Giovedì, 05 Novembre 2020 15:00

LAVORO/ Anche a Taranto la manifestazione dei metalmeccanici per il rinnovo del contratto In evidenza

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 Anche a Taranto Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm manifestano, e nelle vicinanze della sede di Confindustria territoriale, per sollecitare il rinnovo del contratto nazionale di lavoro metalmeccanico. Un presidio nel rispetto delle norme Covid, che vede la partecipazione di delegati sindacali e rappresentanti delle principali aziende in contemporanea allo sciopero. In Puglia e nel Mezzogiorno, Taranto è una delle realtà metalmeccaniche più importanti con migliaia di lavoratori in attesa del nuovo contratto. La sola ArcelorMittal Italia, col siderurgico, conta 8200 dipendenti diretti anche se ora una buona parte è in cassa integrazione. Agli occupati diretti della più grande acciaieria europea, si aggiunge poi il personale dell’indotto-appalto che è in capo a decine di imprese con inquadramento contrattuale metalmeccanico.

 

 “Oltre il 67% dei lavoratori metalmeccanici del territorio di Taranto, oggi hanno incrociato le braccia. A un anno esatto dalla presentazione della piattaforma per il rinnovo del contratto scaduto da undici mesi, i lavoratori del primo turno si sono fermati per quattro ore nell’ambito dello sciopero nazionale indetto da Fim, Fiom e Uilm”. A dirlo i segretari di Fim Cisl, Biagio Prisciano; Fiom Cgil, Giuseppe Romano; e Uilm, Antonio Taló, facendo il punto sull’andamento dello sciopero nelle industrie tarantine. I tre segretari precisano che “per quanto riguarda l’adesione, al primo turno, nelle maggiori aziende del territorio tarantino, il primo riscontro è che in ArcelorMittal (ex Ilva) è al 52%, nelle aziende appalto e indotto ArcelorMittal al 70%, in Leonardo Grottaglie al 80%”. “La mobilitazione - aggiungono - nasce sulla base di diverse rivendicazioni: la difesa dell'occupazione e il rilancio dell'industria metalmeccanica, l'aumento del salario, il miglioramento del welfare, dei diritti e delle tutele, la salute e la sicurezza dei lavoratori, la stabilizzazione dei precari e l'introduzione della clausola sociale nei cambi appalti, il riconoscimento delle competenze professionali, la contrattazione dello smart working e della conciliazione tra tempi di vita e lavoro”.