Mercoledì, 04 Dicembre 2019 20:04

IL VERTICE/ Patuanelli “se l’azienda è così rigida non si può trattare” Landini “questo non è un piano ma un progetto di chiusura” In evidenza

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Il Governo pronto a presentare il suo piano : produzione a 8 milioni di tonnellate e salvaguardia dei livelli occupazionali. 

Intanto si rincorrono voci su maxi incentivi all’esodo in arrivo

Mentre all’interno della fabbrica si rincorrono voci tutte da confermare secondo le quali si starebbe lavorando ad un’ipotesi di incentivo all’esodo sembra pari a 150mila euro per ogni lavoratore in esubero che verrebbero coperti per due terzi da cassa depositi e prestiti e per il restante terzo da ArcelorMittal, le reazioni sia da parte del Governo che del sindacato rispetto al piano prospettato da Mittal sono tutt’altro che positivi.

 

   "Entro il 20 dicembre dobbiamo avere chiara una cosa: se siamo in grado di andare avanti con la trattativa oppure no. Se la posizione è questa ed è una posizione rigida non credo che ci saranno le condizioni per continuare a trattare". Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli al termine dell'incontro sull'ex Ilva al Mise. 

 

Ora il governo tenta un’altra carta: la prossima settimana presenterà una sua proposta di piano che punta a fare dello stabilimento di Taranto un impianto siderurgico all’avanguardia con uso di tecnologie sostenibili. Lo Stato è pronto a investire e ad ‘accompagnare’ l’azienda per arrivare ad una produzione di 8 milioni di tonnellate in grado di tutelare i livelli occupazionali. ArcelorMittal, invece, che nel 2019 registra un’uscita di cassa di 1 miliardo, prevede di arrivare a 6 milioni di tonnellate dal 2021, dai 4,5 del 2020: “Non è questa l’idea che ha il governo”, ha detto il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, secondo cui la produzione deve essere più alta, “con una parte che rimarrà a ciclo integrale come oggi, ovviamente con interventi manutentivi e una parte di forno elettrico e una parte di tecnologia green”

 

 

 

 

Quello presentato al Mise da ArcelorMittal Italia “non è un piano industriale: è un progetto di chiusura nel tempo di Taranto e di Ilva”. Lo ha affermato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, secondo cui “è utile che il governo prenda le distanze da una proposta che rasenta la provocazione”. “Abbiamo un accordo firmato un anno fa – ha detto Landini al termine dell’incontro con l’ad di Am Italia Lucia Morselli, i commissari dell’Ilva in as e i commissari, presieduto dal ministro Stefano Patuanelli - che prevede investimenti e 8 milioni di tonnellate di acciaio da produrre: quella è la base da cui partire. Per noi la discussione è possibile se si parte dall’accordo che abbiamo firmato". 

 

Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato per martedì 10 dicembre 24 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo e nell’indotto, con una delegazione di lavoratori di Taranto che confluirà nella manifestazione già programmata da Cgil, Cisl e Uil a Roma.

Letto 394 volte Ultima modifica il Mercoledì, 04 Dicembre 2019 21:55