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Giornale di Taranto - Economia, Lavoro & Industria
Economia, Lavoro & Industria

Economia, Lavoro & Industria (1737)

Parte in salita la nuova settimana per la vicenda Acciaierie d’Italia. Tra  ogg e il 3 febbraio sono concentrati una serie di appuntamenti. Oggi, nella sede di Confindustria nazionale a Roma, Acciaierie d’Italia incontra i sindacati per cominciare ad entrare nel merito industriale ed occupazionale dopo il vertice dal ministro Adolfo Urso del 19 gennaio. Il giorno successivo nuovo ciclo di audizioni della commissione Industria del Senato che ha già ascoltato Comune di Taranto, Regione Puglia, azienda, sindacati, ambientalisti, Federacciai e Casartigiani. Dalle 14 del 31 gennaio tocca invece a commissari straordinari Sanac (un’azienda che rifornisce refrattari ad Acciaierie d’Italia verso la quale ha maturato crediti importanti), Arpa Puglia, Ordine dei medici di Taranto, Confapi e presidente di Acciaierie d’Italia holding, Franco Bernabé. Infine alle 18 del 3 febbraio scadono i termini per la presentazione alla commissione Industria degli emendamenti al decreto legge. 

 

 “Oggi- dichiara Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl - incontriamo l’azienda per capire come in quest’anno intende affrontare i temi per noi prioritari, cioè ripartenza dell’azienda dopo un lungo periodo di stasi, aumento della produzione e riduzione della cassa integrazione”.     “Condividiamo la decarbonizzazione, pensiamo che questa debba essere materia di una intesa specifica, ma non ci si arriva dall’oggi al domani - aggiunge Benaglia -. Servono risorse importanti, investimenti, garanzie serie per i lavoratori ed un ruolo maggioritario dello Stato in Acciaierie d’Italia. La decarbonizzazione va gestita e non solo perché richiede tempo. È un qualcosa da costruire per gradi coinvolgendo il sindacato, ma nel frattempo bisogna che l’ex Ilva produca di più, faccia marciare gli impianti fermi e metta in cantiere il rifacimento dell’altoforno 5, cosa che l’azienda, nel vertice con Urso, si è impegnata ad avviare in quest’anno”.

    “Per costruire il futuro, c’é bisogno che il 2023 sia molto diverso dal 2022 e vi sia un miglioramento netto della gestione e dei risultati aziendali” evidenzia Benaglia. Da aggiungere, inoltre, che a fine di marzo scade il primo anno di cassa straordinaria che l’azienda ha ottenuto per 3.500 addetti come tetto massimo. Si andrà sicuramente ad un rinnovo per un altro anno. Si tratta però di capire per quanti. 

Annunciate altre due aperture entro il 2023 a Francavilla Fontana e Ceglie Messapica

 

 

La Bcc San Marzano ha inaugurato la nuova filiale di Villa Castelli in Via Pietro Vasta 23. Dopo 20 anni dalla prima apertura nel suggestivo borgo pugliese in provincia di Brindisi, l’istituto di credito ha scelto di spostarsi in una sede più grande, moderna e accogliente arricchita da un ampio spazio esterno dotato di panchine e zona pedonale, insieme ad un’area verde a servizio della Comunità. “Si tratta di un vero e proprio intervento di riqualificazione urbana – ha commentato il Presidente Emanuele di Palma – un nuovo traguardo raggiunto per la BCC San Marzano, che con lo sguardo rivolto al domani continua ad investire in innovazione e sviluppo, per favorire il benessere dei propri collaboratori e la crescita dell’intero territorio in cui opera”. I nuovi spazi si sviluppano su una superfice lineare di 250 m2 interni e 450 m2 esterni, su un unico livello, con quattro uffici ben distribuiti e illuminati, una sala riunioni, un’area self, una zona di attesa, un’area dedicata ai servizi di cassa, con il massimo confort per gli operatori e i clienti, insieme ad un’area mensa in aggiunta ai servizi e all’archivio. Il concept progettuale è perfettamente in linea con l’identità visiva della Banca rigorosamente orientata al futuro, che parte dalla organizzazione degli ambienti: luoghi eleganti ma familiari e accoglienti, adatti al dialogo, all’incontro e alla comunicazione. Spazi simili ad agorà, con un’ampia

  zona di attesa che privilegia l’accoglienza, divanetti e poltrone che formano piccoli salotti. «Si tratta di aree progettate non solo per collocare prodotti – ha spiegato il Presidente Emanuele di Palma - ma per migliorare la relazione e aumentare la conversazione con soci e clienti e tra soci e clienti, al fine di rendere piacevole e interattivo l’utilizzo dei servizi offerti, lasciando alla tecnologia l’operatività delle semplici transazioni bancarie».

Il fulcro è la hall d’ingresso: un’area condivisa per lo scambio di idee e momenti di incontro con clienti e non. La tecnologia è presente con l’aerea self banking per prelievi, ricariche e versamenti H24. “La filiale - ha spiegato di Palma - perde la connotazione di sportello per le operazioni e diventa luogo di confronto in cui la Banca vive il suo territorio (famiglie, imprenditori, giovani e start up).

L’apertura della nuova filiale si inserisce in un progetto più ampio di espansione territoriale della BCC San Marzano nella provincia di Brindisi, che vedrà entro la fine del 2023 l’inaugurazione di altre due sedi a Francavilla Fontana e a Ceglie Messapica per cui sono stati avviati gli iter autorizzativi di concerto con il Gruppo Cassa Centrale a cui la Banca ha aderito. “In controtendenza con la drastica riduzione degli sportelli bancari, specie al Sud - ha sottolineato di Palma - emersa da una recente analisi della Banca di Italia, in cui è evidente un allontanamento degli istituti di credito dai territori, tra avvento delle nuove tecnologie e necessità di abbattimento dei costi, la BCC San Marzano rilancia il ruolo sociale che le Banche di Credito Cooperativo in particolare rivestono da sempre sui territori per promuovere il rapporto diretto e sviluppare relazioni di fiducia con i propri soci e i propri clienti ben oltre gli aspetti numerici e commerciali. La nostra mission è creare una vera e propria cultura della rete e del valore condiviso”.

“Siamo convinti di avere messo sui binari giusti quello che è il principale polo siderurgico italiano, che deve tornare ad essere il principale polo siderurgico europeo in una logica di riconversione Green, cioè un modello per tutto il mondo”. Lo ha detto il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, rispondendo ad una domanda sull\'llva di Taranto.

Sono 51 i soci fondatori dell’associazione indotto Acciaierie d’Italia e grandi industrie costituita a Taranto. Si tratta di imprese confluite nella nuova associazione dopo essere fuoriuscite da Confindustria Taranto. Presidente dell’associazione è Fabio Greco, vice Nicola Convertino. I soci, si spiega, “sono fra le più importanti aziende del settore e sono al vaglio numerose ulteriori domande di adesione. Trattasi di 3500 dipendenti che ruotano attorno all’Indotto e che rappresentano la spina dorsale dello stabilimento ex Ilva”.

   I fondatori della nuova associazione così motivano la loro fuoriuscita da Confindustria Taranto: “Agli organi del comparto metalmeccanico della locale Confindustria è stato costantemente osteggiato ad esercitare adeguatamente il ruolo di rappresentanza in difesa degli interessi dei propri associati, provocando la crescente necessità di poter fare affidamento su un’associazione “specializzata” sulle tematiche particolari e estremamente complesse derivanti dai rapporti fra realtà industriali di caratura nazionale e internazionale e le tante aziende che costituiscono il loro indotto locale”. “Questa associazione, quindi, essendo un’entità esclusivamente dedicata all’indotto ionico si potrà gestire adeguatamente nelle complesse vicende locali e nazionali che riguardano lo stabilimento siderurgico tarantino e le altre grandi industrie” si afferma.

   “Nessuno strappo” dicono in riferimento a Confindustria Taranto ma “consapevole, naturale e progressiva maturazione di un intero comparto industriale”. “Chiediamo subito investimenti per la tutela dell’ambiente, lo sblocco delle commesse, al fine di consentire investimenti e manutenzioni, la stabilità di tutti i lavoratori delle imprese dell’indotto, questi sono gli obiettivi a cui puntiamo. Siamo già al lavoro, infatti, chiederemo di incontrare la governance dello stabilimento, nonché i parlamentari ionici, il Comune, la Provincia di Taranto e la Regione Puglia”.

Nel 2023 il tasso di disoccupazione in Puglia è destinato a salire dell’8,4%; la provincia di Bari  con + 5,9% rispetto al 2022 subirà l’incremento peggiore, nella provincia di Taranto l’incremento sarà dello 0,3%. A fronte di 1 milione e 486 mila pensionati in Puglia, gli occupati non vanno oltre il milione e 207 mila.

Dati che devono far riflettere come ha affermato Tullio Mancino, direttore provinciale di Confcommercio Tarano nella sua relazione introduttiva al convegno ‘Il Futuro del Lavoro’, giornata di approfondimento delle tematiche strettamente connesse del lavoro e della formazione .

Un confronto a più voci tra i rappresentanti delle istituzioni, delle professioni e delle imprese organizzato da Confcommercio Taranto e ACNL Taranto,  e Ordine provinciale dei Consulenti del Lavoro.

Il momento straordinario che sta attraversando il nostro Paese, segnato dalle conseguenze economiche della pandemia e della guerra, ma anche da segnali di ripresa, richiede strategie altrettanto straordinarie a sostegno del lavoro e della formazione professionale e dell’ occupazione . Lo hanno evidenziato negli interventi di saluto il presidente di Confcommercio, Leonardo Giangrande, del vice presidente della provincia, Vito Parisi e del vice sindaco di Taranto, Fabrizio Manzulli.  

E’ necessario  investire sulle persone al fine di agevolare la transizione, alla quale ci chiama l’Europa, nei settori digitale e verde per sostenere la ristrutturazione dei settori più colpiti. La tassazione dovrebbe essere spostata dal lavoro ad altre forme a supporto del lavoro e dell’occupazione anche per garantire retribuzioni che assicurino condizioni di vita e di lavoro adeguate e per sostenere perciò la crescita economica, la ripartenza dell’economia. Occorre prestare più attenzione ai giovani e alle persone scarsamente qualificate,  alle categorie di lavoratori che nei due anni di pandemia hanno avuto scarse opportunità di entrare nel mercato del lavoro e che attraverso i tirocini formativi di buona qualità potranno accedere al mondo del lavoro. Investire sull’apprendimento, nelle competenze e nell’istruzione per creare nuove opportunità per tutti e di conseguenza incidere sulla produttività e la crescita del Pil. Sono questi i concetti sottolineati a più riprese nei vari interventi.

La presidente dell’ACNLTaranto, Rita De Santis,  si è soffermata sul sistema duale e l’apprendistato di primo livello, invitando la Regione Puglia ad investire più risorse in quest’ambito. L’autoimpiego, l’autoimprenditorialità come asset di sviluppo economico in un territorio nel quale vi sono molte crisi aziendali  è il tema sul quale si è intervenuto il presidente dell’Ordine provinciale dei consulenti del lavoro, Giovanni Prudenzano.

L’agenda delle politiche attive del lavoro in Puglia è stata ampiamente illustrata negli interventi dell’assessore al Lavoro della Regione Puglia, Sebastiano Leo che ha confermato che saranno portate avanti le misure degli anni passati da Garanzia Giovani a GOL, ma anche Work in Puglia, Punti Cardinali, azioni per l’occupazione femminile; non sarà trascurata la scuola perché se è vero che occorre alzare il livello delle competenze è importante che le conoscenze siano elevate e che la scuola offra una buona formazione di base e nel contempo sia in grado di orientare. Più dettagliato l’intervento del dirigente della sezione Politiche e Mercato del Lavoro della Regione Puglia, Giuseppe Lella,  che ha tracciato un quadro  dei percorsi avviati dalla Regione.

E’ intervenuto infine Gianluca Palazzo, direttore commerciale di Quojobis, importante realtà nel panorama nazionale del settore dei servizi per le risorse umane. Ha coordinato i lavori il direttore di Confcommercio Puglia, Giuseppe Chiarelli.  

 

Ex Ilva: aziende indotto formano comitato,lasciano Confindustria 

Le imprese di Taranto che hanno costituito il comitato indotto Acciaierie d’Italia, ex Ilva, escono da Confindustria Taranto. Lo dichiarano oggi le stesse imprese in un documento. Queste imprese, oltre che con l’ex Ilva, lavorano anche con le altre grandi industrie presenti nell’area tarantina. “Tutte le aziende dell’indotto associate a Confindustria Taranto - si afferma -  si sono dimesse in massa da Confindustria Taranto dopo aver constatato che occorre aprire una fase nuova. Una fase di pari dignità, di collaborazione costruttiva e di complementarità con le grandi imprese. Una fase meno politica e più concreta. Senza giochi di poteri e condizionamenti”. “ll nostro comitato - spiegano le imprese dell’indotto - è un’aggregazione di aziende libere e senza condizionamenti ideologici, unitesi per interagire direttamente e trovare soluzioni costruttive, pragmatiche e quindi efficaci alle problematiche tipiche del rapporto con clienti di così grandi dimensioni”. “Abbiamo sentito di non essere rappresentate, rischiando di fare la fine del vaso di coccio come nel 2015 - dicono le imprese -. In un assoluto vuoto di rappresentatività e lontane dalla palude della politica, le aziende dell’indotto hanno preso il cuore in mano e lo hanno gettato oltre l’ostacolo, appropriandosi del loro spazio e diventando protagoniste dirette del proprio destino, consapevoli che questa è una strada coraggiosa e senza ritorno. Una strada di assunzione di responsabilità”. Le imprese di Taranto che hanno costituito il comitato indotto Acciaierie d’Italia, ex Ilva, escono da Confindustria Taranto. Lo dichiarano oggi le stesse imprese in un documento. Queste imprese, oltre che con l’ex Ilva, lavorano anche con le altre grandi industrie presenti nell’area tarantina. “Tutte le aziende dell’indotto associate a Confindustria Taranto - si afferma -  si sono dimesse in massa da Confindustria Taranto dopo aver constatato che occorre aprire una fase nuova. Una fase di pari dignità, di collaborazione costruttiva e di complementarità con le grandi imprese. Una fase meno politica e più concreta. Senza giochi di poteri e condizionamenti”. “ll nostro comitato - spiegano le imprese dell’indotto - è un’aggregazione di aziende libere e senza condizionamenti ideologici, unitesi per interagire direttamente e trovare soluzioni costruttive, pragmatiche e quindi efficaci alle problematiche tipiche del rapporto con clienti di così grandi dimensioni”. “Abbiamo sentito di non essere rappresentate, rischiando di fare la fine del vaso di coccio come nel 2015 - dicono le imprese -. In un assoluto vuoto di rappresentatività e lontane dalla palude della politica, le aziende dell’indotto hanno preso il cuore in mano e lo hanno gettato oltre l’ostacolo, appropriandosi del loro spazio e diventando protagoniste dirette del proprio destino, consapevoli che questa è una strada coraggiosa e senza ritorno. Una strada di assunzione di responsabilità”. 

 Per queste imprese, “a peggiorare il clima e l’incertezza, ha contribuito l’inerzia della rappresentanza della Confindustria tarantina che, distratta e disorientata, aveva ormai derubricato in una routinaria questione tra semplici privati, le problematiche complesse della metalmeccanica e della siderurgia, delegandole alla competenza regionale e a loro dire nazionale”. Per le imprese, che si riferiscono all’ex Ilva, “attaccare questa fabbrica è una follia. E’ invece saggio difenderla aiutando a migliorarla. Per questo abbiamo lanciato messaggi di allarme al Governo e al Parlamento. Abbiamo chiesto di fare presto ed essere convocati per esporre il nostro punto di vista direttamente, senza filtri, come attori esperti della materia e portatori di un interesse legittimo, giusto e sincero. Il riconoscimento di tanti sforzi è arrivato il 19 gennaio 2023, quando le nostre imprese dell’indotto, formalmente riunitesi in comitato (una vera e propria “associazione” regolarmente costituita), sono state accolte e ascoltate dal ministro Adolfo Urso presso il ministero delle Imprese e Made in Italy, al pari della stessa Acciaierie d’Italia, dei suoi soci, delle istituzioni e delle altre forze produttive e di rappresentanza”. “Su esplicito invito del ministro - concludono le imprese - il nostro comitato parteciperà a tutti i successivi appuntamenti del tavolo di confronto indetti dal ministero, che saranno finalizzati allo sviluppo dell’accordo di programma e alla verifica passo dopo passo dell’avanzamento dei cronoprogrammi per la ripartenza e la decarbonizzazione di Acciaierie d’Italia”. 

“Uno degli investimenti che faremo e inizieremo quest’anno è il rifacimento dell’altoforno 5. Ci si potrebbe chiedere perché rifarlo. Perché per arrivare alla conclusione del piano illustrato dal presidente Bernabè serve continuare a produrre e se altoforno 4 è a posto, appena rifatto, altoforno 2 è in condizioni più delicate”. Lo ha detto - secondo quanto riferiscono all\'AGI fonti presenti al tavolo - l’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, nel vertice in corso al Mimit. “Un altro investimento è sulla centrale elettrica, che deve dare molta energia” ha annunciato Morselli. Per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) dello stabilimento di Taranto, ha aggiunto Morselli secondo le stesse fonti, “noi faremo richiesta di proroga. Non credo la proroga arriverà in fretta, ma voglio rassicurare che tutti i nostri limiti emissivi sono sempre stati rispettati come sa il ministero dell’Ambiente”. L’altoforno 5 è spento dal 2015 e con la sua produzione era il più grande d’Europa.

“Gli investimenti in direzione territoriale, fuori dal sedime dell’acciaieria, sono investimenti necessari, altrimenti siamo una cattedrale nel deserto e le cattedrali nel deserto muoiono. Anche su proposta nostra i soci hanno concordato quattro investimenti”. Lo ha dichiarato al tavolo su Acciaierie d’Italia, ex Ilva, svolto al Mimit l’ad dell’azienda, Lucia Morselli. Lo riferiscono ad AGI fonti presenti al tavolo ministeriale.  “Sono quattro operazioni - ha spiegato Morselli secondo le fonti -, un rigassificatore, per il quale abbiamo iniziato a lavorare e siamo anzi già a un terzo dei lavori in collaborazione con operatori internazionali e con il porto di Taranto. Per il prossimo anno termico contiamo di avere accesso diretto ai produttori di gas. Il secondo investimento è nell’economia circolare, con la loppa che è un sottoprodotto di altoforno, pregiatissimo però per i cementifici. Quindi ci impegneremo per far ripartire il cementificio che abbiamo, collegato allo stabilimento. È un’opportunità visto il fabbisogno di cemento che potrà essere utile anche per la ricostruzione dell’Est”.      “Terza operazione - ha spiegato Morselli - un accordo con Falck Renewables: noi diamo loro l’acciaio e loro daranno a noi energia rinnovabile. Quarto: acqua. Ce ne serve molta e ci attrezzeremo per dissalare, risparmiando l’acqua dei fiumi della zona. Non sarà sulla terraferma ma off-shore, così sarà meno ambientalmente d’impatto. Cito da ultimo un altro aspetto: stiamo già usando plastica negli altoforni e quindi siamo una sorta di termovalorizzatore per la Regione Puglia”, ha concluso, secondo le fonti, l’ad Lucia Morselli. 

 

Alle voci critiche di varie organizzazioni sindacali sul vertice col ministro Adolfo Urso, su Acciaierie d’Italia, ex Ilva, si aggiunge anche quella del sindacato Usb. “L\\\\\\\'incontro di ieri è stato deludente - dice Usb -. A gestire le ingenti risorse messe dal Governo sarà l\\\\\\\'attuale governance. Nulla per i lavoratori, nessun rilancio sull\\\\\\\'occupazione, tranne generiche dichiarazioni di intenti. Nulla sui lavoratori sociali , sui lavoratori Ilva in amministrazione straordinaria e sull\\\\\\\'appalto”.

  “Da parte nostra rileva Usb - non c\\\\\\\'è e non ci sarà mai alcuna disponibilità a discutere di un accordo di programma (la vera novità dell\\\\\\\'incontro di ieri), che inserisce in un contesto ambientale complicatissimo come quello di Taranto, altre presenze scomode e dannose come il rigassificatore, le pale eoliche, il riavvio della lavorazione della Loppa e l\\\\\\\'eco mostro nella baia di Taranto con l\\\\\\\'impianto di desalinizazzione delle acque per l\\\\\\\'acciaieria. La nostra organizzazione - conclude Usb - ha da sempre posto come elemento centrale il tema del coinvolgimento del territorio, degli enti locali sulle scelte riguardanti la fabbrica, con la capacità di programmare un futuro anche oltre lo stabilimento”. 
tNoito, grazie ad Angelo Bonelli e agli altri parlamentari e invitiamo la cittadinanza e gli studiosi a perseverare in questa battaglia mettendo in campo una forte mobilitazione. 

L’area a caldo dell’ex Ilva a Taranto, ora Acciaierie d’Italia, “l’abbiamo difesa anch’essa sempre e anche a livello giudiziario ci hanno sempre dato ragione. Facciamoci una ragione del fatto che l’area a caldo di Taranto è la più pulita d’Europa. E quindi forse del mondo”. Lo ha detto oggi pomeriggio al vertice al Mimit l’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli. Lo riferiscono ad AGI fonti presenti al tavolo convocato dal ministro Adolfo Urso. Per Morselli, spiegano le fonti, “l’area a caldo resterà comunque anche con la decarbonizzazione, perché la conversione a forno elettrico non significa che sparisce l’area a caldo. L’area a caldo resterà, sarà diversa perchè elettrica, ma noi continueremo a produrre ghisa e acciaio liquido, a fare una produzione primaria. Quindi continueremo ad alimentare anche le produzioni a freddo, questo deve essere chiaro”.

   Le fonti aggiungono che sul punto il ministro Urso ha chiosato dicendo di concordare. Morselli ha poi risposto ad una domanda di un sindacalista in merito agli investimenti nel polo Acciaierie d’Italia di Genova: “Stiamo difendendo con grande determinazione le aree dell’impianto di Genova in tutti i modi, perché vogliamo far crescere la produzione. Siamo dalla stessa parte dei sindacati e per noi quelle aree sono tutte aree di produzione”. 

Al governo \\\"interessa che il piano industriale sia realizzato\\\" e \\\"ci vorrà tempo e forse anche oltre la legislatura\\\". Lo ha detto il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, avviando il vertice su Acciaierie d’Italia ex Ilva, secondo quando apprende AGI da fonti partecipanti al tavolo in corso al Mimit. Il ministro ha parlato della volontaà di \\\"impostare un clima nuovo\\\" perché \\\"al Governo preme l\\\'interesse nazionale in un clima di serenità con le giuste garanzie per la città di Taranto\\\". L\\\'obiettivo indicato, riferiscono le fonti, è \\\"realizzare il polo siderurgico green di riferimento per l\\\'Europa”. Urso, spiegano le fonti, ha detto anche che il polo green dell’acciaio potrà essere un motivo di orgoglio ma anche un modo per onorare la memoria di chi ha sofferto. Urso ha quindi spiegato gli effetti finali delle modifiche dei patti parasociali per salire al 60 per cento (lo Stato) e cambiare governance. 

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