Giovedì, 13 Agosto 2020 13:56

GRANDI MANOVRE/ A Ferragosto si ferma anche il Treno nastri 2. Mentre in Italia si tratta ArcelorMittal investe nel forno elettrico in Nord America In evidenza

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 Sotto Ferragosto, ArcelorMittal ferma un altro impianto nel siderurgico di Taranto. Si tratta del Treno nastri 2. Lo annuncia la Uilm precisando che l’impianto dell’area a freddo non lavorerà dalle 23 di domani sera alle 15 del 17 agosto. Attualmente nello stabilimento sono fermi altoforno 2, acciaieria 1 - questi ultimi due fermi da metà marzo -, Treno nastri 1, inattivo da ancor prima, Treno Lamiere, Decapaggio, Decatreno, Zincatura 1 e 2. Alcuni impianti dovrebbero ripartire dopo il 16. Infine in cassa integrazione sono circa 4mila addetti, la metà dell’organico del siderurgico di Taranto. 

 

L’Azienda investe in Nord America sul forno elettrico 

 In attesa di vedere quale sarà l’approdo del negoziato in corso tra Governo e ArcelorMittal Italia circa il riassetto industriale e societario del gruppo ex Ilva, la corporate ArcelorMittal programma intanto il futuro degli altri impianti nel mondo e investe in Nord America sul forno elettrico. Forno elettrico che, secondo il piano industriale di alcuni mesi fa di ArcelorMittal Italia, è stato previsto anche nel siderurgico di Taranto che, sin dall’avvento, ha sempre prodotto con gli altiforni tradizionali. Quelli che fondono i minerali ad elevate temperatura per produrre la ghisa che viene poi trasformata in acciaio. 

 

 

 Per gli Usa, ArcelorMittal ha annunciato la sua intenzione di costruire un impianto per la produzione di acciaio con forno elettrico ad arco (Eaf) presso AM / NS Calvert. Una volta completato, l'impianto pianificato sarà in grado di produrre 1,5 milioni di tonnellate di lastre di acciaio per l'Hot Strip Mill e di produrre un ampio spettro di qualità di acciaio richieste per i mercati degli utenti finali di Calvert, annuncia la corporate. La costruzione dovrebbe durare 24 mesi e si prevede che la nuova struttura creerà 300 posti di lavoro aggiuntivi nella comunità. Commentando l’investimento, Lakshmi Mittal, presidente e ceo di ArcelorMittal, ha dichiarato: “Un forno elettrico ad arco a Calvert ha un senso strategico in quanto consente alla nostra risorsa di essere più reattiva al mercato locale oltre ad essere in linea con l'Usmca. Inoltre - ha aggiunto Mittal - è in linea con la nostra ambizione di produrre acciai più intelligenti per un mondo migliore”. E per Brad Davey, ceo di ArcelorMittal North America, “l’aggiunta di un Eaf all'AM / NS Calvert rappresenta un'opportunità di trasformazione per quello che è già ampiamente considerato l'impianto di finitura dell'acciaio più avanzato al mondo”. “Questo - sottolinea il ceo di ArcelorMittal North America - è un passo logico successivo nell'ottimizzazione della catena di fornitura di AM / NS Calvert. Migliorare i nostri tempi di consegna già altamente competitivi con la flessibilità dei tempi di consegna brevi, combinato con le nostre strutture di livello mondiale esistenti, darà ad AM / NS Calvert - rileva Davey - un vantaggio competitivo decisivo. Inoltre, l'accordo commerciale Usmca è un "punto di svolta" per l'ex Nafta e, di conseguenza, le future catene di approvvigionamento dell'acciaio per i mercati automobilistici dovranno utilizzare l'acciaio creato in Nord America”. Inoltre, sottolinea ancora il ceo per il Nord America, “un nuovo Eaf presso AM / NS Calvert garantirà ulteriormente la leadership di ArcelorMittal nel mercato automobilistico nordamericano"

 

AM / NS Calvert, spiega la corporate in una nota, è l'impianto di finitura dell'acciaio più avanzato al mondo e dimostra ulteriormente la partnership di grande successo tra ArcelorMittal e Nippon Steel Corporation. AM / NS Calvert - si aggiunge - è stato originariamente costruito da Thyssenkrupp, con un investimento totale di circa  4 miliardi di dollari ed è stato acquisito da ArcelorMittal e NSC come una joint venture 50-50. La joint ha già investito più di 200 milioni di dollari in progetti strategici in Calvert sin dalla sua acquisizione.Il piano industriale a cui avevano lavorato ArcelorMittal Italia e Governo prima del Covid, piano contenuto anche nell’accordo di marzo scorso al Tribunale di Milano - quello che ha stoppato il conflitto giudiziario apertosi a novembre 2019 tra ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria,che è proprietaria degli impianti -, prevedeva un produzione a regime di 8 milioni ed una struttura produttiva fondata sugli altiforni 1 e 4, sul rifacimento dell’altoforno 5,il più grande d’Europa spento dal 2015, e l’introduzione del forno elettrico in un’ottica di decarbonizzazione del sito di Taranto. L’emergenza Covid ha stoppato questo piano. Il 5 giugno ArcelorMittal ha presentato un altro piano industriale, in chiave riduttiva alla luce del mutato scenario del Covid, ma il Governo lo ha respinto, ritenendolo non in linea con l’accordo di marzo. L’esecutivo conferma di voler fare di Taranto uno stabilimento siderurgico di avanguardia, che non solo produca acciaio e dia lavoro, ma sia anche un esempio di sostenibilità ambientale, usando in questo le risorse del Recovery Fund. Per questo ha dichiarato l’interesse ad un coinvestimento dello Stato, attraverso Invitalia, in ArcelorMittal. Ma solo la conclusione del negoziato tra le parti dirà quale futuro attende lo stabilimento di Taranto.