Sabato, 05 Dicembre 2020 19:07

GRANDI MANOVRE/ Fronte ambientalista compatto: no all’accordo con ArcelorMittal e chiusura immediata di impianti illegali e pericolosi In evidenza

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A pochi giorni dalla firma che dovranno apporre sul contratto di coinvestimento ArcelorMittal Italia e Invitalia (quest’ultima per conto dello Stato che così entrerà nel capitale della società siderurgica), il fronte ambientalista, nelle sue varie espressioni, intensifica la sua opposizione sia all’accordo, per come si profila, sia al siderurgico. Il comitato cittadino per la tutela dell’ambiente e della salute a Taranto, che mette insieme varie realtà, ha chiesto al “presidente della Regione Puglia, Emiliano, il presidente della Provincia, Gugliotti, e al sindaco di Taranto, Melucci, con le rispettive fasce distintive, di organizzare un sit in sotto il Palazzo della Prefettura di Taranto per dire, insieme ai cittadini, no al nuovo accordo”. “Una posizione chiara di chiusura immediata di impianti illegali e pericolosi - afferma il comitato -. Questa, secondo noi, è la strada. A Genova, nel 2005, l’area a caldo è stata chiusa per sempre (e trasferita a Taranto), tutelando, attraverso un accordo di programma, le maestranze tutte. Anche Trieste, quest’anno, si è liberata di quella produzione inquinante”. “Noi da sempre diciamo - ha sostenuto oggi in una conferenza stampa il movimento “Giustizia per Taranto” - che quella fabbrica non deve stare in questo territorio. Lo diciamo da tempi non sospetti: Taranto senza Ilva”. “Noi Ilva - hanno affermato gli esponenti di “Giustizia per Taranto” - con qualunque denominazione là si voglia raccontare, non la vogliamo più. Non ci interessa area a caldo aperta, area a caldo chiusa, area a freddo, decarbonizzazione, preridotto, forni elettrici. A noi, non interessa nulla, noi vogliamo quella fabbrica fuori dalla città di Taranto”. Infine il movimento “Cittadini e lavoratori Liberi e Pensanti” ha contestato la scelta di ArcelorMittal di rescindere il contratto con l’impresa Cimolai che sta costruendo le coperture dei parchi minerali della fabbrica, una delle prescrizioni ambientali (anti-polveri) del siderurgico. “La scelta di Mittal di recedere dal contratto senza preoccuparsi delle conseguenze per la città e i lavoratori - affermano i “Liberi e Pensanti” - è gravissima in quanto la prosecuzione dei lavori da parte di una nuova azienda implica probabilmente una nuova progettazione soprattutto per le prescrizioni Aia con una ulteriore proroga che Taranto non si può permettere”.