Giovedì, 24 Settembre 2020 14:31

ALTA TENSIONE/ L’ad Morselli ai sindacati “Emiliano, commissari e Governo vogliono cacciarci, ma noi non vogliamo andarcene”, l’USB abbandona il tavolo “non c’è rispetto per i lavoratori“ In evidenza

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“Il governo, i commissari ed Emiliano vogliono cacciarci ma noi non vorremmo andare via”. Lo ha detto l’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, nella riunione in corso a Roma con i sindacati metalmeccanici secondo quanto si apprende da fonti sindacali. Per Morselli, “le ispezioni dei commissari all’interno dello stabilimento, non hanno evidenziato alcuna criticità”. Secondo la top manager, “gli impianti sono sicuri, non cadono a pezzi come dichiarano i sindacati Abbiamo un tavolo aperto con Invitalia. La prossima settimana si entrerà nel merito della discussione”. “Vorrei - ha detto ancora Morselli - che negli incontri e ipotetici accordi vengano coinvolte anche le istituzioni locali”. Circa la ripartenza dell’altoforno due - uno dei tre operativi del siderurgico di Taranto che attualmente marcia solo con gli altiforni 1 e 4 - Morselli ha infine detto che “non è possibile al momento”.

   “L’incontro con l’azienda sta andando male”, spiega ad AGI una fonte tra i partecipanti al tavolo. E un’altra aggiunge: “Stiamo rappresentando le criticità della fabbrica ma ognuno resta sulla propria posizione e al momento abbiamo solo posizioni diverse”. 

Non condividendo la piega assunta dal confronto l’USB ha abbandonato il tavolo 

“Abbiamo deciso di lasciare per la mancanza di rispetto manifestata nei confronti delle famiglie e del loro dramma”. 

“La Morselli legge il giornale mentre le oo.ss. parlano.” È l’amaro commento del coordinatore USB di Taranto Franco Rizzo.

Ecco la sua nota

“Non ci sono piú assolutamente le condizioni per portare avanti questa storia. Inaccettabile mancanza di rispetto da parte dell'amministratore delegato di Arcelor Mittal Lucia Morselli  che legge il giornale mentre i rappresentanti dei lavoratori cercano di illustrare l'attuale gravissimo stato della fabbrica diventata ormai pericolosissima. Pochi minuti sono bastati per arrivare alla solita conclusione: non vi è da parte della multinazionale la minima considerazione. Lo Stato inoltre continua ad assecondare questo inammissibile atteggiamento di totale strafottenza.

Ribadiamo le numerose mancanze: disattesi tutti gli impegni sotto ogni punto di vista, scelta del personale da assumere fatta in maniera unilaterale (si ricordi la condotta antisindacale riconosciuta  dal giudice del lavoro), numero unità lavorative assunte inferiore a quello stabilito, assenza di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria con le ovvie conseguenze per quel che riguarda la sicurezza in fabbrica, pesante clima di paura e precarietà che serpeggia tra i lavoratori, abuso della cassa integrazione. In particolare va detto che, per quel che riguarda la pericolosità degli impianti, gli stessi commissari hanno verificato quello che diciamo. Anche per l'appalto AM utilizza il ricatto nei confronti delle aziende con vere e proprie black lists, pesanti ritardi nei pagamenti, minacce nei confronti delle aziende che si lamentano alle quali viene chiaramente detto che con facilità le stesse possono essere sostituite.A questo si aggiunge la totale mancanza di relazioni sindacali. 

Crediamo che sia stato superato di gran lunga il limite. Arcelor Mittal deve andare via. Non ci sono piú canali di comunicazione. Il Governo cacci questo gruppo e riparta mettendo in sicurezza gli impianti.”

 

Intanto l’azienda al termine di un confronto a tratti molto acceso dopo aver preso atto delle richieste dei sindacati ha programmato degli incontri specifici con le RSU a partire da domani. Qualora le richieste di sindacati e lavoratori dovessero essere disattese si riprenderà con la mobilitazione