Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1302)

 ArcelorMittal non paga le imprese che assicurano lavori e prestazioni all’acciaieria e Alliance Green Services (Ags) ha fermato dalle 23 di sera le attività nel siderurgico di Taranto, tra le quali le pulizie industriali degli impianti. In segno di protesta, i lavoratori di Alliance Green Services, che è partecipata da ArcelorMittal Italia, il 10 agosto, dalle 7 alle 13, effettueranno un sit in dinanzi alla portineria Imprese dello stabilimento di Taranto. Informati sia ArcelorMittal, sia Alliance Green Services, ma anche presidente del Consiglio, presidente Regione Puglia, prefetto, questore e sindaco di Taranto. Oggi la direzione aziendale Ags ha comunicato ai dipendenti la sospensione delle lavorazioni nello stabilimento. 

 

 Per i sindacati Fisascat Cisl, Filcams Cgil, Uil trasporti e Usb, “le dichiarazioni dell’azienda,  in merito al mancato pagamento da parte di ArcelorMittal delle proprie spettanze, determinano, per l’ennesima volta, una ricaduta sulle oltre 150 unità lavorative che continuano a vivere nella più assoluta incertezza retributiva e occupazionale”. I sindacati, dichiarano le sigle di categoria, “non accettano questo susseguirsi di situazioni che mortificano i lavoratori, facendoli vivere in una condizione di continua angoscia. Persiste una mancanza di rispetto verso i lavoratori, già colpiti dal periodo Covid, durante il quale hanno visto le proprie retribuzioni ridotte drasticamente”.

    I sindacati chiedono al prefetto di Taranto, Demetrio Martino, “la convocazione di un incontro nella stessa data del 10 agosto 2020, auspicando che gli interessati, nell’ottica di una fattiva collaborazione, si dichiarino disponibili ad un incontro chiarificatore che ponga fine alla situazione determinata, per evitare una nuova catastrofe occupazionale e sociale”.

    Alliance Green Services è entrata in campo nei mesi scorsi con l’ottica di razionalizzare, anche sotto il profilo dei costi, una serie di attività, a partire dalle pulizie industriali della fabbrica, prima date ad aziende esterne. I sindacati precisano che Ags in una comunicazione al personale ha specificato che “assicurerà solo le attività di prima necessità. In attesa di eventuale ripresa delle attività - specifica Ags - tutto il personale è sollevato dalle lavorazioni. Non appena avremo ulteriori informazioni in merito sarà nostra cura comunicarvele”. 

Si complica la situazione delle imprese dell’indotto-appalto siderurgico di Taranto che attendono ancora i pagamenti scaduti, per lavori eseguiti, da ArcelorMittal. C’è stato, nelle ultime ore, un nuovo incontro tra azienda committente e rappresentanti di Confindustria Taranto negli uffici della direzione di stabilimento, ma, da quanto apprende AGI, non ci sono stati passi avanti. 

 

Nell’ultimo incontro, ArcelorMittal dichiarò di aver messo in pagamento circa 3 milioni. Una goccia rispetto allo scaduto avanzato dalle sole imprese associate a Confindustria Taranto che reclamano circa 38 milioni di euro. Ora, rispetto ai 3 milioni annunciati nel penultimo incontro, ArcelorMittal nell’ultimo incontro non avrebbe aggiunto molto, apprende AGI. Nessuna reazione da Confindustria Taranto, che vuole adesso verificare se la cifra dichiarata da ArcelorMittal è effettivamente nuova, e quindi relativa a bonifici di recentissima emissione, oppure comprende anche pagamenti già annunciati. Perche, apprende sempre AGI da fonti industriali, “accade che ArcelorMittal di volta in volta indica una somma, superiore alla precedente comunicata, ma poi si scopre che questa ingloba anche cifre già comunicate in altri incontri e quindi il nuovo pagato si riduce di molto. Ma soprattutto abbiamo sempre gli stessi soldi, annunciati e riannunciati”. Francesca Franzoso, consigliere regionale Puglia di Forza Italia, chiede intanto al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, di intervenire “per garantire i crediti insoluti dell’indotto ex Ilva maturati fin qui e quelli che saranno maturati fino a novembre”. “Se al rischio dell'uscita di Mittal - dichiara Franzoso -, segue anche quello di un nuovo stato di insolvenza dei debiti, come già accaduto nel 2015 con Ilva spa, nessuna azienda dell’indotto sarebbe nelle condizioni di sopravvivere". Per Franzoso, “vista la situazione di ArcelorMittal, la condotta del gestore di Ilva nei confronti delle aziende fornitrici e l’avvicinarsi di novembre, data ultima in cui, per contratto, l’azienda potrà lasciare Taranto, è bene che il Governo metta nero su bianco che nemmeno un centesimo dovuto alle aziende andrà perso”. “Ho formalizzato  la richiesta  al ministro in una missiva - annuncia Franzoso -. La stessa che invierò per conoscenza all’associazione degli industriali locale e nazionale, sperando che vogliano seguirmi nel pretendere dal governo le garanzie richieste". Franzoso dice che, non ricevendo soldi da ArcelorMittal, le aziende sono ormai senza ossigeno. E sono le stesse realtà, aggiunge, che nel 2015, a seguito dell’ammissione di Ilva all’amministrazione straordinaria, che determinò “una tanto improvvisa, quanto inaspettata, dichiarazione di stato di insolvenza”, registrarono  “mancati incassi per  oltre 150 milioni di euro”. “Molte aziende sono fallite - rammenta Franzoso -, e quelle che, con mille sacrifici, sono andate avanti, oggi seguirebbero le sorti delle prime”. Preoccupazioni anche nel sindacato. “Si parla sempre  di ArcelorMittal, si aspetta la chiusura del negoziato col Governo che non sappiamo come e quando avverrà, e nessuno invece si preoccupa dell’indotto-appalto a Taranto, che sono decine di imprese e altri migliaia di posti di lavoro - dichiara ad AGI Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl -. Va sempre peggio - aggiunge Castronuovo -, le aziende lavorano poco, non sono pagate, e chi tira avanti, non so per quanto tempo potrà ancora farlo”. “C’è una crisi così pesante e diffusa che chiusa la cassa integrazione Covid, adesso stiamo aprendo tante pratiche di cassa integrazione ordinaria. Non c’è lavoro e non ci sono prospettive”, conclude Castronuovo.

 "Quando parlo di idrogeno a Taranto non mi riferisco alla questione della produzione siderurgica a idrogeno, l'ho già chiarito più di una volta. Pensare alla produzione siderurgica a idrogeno significa, infatti, avere una prospettiva di 10-15 anni davanti. Quando parlo di Taranto e di idrogeno io parlo della necessaria alternativa produttiva che dobbiamo creare per quell'area perché ci sia una salvaguardia occupazionale". Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, parlando della situazione nell'impianto Arcelor Mittal di Taranto. "L'idrogeno è una sfida che l'Italia non può non accogliere e che, anzi, deve vincere. Dobbiamo essere chiari con l'Europa e chiedere che vengano fatte delle agevolazioni per la produzione di idrogeno da elettrolisi e da fotovoltaico e non da eolico, perché per noi sarebbe un problema", ha sottolineato il ministro. "In questo Taranto può diventare davvero una hub dell'idrogeno, di ricerca stoccaggio e distribuzione". 

“Stop anche per Treno Lamiere dopo il Laminatoio a freddo”, il “70% della fabbrica fermo, più di 4.000 lavoratori in cassa integrazione”. Lo dichiara oggi il sindacato Usb a proposito di ArcelorMittal e accusa: “La multinazionale fa i propri comodi e agisce indisturbata”. “Comunicata nelle ultime ore alle organizzazioni sindacali - annuncia Usb - la fermata anche del Tremo Lamiere dopo quella della scorsa settimana del Laminatoio a Freddo. Crescono i dubbi sul fatto che, col blocco ormai consolidato dei Tubifici e con Acciaieria 1 smontata per recuperare pezzi di ricambio per Acciaieria 2, il Treno Lamiere possa rientrare nel piano di ArcelorMittal nel caso in cui il gruppo franco-indiano dovesse continuare ad operare nello stabilimento tarantino. Questo - afferma Usb - con i prevedibili riflessi negativi sul piano occupazionale”. Per il sindacato, “aumentano intanto i lavoratori in cassa integrazione: circa 4.000 al momento. Non supera le 2.700 unità invece il numero dei dipendenti che si avvicendano sui tre turni nella fabbrica” mentre “al momento - si rileva - lo stabilimento è fermo per il 70% dei suoi impianti. E le operazioni di accensione e spegnimento vengono effettuate senza che siano previsti interventi di manutenzione e dunque assolutamente non in condizioni di sicurezza”. 

 

 Per Usb, “con questi presupposti, difficile non pensare che ArcelorMittal intenda abbandonare il sito tarantino appena possibile, sito ormai seriamente compromesso. Presumibilmente il 30 novembre, termine di scadenza del contratto firmato il 6 settembre 2018”. “Torniamo a chiedere un tempestivo intervento del Governo perché si proceda con un accordo di programma mirato alla riconversione economica ed alla messa in sicurezza dei lavoratori diretti e dell'appalto dal punto di vista economico, infortunistico ed ambientale - afferma Usb -. Il gestore continua con la sua condotta certamente incoerente, arrogante e irrispettosa e, cosa ancor più grave, agisce indisturbato. E’ tempo di interrompere questo circolo vizioso nell’interesse di lavoratori e comunità”, conclude Usb. 

 Daniela Fumarola, tarantina, segretaria Cisl Puglia, è stata eletta oggi nella segreteria nazionale su proposta della leader Cisl, Annamaria Furlan. “Intendo interpretare il piacere e l’orgoglio dell’intero gruppo dirigente territoriale per questo meritatissimo traguardo che oggi assegna a Daniela responsabilità ancora più vaste a livello nazionale - ha dichiarato Antonio Castellucci, segretario  Cisl Taranto, dopo il Consiglio generale confederale di oggi a Roma  -. A lei porgiamo auguri per un lavoro che sarà certamente produttivo per l’intera nostra organizzazione e per il nostro Paese”. 

Nata a Taranto, laureata in scienze sociologiche alla Cattolica di Milano, Daniela Fumarola è stata la prima donna ad essere eletta segretaria Cisl Taranto, ricoprendo tale mandato da marzo 2009. A ottobre 2015 venne eletta segretario generale aggiunto e, a seguire, segretaria generale Cisl Puglia-Basilicata. Dal 2017 Fumarola ricopre la carica di segretario generale regionale Cisl Puglia. 

 Scoppia un caso rispetto alla possibilità di utilizzare per le necessità produttive del siderurgico di Taranto ArcelorMittal i reflui, trattati, dei depuratori di Taranto al posto dell’acqua del Sinni erogata dall’Acquedotto Pugliese (Aqp). Secondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla programmazione economica, Mario Turco, questa possibilità non c’è. Ribatte Fabiano Amati, già assessore ai Lavori pubblici della Regione Puglia nella giunta di Nichi Vendola) e ora presidente della commissione Bilancio della Regione, per il quale, al contrario, che i reflui si possono usare per l’ex Ilva. In prefettura a Taranto, il progetto è tornato in discussione al tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo di Taranto. Da quanto apprende AGI, la discussione non è stata priva di polemiche, sollevate da alcuni partecipanti alla riunione. Evidenziato anche come sia un errore archiviare questo progetto, ma alla fine il sottosegretario Turco ha definitivamente cassato la possibilità che le acque dei depuratori di Taranto vadano al siderurgico.  “ArcelorMittal - spiega Turco - ha definitivamente chiarito che le acque reflue, seppur conforme al decreto ministeriale, non presentano caratteristiche idonee all’utilizzo siderurgico nonostante la paventata prescrizione Aia”, Autorizzazione integrata ambientale. Ne deriva che, per quanto di competenza del Cis Taranto, “il progetto, in corso di ultimazione, sarà destinato al settore agricolo o ad altri usi diversi da quello siderurgico". Oggi l’ex Ilva prende dal Sinni per le sue necessità 500 litri al secondo. La questione emerse alcuni anni fa, quando Taranto si trovò per qualche giorno senz’acqua, mentre alla fabbrica continuava ad arrivare. I rubinetti a secco nelle case provocarono molte proteste. Fu quindi individuata nei reflui dei depuratori un’alternativa affinché il siderurgico non prelevasse più acqua dal Sinni. 

 

Trasportare però i reflui sino alla fabbrica costa, da quanto apprende AGI, circa 100 milioni. Perché si tratta di adeguare gli impianti di depurazione, prevedere il dispositivo di affinamento e poi costruire le condotte per il trasporto dell’acqua. Non sarebbe un progetto economico, perché si tratta di spendere 100 milioni per 500 litri al secondo quando il potabilizzatore di Conza, anch’esso Aqp, è costato una quarantina ma con una capacità di trattamento di 1000 litri al secondo. Il problema, però, ma di sostenibilità ambientale. Perché per la prima volta si userebbero a scopi industriali i reflui depurati, liberando così 500 litri secondo dal Sinni. Inoltre, si attuerebbe una prescrizione Aia del 2014, anche se non sarebbe stata confermata nell’Aia in vigore, normata da un Dpcm del 2017. Per Amati, “è una balla clamorosa” sostenere che “le acque ultra-affinate non siano idonee alle esigenze industriali dell’ex Ilva. Sono costretto a dirlo perché quella decisione, tecnicamente approfondita dai dirigenti del ministero dell’Ambiente, della Regione, dell’Autorità di bacino e di Aqp, mi costò una battaglia quasi solitaria contro la riluttanza dei Riva e dei loro rappresentanti”. “Abbandonarla ora senza ragioni - dice ancora - significherebbe un ritorno a quei tempi bui, in cui i dirigenti Ilva dettavano legge”. Per lui, “la questione riguarda la tutela dell’ambiente e l’approvvigionamento idrico e irriguo delle province di Brindisi, Lecce e Taranto”. "Si tratta - spiega Amati  - di risparmiare le acque del Sinni, che attualmente vengono utilizzate per scopi industriali nell’ex Ilva, per poi convogliarle nell’invaso Papadai e destinarle alle esigenze irrigue e potabili di milioni di persone. Il progetto, oggetto di prescrizione Aia, prevede di sostituire le acque del Sinni con quelle ultra-affinate dei depuratori Gennarini-Bellavista”. Per Amati, infine, “il progetto di ultra-affinamento produce acque addirittura più idonee agli scopi industriali, da immettere nei circuiti di raffreddamento (o altri usi) dello stabilimento”. “Dice il sottosegretario Turco che il progetto è irrealizzabile a detta dei commissari Ilva e di Mittal. Anche quando lo varammo, era irrealizzabile a detta dei Riva e di Archinà”. Lo dichiara ad AGI Fabiano Amati, presidente della commissione Bilancio della Regione Puglia, già assessore ai Lavori pubblici, a proposito dell’utilizzo dei reflui trattati dei depuratori di Taranto per le esigenze del siderurgico ArcelorMittal, che oggi invece usa l’acqua del Sinni erogata da Acquedotto Pugliese con una portata di  500 litri al secondo. Amati replica al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega alla programmazione economica, Mario Turco, che  a Taranto ha tenuto in Prefettura un incontro su questo progetto, annunciandone definitivamente lo stop. I reflui, per Turco, non andranno più agli usi dell’acciaieria ma all’agricoltura e ad altri settori. Amati cita sia i Riva, precedenti proprietari della fabbrica prima di Ilva in amministrazione straordinaria e di ArcelorMittal, sia Girolamo Archinà, il funzionario delegato dai Riva ai rapporti con le istituzioni locali, e afferma che “oggi come allora” viene sbarrata la strada all’uso dei reflui depurati al posto dell’acqua del Sinni in acciaieria. “Invito il sottosegretario a cambiare idea - afferma Amati - perché dal progetto deriva il risparmio della risorsa idrica offrendo a Mittal un’alternativa. Sono disponibile per aiutare in ogni modo il sottosegretario e il Governo per realizzare l’iniziativa, ingiustificatamente lasciata morire - e su questo Turco ha pienamente ragione - per tantissimi anni”.

 

 A fronte dell’allarme costi e del calo degli ordini per il tessile abbigliamento a seguito del Covid, il prefetto di Taranto, Demetrio Martino, scriverà alla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. Lo ha dichiarato lo stesso prefetto al termine di un incontro con una delegazione di Confindustria Taranto. 

Le aziende del settore, a causa dell'emergenza Covid, hanno subito un drastico calo del fatturato conseguente alla mancata consegna dei prodotti della stagione primavera-estate 2020, i cui costi erano già stati ampiamente sostenuti.

    "Ed ora - ha detto Confindustria Taranto - per le aziende si prospetta un drastico calo di fatturato anche per la prossima stagione invernale, in quanto larga parte degli ordinativi già in corso avrebbero subito una drastica riduzione".

    Il prefetto ha comunicato di aver già avviato un confronto con i referenti di Banca d'Italia e Abi, riscontrando significative aperture sul tema delle agevolazioni all'accesso alle misure creditizie, problema peraltro trasversale a tutti i comparti. 

Per quanto riguarda Ilva, ribadisco quanto detto negli scorsi giorni. Proprio grazie alle dotazioni finanziarie che arriveranno nel nostro Paese e al dialogo costante con il commissario Timmermans, il passaggio alla totale decarbonizzazione dello stabilimento è un passaggio che dobbiamo fare, lo dobbiamo alla città di Taranto e ai cittadini di quella Regione. Certamente ci sarà l'entrata dello Stato". Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, a margine dell'assemblea di Coldiretti. 

 

Bentivogli “è solo sulla carta”

 

“La decarbonizzazione è solo sulla carta”. Lo ha detto in relazione ad ArcelorMittal, ex Ilva, l’ex segretario generale Fim Cisl, Marco Bentivogli, a margine a Taranto, della presentazione di un libro “Le colpe del Sud” del direttore del “Nuovo Quotidiano di Puglia”, Claudio Scamardella, insieme all’autore e al consigliere regionale Puglia, Francesca Franzoso. “Dire che si arriverà all’idrogeno nel 2026 è sicuramente un programma di lungo respiro, ma talmente lungo che bisogna pensare a quello che sarà il respiro da qui al 2026 e se significa 20 mila persone in cassa integrazione, di sicuro è quello che il Sud  non può assolutamente accettare” ha detto Bentivogli. “Bisogna reimmaginare un piano industriale ed un piano ambientale come quello che avevamo sottoscritto - ha proseguito Bentivogli in relazione all’accordo al Mise di settembre 2018 - che prevedeva più tappe, ma prevedeva l’assenza di esuberi e la riconversione dell’area a caldo progressivamente. Per cui utilizzando il tempo, non lasciare a casa le persone, bonificare l’azienda, rispettare l’ambiente, e fare in modo che questa azienda non esca fuori mercato”. “Dopo il 2026 nessuno ha idea di cosa può accadere al mercato dell’acciaio - ha sostenuto Bentivogli -. Attendere così tanto tempo può essere molto pericoloso”. 

 

La Fim Cisl, ha aggiunto Bentivogli, "è sempre stata accanto ai lavoratori con una modalità particolare: quella di pensare anche al fatto che è importante la produzione siderurgica in Italia, è assolutamente un asset strategico dell’industria italiana. Il dramma vero è che entra lo Stato e disimpegna il privato”. “È una cosa - ha detto ancora Bentivogli - che qualcuno considera addirittura di sinistra evitare che ArcelorMittal paghi un miliardo e ottocento milioni e quello che non mette ArcelorMittal, lo mettono gli italiani. Io credo che accanto allo Stato, anche in una partecipazione parziale, serva sempre un investitore industriale vero capace di produrre acciaio”. Più in generale, ha concluso, "non sono d’accordo sulle nazionalizzazioni, penso che ci possano essere delle partecipazioni parziali e temporanee dello Stato per le aziende strategiche e quelle che hanno precise caratteristiche”. 

“Con ArcelorMittal si sta trattando, la discussione prosegue”. Fonti vicine al dossier confermano ad AGI quanto hanno già dichiarato sia il premier Giuseppe Conte che il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Stamattina, come di consueto ogni lunedì, c’è stata una call conference per il punto della situazione alla quale hanno partecipato Mef, Mise (i due ministeri erano rappresentati da tecnici), Ilva in amministrazione straordinaria (che ha la proprietà degli impianti assegnati in fitto ad ArcelorMittal),e Invitalia, la società pubblica incaricata dal Governo del coinvestimento dello Stato in ArcelorMittal. 

 

15:06 (AGI) - Taranto, 20 lug. - “Dalla call di oggi - spiegano le fonti ad AGI - sono emerse le stesse cose che Conte e Patuanelli hanno dichiarato, e cioè che il negoziato è in corso”. Negli ultimi giorni il Governo ha impresso un’accelerazione al dossier ex Ilva, avendo già definito quelli relativi a Alitalia e Autostrade. Tuttavia non è ancora chiaro se questa accelerazione produrrà una intesa sul rilancio del gruppo dell’acciaio già prima della pausa feriale, oppure ci vorrà più tempo, essendo la questione complicata e con una serie di aspetti da vagliare. Non ultimo quello occupazionale, visto che nel piano industriale 2020-2025 presentato al Governo lo scorso 5 giugno, ArcelorMittal ha indicato una riduzione di forza lavoro nel gruppo di 3200 unità. Riduzione respinta sia dal Governo che dai sindacati. Novembre, in ogni caso, è il paletto temporale fissato dall’accordo del 4 marzo, nel senso che entro il penultimo mese di quest’anno tutta l’operazione di riassetto, con l’ingresso dello Stato, deve perfezionarsi e concludersi, altrimenti ArcelorMittal potrà disimpegnarsi pagando una penale di 500 milioni di euro. Il Governo preme per una svolta green, basata sulla progressiva e graduale riconversione dell’acciaieria di Taranto, dall’area a caldo con gli altiforni che fondono i minerali al forno elettrico e all’idrogeno, mentre Taranto, dalle istituzioni locali ai sindacati, chiede coinvolgimento nella trattativa e informazione sui suoi contenuti, cosa che sinora non è avvenuta suscitando forti proteste. Ai primi di agosto, infine, scade la nuova rata del canone di fitto che ArcelorMittal deve versare a Ilva in amministrazione straordinaria. Quella precedente, a maggio, non è stata corrisposta, sebbene l’accordo di marzo abbia dimezzato l’importo dei canoni con trasferimento del 50 per cento non pagato alla regolarizzazione del prezzo finale di acquisto (il contratto di fitto di ArcelorMittal prevede infatti l’opzione di acquisto). Da vedere quali eventuali iniziative attuerà Ilva in amministrazione straordinaria se anche questa rata del fitto non dovesse essere versata. I commissari potrebbero escutere anche la fideiussione ma non è detto che si ricorra a questo, tanto più che è in atto un trattativa e che ArcelorMittal ha affermato di non aver versato il canone perché è tutta l’intesa dello scorso marzo che deve essere ora ridiscussa perché alla crisi del mercato, che c’era già allora, si è aggiunta quella del Covid. 

“Vogliamo lavorare insieme per realizzare congiuntamente il progetto su Taranto. Cma Cgm, col servizio Turmed, incrementerà i rapporti commerciali tra Turchia e Italia e Italia e Nord-Africa con Taranto che avrà un ruolo centrale nello sviluppo dei futuri traffici”. Lo ha detto oggi il presidente del gruppo turco Yilport, Robert Yuksel Yildirim, collegandosi in call conference con l’incontro a Taranto, in Autorità portuale, e ringraziando quanti si sono adoperati per il riavvio del terminal container domenica scorsa con l’arrivo della prima nave container dopo cinque anni di assenza. Yilport è infatti il nuovo concessionario del molo polisettoriale, l’infrastruttura dove è ubicato il terminal che Yilport gestisce attraverso la società San Cataldo Container Terminal. Per Yildirim, “il 12 luglio è stato un giorno emozionante per aver seguito, in call,  l’approdo della prima nave “Nicola” e aver percepito la gioia dei lavoratori e della comunità locale”. “Non guardiamo al passato - ha detto Yildirim - ma concentriamoci sugli obiettivi futuri. È mia intenzione venire a Taranto quanto prima per visitare e osservare il progress delle attività del terminal e riprogrammare il futuro insieme a tutti coloro che oggi hanno reso possibile la realizzazione del nostro progetto”. Per Raffaella Del Prete, general manager della società San Cataldo Container Terminal, l’attracco della nave il 12 luglio è stato “un primo, piccolo passo verso la piena operatività del nostro progetto di fare di Taranto l’hub più importante nel cuore del Mediterraneo nel settore della movimentazione dei container”. Mentre Paolo Lo Bianco, amministratore delegato Cma Cgm Italy (la compagnia madre è invece francese ed è partecipata per una quota da Yilport), ha dichiarato che “Cma Cgm ha creduto fortemente nel potenziale di questo nuovo prodotto intermodale. Un servizio dedicato - ha spiegato - in grado di offrire collegamenti diretti e veloci tra Turchia, Italia e Tunisia con le sue 4 navi da 1.100 teus”. 

 

 

17 lug. - “Grazie a questa nuova alternativa di trasporto eco-compatibile, oltre ad offrire ai clienti soluzioni end-to-end valide e affidabili, riconfermiamo il nostro impegno nella salvaguardia dell’ambiente - ha detto ancora l’ad Lo Bianco -. La protezione dell’ambiente è al centro dell’impegno del gruppo per lo sviluppo sostenibile e responsabile”. Infine per Sergio Prete, presidente Autorità di sistema portuale Mar Ionio, porto di Taranto, “con l’attivazione del primo servizio feeder di Cma Cgm, il porto di Taranto è stato finalmente riposizionato nelle mappe internazionali dello shipping e dei traffici commerciali quale hub intermodale e logistico del Mediterraneo”. Per il presidente Prete, altri “processi di sviluppo interesseranno il futuro del sistema portuale tarantino e, in generale, del Mezzogiorno, a beneficio della portualità nazionale. Questo non è chiaramente un punto di arrivo ma la partenza verso traguardi condivisi ed ambiziosi”. Domenica prossima, infine, a Taranto attraccherà la seconda nave del feeder intramediterraneo che partendo dalla Turchia, scala i porti di Taranto e Malta per poi andare in Tunisia e quindi rifare il percorso inverso, caricando e scaricando container ad ogni sosta. 

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