è andato al recupero interno, 258.596 tonnellate al recupero esterno, 361.424 tonnellate allo smaltimento interno e 104.406 a quello esterno. 

 

Ricco il calendario di appuntamenti nell’ambito del

Taranto PORT Days in corso al Porto di Taranto 

 


Un momento di confronto a più voci per parlare del Porto di Taranto, del suo ruolo nello scenario internazionale, delle sue prospettive e del rapporto con la città: nell’ambito di Taranto Port Days 2022, si terrà venerdì, 7 ottobre prossimo, il convegno su 
“La centralità dei Porti europei nel processo di rilancio dei traffici internazionali”.

 

Il talk, organizzato da Confindustria Taranto, prevede i saluti del Presidente Salvatore Toma; a seguire, gli interventi del Sindaco e Presidente della Provincia di Taranto Rinaldo Melucci; di Barbara Beltrame Giacomello, vice presidente di Confindustria con delega all’internazionalizzazione; di Sergio Prete, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Jonio e di Floriana Gallucci, Commissario Straordinario della Zes Jonica.

 

Modererà i lavori Roberta Morleo, responsabile ufficio stampa di Confindustria Taranto.

L’appuntamento è alle ore 12, Calata 1 del Porto di Taranto.

 

 

 

E’ previsto per sabato 8 Ottobre, sempre nell’ambito delle attività di Taranto Port Days 2022, l’incontro tematico organizzato in sinergia da Raccomar, Optima Confcommercio e Raccomar Giovani Puglia, “Un porto eccezionale - Storytelling dei  protagonisti del Porto di Taranto”.

 

L’idea è quella di narrare e far conoscere attraverso la tecnica dello storytelling il mondo del Porto ed i protagonisti che  lo abitano.

A raccontarne il porto  Giuseppe  Melucci, presidente di Raccomar Taranto, che  parlerà della sua esperienza di pianificazione nel  settore portuale, logistico e del trasporto ferroviario cargo.

Marco Caffio, presidente di Optima Confcommercio, che racconterà cosa  ha significato  nel Porto di Taranto l’esperienza degli impianti eolici e dell’off-shore.

Luigi Guida, in rappresentanza di Assarmatori, che ci trasferirà nel mondo dell’Heavy Lifting con tante esperienze eccezionali.

Non mancherà l’apporto delle nuove leve: Luca Piliego, vicepresidente  Raccomar Giovani Puglia, che spiegherà come un giovane può prepararsi a svolgere la professione di raccomandatario marittimo. Concluderà il segretario generale dell’AsDP, Roberto Settembrini, uomo di marketing, che comunicherà la sua visione di Porto.

 

Saranno loro con le loro storie e i loro racconti a comunicare il valore della ‘risorsa Porto’; saranno loro ad esprimere una specifica visione del mondo e del mercato di riferimento; saranno loro che coinvolgeranno il pubblico grazie al proprio talento e alla loro esperienza; saranno loro che ci racconteranno come è possibile superare le difficoltà e ottenere benefici attraverso un lavoro che vede nella risorsa mare-porto la vera ricchezza.

- “Chiaramente l’emergenza gas riduce un pò la capacità produttiva perchè la quantità di gas va diminuendo, ma l’azienda la vedo molto forte e credo che abbia gli strumenti per passare attraverso questo percorso stretto che ha difronte non solo l’acciaieria ma tutte le altre imprese d’Italia”. Lo ha detto oggi a Taranto l’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, Lucia Morselli, a margine della firma dell’accordo col Politecnico di Bari sui temi della transizione e della produzione sostenibile.

   “I prossimi due anni saranno un pò complicati - ha affermato Morselli- ma ci sentiamo i più forti”. L’emergenza gas, ha aggiunto, “ha rallentato un pò l’aumento della produzione, ovviamente, perchè il gas che ha un prezzo che non posso definire, se non quasi inaccessibile. E quindi abbiamo dovuto ridisegnare il processo produttivo”. 

 

Per l'ad, “l’obiettivo è ovviamente di continuare a produrre, di esserci in salute. Nessun investimento è stato fermato. Tutti gli investimenti sono stati confermati. Sul piano ambientale siamo leggermente in anticipo. Quindi gli assi portanti dell’acciaieria sono stati tutti confermati. Ovviamente, l’emergenza gas, con la penuria di gas, i prezzi, porterà a qualche cambiamento ma nulla che possa compromettere il futuro dello stabilimento. Anzi, probabilmente - ha detto ancora Morselli - ne usciremo più forti. Noi ne usciremo. Spero tutti. Ma probabilmente non tutti saranno capaci di affrontare queste sfide con la nostra forza e le nostre coperture”.

   Morselli, in riferimento al dl Aiuti bis che prevede un miliardo, affidato a Invitalia, partner pubblico del privato Mittal in Acciaierie d’Italia, ha dichiarato che “il nuovo Governo arriverà. Noi rispettiamo tutti i Governi. Il Governo ce l’abbiamo. Aspettiamo il prossimo ma continuiamo a lavorare intensamente con quello in carica. Abbiamo lavorato con tutti i Governi, allo stesso modo e con la stessa profittabilità. E con lo stesso rapporto di altissima collaborazione”.

   Infine, sull’indotto che ruota attorno all’ex Ilva, Morselli ha affermato che “l’acciaieria rimane a lavorare, continua la sua attività produttiva nonostante queste sfide planetarie, e per loro signififa avere commesse, un futuro. Che è quello che vogliamo garantire all’acciaieria che alle aziende del territorio che lavorano per noi, che sono parte essenziale. Il valore che produciamo per l’acciaieria verrà condiviso sempre con l’indotto. Che non è un’entità separata”. “Acciaierie d’Italia e il Politecnico di Bari hanno sottoscritto un accordo  di partnership - si legge in una nota - per il counseling tecnologico e l’innovazione sostenibile dei processi produttivi. L’accordo è stato siglato presso lo stabilimento di Taranto dal Rettore del Politecnico di Bari, Francesco Cupertino e dall’Amministratore Delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, con la Ministra dell'Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, in collegamento video e l’Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia, Alessandro Delli Noci, che ha testimoniato la rilevanza del progetto per la Regione.

 

L’intesa configura una relazione di lungo periodo nella quale l’Ateneo, tramite professori e ricercatori, supporterà le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione per il settore siderurgico condotte dall’Azienda. L’obiettivo congiunto è di contribuire ulteriormente alla crescita del contesto economico e produttivo regionale e stimolare una sempre maggiore attenzione ai temi della sostenibilità nella manifattura.  

 

Acciaierie d’Italia ha creato all’interno dello stabilimento di Taranto un proprio Centro di Ricerca e Sviluppo per supportare l’innovazione e il miglioramento dei processi produttivi e dei prodotti. L’accordo con il Politecnico di Bari si inquadra nell’ampliamento della rete di collaborazioni del Centro, che opera in piena autonomia scientifica.

 

Le due realtà sono peraltro già fortemente sinergiche sotto il profilo della formazione professionale: 150 ingegneri sui circa 200 attualmente impiegati nell’acciaieria tarantina si sono laureati presso l’Ateneo barese. Un dato destinato a crescere grazie alle selezioni in corso per l’assunzione di ulteriori figure specializzate.

 

Vogliamo sviluppare una crescente sostenibilità della produzione siderurgica, portando avanti la transizione ecologica ed energetica anche attraverso l’accordo firmato oggi. Il Politecnico di

Bari è un centro di eccellenza e guida tecnico-scientifica regionale e questa partnership avrà un impatto importante sia su di noi, sia sul sistema universitario, sia quindi sul territorio”, ha dichiarato Lucia Morselli, Amministratore Delegato di Acciaierie d’Italia.

 

“Il futuro di Taranto, che noi abbiamo molto a cuore, è legato a quello della sua acciaieria – ha commentato il Rettore del Politecnico di Bari, Francesco Cupertino – per cui ci fa molto piacere una collaborazione sui temi-chiave della sostenibilità. Il Politecnico – ha aggiunto il Rettore – è presente a Taranto fin dalla sua istituzione e oggi vuole sostenere, attraverso la ricerca e il trasferimento tecnologico, nuovi modelli di produzione che rimettano insieme le esigenze dell’industria con quelle del lavoro, della salute e dell’ambiente. Siamo convinti di poter costruire un ecosistema dell’innovazione – ha concluso Cupertino – che coinvolga università, grandi e piccole imprese, startup innovative, istituzioni e associazioni di categoria, per fare di questo territorio un laboratorio di sperimentazione di livello europeo”.

 

“Emanciparsi energeticamente dai combustibili fossili e puntare sulle energie rinnovabili - ha dichiarato l’Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia, Alessandro Delli Noci - è la sfida su cui la Regione Puglia ha scommesso qualche anno fa e che oggi diventa centrale. Questo vale in maniera particolare per la città di Taranto che abbiamo candidato nel progetto bandiera nel PNRR a città dell’idrogeno. In questo contesto, i progetti di ricerca, la produzione di idee innovative diventano centrali e questa partnership tra Acciaierie d’Italia e Politecnico di Bari non potrà che soddisfare questa esigenza e velocizzare il processo di transizione energetica della nostra Regione”.

Le risorse complessive messe a disposizione nel Pnrr per incentivare la partecipazione delle donne al mondo produttivo e supportare le imprese femminili (nuove o già esistenti) in ogni regione italiana, riducendo il divario territoriale, ammontano a 400 milioni di euro. E’ quanto emerge dall’analisi condotta dal Collegio del controllo concomitante della Corte dei conti, approvata con delibera 10/2022, in cui la magistratura contabile ha esaminato lo stato di realizzazione dell’intervento previsto nell’ambito della missione 'Inclusione e coesione' del Piano, denominato 'Creazione di imprese femminili', che interesserà 2400 aziende italiane entro il 2026, di cui 700 nell’obiettivo intermedio del secondo trimestre 2023. La distribuzione delle 1.200 domande sinora presentate, evidenzia la Corte, mostra una marcata disomogeneità territoriale a scapito delle zone meridionali del Paese cui è destinato il 40% delle risorse complessive, rivelando la necessità di strategie di comunicazione specifiche e chiare, per rafforzare la cultura della partecipazione delle donne al mondo imprenditoriale proprio nei territori del Sud Italia in cui il numero delle domande si è rivelato più basso. Sul tema, la Corte ha invitato il ministero dello Sviluppo economico, come soggetto attuatore, sia a monitorare l’operato di Invitalia, gestore delle attività connesse al progetto, sul rispetto dei principi trasversali previsti dal Pnrr a favore di giovani, donne e Sud, sia a definire al più presto le attività di comunicazione e formazione, con verifica dell’avvenuta pubblicazione di tutti gli atti riguardanti l’intervento previsto dal Piano. 

Dalle imprese dell’indotto, che avanzano 100 milioni di euro, all’ente che fornisce l’acqua per l’uso industriale, in credito di 375mila euro per 2,6 milioni di metri cubi. É esteso il fronte dei pagamenti che Acciaierie d’Italia, ex Ilva, deve onorare. Ma l’azienda da mesi ha scarsa liquidità ed il circolante è ridotto ai minimi termini, tanto che si spera che qualcosa possa arrivare dalla dote del Dl Aiuti Bis (un miliardo). I 100 milioni di euro che avanza l’indotto sono un dato fornito da Confindustria Puglia e Taranto. E qualcosa, su questo versante, pare che si stia muovendo. Secondo fonti industriali, alle aziende che vantano uno scaduto considerevole, Acciaierie d’Italia avrebbe proposto un piano di rientro. Inoltre, rilevano le stesse fonti, si sono un pò rimessi in moto gli ordini che sinora erano bloccati. 

 

 Si tratta di ricambi, lavori e manutenzioni. In ogni caso, il tema relativo ai crediti vantati dall’indotto resta rilevante. E dopo aver chiesto ad Invitalia di destinare ai pagamenti arretrati e alla liquidità di Acciaierie d’Italia parte del miliardo di euro che col dl Aiuti Bis il Governo ha finalizzato alla ricapitalizzazione della società, Confindustria, con l’apporto della struttura nazionale, si starebbe ora muovendo per incontrare la stessa Invitalia. Quest’ultima, che fa capo al ministero dell’Economia, in Acciaierie d’Italia partner pubblico di minoranza del privato ArcelorMittal, è infatti delegata dal dl, nel frattempo divenuto legge, a studiare forme e tempi dell’operazione.  Un altro costo significativo per l’ex Ilva è quello del gas, la cui bolletta è considerevolmente cresciuta negli ultimi mesi. Benchè possa contare sul gas di recupero derivante dagli impianti, l’ex Ilva ha comunque bisogno di gas dalla rete. Sia perché quello di recupero ha un potere calorifico minore rispetto a quello della rete (potere che decresce dalla cokeria alle acciaierie), sia perchè il gas “esterno” serve ad alimentare centrali, forni di riscaldo dei treni di laminazione e gli altri stabilimenti del gruppo. E ci sono anche i costi dell’acqua da fronteggiare. C’è infatti una fornitura di 2.687.645 milioni di metri cubi per uso industriale tra i debiti che Acciaierie d’Italia deve saldare. È acqua utilizzata per raffreddare gli impianti. Sono 375.260,54 euro da corrispondere all’Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (Eipli). L’importo è relativo a due fatture di agosto scorso. Una, per la fornitura dall’impianto del Tara, riguarda 1.874.880 metri cubi di acqua. Sono da saldare 172.172,11 euro per l’erogato e 17.217,21 per l’Iva al 10 per cento. Totale: 189.389,32 euro. L’altra, invece, è relativa alla fornitura dal Sinni: 812.765 metri cubi. Qui l’ammontare dell’erogato è pari a 168.973,84 euro cui vanno aggiunti 16.897,38 di Iva per un complessivo di 185.871,22 euro. Su proposta del responsabile del servizio amministrativo, il commissario dell’ente, Nicola Fortunato, ha  disposto, con un doppio decreto del 29 settembre, “di autorizzare l’assunzione dell’accertamento e riscossione”. 

“Lo Stato deve fare semplicemente un’operazione: deve rilevare, perchè oggi c’è un rimpallo di responsabilità e i lavoratori pagano. La città di Taranto paga. Il Paese paga. Noi paghiamo mentre ognuno si scarica delle responsabilità”. Così questa mattina si è espresso in un punto stampa a Taranto, all’esterno della direzione di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, il segretario generale Fiom Cgil, Michele De Palma, che di primo mattino ha tenuto un’assemblea con i lavoratori iscritti al sindacato. Dichiarandosi a favore di una ex Ilva a controllo statale, mentre oggi Invitalia è partner pubblico di minoranza del privato ArcelorMittal, De Palma ha detto che “lo Stato dovrebbe, come era in premessa, andare in maggioranza di capitale visto che ci mettiamo i soldi ma non entriamo nel capitale e a quel punto assumersi la responsabilità di gestire gli impianti”. “Siamo l’unico Paese - ha rilevato il numero 1 Fiom - dove se dici una cosa del genere, rischi di passare per comunista. In Francia, nell’arco di una notte, hanno preso Edf e l’hanno resa pubblica. In una notte. Perchè lo Stato aveva bisogno dell’elettricità”.

    A proposito del fatto che con un accordo dei mesi scorsi Invitalia e ArcelorMittal hanno congelato gli attuali assetti societari rinviando a maggio 2024 il passaggio dello Stato al 60 per cento, Di Palma ha dichiarato: “Non è vero. È stato fatto un accordo ma ci sono anche le condizioni, ci possono essere le condizioni per poter modificare. Quello che penso é che ci voglia un’assunzione di responsabilità da parte dello Stato e spero che il Governo che c’è se ne assuma la responsabilità diversamente da quello che hanno fatto altri Governi sino ad oggi”.

 

“Questa è un’azienda che è al centro del futuro industriale e metalmeccanico del Paese. Senza l’acciaio non si fa nulla. Ed è giusto che ci siano gli investimenti, da noi chiesti quando siamo stati al Mise. Investimenti per un processo di ricapitalizzazione e sul circolante. Ma c’è una grande differenza tra quello che viene raccontato e la realtà. La situazione attuale è drammatica”. Lo ha detto oggi a Taranto, a proposito dell’ex Ilva, Acciaierie d’Italia, il segretario generale Fiom Cgil, Michele De Palma, che ha tenuto un punto stampa all’esterno della fabbrica dopo un’assemblea con i lavoratori.

    “Utilizzo le parole usate da un lavoratore in assemblea: di degrado - ha detto Di Palma - Aggiungeteci il fatto che i lavoratori tarantini stanno in una situazione con i problemi legati alla cassa integrazione e all’inflazione, bisognerebbe partire immediatamente. L’appello che faccio al Governo sia regionale che nazionale è quello di aprire immediatamente il tavolo della siderurgia”. Da questo, secondo il numero uno della Fiom Cgil, “dipende un effetto domino sull’industria del Paese ma anche sulla città di Taranto e sui lavoratori dello stabilimento”. “Ho incontrato i lavoratori, non l’azienda - ha detto De Palma -. C’é molta disaffezione. I lavoratori si sentono addosso la responsabilità dello stabilimento, la responsabilità ambientale, quella della loro condizione personale. Loro si assumono tutte le responsabilità e fuori ognuno si deresponsabilizza. Sono più responsabili i lavoratori che non chi dovrebbe assumersi le responsabilità ed è pagato per farlo”.

I mitilicoltori esprimono soddisfazione per la ordinanza del Sindaco di Taranto che vieta la re- immersione di mitili importati, o comunque non autoctoni, in Mar Piccolo al fine di eliminare l’inquinamento biologico delle specie cosiddette aliene.

 

“Dopo il riconoscimento del presidio Slow Food – commenta Luciano Carriero, presidente dei Mitilicoltori Confcommercio Taranto- occorreva fare il secondo importate passo a supporto di un settore produttivo locale che esprime enormi potenzialità, ma che ha necessità di essere tutelato ed accompagnato nel suo percorso di promozione della cozza nera di Taranto. Le forze dell’ordine (Polizia ‘Commissariato Borgo’ e Capitaneria di Porto) ed ASL hanno sempre svolto un ruolo importante a tutela della legalità, ma occorreva un passaggio che noi produttori,  reputavamo fondamentale, una ordinanza che in modo inequivocabile vietasse del tutto la possibilità di impiantare in Mar Piccolo semi o frutti non appartenenti alla specie della cozza tarantina. Con l’ ordinanza sindacale anche gli impianti già esistenti dovranno cessare la produzione.

Per i produttori delle cooperative che, aderendo al Presidio Slow Food hanno deciso di seguire criteri  e regole del disciplinare, ripeto, questo è un passaggio  molto atteso che finalmente segna una svolta decisiva per la produzione  della Cozza del Mar Piccolo. E’ un intervento che mette un punto definitivo ad una situazione che rischiava di vanificare  il lavoro fatto, da noi mitilicoltori,  Comune,  CNR, Slow Food, per rilanciare la produzione tarantina.

A Torino, la cozza nera tarantina è stata grande protagonista del Salone del Gusto; il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, ed il presidente regionale Marcello Longo, hanno sottolineato il valore sociale dei nostri allevamenti di mitili del Mar Piccolo, una produzione che ridà speranza e dignità ai lavoratori del mare (21 cooperative aderiscono al progetto Slow Food)  e che tra l’altro, cosa non meno importante, è  a basso impatto ambientale.

 

Apprezziamo dunque – conclude Carriero- che il Comune, anticipando  il Piano delle Coste, abbia colto le nostre sollecitazioni, emettendo la ordinanza in questione in una fase considerata strategica nel ciclo di produzione  che solitamente vedeva  a partire da ottobre  e sino a maggio la immissione in mare di prodotto greco o rinveniente da altre aree. Da questo momento il Mar Piccolo sarà off limits per le cozze straniere e torna ad essere ‘il giardino’ dei mitilicoltori tarantini. Ora andiamo avanti sulla strada dei marchi e della qualità.”

 

 

 

 

 

La Marina Militare ha ceduto al Comune di Taranto due aree che serviranno, rispettivamente, alla costruzione del palazzo del nuoto per i Giochi del Mediterraneo del 2026 e per le strutture delle linee bus elettriche veloci (Brt). La cessione è avvenuta con un’intesa tra Ministero della Difesa, Agenzia del Demanio e Comune di Taranto. Diventano così patrimonio dell’ente locale due aree della Marina Militare, messe a disposizione e quindi rese dismissibili da parte dell'Agenzia del Demanio. Per il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, “l’atto firmato in queste ore, è un passaggio fondamentale per l’avvio di progetti di primaria importanza per la città, frutto di un lungo lavoro di concertazione che i sottoscrittori hanno condotto in questi anni con la spinta decisiva dell’amministrazione”.

 

 “Siamo grati al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e all’Agenzia del Demanio - ha aggiunto il sindaco per la concretezza applicata nell’iter di formazione del protocollo. Abbiamo ottenuto un risultato eccezionale, che ci consentirà di avanzare con due dei progetti più rappresentativi del nuovo volto della città”. “Il nuovo stadio del nuoto, ai margini dell’area su cui sorge Torre d’Ayala, sarà l’impianto simbolo dei Giochi del Mediterraneo del 2026, così come il parcheggio per i mezzi elettrici delle linee BRT, nel terreno a ovest di Maricentro e via Acton, ci permetterà di chiudere il cerchio sul cantiere italiano più ambizioso per la mobilità sostenibile. Questa firma è l’ennesima prova di quanto il lavoro di questi anni sia stato proficuo” conclude Melucci. Per le infrastrutture dei Giochi del Mediterraneo, dai fondi di sviluppo e coesione  sono disponibili 150 milioni di euro mentre per l’intero progetto delle Brt è stato previsto uno stanziamento di circa 300 milioni. Al Comune di Taranto, in cambio di queste aree della Marina, spetterà effettuare alcuni lavori su altre aree della Difesa. 

Per le aziende dell’indotto ex Ilva è oramai questione di sopravvivenza: se non arriveranno risorse urgenti per far fronte alla crisi di liquidità dovuta ai crediti vantati nei confronti di Acciaierie d’Italia – parliamo di circa 100 milioni di euro – sarà emergenza sociale.

 

Lo hanno dichiarato a chiare lettere già da tempo e per molte di queste imprese il rischio è la chiusura, con il conseguente licenziamento di migliaia di unità lavorative. La situazione, oramai gravissima, è stata nei giorni scorsi oggetto di confronto fra il Presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, e il Presidente di Confindustria Puglia Sergio Fontana: un incontro reso urgente a causa della situazione di eccezionalità venutasi a creare e deflagrata nelle ultime settimane. I presidenti hanno preso atto, dati alla mano, di una condizione che investe un centinaio di realtà produttive che potrebbe rivelarsi non più gestibile in un arco di tempo ristretto, con conseguenze immaginabili sul fronte della tensione sociale ed eventuali ulteriori effetti non più governabili.  

 

A parere di Confindustria Puglia e Taranto l’unica soluzione possibile rimane pertanto uno specifico provvedimento da parte di Invitalia, (Agenzia per lo sviluppo d’impresa di proprietà del Ministero dell’Economia e socio di minoranza di Adi,) in grado di assicurare la continuità del funzionamento produttivo dell’impianto siderurgico di Taranto attraverso uno stanziamento di risorse ad hoc che possa supportare lo stato di sofferenza delle aziende dell’indotto.

 

 

 

L’appello che Sergio Fontana e Salvatore Toma lanciano ad Invitalia si riferisce in particolare alla norma contenuta nel decreto Aiuti bis, annunciata i primi di agosto dai Ministri Giorgetti e Orlando e varata per il sostegno alla siderurgia, che prevedeva la possibilità per l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa di sottoscrivere “aumenti di capitale o diversi strumenti, comunque idonei al rafforzamento patrimoniale, anche nella forma di finanziamento soci in conto aumento di capitale, sino all'importo complessivamente non superiore a un miliardo di euro per l'anno 2022”.

 

Parte di quelle risorse, questa l’istanza avanzata da Confindustria, potrebbero essere destinate, rendendole direttamente fruibili per le aziende, a quella platea di fornitori che oggi soffrono pesantemente l’accumularsi di crediti insoluti. Imprenditori per la gran parte già penalizzati con la crisi del 2015 (a seguito della quale persero 150 milioni di crediti riconosciuti e confluiti nello stato passivo) che vedeva quale loro interlocutore non Arcelor Mittal né Adi (non ancora subentrate) bensì Ilva in A.S.

 

In tal modo – questa la sostanza dell’appello a Invitalia, a cui si chiede di far presto  - si assicurerebbe non solo la tenuta (e in molti casi la salvezza) di queste aziende, oramai ridotte allo stremo, ma la stessa continuità dell’acciaieria, qualificata come è risaputo quale stabilimento di interesse strategico nazionale, le cui sorti sono strettamente legate a quelle dell’indotto.

“La situazione è diventata surreale – dichiarano i due Presidenti – perché se per un verso si stanziano ingenti risorse per il futuro, la decarbonizzazione e il preridotto, come certifica l’ultimo decreto Aiuti Ter, per altri versi, quelli oramai sotto gli occhi di tutti, c’è una fabbrica che naviga a vista, senza alcuna certezza né prospettiva di alcun genere”.

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