Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1289)

Continua la pratica delle potature radicali e indiscriminate. Diverse segnalazioni e foto sono giunte dai cittadini di via Nitti. Proprio le potature in quella strada erano state oggetto nel lontano 2009 di una accorata denuncia- ricordano da Legambiente! Da svariati anni analoghi interventi sono stati aspramente criticati dalla nostra associazione e da tutti gli "addetti ai lavori", ma anche quest'anno per l'ennesima volta i "potatori" sono "tornati all'attacco". Da svariati anni tentiamo di collaborare il Comune fornendogli la consulenza "gratuita" dei nostri agronomi per garantire alla città una corretta manutenzione del verde pubblico: tuttavia, ogni anno, si ripetono potature scellerate su piante che non le tollerano affatto e che, a seguito di tali interventi, sono destinate a morire o ad ammalarsi in breve tempo perché le continue e drastiche potature indeboliscono le piante e ne abbreviano la vita. Ne sono un esempio i tanti scheletri rimasti in tante vie di Taranto. Torniamo a chiedere "PERCHÈ?" Gli interventi di potatura devono essere effettuati "esclusivamente" laddove "indispensabili" e nell'assoluto rispetto sia delle buone pratiche forestali sia del regolamento del verde; gli stessi, inoltre, non devono riguardare indiscriminatamente tutti gli esemplari insistenti in ogni strada oggetto dell'intervento ma solo quelli per i quali sussista una reale esigenza accertata. E invece continuano gli interventi su chiome che hanno uno sviluppo contenuto. Come lo avevano altri alberi, proprio di Via Nitti, ridotti negli anni scorsi a tre tristi monconi. Tra l'altro, eliminare gran parte dell'apparato fogliare è una vera follia in una città fortemente inquinata come la nostra perché riduce drasticamente la capacità fotosintetica e l'azione di trattenimento delle polveri sottili. Senza poi sottovalutare il problema degli uccelli cui è stata tolta la possibilità di ripararsi durante la notte e di cibarsi dei frutti che erano presenti sulla chioma. Il Comune ha acquistato e piantumato numerosi alberi: ma che senso ha piantare alberi se poi non si sa curarli ed anzi li si condanna a morte con potature inutili? E' appena stata assunta la decisione di liberare l'AMIU dall'onere della cura del verde urbano: in attesa che si affidi il servizio il Comune dovrebbe perlomeno impedire interventi assurdi. Esiste un regolamento del verde, approvato dallo stesso Comune, che sanziona questi interventi. Noi torniamo a chiedere che il Comune lo faccia rispettare. O bisognerà rivolgersi all'Autorità Giudiziaria per ottenere il reintegro di tutti quelli alberi che non sono sopravvissuti e che non riusciranno a sopravvivere a questi rozzi interventi?
Alta Velocità adriatica, si allarga il fonte del sì. È ora di tutti i Consigli regionali italiani la battaglia per i treni veloci sulla dorsale e per l’Alta Capacità della rete appenninica tra Foggia e Napoli. Su relazione del pugliese Onofrio Introna, la Conferenza nazionale dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome ha approvato all’unanimità, nella riunione plenaria di Roma, un ordine del giorno che chiede al governo Letta di “considerare prioritaria l’estensione alla dorsale adriatica di progetti di velocizzazione e modernizzazione dei collegamenti ferroviari”. Sempre al governo nazionale, i Consigli regionali chiedono di “reperire le risorse finanziarie necessarie e di porre in essere tutte le iniziative utili” per conseguire un obiettivo infrastrutturale strategico per l’intera rete ferroviaria italiana. “I colleghi presidenti convengono e segnalano a Palazzo Chigi – sottolinea Introna – che la modernizzazione delle infrastrutture ferroviarie lungo l’Adriatico, considerata la sua stretta interconnessione con le reti appenniniche, quella ionica e quelle dei Paesi europei del settore Nord Orientale, verrebbe ad assumere un valore strategico per collegare tutte le regioni italiane, assicurando una mobilità efficace e sostenendo la capacità industriale-commerciale e quindi lo sviluppo economico di ogni territorio del Paese”. Il documento della Conferenza dei Parlamenti regionali sollecita inoltre il raddoppio dei 38 km di binario unico che limitano tuttora la linea ferroviaria adriatica. A parte un chilometro a nord della stazione di Ortona in Abruzzo, “l’anacronistica strozzatura interessa in massima parte il territorio pugliese, nei 37 km tra Lesina-Termoli – ricorda il presidente Introna – la richiesta al Governo è che questo intervento atteso da tempo venga compreso quanto prima tra le opere strategiche indifferibili, interessando una ferrovia che va considerata anche in continuità con i collegamenti tra l’Europa e il Mediterraneo, oltre che parte integrante dei ‘corridoi’ europei verso i Balcani l’Egeo e il Mar Nero”. Il presidente della Conferenza nazionale, Eros Brega, a nome di tutti i Consigli chiederà un incontro al premier Letta e al ministro Lupi, proprio per illustrare la richiesta delle Regioni dell’urgente ammodernamento delle reti ferroviarie. Collegamenti moderni e veloci su binari sono essenziali al servizio dello sviluppo del Paese.
A seguito dell’interruzione delle relazioni sindacali con la Casa Circondariale di Taranto, da parte di tutte le OO.SS., interruzione resasi necessaria a causa della preannunciata apertura del reparto da adibire a sorveglianza dinamica, senza alcun incremento di personale, la CISL FNS ha intrapreso un’azione di verifica e confronto con i vertici del DAP, già sollecitati dal Provveditore Regionale, ed ha ottenuto un riscontro, che vede un incremento pari a otto, dieci unità di Polizia Penitenziaria da trasferire attraverso la mobilità, che sarà attuata attraverso trasferimenti basati sulla graduatoria nazionale. La CISL FNS PROVINCIALE, REGIONALE e NAZIONALE, attraverso i vertici della propria organizzazione, ha realizzato un successo parziale a favore dei lavoratori del carcere tarantino, evitando il collasso organizzativo della struttura. L’azione della CISL FNS, ancora una volta, ha posto in essere tutte le sue energie, affinché il personale di Polizia Penitenziaria non arretri nello stato di “ schiavitù “, aggravando notevolmente il problema del sovraffollamento a carico del personale di Polizia Penitenziaria ed il suo carico di lavoro. La CISL FNS persevererà nell’azione intrapresa, per restituire dignità al personale di Polizia Penitenziaria.
Presso lo stabilimento della Cementir di Taranto, si è tenuto un incontro tra le OO.SS. Confederali CGIL – CISL – UIL, le Federazioni di Categoria FILLEA – FILCA – FENEAL ed i lavoratori, nel corso del quale è stata effettuata una valutazione puntuale sugli esiti dell’incontro del giorno 5 u.s. tenuto con il management aziendale, al quale hanno preso parte anche i rappresentanti nazionali di categoria. E’ stato evidenziato come l’Azienda, pur nel corso di una crisi di dimensioni transnazionali, abbia palesato numerose “amnesie”, che si sono accumulate e sedimentate sino a determinare lo spegnimento dell’intera “area a caldo” sin dal prossimo 31 dicembre. Decisione questa che non si presta ad interpretazioni diverse da quella di un “pericoloso” disimpegno dal territorio di Taranto. Permangono nella loro interezza le problematiche legate alla scarsa agibilità del Porto di Taranto, alla “dubbia” fornitura del cemento da parte di Cementir per quanto attiene alle opere infrastrutturali dello stesso Porto, all’ulteriore “congelamento” degli investimenti di revamping da realizzare nell’ambito del progetto “Nuova Taranto” elaborato dalla stessa Cementir. Al riguardo è emersa forte la preoccupazione tra i lavoratori per le condizioni di sostanziale insicurezza degli impianti che, dopo oltre mezzo secolo di esercizio, dovrebbero essere oggetto di importanti lavori di ristrutturazione che, al contrario, vengono affrontati semplicemente con interventi “tampone”. Anche in questo caso è stato ben stigmatizzato il comportamento dell’Azienda che tende a dilatare, differendoli, tempi e modi per affrontare gli interventi che, ormai, non sono più di semplice manutenzione, ma che assumono carattere strutturale. Gli interventi dei lavoratori hanno, poi, fatto emergere chiaramente la condizione che gli stessi vivono giornalmente a causa dell’ incertezza, acuitasi dopo l’avvio delle procedure per la CIG scattate dal settembre scorso. Hanno evidenziato come l’assenza di una prospettive di futuro per loro e per le rispettiva famiglie genera un clima di tensione crescente dentro e fuori la fabbrica, per cui hanno rivendicato azioni immediate che devono tendere a far emergere prospettive chiare e compiute. Le RSU hanno, tra l’altro, evidenziato, come, pur in costanza di crisi, taluni problemi siano stati risolti (la fornitura di loppa da parte dell’ILVA, la disponibilità della locale Autorithy portuale a rendere più agevole il traffico e la movimentazione delle merci al Porto) e che numerose sono le commesse in corso di aggiudicazione che potrebbero affluire allo stabilimento di Taranto. Per questi motivi, l’assemblea dei lavoratori ha condiviso, chiedendone l’accelerazione, di avviare un confronto immediato con l’Ente Regione alla presenza degli Assessori al Lavoro e alle Attività produttive a cui, per le già note ragioni, è stata ritenuto opportuno allargarne la partecipazioneal Commissario Straordinario alle opere infrastrutturali del Porto di Taranto. E’ stata, altresì, ritenuta necessaria la posizione tendente a far condividere l’intera problematica della Cementir alla comunità ionica con il pieno coinvolgimento delle Istituzioni locali (Comune, Provincia e Prefettura) sia nella fase di avvio delle trattive che in quella di coinvolgimento sociale. Taranto alle prese con una crisi di dimensioni epocali deve difendere tutti i suoi insediamenti produttivi che, opportunamente ambientalizzati con l’applicazione rigorosa e integrale delle procedure AIA, devono costituire quella risposta di futuro attesa dai lavoratori e dalle loro famiglie. Sulla questione Cementir si registra anche una lettera del Segretario della UIL Puglia Aldo Pugliese al Presidente della Regione Nichi Vendola e l'Assessore al Lavoro Leo Caroli. Egregi, le organizzazioni sindacali di categoria degli edili di Cgil, Cisl, Uil, nel corso di una riunione tenutasi presso la Regione Puglia con l’impresa Cementir, avevano ricevuto rassicurazioni che un ulteriore incontro sarebbe stato programmato entro la fine di settembre 2013, convocando le parti interessate, compresa l’Autorità Portuale di Taranto, per discutere con maggior precisione le problematiche relative alla crisi dell’azienda. Tale incontro non ha mai avuto luogo e, nonostante i richiami da parte delle organizzazioni sindacali, sia confederali che di categoria, nei mesi successivi, dobbiamo purtroppo registrare un reiterato disinteresse e disimpegno rispetto alla grave problematica in questione.Intanto, la Cementir non accenna a frenare il processo che tempo addietro ha messo in moto, che porterà, qualora non si intervenga in maniera tempestiva, alla chiusura dello stabilimento ionico. Sicuramente condividerete la nostra preoccupazione per quello che rischia di tramutarsi in un colpo durissimo, l’ennesimo, per il tessuto economico, produttivo e sociale di Taranto, che negli ultimi anni è stata vittima fra le più penalizzate dalla crisi. Pertanto rinnoviamo l’invito a convocare con urgenza un incontro, quantomeno per smentire quella che riteniamo un’inconcepibile indifferenza e un inaccettabile immobilismo da parte delle istituzioni, mentre tanti posti di lavoro, diretti e indiretti, sono a serio rischio.Ricordiamo che la Cementir ha in questi mesi accampato pretesti del tutto falsi pur di giustificare la chiusura dello stabilimento, a cominciare dall’impossibilità di utilizzare il porto mercantile per l’attracco delle navi. Una scusa subito smentita dalla stessa Autorità Portuale, che ha sempre manifestato piena disponibilità a collaborare (sebbene, è bene sottolinearlo, negli ultimi quattro anni solo cinque navi con carichi riconducibili alla Cementir hanno fatto scalo nel porto ionico).Inattendibile è anche la presunta difficoltà a reperire materia prima, nello specifico la loppa, a causa della situazione dell’Ilva. Anche in questo frangente i nodi sono subito venuti al pettine: l’Ilva continua a produrre loppa, ma già l’attuale disponibilità servirebbe per coprire le necessità della Cementir per almeno un decennio.Smontato ogni alibi, la Cementir è uscita allo scoperto, addossando ogni responsabilità alla crisi economica, che avrebbe sensibilmente ridotto il mercato del cemento, e ventilando la concreta volontà di dismettere l’attività. Le organizzazioni sindacali di categoria hanno provveduto subito a far presente che il mercato è tutt’altro che deficitario: ad esempio, i lavori previsti nel porto di Taranto, per un valore complessivo di 400 milioni di euro, necessiteranno di ingenti quantità di cemento. E’ chiaro, quindi, che dietro le intenzioni della Cementir si celano ben altre questioni. Un atteggiamento che non può essere sottovalutato dalle istituzioni: in un anno nerissimo per l’occupazione, nei casi in cui si è intervenuti con decisione e celerità (Marcegaglia, Vestas, Bridgestone, ecc.) si è riusciti a trovare soluzioni credibili che hanno tutelato tanti posti di lavoro e l’attività produttiva. Vi chiediamo, quindi, di fare altrettanto, con la stessa urgenza, per lo stabilimento Cementir.
La crisi morde sulle imprese della provincia di Taranto, la mancanza di liquidità è una delle urgenze con cui devono misurarsi ogni giorno gli imprenditori del territorio. L’accesso al credito, la difficoltà di relazione con il sistema bancario è uno dei primi fattori di difficoltà. Così a Martina Franca dove nel 1° semestre 2013 si sono registrate 59 cessazioni su 41 iscrizioni nel settore del commercio. La difficile situazione in cui si trovano ad operare le imprese -anche quelle con una storia aziendale importante - del comune di Martina Franca, richiede un impegno straordinario teso ad individuare percorsi che, pur nel rispetto delle regole e dei vincoli esistenti, consentano di affrontare le difficoltà economico-finanziarie del momento e di non soccombere per mancanza di liquidità. E’ questo il senso dell’iniziativa fortemente voluta dal presidente della delegazione comunale di Confcommercio, Roberto Massa, che ha voluto mettere a confronto le diverse componenti del sistema (imprese, banche, confidi, consulenti) con l’obiettivo di affrontare al meglio la difficile situazione che investe l’area di Martina Franca, un tempo isola felice dell’economia jonica, anche mediante l’utilizzo dello strumento di agevolazione (l’Asse VI az. 6.1.6 del P.O. FESR 2007-2013) che la Regione ha messo a disposizione delle Micro e PMI. Erano presenti Giuseppe Sebastio, presidente del Confidi Confcommercio Puglia , Riccardo Scialpi in rappresentanza dell’Ordine prov. dei Dottori Commercialisti e numerosi consulenti e direttori di banca con sedi operative sul territorio di Martina Franca, Crispiano (Banca Popolare di Puglia e Basilicata, UBI Carime, Banca MPS, BCC Banca di Taranto, Bancapulia, BCC Alberobello, Banca Popolare di Bari, Banca Popolare Mezzogiorno). La Regione Puglia, come è noto, ha individuato – ha spiegato Sebastio- alcuni consorzi fidi, tra cui CONFIDI CONFCOMMERCIO PUGLIA, come strumenti di supporto alle imprese dotandole di consistenti risorse da erogare con le modalità indicate nell’asse VI, Nello specifico, la misura ha istituito un fondo con il quale assistere le imprese attraverso la concessione di garanzie, nella misura dell’80% dei finanziamenti prestati dalle banche per le seguenti finalità: attivo circolante (acquisto scorte); nuovi investimenti; riequilibrio finanziario; aumento di capitale sociale. Al di là degli strumenti disponibili, che ci sono e spesso non vengono utilizzati al meglio, malgrado le garanzie offerte dal confidi, il problema di fondo resta la disponibilità delle banche a farsi interpreti, accanto alle imprese, dei processi di sviluppo economico del territorio; la scarsa propensione a valutare con attenzione progetti dove l’innovazione e l’investimento rappresentano un fattore qualificante. Di qui l’appello alle banche del sistema Confcommercio, e dei consulenti, a leggere nelle pieghe dei bilanci aziendali, andando oltre il dato dei ricavi annuali, che in tempo di crisi possono non rappresentare la reale capacità delle imprese di restituzione del danaro.
In Puglia i centri urbani delle cittadine di media e piccola dimensione da sempre sono luoghi di identità cittadina, di relazione, di incontri, di commerci. Spesso coincidono con i luoghi storici e rappresentano il cuore pulsante delle attività economiche, culturali e sociali. Purtroppo la crisi economica che sta attraversando il Paese ed in particolare l’economia provinciale, il contenimento dei consumi, la prossimità alle aree urbane dei centri commerciali extraurbani e delle varie formule distributive alternative, sono fattori che si riflettono sull’andamento del commercio di vicinato, facendo crescere nei centri urbani il numero delle attività cessate. Il rischio è la desertificazione di tali aree, e l’invecchiamento dei centri cittadini un tempo pulsanti vita, ora abitati per lo più da popolazione anziana, spesso a limitata capacità di spesa. A ciò si aggiunge la problematica del degrado edilizio delle aree storiche urbane che spesso presentano condizioni abitative inadeguate sotto il profilo igienico-sanitario, finendo con il divenire zone di emarginazione sociale in cui trovano rifugio persone che vivono ai margini della legalità. E’ il caso purtroppo di cittadine, come ad esempio Massafra, dove il centro storico registra alcune situazioni di forte degrado sociale. <> La problematica della sicurezza è strettamente legata alla questione della qualità dell’ambiente urbano, della cura degli spazi e dei servizi pubblici offerti. Un ambiente degradato favorisce senz’altro comportamenti e stili di vita che possono rappresentare una minaccia per la sopravvivenza stessa di un’area. Su questi temi la Delegazione Confcommercio di Massafra chiede un confronto con l’Amministrazione comunale e gli Organi preposti alla sicurezza del territorio.
L'art. 7 del nuovo Decreto Ilva, in esame in Parlamento, stabilisce che il Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria sia approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'Ambiente, entro quindici giorni dalla proposta e comunque entro il 28 febbraio 2014. Di fatto, senza alcuna motivazione, i tempi di adozione del Piano vengono posposti, rispetto alle indicazioni originarie, di oltre tre mesi. Ciò comporta inevitabilmente un ulteriore slittamento dell'adozione del Piano Industriale e quindi delle concrete indicazioni temporali ed economiche di attuazione degli interventi necessari al risanamento dello stabilimento. E' un fatto grave: le continue proroghe stanno determinando un crollo della fiducia dei tarantini verso le istituzioni e alimentando l'angoscia di una città colpita nel suo diritto a coniugare salute, ambiente e lavoro. La certezza dei tempi di attuazione degli interventi previsti dall'AIA, unitamente al puntuale monitoraggio della qualità dell'aria e delle altre matrici ambientali, ed alla verifica dell'efficacia delle misure adottate, costituiscono una necessità assoluta. Torniamo infine a denunciare quella che non esitiamo a definire una drammatica beffa, ossia il decreto interministeriale sulla Valutazione del Danno Sanitario (VDS). Chiediamo che si introducano norme che modifichino quel decreto interministeriale facendo proprie le indicazioni della legge adottata in materia dalla Regione Puglia
Si è svolto Sabato 14 dicembre nel Teatro Comunale di Palagiano - il Convegno - Multifunzionalita in Agricoltura e Valorizzazione dei Prodotti Tipici di Puglia VEDI PROGRAMMA ALLEGATO
Approvato ieri dal Consiglio il testo di legge unificato sull’agriturismo in Puglia. Dopo anni di attesa il territorio pugliese si dota, dunque, di uno strumento che mira a promuovere un agriturismo di qualità, ma anche a determinare connotati giuridici e tecnici stringenti per lo svolgimento di tali imprese (dai vincoli paesaggistici-ambientali, alle modalità di produzione agricola). “Il consiglio di ieri ha celebrato una giornata dedicata alla cura e custodia del grande patrimonio naturale, paesaggistico e colturale della nostra terra – ha detto l’assessore alle risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni - Non può che rallegrarmi la conclusione dell’iter per l’approvazione della Legge che regolamenta l’offerta agrituristica in Puglia ma è indubbio che tale azione legislativa assume ancora più valore alla luce del grande lavoro che questo governo regionale sta realizzando in favore delle potenzialità tipiche dei nostri territori. In questo contesto – continua Nardoni – va letta l’approvazione all’unanimità del disegno di legge da me proposto per la “Tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario, forestale e sootenico”, ma anche la proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela e la valorizzazione dei borghi più belli della nostra regione che ieri ha trovato accoglimento in consiglio. Il fenomeno dell’agriturismo in Puglia diffusosi fortemente negli ultimi anni ha dunque ora un quadro normativo certo a cui Nardoni guarda con attenzione soprattutto nell’ottica della certificazione di qualità del sistema agricolo regionale. Stiamo conducendo un lavoro puntuale assieme a tutti gli attori del comparto agricolo pugliese – dice l’Assessore regionale – affinché si recuperino risorse autoctone e in questo senso va inquadrato l’intervento che abbiamo posto in essere con la legge di tutela approvata ieri e che mira alla conservazione del grande patrimonio di biodiversità della Puglia, ma tutto questo lavoro di custodia doveva trovare fondato compimento anche nella fase di offerta al pubblico. Perché attraverso gli agriturismo comunichiamo la nostra tradizione e la nostra cultura rurale al mondo che arriva nella nostra regione. L’agricoltura pugliese ridisegna i suoi connotati sulla base di criteri ed elevati standard qualitativi. Con gli agriturismo mettiamo in condizione l’agricoltore di diversificare il suo reddito – afferma Nardoni – ma al contempo gli chiediamo di essere fedele a quei livelli di efficienza, qualità e genuinità che ormai appartengono appieno al brand Puglia, sia sul fronte alimentare che turistico-ricettivo. Nella seduta del Consiglio regionale di ieri approvato, inoltre, anche il DDL n. 9 del 1.07.2013 su “disposizioni relative alle sanzioni amministrative in materia di quote latte”. Con questo provvedimento la Regione Puglia applica la normativa nazionale in materia di quote latte relativamente all’ammontare delle sanzioni amministrative da comminare ai primi acquirenti (generalmente caseifici – ndr) riconosciuti in apposito Alba regionale, ai quali i produttori di latte bovino consegnano la loro produzione. La normativa ha individuato, inoltre, i parametri e i criteri con cui graduare le sanzioni da applicare al fine anche di penalizzare i più inadempienti.
Si è tenuto oggi sul piazzale dell'assessorato al Lavoro, l'incontro con i lavoratori delle pulizie delle scuole, convocato dagli assessori Caroli (Lavoro) e Capone (Sviluppo economico). All'assemblea hanno partecipato anche alcuni parlamentari pugliesi (Stefano, Bellanova, Duranti) e i consiglieri regionali Zullo e Lemma oltre all'assessore del comune di Taranto Sciasciamacchia. E' stato condiviso da tutti i presenti il documento già firmatp dalle sigle sindacali con il quale si chiede con urgenza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri l'annullamento della gara e la convocazione urgeìnte di un tavolo interministeriale per garantire la continuità e regolarità dei servizi e la dignità delle retribuzioni dei lavoratori. "La richiesta - spiegano Capone e Caroli - condivisa da tutti i rappresentanti istituzionali, è un determinante e significativo passo avanti nella gestione della vertenza. Insistiamo perchè con l'appoggio di tutti i parlamentari pugliesi possa essere modificato il decreto del "fare", che riduce le risorse dedicate a questi servizi. Siamo uniti a fianco dei lavoratori per evitare che una gara assentita da Consip con un ribasso del 60% violi i diritti dei lavoratori a una retribuzione dignitosa e i diritti degli studenti ad avere servizi di qualità"
Pagina 78 di 93