Venerdì, 21 Gennaio 2022 14:43

LO STUDIO/ L’OMS sull’ex Ilva “Le emissioni hanno provocato fino a 430 decessi evitabili nei 10 anni precedenti all’Aia, la mortalità è proporzionale al livello delle emissioni” In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

Cinque morti all’anno contro i 270 ma il range arriva a 430 registrati nei 10 anni precedenti all’Aia, Autorizzazione Integrata Ambientale. È il bilancio delle morti prevenibili nell’area dell’ex Ilva.

“Le emissioni nell’aria dell’impianto ex-Ilva, se tradotte in concentrazioni di pm, sono causa eccessi di mortalità e altri impatti negativi sulla salute, con relativi costi economici. Tali impatti – concludono gli scienziati – sono proporzionali al livello delle emissioni nei diversi scenari considerati”.

È questo uno dei passaggi salienti e inequivocabili dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in uno studio sull’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, commissionato dalla Regione Puglia.

Le misure introdotte dall’Autorizzazione integrata ambientale del 2012 per l’ex Ilva di Taranto, subito dopo il sequestro giudiziario degli impianti a luglio 2012, hanno fatto sì che tra il 2010 e il 2015 nel territorio di Taranto sia stata rilevata “una riduzione simile delle morti premature per tutte le cause di oltre l’80%”. Dice anche l’OMS nel lavoro presentato oggi in anteprima nelle sue linee essenziali anche dal presidente della giunta regionale pugliese Michele Emiliano. Lo studio  riguarda la popolazione di età superiore ai 30 anni. “I nostri calcoli hanno mostrato un impatto positivo sulla salute dovuto alla riduzione delle emissioni di Pm2.5 tra lo scenario pre-Aia (2010) e quello post-Aia (2015), con una riduzione simile delle morti premature per tutte le cause (82%)”, si evidenzia nel rapporto Oms, che però ha valutato solo le  emissioni in aria e non quelle su acqua e suolo.

 

 Per Oms, del resto, “l’impatto diretto totale sulla salute di altre forme di contaminazione, sui bambini e sui giovani, non può essere quantificato con un livello comparabile di precisione. In particolare, la contaminazione del suolo, dell’acqua, della catena alimentare e flussi della gestione dei rifiuti può produrre ulteriori impatti sulla salute, la cui portata è sconosciuta”. L'organizzazione ha condotto lo studio attraverso la Vis, sigla che sta per Valutazione di impatto sanitario, considerando tre scenari di emissione a partire dal 2010. Lo studio è coordinato da Francesca Racioppi, direttrice del Centro Europeo Oms per l’Ambiente e la Salute, e Marco Martuzzi, direttore del Dipartimento Ambiente dell’Istituto Superiore di Sanità. “I dati disponibili sugli indicatori di salute, come la mortalità, la morbilità, gli effetti riproduttivi, hanno ripetutamente dimostrato che il profilo di salute degli abitanti di Taranto e dintorni non è così buono come dovrebbe essere”, si legge nello studio. Quindi, è “auspicabile che le politiche e gli investimenti futuri, sia specifici per l’ex Ilva (come i piani di decarbonizzazione) sia quelli più ampi, siano vagliati attraverso la ‘lente’ della tutela della salute umana, utilizzando un approccio esaustivo come la Vis”. L'Oms ha tenuto in conto, come base di riferimento, tutti gli studi precedenti - compresi quelli dell’Iss denominato 'Sentieri' e di Arpa Puglia - e rileva che “le stime di questo rapporto sono pienamente in linea con le valutazioni precedenti, effettuate dalle autorità regionali e da altri ricercatori” e “rappresentano una parte dell’impatto totale delle attività dell’impianto sulla salute nel corso degli anni e si riferiscono ai soli esiti severi nelle persone di età superiore ai 30 anni”.