Giovedì, 14 Maggio 2020 15:59

LA RETROMARCIA/ Contrordine di ArcelorMittal, gli impianti dell’area a freddo non ripartono, 630 lavoratori restano in cassa. Fiom “ la fabbrica è al collasso” In evidenza

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Retromarcia di ArcelorMittal. Oggi l’azienda ha comunicato ai sindacati metalmeccanici che non riparte più nulla degli impianti dell’area a freddo. Ripartenze erano previste per l’11 e il 18 maggio per un totale di 630 lavoratori, che sarebbero rientrati della cassa integrazione Covid per un periodo compreso fra le tre e le sette settimane. 

Fiom, impianti al collasso, serve intervento del Governo 

 

 

“Si rende  necessario un immediato intervento del Governo affinché si valuti attentamente questa difficile fase, a partire dalla ripresa delle attività di natura ambientale e impiantistica dello stabilimento di Taranto. Il tempo è scaduto. Bisogna agire subito”. Lo scrive la Fiom Cgil di Taranto al premier Giuseppe Conte e ai ministri Stefano Patuanelli, allo Sviluppo economico, e all’Ambiente, Sergio Costa.

 

Per la Fiom Cgil - scrivono i segretari Giuseppe Romano e Francesco Brigati - esiste nel siderurgico di Taranto “una situazione impiantistica che rischia il collasso qualora si dovesse continuare con un regime di produzione di ghisa negli altiforni al di sotto del minino tecnico. Tale condizione - dice la Fiom - sta determinando grossi problemi agli stessi impianti che continuano ad avere continui stop and go sottoponendo, pertanto, gli altoforni ad un alto rischio di problemi di sicurezza e danneggiamenti impiantistici”. Lo scorso aprile, segnala la Fiom Cgil, “A seguito di un incontro con le organizzazioni sindacali e il custode giudiziario Barbara Valenzano, ArcelorMittal comunicava la momentanea sospensione delle attività in corso nei cantieri impegnati all’attuazione delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. Tale condizione - afferma la Fiom riportando la posizione dell’azienda - si rendeva necessaria al fine di ridurre il numero di personale delle ditte esterne all’interno dello stabilimento AM per il contenimento del Covid 19”. Ma ad oggi, sottolinea la Fiom Cgil, “non risulta ci sia stato un atto formale da parte del Ministero dell’Ambiente, sia sulla sospensione che sulla successiva ripresa delle attività previste dal Dpcm del 27 settembre 2018. Infatti, in data odierna risultano ancora fermi i cantieri. La Fiom Cgil richiede, qualora presente, l’atto formale con il quale è stata disposta la sospensione delle attività previste dall’Aia”.