Giovedì, 17 Dicembre 2020 16:27

EMERGENZE/ SOS ristorazione, Fipe Confcommercio lancia l’allarme In evidenza

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Un imprenditore della ristorazione su 10 nei prossimi mesi prevede un azzeramento degli incassi. In questo momento i ristoratori per il futuro vedono nero.

Per il 26% delle imprese della ristorazione, il periodo giugno-ottobre si è concluso con un crollo dei fatturati ben superiore al 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e non  consola sapere che le performance positive registrate durante l’estate, in particolare nelle località di mare, abbiano contribuito a diluire il dato medio, stabilizzandolo a circa -36% dei fatturati, quando le prospettive per il futuro a breve termine sono negative. Così l’ultimo report Pubblici Esercizi  dell’Ufficio studi di Fipe-Confcommercio,  secondo cui i mesi invernali vedranno un’ulteriore contrazione dei volumi d’affari.

Il  35% delle imprese  si aspettano fatturati più che dimezzati – concordano i referenti provinciali Fipe Confcommercio, dei due settori Bar, Paolo Barivelo, e Ristoranti Antonio Salamina,   almeno per i prossimi tre mesi, sino a quando   la campagna di vaccinazione non contribuirà ad allentare un po’ la tensione. In questi ultimi mesi la stragrande maggioranza degli esercizi  ha  dovuto fare i conti con una limitazione della propria attività,  per chi ha deciso di farlo c’è stato  l’asporto e ad un po' di food delivery, ma in generale il clima che si percepisce è di sfiducia.

La seconda fase del  Covid ha purtroppo generato in alcuni imprenditori un senso di rassegnazione, secondo  Fipe nazionale il 4% delle imprese della ristorazione ha addirittura deciso di chiudere completamente. Qualche  impresa, tra  le più strutturate, ha approfittato di questo momento per pensare ad una riprogrammazione della propria attività,  secondo anche nuovi modelli di offerta del servizio.

In generale  la ristorazione è in grande affanno – ribadiscono  Barivelo e Salamina-  e a poco è servita l’apertura sino alle 18.00, considerate le abitudini della maggior parte dei consumatori locali:  sia a Taranto che in provincia, i ristoranti si riempiono a pranzo solo nel fine settimana. La possibilità di organizzare i pranzi di Natale ha naturalmente riacceso qualche speranza, ora è di nuovo tutto in alto mare.

Naturalmente c’è il problema dei contagi e non si discute, se è necessario chiudere lo si farà, ma attenzione si facciano scelte   chiare e di  responsabilità verso una categoria che va sostenuta con ‘ristori’ concreti e non con le briciole.