Sabato, 02 Maggio 2020 15:08

L’ODIO CHE AVANZA/ Intollerabili quegli insulti sul web alla giornalista Botteri per il suo aspetto fisico In evidenza

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di Ingrid Iaci

Ci risiamo, è successo di nuovo.

La discussione ha qualcosa di stucchevole, parlarne ancora provoca un senso di disgusto. Lascia quel sapore insopportabile dello scherno sul web ai danni delle donne, il body shaming, l’odiosa derisione legata all’aspetto fisico.

Siamo nel 2020,  alle prese con una pandemia che minaccia le vite di tutti, ma incredibilmente siamo costretti a registrare ancora vessazioni verbali sessiste.

La donna oggetto di questi strali è una giornalista, una professionista, si chiama Giovanna Botteri ed è la corrispondente della Rai a Pechino.

Una donna che in ogni collegamento, tutti i giorni, si distingue per la discrezione e per l’eleganza del suo modo di fare informazione. Di fronte agli insulti di cui è stata oggetto, la giornalista ha deciso questa volta di fare rumore non per sè, ma in nome di tutte le donne che, per il solo fatto di essere donne e di apparire, dovrebbero, non si sa secondo chi, rispondere a certi canoni, non solo estetici. Chi decide quali debbano essere questi criteri non si sa. O forse sì? 

Perché a dirla tutta, se ti presenti in tv con i capelli bianchi come la Botteri o se sei una oversize come l’onorevole Bellanova non va bene. Ma non va bene nemmeno se sei carina come Lilli Grüber perché stai cercando di resistere all’avanzare dell’età aggrappandoti agli aiutini della chirurgia estetica,  o sei hai il cervellone di Rula Jebreal ritenuta scomoda da una certa parte del Paese persino per un contesto “leggero” come quello di Sanremo. 

Allora come si esce da questo tunnel? Vogliamo nominare un comitato di esperti, tutti rigorosamente maschi, a cui affidare il supremo giudizio? No vabbè, meglio di no, finirebbero con il telefonare ad una donna per avere il placet definitivo.

Tra il serio e il faceto, accogliamo la sfida lanciata da Giovanna Botteri: “sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne.”

Una riflessione seria su un attitudine generale che ha ancora un che di tristemente ridicolo.

Ecco la lettera della Botteri 

“Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettimi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste , quelle televisive soprattutto, hanno.  O dovrebbero avere secondo non si sa bene chi…

Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo.

Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere.

Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi.

Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio.

E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono.

Perché è l’unica cosa che conta, importa, e ci si aspetta da una giornalista.

A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo , minimo, come questo.

Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere.

Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano.

Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne.”