Martedì, 04 Agosto 2020 20:33

EMERGENZE/ Sempre più in crisi l’indotto di ArcelorMittal, SOS al ministro Patuanelli In evidenza

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Si complica la situazione delle imprese dell’indotto-appalto siderurgico di Taranto che attendono ancora i pagamenti scaduti, per lavori eseguiti, da ArcelorMittal. C’è stato, nelle ultime ore, un nuovo incontro tra azienda committente e rappresentanti di Confindustria Taranto negli uffici della direzione di stabilimento, ma, da quanto apprende AGI, non ci sono stati passi avanti. 

 

Nell’ultimo incontro, ArcelorMittal dichiarò di aver messo in pagamento circa 3 milioni. Una goccia rispetto allo scaduto avanzato dalle sole imprese associate a Confindustria Taranto che reclamano circa 38 milioni di euro. Ora, rispetto ai 3 milioni annunciati nel penultimo incontro, ArcelorMittal nell’ultimo incontro non avrebbe aggiunto molto, apprende AGI. Nessuna reazione da Confindustria Taranto, che vuole adesso verificare se la cifra dichiarata da ArcelorMittal è effettivamente nuova, e quindi relativa a bonifici di recentissima emissione, oppure comprende anche pagamenti già annunciati. Perche, apprende sempre AGI da fonti industriali, “accade che ArcelorMittal di volta in volta indica una somma, superiore alla precedente comunicata, ma poi si scopre che questa ingloba anche cifre già comunicate in altri incontri e quindi il nuovo pagato si riduce di molto. Ma soprattutto abbiamo sempre gli stessi soldi, annunciati e riannunciati”. Francesca Franzoso, consigliere regionale Puglia di Forza Italia, chiede intanto al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, di intervenire “per garantire i crediti insoluti dell’indotto ex Ilva maturati fin qui e quelli che saranno maturati fino a novembre”. “Se al rischio dell'uscita di Mittal - dichiara Franzoso -, segue anche quello di un nuovo stato di insolvenza dei debiti, come già accaduto nel 2015 con Ilva spa, nessuna azienda dell’indotto sarebbe nelle condizioni di sopravvivere". Per Franzoso, “vista la situazione di ArcelorMittal, la condotta del gestore di Ilva nei confronti delle aziende fornitrici e l’avvicinarsi di novembre, data ultima in cui, per contratto, l’azienda potrà lasciare Taranto, è bene che il Governo metta nero su bianco che nemmeno un centesimo dovuto alle aziende andrà perso”. “Ho formalizzato  la richiesta  al ministro in una missiva - annuncia Franzoso -. La stessa che invierò per conoscenza all’associazione degli industriali locale e nazionale, sperando che vogliano seguirmi nel pretendere dal governo le garanzie richieste". Franzoso dice che, non ricevendo soldi da ArcelorMittal, le aziende sono ormai senza ossigeno. E sono le stesse realtà, aggiunge, che nel 2015, a seguito dell’ammissione di Ilva all’amministrazione straordinaria, che determinò “una tanto improvvisa, quanto inaspettata, dichiarazione di stato di insolvenza”, registrarono  “mancati incassi per  oltre 150 milioni di euro”. “Molte aziende sono fallite - rammenta Franzoso -, e quelle che, con mille sacrifici, sono andate avanti, oggi seguirebbero le sorti delle prime”. Preoccupazioni anche nel sindacato. “Si parla sempre  di ArcelorMittal, si aspetta la chiusura del negoziato col Governo che non sappiamo come e quando avverrà, e nessuno invece si preoccupa dell’indotto-appalto a Taranto, che sono decine di imprese e altri migliaia di posti di lavoro - dichiara ad AGI Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl -. Va sempre peggio - aggiunge Castronuovo -, le aziende lavorano poco, non sono pagate, e chi tira avanti, non so per quanto tempo potrà ancora farlo”. “C’è una crisi così pesante e diffusa che chiusa la cassa integrazione Covid, adesso stiamo aprendo tante pratiche di cassa integrazione ordinaria. Non c’è lavoro e non ci sono prospettive”, conclude Castronuovo.