Mercoledì, 11 Novembre 2020 13:25

ALTA TENSIONE/ ArcelorMittal, sale la protesta da Genova a Taranto, sindacati convocati dal Governo per venerdì In evidenza

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I segretari generali di Fim-Fiom-Uilm, Roberto Benaglia, Francesca Re David, Rocco Palombella, sono stati convocati in video conferenza per venerdì pomeriggio alle 15.30 dai ministri dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, del Lavoro Nunzia Catalfo e dell'Economia Roberto Gualtieri, per un confronto sulla situazione di ArcelorMittal. Lo si apprende da fonti sindacali. 

Da Genova a Taranto, il fronte dell’acciaio, costituito dagli stabilimenti ex Ilva, ora ArcelorMittal, torna a surriscaldarsi. Mentre a Genova da ieri pomeriggio la produzione del sito di Cornigliano, che lavora la materia prima inviata da Taranto (i coils),è bloccata per decisione aziendale a seguito della protesta Fiom Cgil di bloccare i varchi di transito dello stabilimento, a Taranto oggi la riunione del consiglio di fabbrica, allargato anche ai delegati sindacali delle imprese indotto-appalto, potrebbe decidere il ricorso a forme di protesta. Nel preannunciare la convocazione di oggi, i sindacati hanno infatti escluso iniziative che possano portare al fermo degli impianti. Due sono le vicende che pesano: l’incertezza complessiva dell’azienda, a circa 15 giorni dalla data posta come fine della trattativa tra Governo e ArcelorMittal, e i provvedimenti disciplinari che ArcelorMittal sta adottando verso lavoratori e delegati di fabbrica. Ci sono  già stati alcuni licenziamenti a Genova mentre a Taranto per ora sono sospesi un dipendente ed un rappresentante Fiom. I sindacati metalmeccanici di Taranto - dove dal 16 novembre scattano altre 6 settimane di cassa integrazione Covid per poco più di 8mila addetti come numero massimo - dichiarano che c’è “una situazione divenuta insostenibile”. 

 

Le sigle metalmeccaniche evidenziano nell’ordine “l’assenza di relazione industriali, la mancanza di sicurezza sugli impianti” ma anche “l’utilizzo massiccio della cassa integrazione. In fabbrica - spiegano - si vive oramai in un clima di terrore in cui qualsiasi episodio viene utilizzato dalla multinazionale per licenziare i lavoratori senza verificare le vere ragioni della causa che ha scatenato l’incidente”. Il conflitto azienda-sindacati sulle azioni disciplinari si inserisce in un contesto di incertezza circa il futuro a breve di ArcelorMittal. L’azienda sta trattando con Invitalia (che effettuerà il coinvestimento per conto dello Stato), in questa fase si discute di piano industriale più che di riassetto societario, ma i sindacati protestano perché sono tenuti all’oscuro. Già il 29 ottobre, in una lettera al Governo, i segretari generali di Fim Cisl, Roberto Benaglia, Fiom Cgil, Francesca Re David, e Uilm, Rocco Palombella, hanno chiesto di “rendere noto lo stato e i contenuti del confronto tra Arcelor Mittal e Governo sugli assetti societari e sul possibile ingresso di Invitalia attraverso il conferimento di capitali pubblici”. E ancora ieri pomeriggio i tre segretari generali sono tornati in pressing sull’esecutivo, rilanciando la richiesta di incontro e sottolineando che “la situazione all’interno dei vari siti produttivi è diventata drammatica: aumento esponenziale del numero di lavoratori in cassa integrazione, livelli produttivi ridotti ai minimi termini che fanno segnare un record negativo e che rendono, tra l’altro, impossibile la rotazione tra i lavoratori, con una consistente riduzione salariale”. A ciò si aggiungano, hanno detto ancora, “incertezza dei lavoratori in amministrazione straordinaria sul futuro occupazionale; sospensione delle manutenzioni e degli investimenti ambientali, con conseguenze drammatiche sui lavoratori dell’appalto; interruzione delle attività formative legate a salute e sicurezza; mancanza di approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale”. 

Ultima modifica il Mercoledì, 11 Novembre 2020 13:31