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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1737)

Si è svolto all'interno del Salone dell’Agroalimentare della Fiera del Levante 2013 un Convegno su Innovazione e Agricoltura sostenibile Parole d’ordine: aggregazione e innovazione. L' Assessore Nardoni ha detto : “Abbiamo esempi di buone pratiche nel settore vitivinicolo, ma la sfida deve interessare tutte le filiere” La Puglia ama le sfide. Ne ha vinta una importante attestandosi tra i territori che innovano e crescono in ogni comparto, agricoltura compresa. Ma ora i programmi di intervento comunitario e l’ingente mole finanziaria prevista per le imprese che sapranno ammodernarsi, nonché le linee guida segnate all’interno della nuova PAC, giunta ormai alla fase del trilogo finale, ci devono vedere pronti ad accogliere una nuova sfida che premia solo il sistema agricolo e agroindustriale che saprà interpretare in chiave di sviluppo il tema dell’innovazione. L’Assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni, parla così alla platea di tecnici, esperti e rappresentanti del mondo agricolo intervenuti questa mattina al Convegno su “Le sfide dell’innovazione nel periodo 2014-2020: il partenariato europeo per l’innovazione. “agricoltura sostenibile” nel programma di sviluppo rurale”. Il riferimento è alla PAC, la nuova Politica Agricola Comune che presto sarà licenziata dall’Europa e al Programma Horizon 2020, il programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione che prevede per il settore dell’agricoltura una dotazione finanziaria di 4,6 miliardi di euro. Abbiamo esempi di buone pratiche specie nel settore vitivinicolo – ha detto l’Assessore pugliese – Ma la sfida deve riguardare tutte le filiere. Per questo dobbiamo prepararci e per farlo dobbiamo superare le ritrosie di un territorio e di un comparto che da sempre stenta a fare massa critica – dice Nardoni – l’agricoltura italiana e quella pugliese in particolare devono riuscire a fare un salto di qualità accettando l’esigenza dell’aggregazione come premessa indispensabile. La Regione Puglia in questo senso – ha continuato l’assessore che riveste anche il ruolo di coordinatore nella Conferenza Stato Regioni per il settore delle politiche agricole – sta conducendo un lavoro significativo, anche nel suo ruolo di capofila delle Regioni italiane, attraverso l’approfondimento tecnico che si sta conducendo anche grazie alla rete interregionale dei servizi di sviluppo agricolo, in stretta interrelazione con la rete interregionale ricerca, braccio tecnico della CPA coordinata dalla Regione Toscana. Così se l’innovazione entra a pieno titolo nei processi produttivi dell’agricoltura del nuovo millennio è anche vero che il comparto deve essere pronto ad accogliere questi cambiamenti cominciando dalla sua riorganizzazione di sistema. Secondo il membro della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, Sergio Silvestris è una questione che attiene anche alle misure tipiche dell’azienda agricola italiana. La nostra estensione media è di 2,3 ettari – precisa l’on. Silvestris, ma per produrre meglio e di più e farlo in condizioni di risparmio economico, energetico, ambientale, bisogna farlo puntando su tecnologia, automatizzazione, innovazione, anche al fine di poter garantire sostenibilità economica all’agricoltore, primo anello di filiera. Aggregarsi e innovare per essere competitivi. Oggi prosegue il nostro programma di ascolto del settore – ha concluso Nardoni – domani nell’incontro con i parlamentari componenti la Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo (previsto per le ore 10.00 nella sede dell’Istituto Agronomico del Mediterraneo di Valenzano – ndr), saremo in grado di porre i temi caldi di questa nuova stagione dell’agricoltura italiana e pugliese con efficacia e puntualità.
“Finalmente si registra un primo segnale di attenzione da parte del Governo regionale alle istanze del territorio”, commenta il cav. Luigi Sportelli, Presidente della Camera di commercio di Taranto, all’indomani dell’incontro tenutosi con l’Assessore regionale ai trasporti. “L’atteggiamento collaborativo assunto dalla Regione Puglia in merito alla questione dello sviluppo dell’Aeroporto di Taranto Grottaglie va colto positivamente poiché rappresenta un primo segnale di risposta alla necessaria attenzione che da tempo la nostra provincia rivendica”. Nel corso dell’incontro istituzionale, tutti i partecipanti sono stati d’accordo nel ritenere l’Aeroporto di Taranto un obiettivo strategico di sviluppo non solo per l’intera comunità regionale ma, soprattutto, per la comunità jonica, purchè finalmente si passi dalla fase propositiva alle realizzazioni. Circa gli esiti dell’incontro, il Presidente commenta: “certamente prevedibile è stata la posizione assunta dall’Assessore Giannini in merito all’attribuzione della destinazione cargo allo scalo jonico. Una posizione nota poichè non solo ribadita dal precedente Assessorato ai Trasporti regionale ma anche contenuta nel Piano regionale dei trasporti 2009/2013. Una posizione condivisibile, tuttavia, a patto che non rappresenti l’unica possibilità di sviluppo individuata per lo scalo jonico. E questo per molteplici ragioni, primo tra tutti lo stato di crisi conclamata in cui verte la provincia jonica che necessita di perseguire con immediatezza un nuovo percorso di sviluppo in settori produttivi che siano diversi e complementari a quello industriale, quali ad esempio il turismo ed il commercio internazionale” prosegue il Presidente Sportelli. “La piena funzionalità dell’Aeroporto di Taranto, possibile solo attraverso la coniugazione, perfettamente compatibile, del traffico cargo a quello passeggeri, consentirebbe alla nostra provincia di godere di nuovi scenari produttivi in grado di smuovere l’attuale staticità dell’economia locale”. La seconda ragione la rileviamo, invece, dalla storia dell’Aeroporto di Taranto. Lo scalo aeroportuale jonico è stato attivo ai voli passeggeri sino al 2003. Successivamente a tale data, nonostante gli interventi di allungamento della pista e di ammodernamento delle strumentazioni realizzati nel 2006, i voli civili sull’Aeroporto di Taranto sono stati inibiti in favore dell’attribuzione di una fittizia vocazione “cargo”, che non è stata mai realmente attivata sino ad oggi. Ciò ha comportato, dunque, una lunghissima ed improduttiva inattività dello scalo tarantino che, ad esclusione di Alenia, non è stato destinatario né di voli cargo né di voli civili. Proseguendo, la terza ragione rinviene invece dalla lettura dati più recenti sul traffico merci nazionale. Secondo le stime di Assaeroporti e di quanto riportato nella sezione “Trasporto Merci” del Piano nazionale degli Aeroporti redatto da Enac e Ministero dei Trasporti, analizzando i dati di traffico aeroportuale italiano nel 2012, il settore cargo, che in Italia rappresenta solo il 2% del totale delle merci trasportate in termini di volumi, registra rispetto al 2011 una contrazione del 4,8%. Si legge, inoltre che il 77% del traffico merci in Italia è sostanzialmente concentrato nei tre aeroporti principali di Malpensa (47%), Fiumicino (18%) e Orio al Serio (12%) mentre tutti gli altri scali sono interessati da quote inferiori al 4% del totale. Quarta ragione: le forti e chiare istanze espresse dai Sindaci, dagli Ordini, dagli imprenditori e da tutti gli stakeholders jonici nell’ambito del Tavolo della Mobilità. Pertanto, va bene la destinazione cargo proposta ma non può essere l’unica riduttiva occasione di sviluppo dell’Aeroporto di Taranto. E comunque è ora di passare da anni di parole alle realizzazioni concrete! In attesa che si attuino le lunghe procedure necessarie ad avviare il traffico cargo sullo scalo tarantino, cosa osta che siano attivati finalmente e da subito i voli charter e i voli di linea? Nelle prossime settimane, infine, un’attenzione particolare sarà rivolta al nuovo Piano regionale dei Trasporti 2014 -2020, nel quale la Camera di commercio di Taranto ha espressamente chiesto che sia previsto il pieno utilizzo anche per il traffico passeggeri del grande Aeroporto intercontinentale di Taranto Grottaglie attraverso l’attivazione di voli charter e di voli di linea. Attendiamo, pertanto, con fiducia gli esiti del prossimo incontro che l’Assessore Giannini ha programmato entro trenta giorni”.
La prossima assemblea ordinaria della Banca riveste una grande importanza per le sorti dell'istituto, trattandosi di ridisegnare la governance che avrà il compito di elaborare la strategia che serva a rilanciare la BPPB nell'interesse dei soci, dei clienti, dei dipendenti e di tutte le comunità territoriali di appartenenza. Per tale fine, senza precedenti così cogenti nella storia della Banca, vi è l'inderogabile necessità che tanto l'assemblea quanto l'attuale fase che la precede siano informate al massimo rispetto di quei principi democratici che possano consentire ai soci di esprimere liberamente la propria espressione di voto dal momento che, come è noto, in una società cooperativa ogni socio vale uno e chi viene eletto amministratore non è “il padrone” ma espressione di una volontà di natura popolare. E se questo vale per tutti i soci deve valere a maggior ragione per i dipendenti-soci che, nella veste di soci, non sono più dipendenti da alcuno ma solo dalla propria coscienza. Viceversa, i segnali che si manifestano da parte dell'attuale amministrazione – residuale a seguito delle dimissioni dei componenti sfiduciati, poi ricomposta a mezzo della cooptazione che certamente lascia dubbi su una reale indipendenza dei prescelti rispetto a chi li ha nominati – vanno in direzione opposta rispetto alla correttezza democratica che è richiesta nella circostanza. Un presidente che, sfiduciato dalla Banca d'Italia e da questo stesso Sindacato anche (ma non solo) per il comportamento non corretto e trasparente sullo stato della banca tenuto in occasione dell'Assemblea ordinaria dello scorso aprile, dimessosi a tempo per poter gestire, pur da iper-sfiduciato, questa fase pre-assembleare e assembleare, persevera in comportamenti deprecabili spesso oltre i limiti del lecito. Non ha inviato ai soci le lettere di convocazione per l'Assemblea del 21 con la patetica scusa che erano in ferie ma con l’evidente intenzione di limitare la partecipazione assembleare ad un gruppo di fedelissimi (e dovrebbe, invece, provvedere a farlo sia pur tardivamente perché ci risulta che diversi soci hanno espresso forte contrarietà presso i nostri sportelli per questa evidentemente dolosa omissione). Inoltre, con la complice collaborazione del Direttore Generale, è arrivato anche a far trasferire dei preposti ad horas per l'accusa, ovviamente non dichiarata e soprattutto non provata, di un presunto interessamento alla raccolta di firme di candidati non graditi. Stante la macroscopia ed abnorme illegittimità di tale comportamento, stiamo, ovviamente, procedendo ad interventi di natura legale e di denuncia sulla stampa. Se non bastasse, il Caso, quello stesso dei provvedimenti intimidatori e persecutori, pur dimissionario, va organizzando pretestuosi tour in banca non per congedarsi ma con il presumibile intento di reclutare, come per il passato, truppe cammellate che dovrebbero mettersi al servizio della sopravvivenza di un potere logoro, delegittimato, crepuscolare, responsabile dell'attuale stato di difficoltà della Banca. Anche per queste inaccettabili iniziative che recano palesi turbative al regolare svolgimento della futura assemblea sociale, procederemo sindacalmente e con denunce alla Vigilanza ed anche alla Magistratura penale. Riguardo alle manovre di precettazione, invitiamo preposti e colleghi a non prestarsi a raccogliere deleghe in bianco ad ignota destinazione ma solo deleghe di cliente socio a cliente socio come previsto dal codice civile e dalla normativa di legge. Poiché sappiamo che sono state date disposizioni di acquisirle se a favore del “governo” e di rifiutarle se richiesto dal socio, e che qualche iper-zelante capoarea ha addirittura assegnato un budget di deleghe in bianco ad ogni dipendenza della sua area, informeremo la Vigilanza anche di queste ulteriori anomale ed indebite “sollecitazioni”. Venendo all’assemblea, dove sarebbe stato opportuno che l'intero CDA si presentasse dimissionario per una reale discontinuità con un infausto recente passato, è necessario che i dipendenti soci siano nelle condizioni di esprimere liberamente il proprio voto senza condizionamenti, intimidazioni e neanche tanto velate minacce di ritorsione. Quindi la prima garanzia democratica è che la votazione avvenga a scrutinio segreto rinunciando a proporre la votazione per alzata di mano, quand’anche non vi fossero candidature alternative. Se non sarà garantito questo elementare diritto democratico, procederemo con un esposto alla Procura della Repubblica perché nei confronti dei dipendenti-soci si tratterebbe di una forma surrettizia di violenza privata da abuso di posizione gerarchica dominante e chiederemo parallelamente all'organo di vigilanza di invalidare l'assemblea. Per quanto riguarda le modalità di svolgimento degli adempimenti elettorali, reperito faticosamente il relativo regolamento esotericamente conosciuto da pochi e che invece andrebbe reso pubblico prima della assemblea, possiamo chiarire che: • le votazioni si svolgono mediante preferenze nei confronti dei singoli canditati e non per liste; • l'elenco dei candidati deve essere esposto all'ingresso dei locali della assemblea; • le schede devono contenerne i nomi in ordine alfabetico; • occorre esibire il biglietto di ammissione all'assemblea ed un documento d'identità; • ciascun socio può esprimere tante preferenze per quanti sono i posti da ricoprire. È del tutto evidente che l’elenco dei candidati dovrà contenere sia le nuove candidature che quelle dei nominativi cooptati, che hanno la sola differenza che, in caso di elezione, mantengono la stessa anzianità dei consiglieri che sono andati a sostituire per cooptazione. Saremo vigili al fine di poter denunciare, alla luce di una esperienza che non ci manca di queste pratiche, qualsiasi eventuale trucco o espediente di manipolazione delle votazioni. Non riteniamo di dover dare indicazioni di voto ma è bene che ciascun socio e perciò anche ciascun dipendente-socio sia messo in condizione di decidere il destino della Banca in base ad una scelta ponderata e consapevole. Per assicurare questo obiettivo chiediamo che prima del voto ciascun candidato presenti all'Assemblea il proprio programma. A tal proposito è ormai di pubblico dominio che la strategia del potere in carica consiste in una operazione di alleanza societaria con la Banca Popolare di Bari, ed in tal senso è già stata assunta una propedeutica delibera in un recente CDA. Ora, dopo un bilancio 2012 chiuso con un “rosso” rilevantissimo, con un presidente dimissionario, con un CdA largamente rinnovato e carente di personalità di “peso”, e, dunque, in una condizione di assoluta debolezza negoziale, una operazione del genere non può non suscitare perplessità e preoccupazioni e più che nell'interesse degli stakeholder sembra avere come principale motivazione una programmata spartizione di potere per far rientrare dalla finestra chi è uscito dalla porta. Facciamo, infine, appello a tutti i dipendenti-soci di partecipare all'assemblea non sottraendosi al diritto/dovere di esercitare una propria libera e consapevole scelta sul futuro della Banca e quindi sul proprio futuro. ORGANI DI COORDINAMENTO DIRCREDITO FABI FIBA/CISL FISAC/CGIL BANCA POPOLARE DI PUGLIA E BASILICATA
Accanto al fermo di Riva Acciaio, a rischio nuovamente il Gruppo Ilva. Tra vecchi e nuovi sequestri e l’interdipendenza tra i due gruppi ad oggi solo lo stabilimento di Taranto è stato sbloccato dai provvedimenti legislativi. Inoltre il sequestro è operativo su numerose società controllate da Ilva come: Sanac con unità a Gattinara (VC), Massa, Vado Ligure (SV), Assemini (CA). Innse Cilindri con sede e stabilimento a Brescia per circa 150 dipendenti Ilva Servizi Marittimi, Taranto Energia, Ilvaform , Cilestri che ha tre piccoli magazzini a Lecco, Como e Gallarate per circa Al sequestro sono altresì interessate Ilva Commerciale, Ilva Immobiliare e Immobiliare Siderurgica. Il sequestro riguarda azioni, quote sociali,cespiti, partecipazioni e liquidità di tutte queste società. Per ora il sequestro opera solo sui conti correnti, ma appare assai concreto il rischio che venga esteso ai beni immobiliari delle società bloccandole completamente e rendendo di fatto impossibile la prosecuzione delle stesse con danni irreparabili per Ilva stessa (basta pensare al fermo delle centrali di Taranto Energia o delle navi che trasportano il minerale per il funzionamento del sito di Taranto). In ogni caso già oggi il blocco dei conti rende impossibile pagare I fornitori e (in prospettiva) dipendenti se non ricorrendo alla disponibilità di liquidità di Ilva che, però, non riuscirà a proseguire a lungo a sostenere tali esborsi non supportati da alcun incasso stante la ancor perdurante fragilità finanziaria di Ilva stessa. Tutto questo sempre nell'auspicio che i fornitori accettino le garanzie di Ilva per I pagamenti. Bisogna assicurare la continuità produttiva! La Fim Cisl ritiene che l’azione del Commissario Bondi stia andando nella giusta direzione, sia per quanto riguarda l’ambientalizzazione, c’è stato un forte recupero dei ritardi degli interventi previsti dall’AIA, sia per il recupero di competitività e di mercato. Riteniamo che Governo e Magistratura si facciano carico del rispetto delle leggi affinché si scongiuri i forti rischi occupazionali che abbiamo davanti e si consenta l’importante lavoro di ambientalizzazione e riqualificazione industriale. Roma, 18 settembre 2013 Ufficio Stampa FIM CISL
<< Se non si interviene subito, continuando di questo passo, assomiglierà sempre di più al mare algoso e verdastro della riviera romagnola e del nostro bel mare azzurro e trasparente resterà il ricordo>> Vincenzo Leo, il presidente del SIB, il sindacato dei titolari delle imprese della balneazione, lancia l’allarme: gli scarichi a mare delle acque reflue stanno rovinando l’ambiente marino costiero. Prima ancora di tirare le somme riguardo ad una stagione balneare partita in ritardo ed andata avanti tra molte incertezze, si discute già delle problematiche del settore e delle azioni da avviare nei prossimi mesi per garantire la balneazione nei lidi del versante orientale della provincia di Taranto . Anche quest’estate infatti, buona parte dei lidi dell’arco orientale, soprattutto di Marina di Lizzano, ma lo scorso anno il fenomeno si verificò nell’Isola amministrativa di Taranto, hanno dovuto fare i conti con i fenomeni eutrofici estivi che colorano in modo sgradevole le acque marine, creando disagio ai bagnati. Una situazione derivata: dalla carente, ed in alcuni casi mancata, manutenzione dei canali di raccolta delle acque meteoriche, divenuti nel tempo ricettacolo di ogni genere di rifiuti, lo sversamento a mare delle stesse, e la presenza di depuratori con scarico a mare. Nonostante la coraggiosa forzatura del sindaco di Lizzano, Dario Macripò, che anche quest’anno ha vietato lo scarico a mare delle acque reflue provenienti dall’impianto consortile di depurazione Lizzano, Fragagnano e San Marzano, riproponendo lo scarico delle acque in falda, il problema dello smaltimento dei reflui persiste. L’ordinanza sindacale resta infatti una soluzione momentanea (l’ennesima, da anni!!) che non risolve la questione e grava di responsabilità non proprie il sindaco, pur essendo di competenza della Regione Puglia e dell’Acquedotto Pugliese. Se ne è discusso nel corso di un tavolo di confronto, presso il Comune di Lizzano, tra il Sindaco Macripò, i titolari degli stabilimenti balneari guidati dal presidente del SIB provinciale, Leo (erano presenti il direttore Angelo Colella, l’avv. Massimilano Di Cuia -che cura gli aspetti legali della vicenda-) ed il presidente della V Commissione della Regione Puglia ( Ecologia, Tutela del Territorio e delle Risorse Naturali, Difesa del suolo, Risorse Naturali) Donato Pentasuglia che sta seguendo con particolare attenzione la problematica dello smaltimento delle acque e del sistema depurativo della Regione Puglia. Deciso ad individuare un percorso istituzionale che metta d’accordo: operatori, amministratori pubblici e responsabili del procedimento di governo delle acque, tenendo conto dei tanti vincoli normativi nazionali e comunitari che complicano la materia, riguardo soprattutto alla metodica adottata per lo smaltimento delle acque (scarico a mare o immissione in falda delle acque depurate), Pentasuglia ha investito il Ministero dell’Ambiente chiedendo un’eventuale modifica legislativa della norma, pur nel rispetto dei vincoli. Il Ministero ha fatto sapere – con risposta a firma del Ministro- che sarà avviato un confronto tecnico con gli esperti degli istituti scientifici per esaminare le condizioni esistenti al fine di valutare la possibilità di supportare l’avvio di una sperimentazione ad hoc. Già la scorsa settimana in un precedente incontro in Confcommercio, Pentasuglia aveva illustrato le varie criticità operative e per le quali si sta attivando ed aveva preso nota di alcune problematiche collegate, in merito alle quali ha fornito le prime risposte. La questione cardine dell’intera problematica attiene comunque la scelta del sistema depurativo e della soluzione tecnica da adottare per lo smaltimento delle acque ed in tal senso illuminante sarà il tavolo tecnico-ministeriale di fine mese; contemporaneamente resta da individuare al più presto – ha ribadito Pentasuglia- un soggetto, che avendo il ruolo di interlocutore di livello istituzionale (Assessore regionale o APQ), sia in grado di assumere decisioni e di rendere operative le soluzioni individuate dalla comunità scientifica, dai tecnici e dalle amministrazioni locali, nel rispetto delle esigenze irrigue del territorio e della tutela dell’ambiente e della salute. <>
Nella giornata di martedì 17 settembre, il Commissario Straordinario per le opere e i lavori relativi al porto di Taranto, Sergio Prete, ha partecipato ad una riunione presso il Dipartimento per lo Sviluppo delle Economie Territoriali della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DISET), alla quale hanno preso parte, oltre al Capo Dipartimento dello stesso DISET - Aldo Mancurti - ed al Suo Staff, tutti i progettisti e gli Enti coinvolti nella fase approvativa dei progetti relativi ai lavori e alle opere del porto di Taranto. Nell’occasione sono state analizzate in dettaglio le ulteriori attività necessarie per concludere la fase approvativa e quella di scelta del contraente di ciascuno dei procedimenti in corso. Tali attività sono andate a comporre la bozza di un cronoprogramma che, nell’ambito di una ulteriore riunione, già calendarizzata per la settimana prossima presso il DISET di Roma, sarà sottoposta, per la sua condivisione, agli operatori privati coinvolti nell’Accordo per lo sviluppo dei traffici containerizzati nel porto di Taranto siglato il 20 giugno del 2012.
Dall’Assessorato il programma di turismo in bici per gli appassionati di natura ed eno-gastronomia : “Promuoviamo uno slow travel alla riscoperta dei sapori che racconta l’identità della Puglia” Il connubio turismo e comparto agroalimentare promuove l’idea di un viaggio lento, attento ai particolari, un viaggio di riscoperta all’insegna di sapori che raccontano anche della terra e della cultura che li ha influenzati e resi unici. E’ per questa ragione che come Assessorato intendiamo promuovere un programma di “slow travel” collegato alle eccellenze eno-gastronomiche dei nostri territori e alle grandi campagne di raccolta e trasformazione. E’ quanto ha dichiarato ieri nel corso della Conferenza stampa di presentazione di “Puglia taste & Bike”, l’Assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni. Nella settimana della mobilità sostenibile l’Assessorato con competenza sullo sviluppo rurale della regione Puglia, guarda dunque con attenzione al turista in bicicletta che con “Taste & Bike” ha la possibilità di venire in contatto e di fruire di un significativo ambiente naturale e di una cultura locale vitale fatta di manufatti, attività,prodotti, manifestazioni ed eventi legati alla cultura del buon bere e del buon mangiare. Una idea che nasce dall’intendimento dell’Assessore Nardoni di recuperare anche l’antica viabilità delle campagne. Oltre ai percorsi cicloturistici appositamente realizzati e che spero si potranno ulteriormente implementare – dice Nardoni - occorrerà incentivare su tutto il territorio regionale una rete di viabilità secondaria utilizzando tratturi, strade rurali già esistenti in grado di facilitare la piena fruizione del patrimonio ambientale, paesaggistico e di antiche masserie che costella la nostra regione. Il progetto approntato dall’Assessorato regionale e che nelle prossime settimane entrerà nel vivo con l’individuazione dei primi strumenti di realizzazione, prevede la costruzione di una rete di imprese, pubbliche e private, che metta a sistema esperienze già realizzate (SAC, GAL, Masserie Didattiche, Agriturismo – ndr) con altre realtà che vorranno approcciarsi a questa linea di sviluppo. La sinergia – ha affermato Nardoni – consentirà la creazione di percorsi, l’infrastrutturazione degli itinerari, la promozione e l’offerta di servizi a supporto, oltre il coordinamento dell’informazione e della logistica in senso lato (manutenzione, cartellonistica, gestione del vitto, dell’alloggio e dei percorsi culturali). Ci rivolgiamo ovviamente – ha continuato l’assessore regionale – alle famiglie, ai cicloamatori, agli appassionati di enogastronomia, ma soprattutto a tutti coloro che hanno a cuore una idea di sviluppo del settore che abbia come capi-saldi la sostenibilità ambientale, la valorizzazione del territorio anche fuori dalle rotte segnate dal turismo di massa, la tradizione e il recupero della nostra vocazione rurale. Il Progetto “Puglia Taste & Bike” prevede al momento sette itinerari: tra ulivi secolari e ipogei, tra uva e ciliegie, tra vigneti e cantine, tra porti e pesci (anche con l’utilizzo di programmi dedicati al pesca turismo e al pernottamento in barca), tra fiori e piante, nella magia del patrimonio forestale e nelle aree protette con particolare focus sulla biodiversità.
Settima Edizione del Taranto Finanza Forum. L’evento, promosso dalla BCC San Marzano di San Giuseppe, ha visto la presenza di società d’investimento, manager ed esperti di economia e finanza. Due giorni, per un confronto a tutto campo fra la crisi e le prospettive di ripresa. TARANTO FINANZA FORUM 2013: I NUOVI SCENARI DELL’ECONOMIA NEL MEDITERRANEO Un Taranto Finanza Forum maggiormente ancorato alle prospettive di sviluppo e ripresa, orientato a presentare, in maniera dettagliata, le opportunità di investimento e le strategie di trading, ma anche le opportunità di sviluppo economico e occupazionale a ridosso dell’area del Mediterraneo. Per la Settima Edizione, l’evento promosso dalla BCC San Marzano di San Giuseppe, si è presentato rinnovato nel format e nel progetto, per essere al passo con i tempi e rispondente, sempre più, alle esigenze che giungono dal territorio, illustrando – in anticipo – le possibilità concrete di rilancio nel prossimo futuro. L’appuntamento si è tenuto nei giorni 27 e 28 settembre a Taranto. «Il Taranto Finanza Forum – ha detto Emanuele di Palma, Direttore Generale della BCC San Marzano di San Giuseppe – è stato un evento che ha avuto il compito di leggere le dinamiche e gli scenari e di favorire un confronto aperto, non precostituito, ma capace di diventare il filo conduttore per meglio comprendere ciò che accadrà nel prossimo futuro. Il progetto parte proprio da qui, innanzi tutto dalla corretta informazione, elemento fondamentale per far assumere consapevolezza sul livello di una fase piuttosto complessa. Proprio per questo, abbiamo voluto creare due blocchi (all’interno delle rispettive giornate), in modo da poter offrire un panorama completo che tenesse conto non solo del capitolo investimenti e del settore finanziario, ma anche e soprattutto dell’economia reale, quindi, del mondo del lavoro, in maniera particolare di quello giovanile. Anche l'edizione 2013 si è caratterizza per un confronto aperto fra esperti, manager, economisti, risparmiatori e investitori; fra trading professionisti e appassionati del settore. E così, nelle due sale conferenze sono andate in scena tutte le novità del trading, a cominciare dalle nuove piattaforme e le soluzioni più diverse per poter scoprire quest’affascinante segmento, ma anche l’analisi e le prospettive del mercato degli investimenti per poter gestire il proprio portafoglio in maniera coerente con la fase congiunturale attuale. Nella prima giornata spazio, inoltre, per l’impronta Green del Gal Colline Joniche, partner qualificato dell’evento che ha propostoe lo sviluppo possibile di agricoltura, turismo ed energia, proprio in ottica Green Road, il progetto varato giusto un anno fa all’interno del TFF e che comincia a far trasparire i primi risultati. «Il nostro sostegno al Taranto Finanza Forum - ha spiegato Antonio Prota, Presidente del GAL Colline Joniche, ha inaugurato un percorso pratico di valorizzazione territoriale. Nasce così la linea della Green Road, che mi piace descrivere come un eco-parco all’aperto dove il museo è il territorio. Qui tutti, i cittadini e le imprese e i volontari, contribuiscono alla sua costruzione. Tutto attorno è un fermento di attività, ad iniziare dalle circa 50 aziende (fra agriturismi, B&B e case vacanze) che stanno utilizzando i fondi europei attraverso il GAL per valorizzare il patrimonio rurale. In questa fare per la Green Road è fondamentale attrarre nuovi visitatori e spingere l’acceleratore sulla destagionalizzazione che soprattutto il turismo rurale può garantire. La Green Road, in sintesi, significa rendere fruibile una intera area che ha già deciso di riqualificarsi e fare sistema, proiettata in ottica green». Sabato 28 settembre, invece, dalla rodata collaborazione con Alunni Bocconi, è nato il progetto “Mediterraneo @ Lavoro”. Un’intera giornata dedicata al mondo del lavoro con l'obiettivo di riprendere il cammino dopo anni di recessione, all’interno di un’area che è il fulcro dei destini dell’Europa e del resto del mondo. Ripartire proprio dal lavoro, un concetto fondamentale per l’economia e la società civile. Al mattino si è tenuta una tavola rotonda in cui rappresentanti delle istituzioni, manager, economisti e imprenditori si sono confrontati sui principali aspetti riguardanti il futuro del lavoro, condividendo le diverse opportunità evolutive che lo riguardano e iniziando un percorso di sviluppo continuativo (ndr. di cui si parla in altra parte del giornale nella rubrica Flash). Ai lavori moderati da FRANCESCO ALLEGRA (Caporedattore di Milano Finanza) hanno partecipato: GIOVANNI LEGNINI (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Attuazione del programma), VINCENZO BOCCIA (Vice Presidente e Presidente Piccola Industria con delega per il credito e la finanza, Confindustria), STEFANO SCABBIO (Presidente e Amministratore Delegato, Manpower Group Italia, Francia e Iberia), GIOVANNI MOCCHI (Vice Presidente, Zucchetti Group; Membro CdA Bocconi Alumni Association) CLAUDIO CEPER (Senior Advisor, Egon Zehnder International), DINO RUTA (Direttore Master in Organizzazione e Personale, Università Bocconi), LUCIANO BELVISO ( Founder & CEO, Blackshape Spa) Nel pomeriggio dell'ultima giornata si è parlato su come Gestire le imprese in maniera “Lean” nel mondo attuale: valori, atteggiamenti, metodologie e strumenti. Qual è il ruolo del leader in una impresa e quali leve per realizzare cambiamenti strategici. Le risorse umane in ottica “Lean”: opportunità per imprese e territorio. I lavori sono stati moderati da FRANCESCO VELLUTO, Consigliere Delegato Formazione Confindustria Taranto, con gli interventi di FEDERICO MAGNO (Managing Director, Porsche Consulting Italia), JOSEF NIERLING (Principal, Porsche Consulting Italia), LUC VAN LANDEGHEM (President, International Independent Board for Lean Certification)
“Nella discussione sul piano paesaggistico territoriale regionale (PPTR) adottato il 2 agosto, che ha coinvolto anche autorevoli giuristi, l’attenzione si è concentrata sulle misure di salvaguardia e, in particolare, sulla legittimità delle stesse per gli “ulteriori contesti paesaggistici”. Alcuni recenti articoli vanno oltre le questioni sottese all’operatività di tali misure, entrando nel merito dell’estensione delle aree interessate e il carattere fortemente vincolante delle norme. “Non condivido queste letture. Innanzitutto, le norme di salvaguardia e utilizzazione sono assai differenziate per i diversi ulteriori contesti e quindi non mi pare che possano essere trattate in modo aggregato. E inoltre, soprattutto alcune di esse lasciano ampi margini di intervento, in alcuni casi esaltando l’autonomia comunale e in altri la capacità dei progettisti di integrare l’intervento nel paesaggio facendosi orientare dalle linee guida incluse nel PPTR. “Entriamo, dunque, un po’ più nel merito delle tanto bistrattate tutele: per le doline, le aree soggette a vincolo idrogeologico e la città consolidata, il PPTR non include norme di salvaguardia e utilizzazione ma solo obiettivi di qualità, indirizzi e direttive che sta alla pianificazione comunale approfondire per quanto attiene sia al perimetro delle aree sia agli interventi assentibili e auspicabili. Dunque, in tali contesti allo stato attuale non vige alcuna prescrizione da rispettare negli interventi edilizi. “Gli unici ulteriori contesti che limitano nuove costruzioni (la questione sulla quale più o meno velatamente si concentra l’attenzione dei più) sono quelli interessati da sorgenti, grotte, geositi, inghiottitoi, cordoni dunali, aree umide. Chiedo ai tanti che denunciano il disastroso stato della falda acquifera pugliese, se sia sensato dare il colpo di grazia all’equilibrio idrogeomorfologico dei bacini idrografici. “Un piano paesaggistico, oggi che il paesaggio è interpretato anche in senso eco-sistemico, ha il dovere di prevenire danni ai quali siamo costretti a porre riparo ex post con costosissimi interventi pubblici (ossia con i soldi di tutti i cittadini, sempre più preziosi in tempi di spending review). Non ci hanno insegnato nulla i dissesti, le frane, le alluvioni sempre più frequenti nel recente passato? Cosa dovremmo fare, lasciare che gli strumenti urbanistici generali comunali consentano di costruire sui versanti, in prossimità delle lame e delle gravine, delle formazioni geologiche della Puglia carsica, o sulla vegetazione naturale e seminaturale e persino sulle dune? “Quanto alle fasce di rispetto, le uniche per le quali non sono consentite nuove costruzioni, sono quelle limitrofe ai boschi e alle testimonianze culturali e archeologiche, fatta eccezione per gli annessi rustici e altre strutture funzionali alla conduzione del fondo. Nulla di nuovo, quindi, rispetto alle prescrizioni del PUTT vigente. Per gli altri ulteriori contesti, il piano richiede che le trasformazioni del territorio sin dalla fase progettuale evitino la distruzione di elementi antropici e naturali di elevata valenza paesaggistica, quali i muri a secco, i terrazzamenti, le specchie, le cisterne, i fontanili, i filari alberati ecc. “Mi chiedo chi possa essere in disaccordo con l’opportunità di tutelare e valorizzare questo patrimonio. Si vuole continuare a piangere sul latte versato, quando ci si accorge che un intervento autorizzato cancella un “luogo del cuore” o stravolge un territorio interessato da un investimento turistico che attrae proprio per i valori paesaggistici che lo circondano? “E infine, mi chiedo quale come sia possibile questa esclusiva, direi quasi ossessiva, attenzione agli aspetti vincolistici in un piano che comprende ben cinque progetti territoriali, molti dei quali già oggetto di finanziamenti regionali, e sette linee guida che orientano e suggeriscono esempi per la riqualificazione delle periferie e delle aree agricole periurbane, il restauro e il riuso dei manufatti in pietra a secco, il recupero e l’efficientamento energetico dell’edilizia rurale, la qualificazione paesaggistica delle infrastrutture viarie, la progettazione di impianti di energie rinnovabili. E vi sono linee guida persino per la progettazione di aree produttive paesisticamente e ecologicamente attrezzate, ossia aree produttive ben inserite nel paesaggio e che facciano risparmiare risorse, soprattutto acqua ed energia, alle stesse imprese. “Mi auguro che anche su questi aspetti del piano si sviluppi una discussione di merito, utile all’innovazione dei settori produttivi e alla creazione di nuove economie e buona occupazione in questa nostra meravigliosa regione.”
“Caro assessore sento l’obbligo di segnalarti - affinché attraverso la tua iniziativa e gli uffici regionali nelle sedi competenti si trovi una soluzione - l’anomala e ingiusta situazione nella quale vengono a trovarsi, nei confronti dell’INPS, coloro che, già in quiescenza, si dedicano al governo delle campagne in loro possesso o che hanno ricevuto in eredità. Accade a tal proposito, che a persone prive del titolo di coltivatori diretti o prive della qualifica di IAP (Imprenditore Agricolo Professionale), sia comunque richiesto l’obbligo assicurativo previsto per i lavoratori autonomi dell’agricoltura, in riferimento all’art. 13 della legge n. 233/1990. Mi risulta, infatti, che gli ispettori dell’INPS, nell’ambito di verifiche sulla posizione assicurativa di singoli individui, abbiano provveduto all’iscrizione d’ufficio nella Gestione Lavoratori Autonomi dell’Agricoltura - IAP – ( con conseguente quantificazione del debito e dei relativi interessi) anche di persone, già in pensione, prive dei requisiti di ‘imprenditore agricolo’, solo perché iscritti nella “sezione speciale” del registro delle imprese dalla C.C.I.A.A, quali piccoli imprenditori e perché ricorrono a lavoratori agricoli a tempo determinato per la conduzione dei terreni agricoli dei quali sono proprietari. Ritengo la situazione sopra descritta iniqua e illegittima nei confronti dei destinatari dei verbali di accertamento da parte dell’INPS. E credo che dopo uno studio del problema da parte degli uffici regionali, ai quali mi risulta pervengono i verbali dell’INPS per conoscenza e siano state segnalate dai diretti interessati queste vicende, sia necessario sottoporre la questione in sede di Conferenza Stato Regioni, per una negoziazione politica e al fine di trovare una soluzione.
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