Venerdì, 29 Gennaio 2021 11:57

VIA DALLA FABBRICA/ Futuro dei 1800 cassintegrati Ilva, tra le ipotesi un aumento dell’incentivo all’esodo volontario agevolato In evidenza

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 Ilva in amministrazione straordinaria ha posto il problema dei circa 1800 dipendenti che ha attualmente in carico, di cui 1600 sono a Taranto. Il problema é stato segnalato al Mise, “ma a livello di discussione più che con un esame di merito”, secondo quanto risulta ad AGI. Tra le ipotesi che circolano, c’è un rilancio dell’incentivo per l’esodo volontario e agevolato (con aumento dell’offerta economica per chiudere il rapporto di lavoro), la stabilizzazione dell’offerta attuale che è di 85mila euro lordi, ma anche il travaso del personale in nuove attività. I 1800 sono tutti in cassa integrazione straordinaria da più di due anni non essendo stati selezionati per l’assunzione da ArcelorMittal Italia. Alcuni di loro, attraverso i sindacati metalmeccanici, hanno però impugnato l’esclusione ed hanno vinto i ricorsi con il giudice del lavoro che ha ordinato ad ArcelorMittal Italia la loro assunzione. Il sindacato Usb, per esempio, ha annunciato tra ieri e l’altro ieri di aver ottenuto l’assunzione di 3 operai inizialmente non selezionati. Il tema sarà anche al centro del confronto sugli organici che ArcelorMittal Italia, Invitalia, in qualità di nuovo socio pubblico, e sindacati devono chiudere entro fine marzo”.

 

 L’accordo di settembre 2018 tra ArcelorMittal e sindacati, a fronte di 10700 assunti da Ilva in as contro i 13mila in organico, prevedeva che dopo alcuni anni - nel 2023 - ArcelorMittal avrebbe fatto una proposta di lavoro a chi nel frattempo era ancora rimasto in cassa integrazione con Ilva in as. I sindacati ricordano che questo aspetto resta tuttora valido e fuori discussione, ma sta di fatto che nè l’accordo del 4 marzo 2020 tra Ilva in as e ArcelorMittal e rispettivi legali, nè quello del 10 dicembre 2020 tra ArcelorMittal e Invitalia, fanno riferimento al personale in carico a Ilva in amministrazione straordinaria. L’ultimo accordo di dicembre, relativo all’ingresso dello Stato nell’azienda siderurgica, prevede solo che nel 2025, quando il nuovo piano industriale sarà andato a regime, l’occupazione torni nei numeri iniziali, cioè 10700 persone nel gruppo di cui 8200 a Taranto. Dal 2021 al 2024 l’occupazione effettiva sarà invece inferiore perché ci sarà un lungo periodo di transizione con la cassa integrazione. Se ne prevedono 3mila già quest’anno. E la possibilità che la nuova società pubblico-privata possa accollarsi, oltre ai 10.700, anche i 1800 viene ritenuta difficile.  A fronte di questo scenario, ci sono dunque le ipotesi di aumentare l’incentivo per l’esodo rendendolo più appetibile economicamente  (in modo da scremare ancora la platea di Ilva in as),oppure di fermarlo a 85mila euro lordi senza farlo scendere ulteriormente. L’incentivo è infatti partito a fine 2018 con 100mila euro lordi a scalare e con la prima offerta circa un migliaio di dipendenti di Ilva in as hanno chiuso il rapporto di lavoro. “La soluzione su che fare per il personale di Ilva in as - andrà ricercata nel tavolo in corso. Una parte del personale potrà anche essere ricollocata nella società che produrrà il preridotto per l’acciaieria e che sarà esterna ad ArcelorMittal”. Intanto, una piccola quota dei cassintegrati sta lavorando alla bonifica dei fanghi di altoforno per conto di Ilva in as mentre i sindacati hanno di nuovo chiesto al Governo per tutta questa platea certezze sulla corresponsione dell’integrazione economica alla cassa integrazione che dovrebbe avvenire col nuovo decreto “Ristori”.