Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1520)

“Quel tavolo non rappresenta la comunità e non è una vertenza solo sindacale”. Lo dice il Comune di Taranto al ministro Stefano Patuanelli (Mise) in vista della convocazione di domani alle 12 al ministero dei sindacati metalmeccanici per informarli dell’accordo che domani stesso Invitalia, per conto del Governo, e ArcelorMittal firmeranno sulla nuova società con la partecipazione pubblica. “Al momento - afferma l’assessore comunale Francesca Viggiano - solo i rappresentanti sindacali nazionali sono stati convocati a Roma per decidere il futuro anche di tutti gli altri tarantini, per decidere della salute nostra e dei nostri figli. In nome del solito ricatto occupazionale”. Il Comune quindi evidenzia che “la provincia  di Taranto conta 570.595 residenti (dato Istat al 30.06.2020). Nello stabilimento siderurgico - si prosegue - gli iscritti alle sigle sindacali nazionali dei metalmeccanici sono in totale 5.580 (dato ufficiale al gennaio 2020), cioè lo 0,98% dei cittadini di questo territorio”. 

“Il futuro dei cittadini di Taranto e della sua provincia - dice ancora Viggiano - viene ipotecato nel nome del futuro comunque incerto di un limitato numero di lavoratori, nemmeno tutti residenti in terra ionica, per altro”. “Significa che non ci interessa della sorte dei lavoratori? Certo che non è così - afferma ancora Viggiano -, nessuno provi a mettere contro lavoratori ed enti locali e città in questa situazione così difficile. La battaglia la facciamo a cominciare proprio dalla difesa dei lavoratori, che oggi vengono usati come merce di scambio”. E conclude: “In questo anno il Covid avrebbe dovuto insegnarci che la salute viene prima di qualsiasi profitto. Ma per l’Ilva questo ragionamento non vale”. 

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha convocato per domani alle 12 nella sala degli Arazzi del Mise i sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Usb e Ugl sulla vicenda ArcelorMittal. La convocazione del Mise arriva nel giorno in cui Invitalia, per conto del governo, e ArcelorMittal firmeranno l’accordo che segna l’ingresso dello Stato al 50 per cento nel capitale dell’azienda siderurgica. 

Il Comune di Taranto, col sindaco Rinaldo Melucci, convocherà nella prossima settimana le associazioni ambientaliste sulla vicenda ArcelorMittal alla luce dell’accordo che quest’ultima firmerà domani con Invitalia per il governo. Il sindaco ha già informato le associazioni, che avevano chiesto di essere ricevute in presenza, “circa circa gli sforzi che si stanno compiendo in questi giorni per acquisire dettagli sul negoziato in atto tra Governo e ArcelorMittal”. Per l’amministrazione comunale, “è un momento cruciale per il futuro di Taranto, per questo occorrerà una ampia condivisione e l’Amministrazione comunale estenderà questa disponibilità al confronto a tutte le forze e rappresentanze del territorio”.

Una delle tante  associazioni che ha chiesto ascolto al sindaco, “Giustizia per Taranto”, oggi dichiara che “riguardo al piano ambientale” ci sono “le solite dilazioni e deroghe, mentre sono sparite le parole "green" e "idrogeno" dai proclami del ministro Patuanelli. Diremmo anche giustamente - afferma “Giustizia per Taranto” - dal momento che si trattava di proposte irrealizzabili e che la produzione del siderurgico proseguirà, sostanzialmente, come prima e cioè a carbone. Poco importa per gli enormi danni che procurerà ancora alla nostra comunità e al nostro territorio. Anzi peggio, visto che si intende aumentarla a 8 mln di tonnellate all'anno”. Per “Giustizia per Taranto”, “produrre 8 milioni di tonnellate all'anno di acciaio, significherà produrre più di quanto il mercato abbisogna, motivo per cui questo nuovo accordo costituirà una nuova bolla destinata a scoppiare nei prossimi anni. Per tutto questo - si conclude - chiediamo che il Governo ci ascolti prendendo in considerazione la voce della città. E che Regione, Provincia, Comune e parlamentari tarantini si oppongano, con decisione e senza più ambiguità, a questi intendimenti”. 

Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, e il presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Gugliotti, hanno inviato all’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, una richiesta urgente di trasmissione della documentazione relativa all’accordo con ArcelorMittal. La lettera è stata inviata per conoscenza anche al premier Giuseppe Conte, al ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, e al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, rilevando come non ci sia stato da parte degli enti locali un coinvolgimento diretto rispetto ai contenuti dell’accordo, che “andrà a incidere direttamente e inequivocabilmente - scrivono Melucci e Gugliotti - sul tessuto sociale tarantino e della sua provincia”.

Diciannove tra associazioni e comitati cittadini di Taranto impegnate sul fronte ambientalista e che rivendicano da tempo la chiusura di tutte le fonti inquinanti senza distinzioni di aree dell’acciaieria ex Ilva, oggi ArcelorMittal Italia, scrivono al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, chiedendogli di essere ascoltate visto che la trattativa tra Invitalia (per conto del Governo) e la stessa ArcelorMittal Italia sta entrando in dirittura di arrivo.

    La conclusione, che sancirà l’ingresso dello Stato nel capitale della società, è infatti prevista per fine mese. 

 

“Il nostro futuro non può più essere deciso senza che la cittadinanza venga preventivamente interpellata e presa seriamente in considerazione da chi deve rappresentarla nell'ambito del piano in discussione” dicono i firmatari tra cui Liberi e Pensanti, Giustizia per Taranto e Genitori Tarantini.

    “Le chiediamo quindi con estrema urgenza - è la richiesta avanzata al sindaco di Taranto - una data e suggeriamo di utilizzare la struttura adibita alle assemblee del Consiglio Comunale cittadino, Teatro Fusco, capace di accogliere in sicurezza tutti i rappresentanti delle associazioni e delle istituzioni”.

    “A seguito di molteplici dichiarazioni in cui lei - si afferma nella lettera al sindaco - richiede di sedersi ai tavoli governativi in rappresentanza della città di Taranto al fine di incidere nella discussione in atto sul futuro dell’ex Ilva, le associazioni cittadine Le chiedono a gran voce un incontro in presenza per discutere del futuro dI tutti noi. Siamo convinti infatti che il suo compito sia quello di portare la loro voce nelle stanze in cui non tutti possono entrare”.

    “Noi reputiamo tuttora i cittadini come i grandi assenti di questa trattativa, nonostante siano in tanti ad affermare di parlare a nome loro - si dichiara ancora -. La situazione dell’ex Ilva è sotto gli occhi di tutti. Ancora negli ultimi giorni abbiamo potuto assistere ad incidenti all’interno dello stabilimento Ilva con numerosi emissioni pericolose visibili chiaramente visibili, la situazione ambientale non è migliorata, il lavoro diminuisce ed è sempre più precario, non è chiaro, quindi, come ci sia qualcuno che possa rivendicare azioni che meritano il plauso della gente che rimane invece la grande esclusa in questa trattativa”. 

In una fase congiunturale difficile, in cui il settore enogastronomico, da sempre trainante per l’economia turistica del territorio, sta vivendo una crisi senza precedenti, arrivano importanti riconoscimenti che lanciano un messaggio di speranza per il futuro.  La città di Grottaglie (con la  Trattoria La Luna nel Pozzo) entra nella prestigiosa guida Slow Food “Osterie d’Italia 2021” e rafforza la presenza della Regione Puglia e della Provincia di Taranto in particolare, in una pubblicazione, che premia le migliori insegne d’Italia nel settore della ristorazione, in grado di portare in tavola tradizione e territorio. L’edizione 2021 della guida a cura di Eugenio Signoroni e Marco Bolasco (Slow Food Editore) raccoglie 1.697 osterie, di cui 83 in Puglia e 5 nella provincia di Taranto, chiamate a rappresentare la buona tavola italiana portando con sé l’eredità di una ristorazione tradizionale di lunga data. 
Secondo il Presidente della BCC San Marzano Emanuele di Palma “questa è certamente una notizia che fa bene alla comunità e mette in luce il lavoro svolto con passione, dedizione e competenza da clienti-imprenditori che continuano a credere nei loro progetti e a cui la Banca non fa mancare il suo sostegno”.

"Lo Stato entrerà nell'ex Ilva all’inizio come azionista 'non di minoranza' e questo non è un sofismo". Lo ha detto Domenico Arcuri, commissario per l’emergenza Covid-19 e capo di Invitalia, nel corso della registrazione di 'Porta a Porta' che andrà in onda questa sera su Rai 1.

   "È ragionevole dire - ha sottolineato - che siamo in dirittura di arrivo". 

“È sconfortante dover commentare ogni volta questi incidenti. È ormai chiaro che gli impianti cadono a pezzi ed è riprovevole che l'azienda, innanzi alle denunce delle organizzazioni sindacali, non abbia di meglio da fare che provare a mettere il bavaglio ai lavoratori con provvedimenti punitivi”. Lo dichiara il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, in merito all’incendio divampato nella tarda serata di domenica all’interno del siderurgico ArcelorMittal, ex Ilva. Interessato un tratto del nastro trasportatore dell’agglomerato, dove cioè vengono preparati i minerali per la carica degli altiforni, minerali poi veicolati con i nastri trasportatori. Non ci sono stati feriti ma solo danni all’impianto. Il sindaco fa però riferimento “alle immagini raccolte da tanti cittadini”, erano infatti molto visibili sia le fiamme che i fumi sprigionati, e afferma che “l’azienda avrebbe affermato che si è trattato di un impianto in manutenzione straordinaria, dunque vuoto di ogni prodotto, e che a causa dell'attrito sviluppato proprio da queste attività abbia preso fuoco”. Il sindaco parla di “fatti sempre più consueti”. “Dai sopralluoghi di Arpa Puglia e per mezzo della rete delle centraline esterne allo stabilimento, si è potuto verificare - sostiene il sindaco di Taranto - che l'evento non ha inciso sulla qualità dell'aria dell'abitato vicino. Tuttavia, l'agenzia regionale tornerà ad eseguire nuove verifiche sulle centraline interne all'impianto e, in seguito, sarà in grado di relazionare più dettagliatamente”. Per Melucci, “evidentemente quelle manutenzioni a cui assistiamo impotenti, non sono sufficienti e non tendono ad un vero aggiornamento tecnologico come richiesto a gran voce dalla città”. “È uno dei motivi per i quali siamo oggi molto critici con le ulteriori dilazioni degli interventi previsti dall'Aia da parte del ministero dell'Ambiente e con l’ipotesi di accordo sul futuro dell'ex Ilva che non tengano al primo posto la salute e l'ambiente circostante”. “Questa volta - conclude il sindaco di Taranto - è andata bene e nessuno si è fatto male, ma come fanno a dormire la notte i responsabili di questa situazione?”

Partono domattina nel siderurgico ArcelorMittal di Taranto (ex Ilva) ulteriori sei settimane di cassa integrazione Covid. Interesseranno un numero massimo di 8137 dipendenti, di cui 5617 operai e 1520 impiegati. È una nuova tranche di cassa Covid che si somma alle precedenti cominciate da metà marzo scorso, sempre con numeri rilevanti, in sostituzione della cassa integrazione ordinaria per crisi di mercato che ArcelorMittal ha invece usato a partire da luglio 2019, in continuità sino a metà marzo, prorogandola ogni 13 settimane, con un numero massimo di 1200 addetti. Attualmente la forza lavoro diretta in cassa integrazione a Taranto è pari a circa 3300 unità. Numero alto, ma tuttavia calato rispetto agli oltre 4mila delle settimane precedenti perché nel frattempo alcuni impianti della fabbrica sono ripartiti. Restano ancora fermi da marzo acciaieria 1 e altoforno 2.

 

 L’avvio della nuova tranche di cassa Covid coincide anche con la partenza delle assemblee dei lavoratori in stabilimento. Nel consiglio di fabbrica dell’11 novembre, allargato anche ai delegati sindacali dell’indotto, Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb hanno deciso di non effettuare per il momento alcun sciopero e di attendere il confronto col Governo sulle sorti di ArcelorMittal. Confronto che poi effettivamente c’è stato venerdì scorso, in video call, con tre ministri (Stefano Patuanelli del Mise, Roberto Gualtieri del Mef e Nunzia Catalfo del Lavoro) insieme all’ad di Invitalia, Domenico Arcuri, nel quale è stato ufficializzato che lo Stato entrerà nel capitale di ArcelorMittal e avrà una partecipazione maggioritaria. Il confronto col Governo riprenderà la prossima settimana. L’esecutivo ha infatti annunciato una nuova convocazione delle sigle metalmeccaniche anche perché si avvicina la data del 30 novembre, entro la quale si vuole chiudere la trattativa con ArcelorMittal circa il coinvestimento pubblico. Domani le assemblee in fabbrica a Taranto partiranno dall’area Mua-Ril, tra mattinata e pomeriggio, e andranno avanti sino al 25 novembre quando si chiuderà la consultazione con gli addetti alla manutenzione delle acciaierie 1 e 2. Martedì invece l’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, incontrerà i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, come annunciano fonti sindacali. In questa fase, oltre all’attenzione sulla nuova cassa integrazione, si punta a capire come sarà ArcelorMittal nella combinazione pubblico-privato, che assetto industriale avrà e come garantirà produzione e occupazione con lo sviluppo del piano quinquennale sino al 2025. Non mancano le critiche. Dai sindacati, che protestano perché non possono essere chiamati e coinvolti a cose fatte, al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che chiede ad Invitalia di fermare il negoziato con la controparte industriale in assenza di un confronto con la città. Il sindaco contesta una fabbrica a 8 milioni di tonnellate di produzione di acciaio e rivendica da tempo un siderurgico più piccolo, più moderno ma soprattutto ecosostenibile. Oggi, infine, in un focus di due pagine dedicato ad ArcelorMittal, il Sole 24 Ore mostra che dal 2012, anno del sequestro giudiziario degli impianti di Taranto, a oggi, con la produzione in caduta verticale, sono stati bruciati 49,4 miliardi di euro di Prodotto interno lordo. 

 I settori della pesca e della mitilicoltura sono fra i più colpiti dagli effetti del Covid a Taranto. “Dopo una parziale ripresa del mercato del pesce nei mesi estivi del post lockdown, il settore ittico sta subendo un nuovo fermo. Siamo molto preoccupati, siamo al minimo storico, l’attività è ridotta dell’80%”. Lo dichiara Luciano Carriero, presidente di categoria per Confcommercio Taranto. “Il mercato all’ingrosso del pesce da giornaliero si è ridotto a due volte a settimana” prosegue Carriero, mentre “le spedizioni in Italia, che assorbivano tra il 30 ed il 40% del prodotto, sono ferme. Altrettanto il mercato estero, completamente bloccato”. A tutto ciò, per Confcommercio Taranto, si aggiunge “il fermo della ristorazione che ha prodotto un calo delle vendite del 40% ed anche il dettaglio nelle pescherie ha subito rallentamenti: la gente sta comprando meno pesce”. “Non va meglio per il settore mitilicolo - aggiunge Carriero -. Il Covid colpisce duro anche il mercato della cozza di Taranto, che deve fare i conti con un'altra grave problematica: la concorrenza illegale determinata dalla reimmersione in mare (nel secondo seno del Mar Piccolo) del prodotto di provenienza estera”.  “Problematica annosa - commenta  Carriero - che vede i mitilicoltori tarantini impegnati in una sorta di crociata in difesa della cozza allevata in Mar Piccolo, produzione messa a rischio dalla contestuale presenza di notevoli quantità di prodotto proveniente da altri mari che potrebbe essere causa di una contaminazione dell’ecosistema”.

E’ in vigore da ieri, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il cosiddetto Decreto Ristori 2 che, dopo l’analogo decreto del 28 ottobre, prevede ulteriori misure di sostegno alle imprese la cui attività ha subito una sospensione totale o parziale per effetto delle disposizioni del Dpcm del 3 novembre scorso. Il pressing esercitato da Confartigianato nei confronti del Governo commenta il Segretario provinciale Fabio Paolillo ha consentito di correggere in parte quanto previsto dal primo Dl Ristori e di includere nei nuovi interventi settori in cui operano artigiani e piccole imprese e di cui la Confederazione aveva lamentato l’ingiustificata esclusione. E’ il caso della categoria della “ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto” che ricomprende tra l’altro le attività di rosticcerie, friggitorie, pizzerie a taglio. Altrettanto penalizzate altre attività che subivano un danno indiretto a causa della interruzione delle forniture provocato dalle restrizioni orarie previste dal Dpcm del 24 ottobre scorso.

Nonostante le correzioni ottenute, nei provvedimenti del Governo permangono numerose complessità che rendono difficile districarsi nel ginepraio di disposizioni. Per questo la Confederazione ribadisce la necessità di superare la logica dei singoli interventi legati a specifiche attività individuate da codici ATECO per introdurre, con un prossimo provvedimento legislativo nella legge di Bilancio, un nuovo contributo a fondo perduto sulla falsariga di quanto previsto dal Decreto RilancioTre i critersui quali il nuovo contributo dovrebbe basarsi. Destinatari dovrebbero essere tutti i titolari di partita IVA tenendo conto di quanto già corrisposto con i decreti “Ristori 1” e “Ristori 2”. Il calo di fatturato da determinare in relazione ai mesi interessati dai nuovi provvedimenti restrittivi (non più solo aprile 2020). L’ammissione al contributo solo in presenza di un calo significativo di fatturato rispetto al corrispondente periodo del precedente periodo d’imposta.

Tra le novità che recepiscono le sollecitazioni di Confartigianato - prosegue Paolillo - il Dl Ristori 2 introduce 20 nuove categorie che possono beneficiare dei contributi a fondo perduto già previsti dal Decreto Ristori 1. Tra queste, i settori che interessano gli artigiani e le piccole imprese sono: la ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto, altre attività di trasporti terrestri passeggeri, il trasporto di passeggeri per vie d’acqua inclusi i trasporti lagunari, altre attività di trasporti terrestri (ad esempio le centrali radiotaxi), i fotoreporter e altre attività di riprese fotografiche, corsi di danza, le lavanderie industriali, attività di guide alpine, la fabbricazione di articoli esplosivi, il commercio al dettaglio di bomboniere, la gestione di stazioni per autobus.

Per le gelaterie e le pasticcerie, i bar e altri esercizi simili senza cucina e alberghi con domicilio fiscale o sede operativa nelle aree rosse o arancioni indicate nel Dpcm del 3 novembre scorso, la quota percentuale del contributo è aumentata del 50% e arriva al 200%.
Un nuovo contributo a fondo perduto viene riconosciuto, per l’anno 2021, alle imprese con sede operativa nei centri commerciali, e si prevede l’estensione agli operatori delle produzioni industriali del comparto alimentare e delle bevande interessati dalle misure restrittive del DPCM 3 novembre 2020, nel limite di spesa di 280 milioni di euro. Si riconosce così, anche se parzialmente, un ristoro del danno indiretto agli operatori di filiera.

Il Dl Ristori 2 prevede anche un nuovo contributo a fondo perduto per gli operatori con partita Iva attiva al 25 ottobre 2020 e con domicilio fiscale o sede operativa nelle zone “rosse” indicate dal Dpcm del 3 novembre. Tra queste attività, rientrano gli istituti di bellezza, i servizi di manicure e pedicure, quelli di cura degli animali, le attività di tatuaggio e piercing e altri servizi per la persona.

Tra le altre misure di sostegno alle imprese, il credito d’imposta per i canoni di locazione per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020 destinato alle imprese che operano nelle ‘zone rosse’, comprese agenzie di viaggio e tour operator. Inoltre la cancellazione della seconda rata dell’IMU da versare entro il 16 dicembre 2020 viene estesa ad ulteriori attività e applicata alle imprese ubicate nei comuni delle zone rosse del territorio nazionale. In materia previdenziale, il Decreto Ristori 2 estende l’esonero dal versamento dei contributi del mese di novembre 2020 anche ai datori di lavoro privati appartenenti ai settori individuati  nella Tabella recante i Codici Ateco di cui all’Allegato 1. Sospeso anche il versamento dei contributi sia previdenziali sia assistenziali dovuti nel mese di novembre 2020 per i datori di lavoro privati delle aree caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto, come individuate con ordinanze del Ministro della Salute. In tema di integrazione salariale - conclude Paolillo - sono prorogati al 15 novembre 2020 i termini per l’invio delle domande di accesso ai trattamenti collegati all’emergenza Covid-19 e di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o saldo degli stessi. Peraltro, i trattamenti di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga, previsti dall’art. 12 del precedente Decreto Ristori, sono riconosciuti anche in favore dei lavoratori in forza alla data di entrata in vigore del Decreto Ristori bis.

 

 

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