Curiosità, Fatti (misfatti) & Varie

Curiosità, Fatti (misfatti) & Varie (30)

Sono tanti coloro i quali usufruiscono del comodo servizio di consegna di cibo caldo, o food delivery, sia a casa che in ufficio.

Il segmento principale che fa uso del servizio è composto da terza età e persone con ridotta capacità motoria o chi, più semplicemente, non possiede un mezzo proprio ed è costretto a muoversi con i mezzi pubblici. In seconda battuta, ci sono le persone impegnate col lavoro, specie le famiglie in cui lavorano tutti i componenti, e l’utenza business: uffici, bar, ristoranti e asili che scelgono il punto vendita proprio in funzione della presenza del servizio di consegna della spesa. Infine, abbiamo il segmento dei “comodosi”, ovvero coloro i quali amano la comodità e preferiscono dedicare due ore della loro giornata ai propri hobby, interessi o commissioni, piuttosto che impiegarle in un supermercato fra stress, file inutili e pesanti buste da trasportare

Nel Mezzogiorno,tra i supermercati che forniscono il servizio, in prima fila troviamoMegamark, del cui gruppo ricordiamo gli ipermercati Iperfamila, i superstore Famila e i Supermercati Dok. La realtà leader del Sud Italianella distribuzione organizzataha da poco intrapreso, nella regione Puglia, una politica di fidelizzazione al servizio con cui gli utenti possono usufruire della spesa a domicilio gratis a fronte di uno scontrino del valore di 40 euro. Come tutte le aziende all’avanguardia, Megamark ha deciso di esternalizzareil servizio che, infatti, viene fornito da aziende terze specializzate nelle consegne a domicilio, comela Quikly, partner logistico dellaMultiservizi SMS – acronimo di Sportelli Multi Servizi – realtà romana specializzata inservizi alla persona e home delivery, nonché l’ideatrice del GDO Corner, sportello multiservizi situato all’interno dei supermercati con cui i clienti possono effettuare operazioni postali presso il punto vendita stesso nonché ordinare la consegna di spesa e farmaci a casa o in ufficio.

Le modalità con cui avviene la spesa a domicilio sono tre: alla pari,troviamo il segmento che preferisce, con volantino a portata di mano,telefonare direttamente il punto vendita ed elencare ciò di cui ha bisogno, e chi, invece, ama fare gli acquisti presso il punto venditaper poi farseli consegnare in un secondo momento. Infine, vi è l’opzione smartphonecon cui è possibile accedere all’applicazione della spesa a domicilioe selezionare i prodotti in offerta.

Inoltre, riuscire a diffondere il servizio a domicilio nel Sud, e in tutta Italia,portando la spesa nelle case degli italiani prima che lo facciano “gli altri”, diventa una missione ancor più importante. Basti pensare all’incombente minaccia del colosso Amazon che, con l’omonimo servizio di spesa a domicilio AmazonFresh,ha già lanciato, nel Regno Unito, la più grande competizione di prezzi alimentari, regalando il servizio a domicilio e ribassando i prezzi di più di mille prodotti,facendo tremare le principali catene della Gdo inglese e facendo sentire già le prime ripercussioni da parte dei convenience store, ovvero i nostri minimarket.

 

In discussione alla Camera dei Deputati le proposte di Fabio Bergamo

 

 

Dallo STOP AVANZATO, all’ INDICE di PERICOLOSITA’ STRADALE per arrivare al DOVERE di ANTECEDENZA, queste sono solo alcune delle proposte utili ed istruttive lanciate da Fabio Bergamo per fermare la mortalità stradale.

 

Gli incidenti stradali continuano a causare vittime sulle nostre strade: accanto alla patente a punti, entrata in vigore nel lontano 2003, ci vorrebbero nuovi interventi e provvedimenti di modifica del CdS per correggere quei comportamenti che alla guida determinano le condizioni che portano a tali gravi e letali eventi.

Fabio Bergamo (TORINO, 1972) è uno scrittore, impegnato sulla sicurezza stradale, ha proposto un pacchetto di provvedimenti che saranno oggetto di una interrogazione parlamentare con l’interessamento dell’ On. Paolo Russo (Forza Italia) e l’On. Andrea Colletti (Movimento 5stelle) dopo essere state apprezzate dal Ministero dei Trasporti, l’ASAPS Polizia Stradale, Comando Arma dei Carabinieri. Tra le innovazioni ci sono: lo Stop Avanzato che perfeziona la disciplina dello stop mettendo in comunicazione i veicoli che hanno la precedenza con quelli che intendono impegnare l’incrocio; l’indicatore di tenuta del margine destro per ricordare ai conducenti di guidare in prossimità del margine destro della corsia occupata, tale segnale non solo garantisce il mantenimento della distanza di sicurezza ma permette altresì ai conducenti di osservare visivamente la segnaletica; l’indice di pericolosità stradale che con due livelli informa del pericolo nella sua gravità (col primo livello si guiderà nel rispetto delle norme del CdS, col secondo si guiderà adottando la massima prudenza, ecco pensiamo le curve, le gallerie, i viadotti, le confluenze; il DAS che con due delineatori posti a diverse distanze del semaforo facilita l’attraversamento all’incrocio evitando di passare col rosso; il Privia Stop che, con una luce inserita nella parte frontale del veicolo segnala il suo rallentamento ai pedoni che attraversano la strada. Ha proposto il limite di velocità di 40 Km/h sulle strade a doppio senso, lasciando quello di 50 km/h solo sulle strade a senso unico ed ha coniato il nuovo termine di “limite di transito” nei confronti dei pedoni, più che di limite di velocità destinato esclusivamente ai veicoli, e quello del “dovere di antecedenza” per i conducenti che hanno appunto il dovere di dare ai pedoni la precedenza, quando essi, avendolo segnalato per tempo, attraversano, nei centri abitati, fuori delle strisce pedonali; la dimostrazione della validità giuridica del sorpasso a destra in autostrada per l’uso corretto delle tre corsie definendole per il loro utilizzo; il logo della sua attività costituito da un casco e una cintura uniti insieme con cui spiega la differenza tra la “razionalità scientifica” basata sui dati (ossia tutti i sistemi di sicurezza di cui le auto sono dotate, che in verità possono solo definirsi “sistemi di precauzione”, simboleggiati dalla cintura) e la “razionalità umana” fondata sui Valori Umani tra i quali il più importante è proprio quello della Fede in Dio (la vera sicurezza che scaturisce dalla coscienza del conducente consapevole dei propri limiti e delle proprie responsabilità, simboleggiata dalla testa protetta dal casco); ha proposto nelle rotatorie il limite generale di 40 Km/h e di 30 km/h quando in esse sono presenti dei ciclisti. Per la RC Auto ha pensato alla clausola relativa al “beneficio delle piccole riparazioni” per la revisione della carrozzeria destinata ai conducenti virtuosi ogni 8-10 anni di esperienza di guida in più. Molto istruttivo è per i bambini delle scuole primarie, l’album “Guido anch’io”, di prossima pubblicazione, composto di un percorso dove gli alunni imparano a conoscere i segnali stradali rispondendo ai miniquiz da lui ideati e completando la segnaletica con gli adesivi corrispondenti. Per le autoscuole ha scritto il libretto “Fenomenologia del pedone”. Ha proposto a Federauto, la federazione dei concessionari di auto in Italia, di includere di serie nell’acquisto delle auto nuove, il seggiolino per la ritenuta dei bambini per le famiglie che hanno un bambino piccolo per il quale vige l’obbligo del suo utilizzo, come prevede il CdS all’art. 172, e per le mamme che sono in dolce attesa. Per gli studenti ha anche scritto anche una poesia sulla Legge dal titolo “L’Abbraccio materno della Legge”. Il suo sito per chi volesse visitarlo è  www.fabiobergamo.it .

 

Martedì, 21 Giugno 2016 07:02

FISMIC: SALVIAMO L'INDOTTO ALENIA.

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L'organizzazione sindacale denuncia: grave rischio occupazione e impoverimento dell'indotto Leonardo/Finmeccanica di Grottaglie

                                                                                             

La FISMIC Confsal di Taranto, sindacato autonomo dei metalmeccanici, interviene con una nota sulla situazione delle aziende dell'indotto dell'Alenia di Grottaglie. Per la FISMIC, infatti, ci troviamo di fronte a un grave rischio occupazionale e ad un generale impoverimento per quanto riguarda l'indotto dello stabilimento di Grottaglie, .

È giunto il momento di denunciare ciò che accade nella realtà di Finmeccanica Grottaglie, sotto gli occhi di tutti e nell'assoluta indifferenza di chi il territorio dovrebbe tutelarlo e difenderlo”: spiegano dalla Segreteria FISMIC di Taranto.

Per la FISMIC, infatti, la causa principale delle continue inefficienze aziendali in Alenia si troverebbe nella mancanza di un modello organizzativo e industriale adeguato, pronto a rispondere alle necessità di sviluppo del prodotto, riduzione degli sprechi e ottimizzazione dello stesso sistema industriale.

La FISMIC, ormai importante realtà all'interno del territorio tarantino, negli ultimi anni ha denunciato più volte una conduzione industriale poco attenta ai modelli organizzativi che più si addicono ad una azienda leader nel settore aeronautico.

Più di un anno fa, tuttavia, la direzione aziendale dichiarò che l'unica soluzione attuabile che potesse risolvere i problemi e risollevare le sorti dello stabilimento fosse quella di affidare attività ad aziende terze, senza però una logica industriale condivisa, capace di rendere efficiente l'intero processo produttivo. Già allora la FISMIC ritenne tale risposta inadeguata, in quanto non offriva soluzioni definitive alle problematiche aziendali e le aziende coinvolte non erano in grado di proporre risposte, sia in termini di efficienza sia di qualità, e considerò questa decisione errata nel modo e nella forma.

Oggi, a causa delle gravi responsabilità aziendali, lo stabilimento di Grottaglie assiste inerme alla decisione di liberarsi, secondo le volontà manageriali, definitivamente di tutte le aziende dell'indotto. Secondo la FISMIC, questa decisione non può essere la giusta risposta alle esigenze del mercato, né in termini industriali, né in termini economici, in quanto Finmeccanica a Grottaglie è un grosso presidio industriale ma mono-prodotto e mono-cliente, che dovrà necessariamente rispondere alla flessione o ai picchi di carico di lavoro che il cliente Boeing possa richiedere in futuro.

Ma stavolta non ci sarà nessun polmone esterno a garantire il giusto apporto ad una realtà industriale dai complessi processi industriali. Ciò potrebbe creare evidentemente esuberi o aumento dei costi e “tale decisione - conclude la FISMIC - metterà in ginocchio centinaia di famiglie, personale già formato sulle attività lavorative, che sarà gettato via,così come verrà gettata via la dignità del lavoro e non vogliamo che tutto ciò impoverisca ulteriormente il nostro territorio”.

L'appello, quindi, non è soltanto alle altre Organizzazioni Sindacali che assistono in silenzio a questo abuso nei confronti del territorio locale, anche se la loro assenza può essere sintomo di un futuro già scritto da più autori, ma risulta difficile interpretare le gravi mancanze dei rappresentanti politici e della stessa Confindustria, sapendo quante risorse ha investito la comunità pugliese in questo sito.

La FISMIC auspica, quindi, di giungere almeno a una discussione su queste fondate preoccupazioni, con la condivisione di tutti i soggetti politici, istituzioni e parti sociali che abbiano a cuore il territorio tarantino. Liberarsi in modo definitivo dell'indotto sarebbe un grosso irreparabile errore, non privo di drammatiche conseguenze.

Larghissima ed accalorata partecipazione dei risparmiatori pugliesi all’incontro organizzato a Bari dalle Associazioni di consumatori Adusbef, Codici e Confconsumatori.

 

Dr. Canio Trione, Presidente di Codici Puglia ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ):

Ormai, la sfiducia verso il sistema del credito, ha prodotto la totale diffusa disaffezione verso le banche ed i prodotti finanziari. Non è accettabile che si azzerino o riducano i valori delle azioni e delle obbligazioni (convertibili o subordinate), senza un contraddittorio, nel momento della valutazione dei bilanci di quelle banche divenute illiquide. Se vogliono evitare i contenziosi le Banche devono rinegoziare il loro debito, salvando così i loro creditori, gli obbligazionisti di ogni tipo e, indirettamente, anche gli azionisti: uno strumento possibile è che emettano e cedano agli obbligazionisti attuali ed a chiunque aderisca, obbligazioni a 20 anni, pari all’importo del debito maturato, con interessi pari al tasso legale, garantiti dal Fondo interbancario. Con tale operazione finanziaria, si rifinanzierebbero le banche, con un giusto lungo respiro, utile a recuperare redditività e si ridarebbe credibilità al sistema creditizio, di fronte ai cittadini.

Riteniamo indispensabile ed urgente che i parlamentari pugliesi di qualsiasi schieramento, propongano al più presto una legge che sancisca almeno questi punti: 1) Imporre sanzioni penali e risarcitorie chiare, rapide ed effettive per i dirigenti e i “controllori” che contribuiscono a questi crack; 2)Semaforo del rischio: Stop ai prospetti informativi incomprensibili e di 200 pagine: all’inizio del prospetto serve una distinzione chiara e semplice fra titoli rischiosi e titoli che lo sono meno (una scala da 1 a 10, oppure un semaforo con i tre colori); 3) Educazione finanziaria: per guidare un’auto la formazione è obbligatoria e ci vuole la patente, ma anche comprando prodotti finanziari ci si può “schiantare”. Alle Associazioni dei consumatori devono essere affidati corsi di educazione finanziaria per coloro che vogliono investire (in prodotti non a basso rischio). 4) Ridefinire ruolo e funzioni di Banca d’Italia e Consob. Dopo la nascita della BCE, il ruolo deve esser ripensato, perché possa svolgere: a) controllo PREVENTIVO della corretta gestione delle banche italiane; b) stimolo dello sviluppo; c) difesa dei cittadini dallo strapotere delle grandi concentrazioni bancarie. Non vogliamo una Banca d’Italia ridotta solo a Ufficio Studi, deputato a redigere statistiche o ad elaborare per il Governo, leggi richieste dalle banche; 5) attribuire  anche alle Associazioni di Consumatori il compito di procedere alla profilazione dei clienti; 6) distinguere, specie alla luce del bail in, la figura del risparmiatore da quella dell’investitore.

 

Avv. Antonio Pinto, Presidente Confconsumatori Puglia ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ):

Per i clienti di Veneto Banca e BancApulia, ieri abbiamo depositato  le prime dieci domande di mediazione obbligatoria, passaggio necessario per avviare le cause civili, ove la Banca non transiga. Oggi è stato lanciato l’aumento di capitale e il prospetto pubblicato conferma tutte le accuse alle condotte della Banca. I risultati delle ispezioni condotte dalla BCE, da Banca d’Italia e dalla Consob, conclusesi con censure e multe a carico di Veneto Banca, comprovano che sono state commesse varie irregolarità, sia nella vendita delle azioni, sia nella rappresentazione pubblica della solidità finanziaria della banca. Inoltre, dallo studio del bilancio al 31.12.2015, si evincono una serie di dati che sembrano confermare l’ipotesi della Procura e di Banca d’Italia che i bilanci non fossero veritieri. Infatti, ad esempio a pag. 88 del bilancio 2015, si legge che i crediti di dubbia esigibilità sono un totale di 7.555.000.000 di euro, mentre nel bilancio 2014 erano 6.068.000.000: quindi vi è stato un aumento di circa un miliardo e mezzo che, ovviamente, non è frutto del 2015 ma di una rettifica di valori non considerati in precedenza. Per queste ragioni, con specifico riferimento alle azioni Veneto Banca si potrà chiedere la nullità del contratto di acquisto per violazione di norme imperative, come ad es. false comunicazioni sociali ex art. 2621 c.c.. Sarà anche possibile chiedere al Tribunale di accertare e verificare che, con dolo, la banca ha indotto in errore i clienti su elementi essenziali del contratto (solidità patrimoniale che appariva dai bilanci), che quindi è annullabile. Invalidando i contratti di acquisto si potrà ottenere la restituzione delle somme investite.

Invece con riferimento alle altre Banche Popolari, rispetto alle quali ad oggi, non vi sono state censure gravi nelle ispezioni delle Autorità, altre possono essere le ipotesi di invalidità dei contratti di acquisto. Su circa 500 posizioni esaminate, abbiamo verificato vari casi di violazione delle norme del Testo Unico della Finanza in cui: A) le azioni sono state vendute insieme a mutui e fidi e ciò viola il principio che una banca non può finanziare l’acquisto di azioni proprie, come anche la Banca d’Italia ha sancito. B) sono state vendute azioni che, essendo titoli illiquidi, per giurisprudenza consolidata richiedono un profilo di rischio medio-alto, a clienti che, in realtà, non avevano sostanzialmente tale profilo, anche se (formalmente) talvolta sono stati indotti a firmare dichiarazioni di propensione al rischio alto.

 

Avv. Vincenzo Laudadio (NELLA FOTO), Responsabile Adusbef Puglia( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ):

Le Associazioni perseguiranno, contemporaneamente alla strada civile (contro le banche e gli organi di vigilanza), quella penale, come infatti abbiamo già iniziato a fare depositando esposti nelle diverse Procure d’Italia interessate dai crac bancari, in Toscana, Veneto, Lazio e Puglia, per l‘accertamento delle eventuali responsabilità e per il recupero delle somme perse. Proprio la costituzione di parte civile nel processo penale, è una delle strade percorribili. I nostri sportelli sono a disposizione di tutti i risparmiatori per offrire una prima consulenza e verificare se, nella condotta della banca, sussistano eventuali profili di responsabilità anche di natura penale, ad esempio con riguardo alla truffa.

Un altro aspetto che le Procure iniziano a monitorare attiene alla valutazione dei NPL (not performing loans – crediti deteriorati) che sono in pancia alle banche e che, con valutazioni riservate e non aperte a nessuno, men che meno ai soci, agli azionisti, agli obbligazionisti o alle associazioni di consumatori, vengono inseriti in bilancio senza che su di essi sia possibile fare un riscontro oggettivo. Proprio per questo, riteniamo che tutti i risparmiatori potrebbero chiedere, in un esposto penale, di valutare anche questo aspetto. Tanto per evitare che si ripetano casi come quelli del San Paolo di Napoli degli anni 90, in cui dopo il default dell’istituto, assorbito da BNL/INA e poi dal gruppo SanPaolo Imi, si scoprì che la “bad bank” era riuscita a recuperare il 94% circa dei debiti, mentre azionisti ed obbligazionisti avevano perso tutto in seguito all’azzeramento del capitale sociale.

Da ultimo, vi è un altro problema che in questo momento pesa sulla serenità dei risparmiatori: la sostanziale abolizione del diritto di recesso a danno dei proprietari di azioni delle Banche Popolari disposto dal D.L. 3/2015. convertito dalla legge n.33/2015.Infatti, privare di fatto un cittadino italiano di una proprietà (le azioni della banca) è atto contrario alla legge; persino nell’esproprio, che rappresenta l’ipotesi legale più estrema di privazione della proprietà, il legislatore prevede che vi sia una “causa di pubblico interesse, legalmente dichiarata” e “il pagamento di giusta indennità”. Secondo noi, pertanto, deve esser dichiarata nulla per la sua evidente incostituzionalità, la norma del 2015 che ha permesso ai CDA delle banche di rinviare in tutto e senza limiti di tempo, il rimborso delle azioni. Anche il Tribunale di Napoli, in una recentissima sentenza del 24.3.16, ha dichiarato illegittimo il blocco del rimborso del socio che recede da una Banca Popolare.

Con queste due righe intendiamo essere vicini al nostro collega che, preso dallo sconforto e dalla disperazione, ha tentato di farla finita ingerendo una dose massiccia di farmaci proprio il giorno in cui gli IPOCRITI politici erano a "festeggiare" la ricorrenza del 2 giugno che ad oggi di tutto ha sapore tranne che di REPUBBLICA.
   Grazie all'anziano papà, che si era accorto di qualcosa che non andava, si è evitato il peggio.

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« Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. »

  Siamo entrati nel 15esimo mese senza un soldo, senza un lavoro, dopo aver paventato per mesi di portare i libri in tribunale ponendo fine alla nostra storia lavorativa e barattando il licenziamento con una sospensione non retribuita affinche si potessero trovare soluzioni, a tutt'oggi nonostante licenziati da un mese i libri non vengono portati in tribunale per dichiarare il fallimento.
   PERCHE' ?.... Sara' mica per il fatto che la societa' NON può fallire e che quindi si aspetti che entri in vigore la legge Madìa che lo permetterebbe?...  Sarà mica che se chiedono il fallimento adesso potrebbe essere respinto e quindi i sig. amministratori e Provincia dovrebbero mettere mani ai loro portafogli?....... Sara' forse per quello che ci hanno portato dal 24 novembre 2015  al 23 aprile 2016 a botte di proroghe con la scusa di CERCARE SOLUZIONI che ci sono sempre state ma mai messe in atto , ad essere sospesi dal lavoro?
    E vogliamo parlare dei nostr stipendi arretrati? ...e del nostro Tfr?..... e della nostra solidarieta' fermati in un Tribunale da atti di pignoramenti nonostante siano IMPIGNORABILI siamo costretti ad aspettare un udienza del 16 giugno con la speranza che nessun altro faccia un altro atto ingiuntivo... ne vogliamo parlare?
Belle domande che meriterebbero risposte..ohhh se le meriterebbero ..... arrivera' il momento che DOVRETE rispondere ohhh se arrivera' ma non alle vostre coscienze perche' non ne avete...
     E mentre vi trastullate con i vostri telefonini, mentre amministrate i soldi dei contribuenti senza fornire alcun servizio alla cittadinanza da quasi 1 anno, cercate di uscirvene nella maniera piu ONESTA possibile, .... DIMETTETEVI ....DIMETTETEVI perche sbagliare è umano ... ma perseverare sulla pelle di noi lavoratori e diabolico e aggiungiamo meschino e disumano.
Forza amico.... non meritano la tua vita.... e ricorda che TUTTO ARRIVA.

Gli ex dipendenti di Taranto Isolaverde

 

http://digilander.libero.it/shinano/Italia/VittorioVeneto/foto/foto%202.jpg

Nave Veneto verso Trieste, ennesima prova di debolezza. Sono di pochi giorni fa le dichiarazioni del Ministro della Difesa Pinotti sul possibile trasferimento a Trieste dell’Incrociatore lanciamissili “Vittorio Veneto”. Non è la prima volta che la città giuliana chiede un pezzo della storia della Marina Militare e di Taranto per farne fare bella mostra al suo Museo del Mare, dato che già pochi anni fa l’Associazione “Incrociatore Vittorio Veneto” chiese di poter mettere le mani sull’ex nave ammiraglia della Marina Militare. Negli anni scorsi il Comune di Taranto, attraverso il piano strategico di “Area Vasta”, aveva proposto la musealizzazione del Vittorio Veneto, prevedendo una profonda trasformazione della nave ai fini turistici, culturali e di ricerca all’interno del progetto più ampio di valorizzazione della Banchina Torpediniere e dell’Isola di San Paolo. Il progetto si arenò davanti ai costi proibitivi necessari per bonificare il Veneto dall’amianto (passo fondamentale per poter cedere la nave al Comune) e dalla consuetudinaria inerzia dell’Amministrazione Comunale.

È normale che davanti a tanta indifferenza altri attori forzino per mettere le mani su un potenziale strumento di sviluppo culturale e turistico unico nel suo genere; sarebbe necessario adesso, senza ulteriori indugi, dar seguito in modo diretto alla progettazione del futuro della banchina torpediniere e di Nave Veneto.

Dopo aver delegato ad Invitalia la fase concorsuale per salvare la città vecchia e l’Arsenale (come a dire: noi idee non ne abbiamo, pensateci voi, a noi), l’Amministrazione Stefano dimostra di non avere più la forza di progettare una nuova città, nonostante abbia tra le mani la possibilità di investire oltre 800 milioni di euro. Serve gente preparata, lungimiranza, grandi sponsor (sembra che Fincantieri potesse fare la sua parte) e amore per la città e per i cittadini, quello che questa Amministrazione non dimostra di avere.

Mentre in pompa magna si inaugurano parcheggi (!), si sta perdendo la grande possibilità di riscrivere la storia di Taranto. A questo punto chiediamo al Sindaco di chiudere immediatamente con il suo mandato, perché gestire il Comune nell’immobilismo più totale per un altro anno significa perdere questo treno. E sarebbe davvero atroce per tutti.

 

Un importante decisione della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce, ha confermato gli avvisi di accertamento per gli anni 2006, 2007, 2008, 2009 e 2010 per complessivi 8.190 euro notificati ad uno stabilimento balneare ricadente nel Comune di Otranto per omesso versamento dell’ICI.Con la sentenza 1126 del 2016 della sezione I della CTP di Lecce resa il 29 aprile, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha accolto le tesi difensive dell’avvocato Maurizio Villani che difendeva il Comune di Otranto, statuendo che anche gli stabilimenti balneari devono pagare l’ICI anche se non hanno ricevuto la relativa attribuzione della rendita catastale da parte dell’Agenzia del Territorio.

 

I CARABINIERI DEL NUCLEO OPERATIVO ECOLOGICO DI LECCE A PULSANO (TA), A SEGUITO DI CONTROLLO DELEGATO DALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TARANTO, EFFETTUATO ALL'INTERNO DI UNO STABILIMENTO BALNEARE INTERESSATO DA LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE, HANNO SOTTOPOSTO A SEQUESTRO PREVENTIVO D'URGENZA UN MANUFATTO IN CEMENTO ARMATO DEL DIAMETRO DI DODICI METRI DESTINATO AL POSIZIONAMENTO DI VASCHE PER IDROMASSAGGIO, RITENUTO ABUSIVO PERCHE'

DIFFORME DALLE OPERE AUTORIZZATE  E SPROVVISTO DEL NULLA OSTA DELLA SOPRINTENDENZA DEI BENI ARCHEOLOGICI E PAESAGGISTICI DI TARANTO.

L'IPOTESI DI REATO CHE VIENE CONTESTATA AL LEGALE RAPPRESENTANTE DELLA STRUTTURA DA PARTE DEL NOE E PER LA QUALE E' STATA INFORMATA L'AUTORITA'

GIUDIZIARIA DELEGANTE E' QUELLA DELL'ABUSIVISMO EDILIZIO IN AREA SOTTOPOSTA

A VINCOLO PAESAGGISTICO ED AMBIENTALE.     

DEL SEQUESTRO E' STATA DATA COMUNICAZIONE ANCHE ALLE AUTORITA'

AMMINISTRATIVE  PER I PROVVEDIMENTI DI COMPETENZA. 

UN LETTORE RESIDENTE IN ZONA CI SCRIVE. SI RIPORTA INTEGRALMENTE IL CONTENUTO DELLA NOTA.

 

 

Con la presente segnalo la situazione di degrado che da qualche tempo si registra all’interno del Comprensorio Logistico Mar Grande di Viale Virgilio, quello a ridosso della Nuova Stazione Navale per intenderci che dovrebbe asservire alle esigenze alloggiative del personale Militare e che ospita anche l’asilo nido Dipartimentale. Ormai si vive nel degrado più totale. Dopo meno di 15 anni da quando è stato rimesso a nuovo con fior di milioni di euro spesi , a vederlo oggi,  sembra riportarci agli inizi degli anni 80, per l’esattezza quando vennero consegnate la stragrande maggioranza delle Palazzine tutt’oggi esistenti, insite all’epoca in un territorio paludoso e ricco di vegetazione da cui attraverso tortuosi percorsi si arrivava verso la nuova Darsena (Vasca Grande) dell’attuale stazione navale. Ebbene quello scenario sembra ripetersi nuovamente grazie all’incuria ed alle inesistenti programmazioni di interventi manutentivi che nel corso di questi ultimi anni hanno riportato “gli alloggi della Marina” allo scenario d’origine. Tutto ciò che è stato fatto 15 anni fa,  oggi  non esiste più: parco giochi per i bambini con  prato inglese (ora tarantino) inesistente, sterpaglia alta due metri che ospita una grande varietà di flora e fauna autoctona tra cui topi, randagi, serpenti, blatte e da quest’anno anche le più aggressive api germaniche, un problema insomma anche di igiene pubblica considerato il posizionamento in un’area di  centralità urbana.

I nuovi Comandi gestori che hanno rilevato il vecchio Maribase,  deputati agli interventi manutentivi per tipologia alloggiative di pertinenza non riescono a mettersi d’accordo su chi deve fare cosa, uno scarica barili per intenderci di responsabilità che ha portato ad  uno scenario di incuria totale cui oggi i residenti vivono. Non si sa più a chi indirizzare le richieste di interventi di disinfestazione, sfalcio erba, derattizzazione, tra il  Comando Stazione Navale e il Comando Marittimo Sud vi è un eclissarsi di responsabilità, e qualora individuata con precisione millimetrica la sfera di competenza,  la risposta è sempre la stessa: non abbiamo i fondi per poter effettuare gli interventi, nonostante agli utenti vengono addebitate le spese di gestione comune.

E intanto il degrado avanza…


 

Sorprende che nel 2016 vi siano in città persone senza diritti.

 

Prendiamo il caso dei disabili: a questi non è concesso di vivere in città. Giacché non basta dover fare lo slalom tra le deiezioni canine dei signori bene, i disabili devono far fronte anche al problema delle auto parcheggiate sulle rampe dei marciapiedi.

 

C'è da dire che ultimamente sembra essere ripiombati in un'epoca dal sapore tardo medievale in cui i marciapiedi si configurano quale seconda area di parcheggio. Perché, dicono, si deve sopperire alla carenza di posti auto. Eh si perché la Taranto bene non ama parcheggiare troppo lontano dal luogo in cui svolgere le proprie faccende.. E quindi auto in doppiafila (se non tripla) come se piovesse, Suv nelle aree riservate ai disabili e immancabilmente nei pressi di rampe, scivoli e strisce pedonali. Con buona pace del senso civico e del rispetto dei concittadini in carrozzella, costretti a convivere con uomini primitivi in una città da quarto mondo in fatto di controlli.

 

C'è poi anche da dire che la polizia municipale tarantina ha recentemente acquistato uno speciale dispositivo in grado di multare i trasgressori (costato non si sa quanto).

Il dispositivo, denominato street control, doveva servire a garantire il ripristino del rispetto delle regole in città e contestualmente tutelare il controllore da possibili contestazioni dell'ultim'ora, evitandogli di scendere dall'auto. Ma, a quanto pare, lo street control funziona poco o per niente. E quel che è peggio, i disabili non hanno diritto di vivere in città dove le regole le scrivono gli automobilisti e la politica continua a fare divertenti proclami non accorgendosi che, forse, in questa città siamo fermi all'età della pietra. Altro che Medioevo. Altro che Magna Grecia.

 

Alleghiamo una foto scattata proprio oggi in via Di Palma, cuore della città.
In una città senza cuore.

Con preghiera di diffusione.

 

Buon fine di settimana!

associazione MADE IN TARANTO ®

www.madeintaranto.org


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