Giovedì, 10 Dicembre 2020 16:20

GRANDI MANOVRE/ Prevista per oggi la firma dell’accordo per l’ingresso dello Stato in ArcelorMittal In evidenza

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Si attende per oggi, tra pomeriggio e serata, l’annuncio della firma dell’accordo tra ArceloMittal e Invitalia. Con l’accordo, lo Stato, attraverso la società del Mef, entra nel capitale della società siderurgica che é stata pubblica, con Iri e Finsider, sino al 1995,quando poi fu privatizzata e data al gruppo industriale Riva. Il 10 dicembre è la scadenza fissata per la firma, come hanno dichiarato qualche giorno fa fonti vicine ad ArcelorMittal. L’annuncio potrebbe probabilmente arrivare dal Governo, ma anche ArcelorMittal corporate dovrebbe comunicarlo non foss’altro perché la società è quotata. La comunicazione dell’avvenuta firma è attesa dai sindacati metalmeccanici, sinora non coinvolti nel negoziato ma chiamati solo dal Governo per essere informati sullo stato dell’arte. Ed è attesa anche dai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria. Quest’ultima rappresenta la proprietà degli impianti. Sulla firma non sono in calendario oggi call tra i commissari di Ilva in as e le altre parti coinvolte. Diverso fu invece a marzo scorso, quando furono i legali di Ilva in as insieme a quelli di ArcelorMittal a firmare, al Tribunale di Milano, l’intesa che disinnescò il conflitto - con dichiarazione di recesso dal contratto - che ArcelorMittal aveva aperto a novembre 2019. Nell’accordo di marzo scorso, fu previsto che entro il 30 novembre doveva essere perfezionato l’accordo relativo al coinvestimento dello Stato in ArcelorMittal, altrimenti quest’ultima avrebbe potuto svincolarsi definitivamente dall’ex Ilva pagando solo 500 milioni. 

 

 In questi mesi Invitalia e ArcelorMittal hanno trattato - ma si sono anche più volte scontrati - giungendo alla fine all’intesa che viene oggi formalizzata. Per rispettare la scadenza del 30novembre, le parti avevano firmato alla fine del mese scorso un preliminare, stabilendo la data finale del 10 dicembre, fissando i punti chiave del nuovo accordo, ma anche l’impegno di ArcelorMittal a non esercitare alcun recesso nei giorni compresi dal 30 novembre al 10 dicembre. Le parti, con gli staff legali, hanno negoziato sino all’ultimo. L’operazione che oggi prende il largo prevede che lo Stato entri al 50 per cento nella società siderurgica a febbraio 2021  versando 400 milioni. A giugno 2022 lo Stato salirà al 60 e ArcelorMittal si assesterà al 40. Lo Stato effettuerà tra due anni un nuovo aumento di capitale. Governance pubblico-privata condivisa da subito ma nei primi due anni lo Stato esprimerà il presidente della società e ArcelorMittal l’ad. Fra due anni, i ruoli si invertiranno. Ci saranno 3 consiglieri a testa nel cda. Il piano industriale prevede che a regime nel 2025 si producano 8 milioni di tonnellate di acciaio, che si ricostruisca il grande altoforno 5 di Taranto, che si realizzi un nuovo forno elettrico alimentato dal preridotto di ferro con un impianto ad hoc. Quest’ultimo farà capo ad una società a parte. Invitalia ha annunciato 2,1 miliardi di investimenti. Il nuovo piano promette inoltre il taglio delle emissioni inquinanti e il mantenimento degli attuali 10700 dipendenti nel 2025. Dal 2021 sino al 2024 ci sarà una transizione con la cassa integrazione che parte già il prossimo anno con 3mila unità. I sindacati, pur valutando positivamente l’ingresso dello Stato, sono molto cauti sil piano industriale e occupazionale e attendono di essere chiamati per una discussione di merito, presenti azienda e Governo. Molto critico invece il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che ieri ha consegnato la propria fascia tricolore al prefetto di Taranto in segno di protesta verso un accordo che non l’ha visto in alcun modo partecipe. Il sindaco e il Comune non ritengono adeguate alla situazione di Taranto le misure ambientali del nuovo piano.