Venerdì, 27 Dicembre 2019 11:09

LA TRATTATIVA/ Rinviata la riunione delle imprese dell’Indotto. Si attende la decisione del Riesame su Afo2 In evidenza

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Rinviata ai primi di gennaio la riunione delle imprese dell’indotto-appalto di ArcelorMittal inizialmente prevista per oggi in Confindustria Taranto. All'incontro si sarebbe dovuto discutere dello stato dei pagamenti per i lavori fatturati allo stabilimento siderurgico.

    Secondo fonti Confindustria Taranto, all’appello mancherebbe, riferito al saldo di fine novembre corrisposto a metà dicembre, circa un 40 per cento della somma globale attesa dalle imprese. Dopo quanto accaduto a novembre scorso, tra proteste e presidio davanti ad una delle portinerie della fabbrica, le imprese dell’indotto-appalto hanno infatti deciso di tenere sotto stretto controllo la situazione dei pagamenti per evitare nuovi problemi. 

 

La decisione di rinviare l’appuntamento di oggi è motivata col fatto che prima si vuole attendere la decisione del Tribunale del Riesame di Taranto sull’altoforno 2. Infatti, il preaccordo raggiunto il 20 dicembre da ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria - e col quale le parti hanno ottenuto l’aggiornamento al 7 febbraio dell’udienza al Tribunale di Milano - viene giudicato a Taranto nè più nè meno che una tregua per far proseguire a gennaio la trattativa e vedere se si arriva ad un’intesa piena. La tregua, però, va già incontro ad alcuni immediati momenti di verifica che potranno rafforzarla oppure indebolirla sino a farla saltare. Il primo banco di prova è appunto il Tribunale del Riesame che il 30 dicembre esaminerà il ricorso col quale Ilva ha impugnato la mancata proroga del giudice Francesco Maccagnano (10 dicembre scorso) per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza dell’altoforno 2. Se il Riesame annullerà il no di Maccagnano e riconsegnerà ad Ilva l’uso dell’impianto, oltre a fermare il cronoprogramma di fermata e spegnimento già avviato, si avrà anche un riflesso positivo sul negoziato. Altrimenti, l’altoforno 2 dovrà essere spento - ArcelorMittal ha già dichiarato che non può sottrarsi ad un obbligo imposto dalla Magistratura - e il siderurgico si ritroverà con un altoforno in meno sui tre ora operativi. Inoltre, si correrà anche il rischio di bloccare gli altri due, l’1 e il 4, visto che hanno le stesse caratteristiche del 2. Senza sottovalutare l’impatto pesante che tutto questo avrà sulla trattativa perché, a quel punto, non ci sarebbe più nemmeno la fabbrica del cui riassetto discutere. 

 

“Il preaccordo è servito solo a guadagnare tempo per la trattativa - osserva Antonio Marinaro, presidente di Confindustria Taranto - e dove questa ci condurrà non lo sappiamo. Anche perché il territorio e le sue istituzioni per ora non sono coinvolti. Quando nel 2018 arrivò ArcelorMittal pensavamo di aver messo un punto fermo con un grande investitore privato; adesso, invece, tutto è rimesso in gioco. Molti i nodi da sciogliere. L’indotto-appalto è in allarme. Non ci interessa solo il pagamento puntuale delle fatture ma la prospettiva”.

     All’obiettivo, dichiarato dalle parti, di riportare il siderurgico ad una produzione di 8 milioni di tonnellate, da Taranto si risponde segnalando che prima va fatta la Valutazione integrata dell’impatto sanitario e ambientale per vedere se l’incremento è compatibile. Lo sottolineano dall’Ordine dei medici a Legambiente e anche il sindaco Rinaldo Melucci giorni fa ha dichiarato che nel memorandum “non c'è una traccia sulla valutazione del danno sanitario”.     Il sindacato da parte sua alza il muro a fronte di possibili esuberi: “Non siamo e non saremo disponibili a trattare esuberi strutturali”. Per il momento, tuttavia, dal sindacato alle istituzioni locali, si è preso atto delle assicurazioni fornite proprio a Taranto dal premier Giuseppe Conte alla vigilia di Natale. “Stiamo lavorando al piano industriale. Abbiamo ormai confermato che ci sarà il coinvolgimento dello Stato” ha detto Conte riferendosi alla partecipazione del pubblico accanto all’investitore privato Mittal. E sul progetto della “nuova” Ilva, il premier ha evidenziato: “Lo vogliamo migliorare, lo vogliamo  rendere sempre più decarbonizzato”. In sostanza, ridurre il peso del carbon coke nel ciclo produttivo per avere un’acciaieria meno impattante e con minori emissioni inquinanti. “Lo Stato - ha assicurato Conte - è una garanzia per tutti”. E così quella parte di città che vuole che l’acciaieria continui a produrre  spera ora in un cambio di passo.

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