Giovedì, 22 Ottobre 2020 20:51

GRANDI MANOVRE/ Lo studio di Federmanager su ArcelorMittal, “produzione sana, ripristino dello scudo penale e salvi 9500 posti” In evidenza

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“Il dossier Ilva è stato trattato dal Governo in maniera ingiustificata, inconcepibile. Invece è il momento del coraggio e delle decisioni. La conclusione non sia quella di Alitalia, ma di una produzione industriale sana ed ambientalmente sostenibile, con 9500 posti di lavoro sani”. Marco Vezzani, di Federmanager Liguria, oggi pomeriggio al dibattito in video conferenza sul futuro dell’ex Ilva, ora ArcelorMittal. Federmanager ha presentato uno studio di rilancio frutto del lavoro di tecnici che hanno già lavorato con Italimpianti. “Abbiamo messo in piedi una soluzione impiantistica che traguarda un tempo lungo, una decina di anni” ha detto Vezzani. “Che ha come base - ha quindi spiegato - la progressiva decarbonizzazione dell’acciaio e la difesa dell’ambiente e dell’occupazione”.

     “Serve il ripristino dello scudo penale - ha proposto Federmanager -, riprendere e attuare gli interventi dell’Autorizzazione integrata ambientale, probabilmente aggiungerne anche altri, e fare poi le manutenzioni ordinarie perchè ci sono impianti che pur non toccati dalla ristrutturazione, stanno crollando”.

 

“Non ce la può fare il privato da solo, ma nemmeno da solo Stato, serve una cooperazione tra i due soggetti perché stanno passando autobus che non passeranno più” ha affermato Vezzani a proposito delle nuove opportunità finanziarie europee. “Otto milioni di tonnellate è lo standard produttivo necessario e 6 milioni di tonnellate - ha affermato Vezzani - devono venire dagli altiforni 4 e 5, una volta ristrutturati. Ma contemporaneamente - ha aggiunto - bisogna puntare sulla riduzione diretta e sul forno elettrico”. Da qui verrebbero altri 2 milioni di tonnellate. A proposito di queste, Vezzani ha parlato di “tecnologie che non vanno a carbone, ma a gas metano. Non sono tecnologie futuribili ma consolidate. L’idrogeno è futuribile”.

      “Vero, ci sono bruciatori che già oggi possono usare idrogeno, ma costano una caterva di soldi e si possono usare solo in piccola parte” ha detto ancora Vezzani, che ha contestato alcune affermazioni sull’idrogeno del ministro Stefano Patuanelli. “Gran parte degli inquinanti nasce dall’area primaria e solo intervenendo in maniera drastica, si possono avere risultati importanti, ma si deve investire molto seriamente - ha affermato Vezzani -. La stessa cosa vale per le cokerie, per le quali suggeriamo processi, oggi consolidatati, che migliorerebbero l’aspetto ambientale e assicurerebbero il bilanciamento energetico. Ma anche qui  bisogna investire, perché non si fanno le nozze con i fichi secchi”.

 

 A proposito di altiforni  e ciclo integrale e forni elettrici,  Federmanager ha sostenuto che “i due cicli coesistono benissimo, basta saperlo fare. Si andranno a dismettere parti di altiforni, acciaierie e cokerie, e se si sa fare il mestiere di impiantista, lo spazio c’è”.

     “Puntiamo - ha proseguito Vezzani - sulla coesistenza tra impianti basati su altiforni ed impianti basati sulla riduzione. Il personale di Taranto deve però acquistare familiarità con i nuovi processi perché non può imparare dall’oggi al domani l’uso dei nuovi impianti.  Servono grosse competenze, che oggi non ci sono in ArcelorMittal, nè nel ministero“.

     “Con l’utilizzazione normale degli ammortizzatori, pensiamo che a Taranto non si possa lasciare a casa nessuno” ha affermato ancora Vezzani. “Si possono tutelare 9500 posti di lavoro sani, non col reddito di cittadinanza o a carico del contribuente” ha poi concluso Vezzani.

    “Si deve salvare Ilva perché l’acciaio è una materia prima fondamentale per l’industria del Paese. A Taranto l’acciaio prodotto è di qualità e se le aziende trasformatrici perdessero Ilva, sarebbe un grosso danno per loro, sarebbero dipendenti da altri”. Lo ha detto Mario Cardoni, direttore generale Federmanager, introducendo il dibattito di oggi.

    “Adesso - ha proseguito Cardoni su ex Ilva - è necessario spendere bene i fondi del Recovery Fund e facciamo su questo un’azione coesa verso i decisori politici”.

      “Magari i 'professional' fossero coinvolti, così aiutano i decisori pubblici. Qui si da un contenuto su come si superano le forme inquinanti”. Si è espresso così Tiziano Treu, presidente Cnel, sullo studio presentato da Federmanager sull’evoluzione del siderurgico di Taranto.

    “L’idea di mandar via l’acciaio - ha detto Treu - è assolutamente fuori del mondo. Il testo di Federmanager è serio e documentato. Il Cnel è stato coinvolto da tempo nel patto di Taranto per una riflessione sullo sviluppo sostenibile. Obiettivo, testare in loco gli obiettivi di benessere.  A Taranto, peraltro, ci sono altre opzioni come il porto, che è una ipotesi di avere un impiego più pulito”.

    “Per un’Ilva che sia di ArcelorMittal o di un altro azionista, lo spazio potenzialmente c’è”  ha infine evidenziato Cardoni. 

 

Uilm e Fiom “no alla chiusura dell’area a caldo”

 

Su ArcelorMittal “assistiamo passivi, anche i lavoratori sono stati anestetizzati, aspettano scivoli, pensioni e la possibilità di andare a casa. Se questo è il clima, se si dice ai lavoratori “state calmi, perché la soluzione per voi si trova”, è difficile fare un ragionamento di piano industriale”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm, a proposito del piano presentato oggi da Federmanager per il rilancio di ex Ilva, ora ArcelorMittal. Piano Federmanager che prevede la coesistenza degli altiforni a ciclo integrale con i forni elettrici ed una produzione di 8 milioni di tonnellate, di cui 6 da altiforni e 2 da forni elettrici. E ancora:una diminuzione del 50 per cento dell’anidride carbonica, una task force di 150-150 tecnici impiantistici, un miliardo di euro per completare gli investimenti impiantistici necessari alla coesistenza dei due cicli e 36 mesi per configurare la combinazione dei due cicli. “Il vostro piano è serio -aggiunge Palombella rivolgendosi a Federmanager - ma dobbiamo essere consapevoli che la situazione che si è determinata ora non è se ArcelorMittal rimane o va via, perché  ArcelorMittal va via solo quando lo stabilimento sarà chiuso e nessuno più potrà riaprirlo, quanto avere un tavolo serio di discussione”. 

“Tremila esuberi per noi sono insopportabili - sostiene il segretario Uilm - il Governo è incapace di risolvere il nodo Whirpol con 350 persone, come pensate che possiamo risolvere quello di 10mila e più esuberi tra ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria?”.  Palombella poi sostiene che “si sono spesi centinaia di milioni sequestrati ai Riva per coprire i parchi minerali e sotto le coperture cosa c’è? Due montagnette di minerali. Ma se vogliono chiudere l’area a caldo, che bisogno abbiamo della copertura?”. “Sia chiaro a tutti, se a Taranto chiudiamo l’area a caldo, chiude tutto lo stabilimento e chiudono pure Genova e Novi Ligure che da Taranto sono alimentati”, sostiene Palombella. “Dal piano Bondi”, l’ex commissario Ilva, “non si vedeva qualcosa del genere. Si riafferma una cosa importante. Quella di mantenere l’area a caldo a Taranto, che non è una banalità, ma l’area a caldo oggi è ancora utile e necessaria”: così Bruno Manganaro, segretario Fiom Cgil Genova, sul piano di Federmanager. “Genova, Novi Ligure e tutti gli stabilimenti vivono, se c’e Taranto - ha detto Manganaro -. Dobbiamo alzare le nostre bandiere e gridare in tutte le piazze che vogliamo l’area a caldo e gli altiforni. Ci sarà chi non è d’accordo, ma chi dice che vuole chiudere l’area a caldo, dice che vuole chiudere lo stabilimento di Taranto. E mi preoccupa che lo dicano le istituzioni”. “A Genova non volevamo la chiusura dell’area a caldo ma quella partita l’abbiamo persa”ha poi detto Manganaro. “Se chiudiamo l’area a caldo a Taranto, farò di tutto per trovare qualcuno che alimenti di bramme Genova e Novi Ligure”, ha concluso.

Ultima modifica il Giovedì, 22 Ottobre 2020 20:56