Martedì, 17 Maggio 2022 14:07

GRANDI MANOVRE/ Niente dissequestro, serve nuovo contratto tra Ilva in as e Acciaierie d’Italia In evidenza

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 Si cerca di serrare i tempi per la stesura del nuovo contratto tra Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia visto che l’attuale scade a fine maggio e per il mancato dissequestro degli impianti (ieri la Procura di Taranto ha espresso parere negativo sull’istanza di Ilva in as) non sarà possibile, per l’attuale gestore, acquistare i rami di azienda dalla stessa amministrazione straordinaria. Dopo l’incontro di ieri a Milano, al quale hanno partecipato i commissari di Ilva per la proprietà degli impianti e l’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, per il gestore privato della fabbrica, un altro incontro è stato fissato per giovedì per continuare la trattativa. Punti critici del negoziato, sono ancora gli aspetti economici con Mittal che chiede una riduzione di 200 mln sul prezzo di acquisto fissato in 1,8 miliardi e una riduzione ulteriore del 25 per cento sul canone di fitto che già a marzo del 2020 è stato dimezzato. Resta critico, intanto, il rapporto tra Acciaierie d’Italia e indotto a causa dei mancati pagamenti da parte del committente. In primo piano è il caso di Peyrani Sud, azienda di logistica che ha sospeso lo sbarco delle materie prime al quarto sporgente portuale perché in credito di 10 milioni da Acciaierie d’Italia. A tal proposito il sindaco uscente di Taranto, Rinaldo Melucci, ha dichiarato che “lo scontro tra ex Ilva e Peyrani è rappresentativo di come il rapporto tra grande industria e tessuto produttivo si sia irrimediabilmente sfilacciato”. “Insistiamo col dire che siano maturi i tempi per per scrivere quell’accordo di programma che disegni la nuova forma del rapporto tra città ed ex Ilva” rileva Melucci. “Peyrani - prosegue -, azienda che opera nel nostro porto da decenni, è creditrice di somme ingenti da parte di Acciaierie d’Italia e la sua condizione è, purtroppo, condivisa con tante altre aziende dell’indotto. Se per queste realtà produttive il rapporto con l’ex Ilva è oggi un problema, un freno allo sviluppo e non più un’opportunità, è chiaro a tutti come serva correre ai ripari”. Secondo Melucci, “se Acciaierie d’Italia ricorre all’espediente della sostituzione per aggirare l’ostacolo delle aziende che sospendono i servizi a fronte di crediti insoluti, non potranno certo stare tranquille le aziende subentranti perché il medesimo schema finirà per colpire anche loro”.